venerdì 27 gennaio 2017

Taxi driver


Ci sono quei film che conosci da sempre come capolavori, perché è così che te li presentano o perché è così che sono dipinti da tutti. Sono quelli che solitamente ho un po' paura ad affrontare se non li ho vissuti in una particolare maniera perché "Ehi, se c'è già stato Rogert Ebert a farne i lustri, che altro posso fare io?" Taxi driver ricordo che ebbi modo di vederlo di nascosto alle medie in tv, non capendoci quasi nulla - e rimanendo vagamente traumatizzato dal finale - recuperandolo poi intorno ai sedici anni e vedendolo diverse volte a rotazione. Dai diciassette in poi più nulla, non so perché, anche se ne ho conservato un vivido ricordo, ma non ha mai segnato in maniera particolarmente acuta la mia vita da cinefilo. E siccome sono sicuro che certi film, così come certi libri e ancora di più certe situazioni che presentano, puoi comprenderli meglio dopo un certo vissuto, ho deciso di rispararmelo l'altra sera, dato che il periodo d'oro delle programmazioni decenti sul digitale terrestre sembra essere finito da un pochetto - perché sì, a cavallo del 2015 e del 2016 in televisione ho beccato certi film che valeva assolutamente la pena vedere, non so ancora per quale motivo questo idillio sia finito.

Travis è un ventiseienne reduce dal Vietnam, soffre di un'insonnia cronica e passa il suo tempo libero in squallidi pornofilm di periferia. Per questo motivo decide di farsi assumere come taxista notturno, entrando negli angoli più torbidi e depravati della città...

Una cosa che negli ultimi anni mi crea uno certo snaturamento nell'andare al cinema, è quello di vedere come si ritrae sempre un mondo il più lontano dalla realtà. E grazie al ciufolo, è un film, la cosa finta per eccellenza... certo, però a me, che ho iniziato a lavorare e faccio lavori normalissimi, di vedere sempre le scorribande di ricconi, gente che fa lavori o occupa posizioni altolocate, senza contare certi intellettualismi davvero fini a se stessi, che vantaggi possono portare queste visioni? Mi rendo conto che è un discorso un po' astruso e che può scadere nel populista, non incito al ritorno del neorealismo, ma tutto questo serve a dire che io, persona normale, vorrei un po' la classica via di mezzo che parli di gente normale. Credo che ormai tutti abbiano perso un po' il senso della realtà e che i prodotti destinati al pubblico siano uno specchio involontario di questo sistema. Anche per questo, un film come Taxi driver credo sia ancora più attuale oggi, così come lo era quarant'anni fa. Non voglio fare giudizi tecnici su quanto sia bella la regia (cioè, è un film di Martin Scorsese, non c'è molto da aggiungere) o su come sia bravo Robert DeNiro (la sua scena davanti allo specchio non è entrata nella storia per nulla, mi pare - ma andrebbe segnalato anche per la presenza di due giovanissimi Jodie Foster e Harvey "true man" Keithel), vorrei dire solo che questo è un film pane e salame solo in apparenza, guardando fra le righe e cogliendone le sensazioni, non tutte positive, che trasmette è possibile cogliere la profondità che lo ha reso il capolavoro che è. Il quinto film di Martin Scorsese cristallizza i piani più bassi dell'America cittadina, mettendo al centro dell'azione un protagonista che è il risultato di tutte le brutture che ha causato la società. Travis è un reduce del Vietnam che, dopo il congedo, non ha più trovato il suo posto. Non è certo una cima, ma è stato risucchiato in un vortice e poi sputato fuori con noncuranza, a gestire le conseguenze che uomini più potenti hanno deciso per lui. E' quasi divertente come la telecamera segue Travis, perché mostra tutti i cambiamenti che assume durante questa strana odissea urbana e come la gente cambia atteggiamento verso di lui: da povero sfigato iniziale, a individuo squallido, poi elemento pericoloso e, dopo la carneficina finale, eroe. Tutto questo secondo la lente deformante della società, che ne favorisce un incupimento sempre maggiore fino allo spaesamento in cui verserà alla fine. Risaltano in maniera grottesca le figure della gente perbene, bianche e con le giacche colorate in questo mare di sporco, dimostrando quanto sono ipocriti e giovate da un'apparenza quasi crudele quanto involontaria. E sopra tutti loro, gli occhi dei potenti, che dicono di far parte della gente, del popolo, ma restano sempre quanto di più lontano da loro, favorendo un cerchio senza fine che sembra non esaurirsi mai. In mezzo a tutto questo c'è un parlare, un parlare continuo, di gente che ha sempre la risposta pronta ma non fa una fava per diventare qualcosa di meglio. C'è un'umanità degradata che viene ritratto con un disgusto quasi caricaturale, e un'altra altolocata che altrettanto caricaturalmente si discosta dagli altri. In mezzo c'è un vuoto, un vuoto chiamato Travis, che lo porta ad avere una distorta visione del mondo. E' un film alienato e alienante, che mette angoscia e che non consiglio a tutti proprio per questo, proprio per la sua capacità di farti sembrare circondato dallo sporco e dal degrado. Perché quello sporco, quel degrado, in fondo siamo tutti noi. Siamo noi che spingiamo i Travis di tutto il mondo ad essere così, è il nostro guardare giudicando senza però fare nulla che fa andare il mondo a picco. "Escono le bestie più strane di notte...", dicono a un certo punto del film, ma forse è che alla luce del giorno abbagliano così tanto da nascondersi meglio.

Certi film sono destinati a shockare al momento dell'uscita, altri a farlo per sempre. Taxi driver appartiene a quest'ultima categoria.


Voto: ★★★★★

4 commenti:

  1. Boom! Posso dire Boom per commentate un film? Filmone, hai centrato un punto importante, è un film che parla (anche) di solitudine e angoscia, e secondo me a noi maschietti ci colpisce ancora più forte. Non è facile scrivere di certi capolavori, ottimo lavoro ;-) Cheers!

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    1. È quello che pensavo mentre lo rivedevo, che ha un'ottica prevalentemente maschile.
      E BOOM sia!

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  2. Grande film e grande pezzo.
    Un supercult totale con alcuni pezzi di Cinema indimenticabili.
    Se non l'hai visto, a questo punto ti tocca anche Mean Streets.

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    1. Eh, quello ancora mi manca, purtroppo. Ma questo è entrato nella storia più che meritatamente!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U