domenica 29 gennaio 2017

Arrival


Nella mia vita da internettaro non ho mai usato i social network per chiedere consiglio su che film vedere, questo principalmente per due motivi. Il primo è che del parere comune, escluso quello di pochissime persone, nun me ne po' fregà de meno, e il secondo è che dalle mie parti di quei film che arrivano so già quali vedere, dato che la quantità è inversamente proporzionale alla qualità - ma dato che i film del mio grande amore amorissimo Zack Snyder non me li sono mai persi, ammetto che questa affermazione lascia il tempo che trova. Questa settimana però nella stessa sera proiettavano Split, che da quel che sento sembra essere il ritorno in gran lustro di Shallallalapolly, e questo Arrival, fatto da un certo canadese a cui voglio molto bene per le sue ultime prodezze filmiche. Una scelta così drammatica ho dovuto farla solo a sei anni, quando mi era stato chiesto di scegliere fra la pizza e il gelato, conclusasi con un drammatico tentativo di patteggiamento. Quindi l'internetto è arrivato in soccorso e mi è stato consigliato a gran voce la fantascienza contro il thriller psicologico, ma va detto che pure io preponderavo maggiormente per questa scelta per i nomi coinvolti.

Dodici astronavi aliene atterrano in altrettanti luoghi della terra, emettendo delle ode radio incomprensibili. La linguista Louise Banks, che già collaborò coi servizi segreti per delle traduzioni, viene incaricata di decodificare il linguaggio degli alieni...

Quando si parla di narrativa (che comprende quindi film, libri, fumetti... insomma, tutto quello che concerne il raccontare una storia) di genere, in molti storcono il naso verso una certa tipologia che non piace - com'è giusto che sia. Ma il genere che più a subito rivalutazioni nel corso della storia è sicuramente la fantascienza, che non è solo il pimpumpam con le pistole laser, ma anche una certa rilettura dell'animo umano. Il fantasy no, solo cacca, ma proprio quelli che sventolano questo ragionamento si inalberano quando fai notare che 1984 è dello stesso genere di Hunger Games, con l'unica differenza che uno è un capolavoro per adulti mentre l'altro un prodotto per ragazzi. Come ho sempre detto, per me i generi non contano, anzi, penso che quando una storia è così strettamente vincolata al genere ha fallito in partenza, poiché il genere deve essere solo il contorno per esprimere un concetto. Infatti sarebbe riduttivo definire Solaris solo un film di fantascienza, per stare in tema, non trovate? Ed è proprio con la fantascienza che si mette in gioco Denis Villeneuve, il regista canadese che negli ultimi anni è sbarcato in America e ha saputo farsi notare dalla critica che conta con dei film diversissimi fra loro (Prisoners, Enemy, Sicario), arrivando a quella che è la prova del nove, prima di mettere mano al già annunciato sequel di Blade runner (e mo' qui se fa una scemenza mi incazzo per benino), sempre in tema fantascientifico. Ma con questo Arrival, tratto dal racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, crea una di quelle fantascienze minimaliste, senza effetti particolarmente spettacolari, ma unicamente adibiti a ricreare atmosfera. Quest'ultima è quasi sempre opprimente, disillusa, e sono sempre più convinto che fare uscire un film simile in un tempo politico come questo sia stata una mossa di grande coraggio, perché il messaggio che veicola è più importante che mai, oltre che molto bello. Arrival è innanzitutto l'incontro fra due culture diverse, cliché abusatissimo della fantascienza da Spielberg in poi, ma lo fa con un'intelligenza davvero inusuale, lontana dal solito blockbuster fracassone (chi si aspetta una benché minima traccia d'azione credo si addormenterà dopo la prima mezz'ora), andando a indagare proprio sulle possibilità e la capacità del linguaggio di ogni cultura, fino a un messaggio finale utopico quanto però bellissimo e totalmente condivisibile. Villeneuve fa il cattivo e ci gabba tutti con un montaggio sapiente fra flashback e flashforward, tutto incentrato su quello che è quel messaggio finale, riuscendo a ottenere quella fantascienza intimista che altro non è che un'esplorazione dell'animo umano, oltre che un'esaltazione pura e semplice della vita. Viene quasi naturale negli intenti avvicinarlo a Interstellar, ma i mezzi sono totalmente opposti, perché al contrario di quanto fa Nolan qui si preferisce rimanere in secondo piano, senza cercare il boato ma lasciando che questo sia creato dalle emozioni che vuole suscitare. Villeneuve dimostra di essere un ottimo tecnico, la macchina da presa non fa sbrodolature e la storia è confezionata alla perfezione, dandogli il nulla osta per quella che è la via delle voci più interessanti degli ultimi anni, ma certe cose tentennano un poco in fase di scrittura. Perché sì, per quanto il film mi sia piaciuto, credo sia innegabile che in un paio di punti incespichi un poco (e l'ultima battuta di Jeremy Renner... madò, quasi degna di Moccia), ma è proprio quel twist finale che fa rivalutare tutto e gli conferisce la grandezza che merita. E dove il resto non ce la fa, ci pensa una Amy Adams bella e intensa come non mai, che in quest'ultimo periodo fra questo film e Animali notturni (dimentichiamo Dawn of justice, vi prego) si è resa protagonista di due delle pellicole più interessanti, beneficiate da quella sua bellezza che porta tutti i segni dell'età ma che proprio per questo si rende così vera e umana. Ancora più di questo film, sarà il suo sguardo che non riuscirò a dimenticare.

Comunque scopro che 'sto Ted Chiang ha pubblicato solo tredici racconti e un romanzo breve, ognuno dei quali ha vinto più di un premio - oltre che questa trasposizione. E' ufficiale: sono geloso.


Voto: ★★★ ½

12 commenti:

  1. Che fotografia paura!
    Davvero non me l'aspettavo.

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  2. La battuta di occhio di Falco è oscena, ma fondamentalmente chissene, gli esllissi messi su da Villeneuve, sono un gioco di specchi che mi ha preso per il bavero lo stesso, il film ha dei difetti, e tratti non è originalissimo, ma va pure bene così, sono contento che ti sia piaciuto. Cheers!

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    1. L'originalità a tutti i costi mi interessa solo fino a un certo punto. Qui prende cose vecchie, ma le rielabora in maniera davvero personale. Bravo Villie il principe del Canada!

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    2. Villie il principe del Canada è una colpo di genio! :-D "Avanti a tutti forza portami ad Ottawa!" ;-) Cheers

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    3. Qui si degenera con poco XD

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  3. Era il giorno per recensire arrival... ;) è la terza che commento. Un film che ti cattura subito, questo il suo punto di forza

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    1. Decisamente! Villeneuve sa come usare la macchina da presa.

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  4. Per me, un grandissimo film su linguaggio e senso del Tempo.
    Finale pazzesco.

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    1. Il finale credo può far ricredere tutti quei pochi che non sono stati convinti dalla metà iniziale.

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  5. Gran bella recensione, condivisibile in toto tra l'altro...

    Ma sai che io sento continuamente parlare di gran finale di Arrival e non me lo ricordo?

    cioè, il twist arriva molto prima, che succedeva nel finale tanto che tutti lo ricordano?

    e l'ho visto da pochissimo...

    comunque, ripeto, d'accordo su tutto, sia nella parte generale che in quella più strettamete legata al film

    poi io, come sempre, mi sono emozionato di più

    però

    SPOILER

    non c'è nessun gioco tra flash back e forward, sono tutti forward ;)

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    1. Ma fatti passare per altro, da qui il 'gioco' ;)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U