lunedì 20 marzo 2017

La legge della notte


Ultimamente c'è stato un gran parlare di Ben Affleck, il mio mascellone preferito, ma non per motivi puramente artistici. Si sa che si sta riappacificando con la Garner per il bene dei figli (gossip time) e che ha sconfitto un brutto periodo d'alcolismo, che lo ha persino costretto a un'apposita rehab. Però dopo questo periodo buio sembra avere una sorta di rivalsa personale perché sta dimostrando al mondo quanto vale realmente, scrollandosi di dosso l'immagine di bellone senz'anima. E riuscire a camminare a testa alta dopo aver preso parte a una porcata come Batman v Superman, non è da tutti. Se però i più lo stanno rivalutando come attore (no davvero, siete seri? Per me resta l'inespressiva triglia di sempre) il suo ultimo film sta passando decisamente inosservato e accolto perlopiù da critiche abbastanza tiepide. E io al Ben regista ci ho sempre creduto fermamente, accodandomi con molta prudenza a chi lo definisce il nuovo Clint Eastwood - anche lì, un attore decisamente mediocre che si reinventa totalmente dietro la macchina da presa.

Joe Coughlin è un veterano della prima guerra mondiale che, abbandonati gli insegnamenti del papà poliziotto, si ritrova a fare il gangster. L'amore per la pupa del boss e il suo reinventarsi dopo un periodo da galeotto, lo porteranno a costruire un impero e a destreggiarsi nella legge della notte...

Parli di Dennis Lehane e con me sfondi una porta aperta. Lo scrittore bostoniano è una delle penne di largo consumo migliori che mi siano capitate sotto gli occhi, eppure qui in Italia continua a rimanere abbastanza misconosciuto, nonostante il cinema abbia saccheggiato con successo i suoi scritti. Basterebbe nominare Mistyc river, uno dei capolavori di Eastwood, oppure un film gagliardo come lo Shutter island di Scorsese, ma anche l'ultimo The drop si era difeso egregiamente. Insomma, Hollywood sembra premiare questo ragazzone e ad essergli affezionato è pure l'attore Ben Affleck, che dal suo romanzo La casa buia ha ricavato il materiale per girare quel simpatico esordio dietro la macchina da presa che è stato Gone Baby Gone, facendo conoscere al mondo la coppia di Pat Kenzie e Angue Gennaro - se non l'avete ancora fatto, leggete assolutamente Pioggia nera, la migliore delle loro avventure. Alla sua quarta fatica da regista Ben "mascellone col ciuffo" Affleck ritorna così a Lehane e, saltando Quello era l'anno, mette in scena forse quello che è uno dei suoi romanzi meno ambiziosi, ma più umani e confacenti alle dinamiche cinematografiche, ovvero Live by night. Un film che, come già detto, sta passando molto freddamente e che per me si meriterebbe più attenzioni, pur non essendo il capolavoro che molti avrebbero voluto. Va detto però che Ben Affleck non ha mai fatto capolavori, a me sembra una persona capace ma prudente e che, prima di imbastirsi in progetti più grandi di lui, cerchi di padroneggiare al meglio le tecniche basilari. I suoi film non passeranno alla storia e di certo non aprono una nuova parentesi nella cinematografia mondiale, sono piuttosto pellicole oneste e confezionate con un gran gusto, ma contraddistinte dalla verve tipica di chi ama ciò che sta facendo. Lo stesso si avverte qui, per tutte le due ore abbondanti di durata, che passano con una facilità estrema e alla fine, nel bene e nel male, non lasciano sulle spalle un particolare peso. Quello che Affleck ha saputo trasferire su pellicola del romanzo di Lehane è proprio quello che è l'epicentro di ogni cosa scritta dal bostoniano, ovvero l'analisi del male nella vita delle persone. Se la morte non dimentica, il male invece non ci abbandona mai, ci accompagna dalla culla fino alla tomba e ci imbattiamo in esso ad ogni svolta della nostra esistenza. Joe è sostanzialmente un uomo buono, il classico good guy in bad situation, ma prima la Grande Guerra e poi i traffici della vita da carcerato lo hanno costretto a sporcarsi le mani e a organizzare traffici non proprio leciti. E' sempre su questa sua dualità che il film è giocato e la colpa maggiore di Affleck forse è proprio il non spingersi mai oltre, sia a livello di tensione che di violenza visiva (oltre che concedere troppo spazio a se stesso e alla propria inespressività), lasciando più lo spazio ai dialoghi e all'immersione del protagonista in un mondo sporco nel quale finisce per sporcarsi pure lui, ma non del tutto. "Il paradiso è qui", dice uno dei personaggi, lasciando trasparire quasi una deandreiana filosofia del letame che fa nascere i fiori ed è proprio questo ad avermi colpito del film, questo suo ostinarsi a mostrare come il mondo sia marcio, malato e pieno di brutture, ma come anche gli uomini più impensabili possano reagire positivamente ad esse e a mostrare la loro vera pasta. Sono personaggi che seguono la liberta e che dalla libertà, dal suo prezzo, vengono schiacciati, lasciando trasparire come non sia il vivere senza regole a dare la vera felicità - e una delle inquadrature finali sullo sguardo di una dei comprimari mi è sembrata l'immagine più bella di tutte. E tutto questo traspare senza irritanti monologhi sull'importanza della famiglia e degli affetti, cosa che sottolinea l'intelligenza dell'Affleck narratore, ma con storie non totalmente assenti da retorica, ma da quelle piccole, banali e oneste verità che non me la sento di cassare. Nessuno di noi in fondo è assente dal male, sta a noi però scegliere se abbracciarlo o se accettarlo e cercare di rendere il mondo in cui viviamo un posto migliore.

Bravo Ben, che stando alle dichiarazioni ha girato il film da mezzo sbronzo. La prova che ognuno deve combattere coi propri demoni personali.


Voto: ★★★

4 commenti:

  1. Non ho ancora trovato il tempo e il fegato, ma sono curiosissimo, sei il primo che comunque ne parla bene, per questo dovrò trovate tempo ;-) Cheers

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    1. E' un buon film, non capisco perché lo stanno massacrando in molti quando cose decisamente peggiori vengono promosse.

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  2. Io non sono completamente sicura di volerlo vedere. I suoi film li ho sempre vissuti con un po' di fatica ed al momento mi manca la voglia.

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    1. Credo che se gli altri non ti sono piaciuti, allora non sarà questo quello che ti farà cambiare idea :/

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U