venerdì 3 febbraio 2017

Cosa piove dal cielo?


E come spesso accade, quando non so cosa guardare, la biblioteca pubblica della mia città accorre in aiuto - anche perché è ormai ufficiale e ufficioso, il periodo dei film interessanti a gogo sul digitale terrestre è da riservarsi al periodo 2015-2016. Santa biblioteca, magnifica biblioteca... forse l'unica cosa che apprezzo di quel tugurio dove vivo, ma stiamo divagando, anche perché mi viene da pensare che dentro le biblioteche ci stanno le persone e improvvisamente non mi sembrano più luoghi così belli. Resta il fatto però che a quella biblioteca devo molto, specie in campo cinefilo (per dire, hanno tutti i film di Woody Allen ed è così che sono stato iniziato a quell'autore), ed anche per molte scoperte avvenute proprio prendendo dei titoli a caso. Uno dei titoli presi casualmente era proprio questo, nonostante fosse una commedia, ma informandomi meglio ho notato che era davvero ben recensito e che non era la solita commedia che ci si po' aspettare, quindi perché non dagli una chance?

Roberto è uno schivo e burbero proprietario di un negozio di ferramenta, con l'hobby di ritagliare dai giornali i fatti più assurdi dei quali ha modo di leggere. La sua vita cambia quando incontra Jun, ragazzo cinese giuntò in Argentina per incontrare uno zio dopo che una mucca piovuta dal cielo ha ucciso la sua fidanzata...

Un cuento chino in spagnolo significa un racconto cinese, ed è un termine che si utilizza quando si narra un fatto assurdo, impossibile da credere o incredibilmente fuori dall'ordinario. Titolo che il regista e sceneggiatore Sebastiàn Borensztein (che dire, il classico nome spagnoleggiante) ha scelto per più di un motivo, oltre che per la controparte orientale della pellicola anche perché questa sua opera si ispira a quelli che sono dei fatti realmente accaduti. Se tali aneddoti sono veritieri o meno, oppure se è tutta una trovata pubblicitaria per far risaltare il film - che poi, a dispetto dei vari premi vinti in giro per il mondo, voi ne avevate sentito parlare? - non mi è dato saperlo, vi dico però che Un cuento chino è davvero un film bizzarro, assurdo e, soprattutto, divertente. Voglio però specificare che tipo di divertimento vi aspetta, perché soprattutto in questo contesto possono avvenire le vere discrepanze e incomprensioni. Non guardatelo con l'intenzione di ridere dall'inizio alla fine, altrimenti rimarrete molto delusi da un film che meriterebbe decisamente più (e altre) attenzioni. Un cuento chino è una commedia, ma è improntata sul gusto dell'assurdo per raccontare della vita e, come per certi versi è inevitabile quando si affrontano simili tematiche, alla fine sopraggiunge anche una vaga tristezza. Perché per quanto ci sia l'happy end e tutti i punti trovino, incredibilmente, contatto fra loro senza lasciare nulla al caso, alla fine il film parla di due anime a loro modo disperse. Roberto è una persona che soffre particolarmente per un fatto che gli ha condizionato tutta la vita, vedendo il mondo e la Storia contro di lui, impedendogli di aprirsi al prossimo anche solo per cominciare una relazione che sotto-sotto pure lui vorrebbe e instaurando un'auto reclusione che lo ha portato a diventare la caricatura di un orso. E' bello vedere come il regista e sceneggiatore ha saputo ritrarre in maniera dignitosa e rispettosa questo personaggio, che fa ridere ma senza lasciarsi cadere a degli inutili patetismi di sorta, dandogli un certo contegno ma anche una capacità di strappare più di un sorriso, merito che va anche all'attore Ricardo Darìn e alla sua compostezza recitativa. Ecco, strappare un sorriso credo sia il termine più adatto per questo film, che con intelligenza e voglia di mettersi in gioco conduce lo spettatore per mano, fino alla fine. A questo poi si inserisce Jun, ragazzo perso in maniera molto più materiale e razziale, che risveglierà qualcosa nell'animo di quell'uomo così ombroso. E' un film che sono felice possa essere visto in un periodo come questo, dove l'odio fra diverse culture è quotidianamente sbandierato come cosa giusta e necessaria, specie quando è fra persone dello stesso ceto sociale, e sapere che esistono pellicole che a loro modo parlando di apertura tramite questo espediente mi rende felice. Non vuole essere una disanima populista della cosa, ma una fiaba zen che fa vedere come alla fine, se si dà ad essa la possibilità, la vita riesca a offrire una rinascita. Ma non piove dal cielo, quello succede solo alle disgrazie (e alle mucche, a quanto pare...), gli inevitabili ostacoli che si incrociano lungo il cammino, a noi spetta solo avere la volontà di migliorare, cosa nella quale i due protagonisti sono complementari e dove si aiuteranno a vicenda. Grazie alla sensibilità del regista/sceneggiatore, quello che poteva essere un racconto decisamente buonista e prevedibile alla fine è una storia semplice, piccola, decisamente non destinata a fare la storia, ma comunque a lasciare un buon ricordo di sé, oltre che una piacevole sensazione di leggerezza una volta che giungono i titoli di coda. E senza che nessuna mucca, o altri bovini, ci siano caduti addosso.

Certo che però adesso voglio sapere cosa è piovuto addosso al regista per arrivare a fare un film simile in Argentina.


Voto: ★★★

4 commenti:

  1. A me piacque molto.
    Semplice, diretto, di pancia.
    Se vuoi un altro film argentino così ti consiglio Bonbon el perro.

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    1. Sottoscrivo in toto. E grazie dell'avviso ;)

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  2. Ricordo con piacere questo film, assurdo e strambo ma geniale e divertente ;)

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    1. Io credo ricorderò a lungo il senso di benessere finale che mi ha lasciato :)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U