martedì 6 dicembre 2016

Sully


Non ho mai nascosto tutta la fascinazione che ho per Clint Eastwood (molto gaiamente, l'uomo che ho sempre voluto essere e che non sarò mai) anche se ultimamente è stata messa a dura prova. Su un vecchio Dylan Dog un personaggio aveva detto "Il brutto dei propri idoli è che sono umani" e nel leggere alcune sue ultime dichiarazioni quella frase mi è venuta in mente più volte. Perché se è vero che come artista ha fatto delle cose incredibili (Gli spietati, Mystic river e Gran Torino sono un trittico che molti autori si sognano), su quello politico mi ha lasciato più di una perplessità e le ultime elezioni americane hanno reso quel poster del cowboy senza nome che troneggia in camera mia abbastanza cupo. Che poi vai a capire, magari sta perculando tutti, perché fa dei film che non si sposano minimamente con le sue uscite, quindi ora bisogna solo comprendere se ci sta trollando al cinema o durante le interviste. Nel dubbio cerco sempre di separare l'artista dalla sua vita privata, altrimenti Woody Allen e Polanski avrei dovuto mandarli in quel posto già da tempo, così il sapere che il Nostro texano dagli occhi di ghiaccio se n'è uscito con l'ennesimo film biogafico mi ha fatto alzare le chiappe dalla sedia per andare al cinema. In più c'è anche Tom Hanks, che mi stavo chiedendo se mangiava abbastanza perché - no, la parte di Robert Langdom per me non conta - ultimamente non lo si è più visto molto in giro.

Il film racconta del pilota Chesley "Sully" Sullemberg, divenuto celebre nel 2009 per aver fatto un atterraggio di fortuna sul fiume Hudson salvando così la vita a 155 passeggeri, concentrandosi sulle accuse di incompetenza e avventatezza che seguirono a quell'azione, mentre il paese lo accoglieva come un eroe.

Una cosa che ho sempre apprezzato di Eastwood è il suo sapere fare film in grado di arrivare a tutti, e non nel senso di becero o scontato del termine. E' un "arrivare a tutti" che racchiude molte sfumature, perché anche per realizzare prodotti come questi ci vuole un'intelligenza non da poco - ma spetta anche allo spettatore averne per accorgersi cosa ha davanti, sottolineo. I film di zio Clint sono indubbiamente rivolti a un pubblico cinefilo, perché lui il cinema lo sa fare e ha una cifra stilistica asciutta che però riesce a essere più chiara di molti manierismi, con delle trovate sopraffine che possono far discutere e farsi apprezzare da chi mastica quel mondo; ma li può apprezzare anche una persona estranea a queste conoscenze, tipo mio padre che, per carità, per quanto lo consideri una persona molto intelligente di regia e tecniche cinematografiche non capisce nulla, però gli piacciono i bei film e quelli dell'ex ispettore Callaghan lo sono. A dar ulteriore prova della sua abilità c'è il suo cimentarsi coi biopic, un genere che di solito non mi attira molto perché non si concede molte liberta, apparendo quasi didascalico, nel quale solo i più bravi (un nome a caso, Bertolucci con L'ultimo imperatore) sono riuscita a lasciare un segno indelebile e lui sembra riuscire a colpi di Magnum pure in questo. E' riuscito a raggirare anche alcuni concetti in American Sniper, apparendo molto meno americanista di quanto poteva pericolosamente essere, giocando sul filo del rasoio e riuscendo a dare un ritratto lucido (ma non troppo) della situazione. Qui si trova con delle ambizioni molto meno esagerate, raccontando la 'classica' storia di piccoli uomini comuni ai quali tocca entrare in situazioni più grandi di loro, con conseguenze in grado di schiacciarli. Eastwood riprende a parlare di gente comune, persone che sono entrate in uno scorcio di storia per errore senza trovarsi pronti e lo fa con tutta l'umanità che lo contraddistingue. Non gli interessa fare un monumento all'eroe, perché in fondo Clint agli eroi non crede molto, Sully è un eroe solo per la gente ed i notiziari televisivi, ma lui vorrebbe solo riprendere la sua vita com'era prima. Mi è piaciuto che il tempo dedicato all'incidente fosse ridotto all'osso, perché la vera impresa di questo uomo comune è stata quella di uscire indenne da un'America che prima osanna i propri personaggi per poi masticarli, un'America che in fatto di aerei non si è ancora ripresa del tutto. Qui stanno i meriti ed i demeriti della pellicola, perché se è vero che fa conoscere un aspetto inedito di tutta la faccenda, dall'altra incappa in tutti i comuni errori che un biopic porta sempre con sé, fra i quali un eccessivo didascalismo. Eastwood ce la mette tutta per rendere interessante l'azione, si concede una narrazione non lineare e anche quelle poche scene dell'aereo non fanno rimpiangere Flight, ma purtroppo non mi ha saputo scuotere come altre sue opere, biografiche sottolineo, hanno saputo fare. Mi ha fatto tifare fino alla fine per questo Sully, complice anche un Tom Hanks in grande spolvero che finalmente ricorda al mondo, dopo un pessimo video che sembrava gridare come non si volesse rassegnare alla pensione peggio di Bob de Niro, di essere quell'attore che ha bombardato di film la mia infanzia, ma soprattutto, un ottimo attore. Metà del successo del film spetta proprio a lui, a quella sua disperata compostezza e a quell'addentrarsi nell'ignoto che la stessa società che prima lo aveva acclamato come eroe gli stava riservando. Però, proprio come l'aereo che stava pilotando, riesce ad alzarsi solo fino a una certa e a non colpire mai, rimanendo comunque un'ottima prova che non fa sprecare tempo e merita di essere vista. Solo non con spasmodico affanno.

Zio Clint porta il risultato a casa ancora una volta. Ottantasei anni e ancora bomber d'oro come negli anni migliori!


Voto: ★★★

13 commenti:

  1. Concordo con la tua recensione. Come ho scritto su altri blog, "Sully" non è un capolavoro come "Gran Torino" o "Gli Spietati", ma avercene di cinema "medio" fatto così bene! Lunga vita a Clint (86 anni!!)

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    1. Credo che lui sia immortale e supererà Kirk Douglas in longevità ♥

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    2. Speriamo!!!Noi lo adoriamo <3

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    3. politica a parte, pure io. Mi unisco all'entusiasmo ~

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  2. Clint è fatto dal sarto per dirigere questa storia, dico sempre che è meglio separare l’uomo e l’artista, per Clint pare impossibile, ho apprezzato il fatto che non abbia scelto un soggetto per fare pace con chi ha votato la Clinton, poi non condivido le sue affermazioni politiche, ma resta un atteggiamento degno di stima. Sul film siamo allineati, dove bisogna firmare per arrivare ad 86 anni così? ;-) Cheers

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    1. Al massimo possiamo arrivare alla sua età. ma come lui...

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  3. Sempre grande Clint - anche in American Sniper -, anche perchè credo sia talmente tutto d'un pezzo da riuscire a far comprendere a chi sta dall'altra parte della barricata perfino le sue idee politiche.
    Ad ogni modo, ottantasei anni e non sentirli. :)

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    1. Per me arriva al secolo e va ancora in bicicletta.

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  4. Davvero bello, capace di interessare non solo alla vicenda dell'incidente ma anche e soprattutto di scatenare riflessioni non banali sul concetto di "eroe". Questo, già di per sé, fa di Clint un eroe, a prescindere dalle sue opinioni politiche (lo prenderei a schiaffi. Ma suvvia, è anziano!).

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    1. Ma il bello è che poi le sue dichiarazioni non combaciano con le idee politiche... sta trollando tutti, anche se non capisco come ^^'

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  5. Io ho apprezzato tutto, invece. In sala ha saputo emozionarmi e ho adorato questa narrazione non lineare. Decisamente uno dei biopic più belli che abbia mai visto.

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    1. Ah e comunque io quel video l'ho trovato simpatico e ironicissimo, cose che solo lui potrebbe fare senza cadere in basso.

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    2. Ti dirò, mi ha colpito quando doveva, ma a ripensare a film per intero mi ha lasciato non del tutto soddisfatto. Sul video... oh, gusti XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U