lunedì 27 febbraio 2017

Lanterne rosse


Capisci che stai iniziando a invecchiare quando, cinematograficamente parlando, anche i registi che per te hanno in qualche maniera avuto una certa importanza cominciano ad avere degli affitti sempre più grandi da pagare e quindi si dedicano alle peggio porcate. No, porcate forse è un termine errato, comunque a film che vanno molto - ma molto - distanti dalla loro poetica. Di Zhang Yimou ho amato la trilogia vuxiapan i primi anni delle superiori (Hero credo sia il film che mi insegnò maggiormente l'uso dei colori e dei piani narrativi, La foresta dei pugnali volanti una fiaba adulta di innegabile bellezza e La città proibita una rilettura shakespeariana di altissimo livello - e come insegna Ran, quando gli orientali riprendono in mano il Bardo ci sono sempre meraviglie), poi per il resto l'ho colpevolmente perso di vista. Adesso però me lo vedo ritornare con tanto di pubblicità martellante con The great wall, e se non mi stupisce che usino una delle sette meraviglie del mondo per fare una tamarrata simile (che quasi sicuramente vedrò, perché al trash non resisto) decisamente più inaspettato è vedere il suo nome nel bel mezzo del trailer. E siccome quando il trash chiama io rispondo sempre, urgeva recuperare uno dei lavori seminali pre-vuxia di questo regista che mi ero perso - per pura pigrizia.

Anni Venti. Song Lian, una giovane ragazza, per dei contrasti insanabili con la matrigna viene data come concubina a un ricco discendente di una potente casata. Si trasferirà quindi nella sua reggia, venendo a conoscenza con le altre tre moglie e creando degli insanabili conflitti...

Un'altra cosa della quale bisogna dare atto a Zhang Yimou è quello di aver sposato Gong Li, a mio parere una delle donne più belle di sempre insieme a Marion Cotillard e Julianne Moore, con la quale debuttò sul grande schermo col film Sorgo rosso, tratto dal romanzo omonimo di MoYan - piccolo gossip, i due hanno dovuto pagare una multa molto salata per aver dato alla luce il terzo figlio, contravvenendo alla politica delle nascite cinese. In questo film la cara Gong è protagonista assoluta, anzi, possiamo dire che è una sorta di celebrazione che il marito le dedica e a questo punto posso anche capire come mai il rapporto fra i due duri da così tanto. Se poi questo omaggio alla consorte avviene tramite dei film molto belli, ancora di più. Lanterne rosse è uno dei film che conferma il 'rinascimento cinematografico' cinese e, in quanto tale, è ancora legato a un linguaggio che ai giorni nostri può apparire leggermente datato, ma a fine visione non si può dire che al proprio interno non contenga una visione raggelante e disillusa su quelli che sono stati gli anni passati della Cina, visti con l'eleganza tipica del cinema orientale ma senza una benché minima traccia di romanticismo nostalgico. E' una spietata riflessione sul potere che viene esercitata su più livelli, e qui sta la vera bellezza del film, nella sua stratificazione e nelle lotte interne fra i personaggi. Sarebbe stato di una banalità mostruosa limitarsi a fare un mero film di denuncia sociale che facesse vedere la condizione della donna nella Cina dei primi del Novecento, ma pur essendo anche questo, Lanterne rosse pone la propria attenzione non solo identificando il potere nel padrone di casa (che è quasi sempre censurato in volto e, quando compare, lo fa per brevi attimi o ripreso di scorcio), ma concentrandosi anche su come le varie concubine vogliono mantenerlo in tutti i modi possibili. Quella che ne viene fuori è una proverbiale 'battaglia fra poveri', per quanto circondati dal lusso, di persone che nella disperazione vogliono mantenere un'identità e fra complotti vari cercano di avanzare a discapito degli altri. In mezzo c'è la reggia sfarzosa, le scenografie sontuose e un uso dei colori che avrà poi la sua massima espressione nelle vicende di Senza Nome, anche se un ritmo estremamente lento non potrà giovare la visione a tutti. Nonostante tutto però credo sia errato definire questo come un film femminista, come hanno fatto alcuni, perché non intende innalzare la donna sopra ogni cosa, quanto mostrare un personaggio femminile forte che cerca di sopravvivere alle insidie sociali e culturali del suo tempo. E con forte non intendo un camionista con le gonne, ma una donna che mantiene tutti i requisiti caratteriali del suo sesso (e scusatemi, non credo di offendere nessuno se dico che ci sono atteggiamenti tipicamente femminili così come la loro controparte maschile) senza evitare le opportune debolezze e fragilità. Questo, oltre al discorso generale, dona al film la grandezza che lo ha reso famoso e ancora oggi attualissimo. Senza contare quell'uso per i finali tragici che a Yimou sembrano piacere tanto, un marchio di fabbrica anche nella sua trilogia vuxia, che però hanno la delicatezza che solo i grandi narratori sanno conferire, senza nessun compiacimento o morbosità nel mostrarli. E proprio quel finale, insieme alla magnificenza delle scenografie e all'eleganza dei costumi, conduce in una delicata disperazione che porta sulle proprie spalle il peso di tutta la reggia e di quello che rappresenta. Il potere è davanti ai nostri occhi e ne vediamo gli effetti. Il potere logora, forse non (sempre, dato che il padrone è una specie di fantasma) chi lo esercita, ma sicuramente chi lo subisce. Magari lo stesso potere hollywoodiano che porta un regista simile a girare un blockbuster, chi lo sa.

Almeno a Park Chan-wook con Stoker, nonostante il risultato finale non mi sia piaciuto, è andata vagamente meglio su quel versante.


Voto:

2 commenti:

  1. Film stupendo, uno dei primi che mi fece scoprire l'immenso bacino del Cinema d'Oriente.
    Peccato davvero per come sia finito Zhang.

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    1. Sperando che sia solo una parentesi passeggera :(

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U