giovedì 23 marzo 2017

Manchester by the sea


Ho sempre paura quando i piccoli film vengono esaltati dai più. Non dico i film di largo consumo, quelli che godono già di una grande produzione, ma quelli più indie che stranamente vengono fatti conoscere ai più e fanno saltare aggettivi positivi come se piovesse. Lo so, è un concetto piuttosto difficile da spiegare... ma diciamo che un certo cinema indipendente rimane osannato (o il suo contrario) solo da un certo pubblico, mentre è difficile che la casalinga di Voghera si metta a vederlo o a decantarne le lodi - tutto questo senza voler dire che le casalinghe, di Voghera o di qualunque altro posto, siano per forza ignoranti. Sembra essere successo a Manchester by the sea, forse a causa di quella notte degli Oscar più spammata su Facebook per quel simpatico errore burocratico che in qualche modo ha messo in risalto anche gli altri film, fatto sta che ho sentito pure i più impensabili decantarne le lodi, quindi deduco che lo abbiano visto. Così ho deciso di visionarlo pure io, col simpatico ritardo (non solo intellettivo) che mi caratterizza, ma sempre con quella strana paura della quale parlavo.

Lee Chandler è un tuttofare di una palazzina che conduce una vita molto isolata. A complicare la sua esistenza sarà la morte improvvisa del fratello che, come scoprirà, lo ha designato come padre affidatario del figlio adolescente...

Ai tempi delle superiori incontrai sol solito dritto della situazione che mi disse: "La mia band suona musica indie". Lì per lì ho annuito, perché cosa minchia fosse questo indie non lo sapevo, ma cercando su internet scoprii che in soldoni era l'equivalente di indipendente, ovvero musica prodotta da etichette lontane dalle major discografiche - che quindi sulla carta dovrebbero garantire una maggiore espressività artistica ai musicisti. Fattosta che provai a informarmi su queste band indie (non su quella del dritto, però), scoprendo che c'era anche una sorta di interazione a livello di suono fra gli appartenenti a questo non-genere. Lo stesso c'è nel cinema, come testimonia da sempre il Sundance Film Festival, perché è inutile negare che in quel sottobosco di film indipendenti è avvenuta da diverso tempo una sorta di uniformità stilistica che se a un primo momento può piacere, alla lunga appare solo e unicamente programmata. Per tutte le sue due ore abbondanti di durata ho pensato questo durante la visione di Manchester by the sea, un film che per me entra nella rosa delle pellicola più pompate dell'ultimo periodo e che mi ha lasciato maggiormente deluso a fine visione, forse più per l'aspettativa che mi ero creato che per il risultato in sé, ma anche soprattutto per numerose dinamiche che mi hanno dato non poco fastidio. Perché non metto in dubbio che possa piacere come film, ma la sua messa in scena quasi teatrale per me ha davvero poco di cinematografico, soprattutto se la storia si evolve in una maniera così lineare, creando dei momenti di vera e propria noia (poi, avete notato che molti film indie si sviluppano accumulando micro episodi e non una vera e propria fluidità narrativa?) che finiscono per appesantire due ore già belle pesanti di loro, visto il tema trattato. Tutto è giocato sugli attori, sulle loro performance, mentre la regia di Kenneth Lonergan agisce per sottrazione, creando però una fase di stallo che crea la vera noia, non gestendo a dovere la fotografia negli sbalzi temporali e auto-sfavorendosi in quella ricerca assoluta del realismo che più volte viene confusa con l'inutilità. Perché è innegabile che di molte scene potevamo farne a meno, così come il dolore qui, quando compare, sia davvero fine a se stesso e non apre nessun tipo di discorso sia a livello narrativo che concettuale. A conti fatti non si tratta di un film sul dolore, quanto sul suo trattenerlo e sulle esplosioni che riserva alla fine, forse il concetto più difficile di tutti e che ha portato a quella sottrazione continua, che però si trasforma in apatia. Alla fine seguiamo più un personaggio che fa vari spostamenti per conseguire le varie pratiche burocratiche, dilungandoci sulla violenza del quotidiano che a forza di essere sottolineata dà proprio l'estato opposto. Non capisco neppure come mai tutti siano andati in brodo di giuggiule per Casey "faccia da triglia come il fratello Ben" Affleck, tanto da dargli un Oscar come miglior attore, perché la sua performance rimane decisamente piatta e come lo stesso film ha un'evoluzione altalenante - per dire, mi ha convinto di più ne Il fuoco della vendetta - e la sempre piacevole Michelle Williams, in quelle poche scene in cui compare, gli ruba totalmente la scena. Ci sono tante, troppe cose che qui non funzionano, a mio parere. E continuo a non capire come mai tutti stiano massacrando un film non perfetto ma dignitoso come Live by night e riempiendo di lodi questo, che magari è quasi meglio di come l'ho dipinto, ma si tratta di una disparità scoraggiante e davvero non necessaria. Con tutte le pellicole meritevoli, proprio questa doveva essere candidata per i maggiori premi?

Ad ogni modo, segnaliamo che nessuna casalinga di Voghera è stata maltrattata durante la stesura di questo articolo.


Voto: ★★

8 commenti:

  1. Non è un genere che apprezzo, ne posso riconoscere le cose buone, ma per me rimmarà un mezzo genere. Non una tragedia, non una commedia, "sa solo quello che non è..." cit
    XD

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    1. Un po' come un Gianluca: "Non è Gianni, non è Luca..."
      Al di là di tutto però è davvero poco interessante. E' davvero raro che mi lamento dei film lenti, ma qui... du' palle!

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  2. Credo di avere visto un altro film, in questo caso.
    L'ho trovato poco consolatorio, onesto, struggente.
    Saranno gli adagi di Albinoni, nelle scene clou. Sarà che Affleck, per me splendido, si porta l'afflizione addosso come pochi. Ma a te, poi, è piaciuto il GGG! :-P

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    1. A me piace Snyder, è diverso :-P la mia trashitudine è differente.

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  3. In realtà il Sundance Festival ha smesso da un pezzo di lanciare film "indipendenti", almeno secondo i canoni americani: questo è costato 10 milioni di dollari, in Italia sarebbe una mega-produzione...

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    1. Dici bene, secondo i canoni americani. Per me tutti quei soldi sono serviti per gli attori :/

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  4. Secondo me con i film "indie" occorre stare alla larga dall'esaltazione come dall'eccessiva critica: non sarà un Capolavoro, ma è un film di grande cuore, che racconta una storia che potrebbe essere la nostra.

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    1. Il problema è che il cuore non l'ho minimamente sentito. Solo una lunga pesantezza strascicata...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U