domenica 26 marzo 2017

The autopsy of Jane Doe


Vorrei iniziare questo primo paragrafo con una tiritera diversa dal fatto che a me l'horror piace molto (nonostante non sia al top del genere recensito su queste pagine, cribbio, lo battono persino le commedie, che di quelle per davvero non vado pazzo) e che purtroppo non fanno più film dell'orrore che mi interessano... ma è proprio così. E sempre per usare frasi fatte rodatissime, i miei amiconi bloggettari ultimamente stanno decantando le lodi di questo film, che pur non essendo considerato un capolavoro sembra una visione più che onesta e che soddisfa tutti gli appassionati del genere. Ultimamente poi (è un ultimamente che dura da due anni, ma lasciamo stare) sono giorni che me la passo con l'umore sotto le scarpe, quindi una visione che possa esorcizzare un po' di ansia non fa mai troppo male. Ed ecco così che Jane Doe ci è stata servita, tutta intera per fortuna e senza dover affondare le mani nelle sue frattaglie. Anche se la cosa mi ricorda che questo week end ho una grigliata...

Il corpo di una donna senza identità viene ritrovato sulla scena di un delitto. La polizia quindi porta il cadavere a un obitorio, gestito da padre e figlio, in modo che venga effettuata l'autopsia. Però...

Il nome John Doe fu usato per la prima volta da Edoardo III d'Inghilterra durante una diatriba legale riguardo un proprietario terriero fittizio e col tempo l'uso si è esteso riguardo chiunque abbia un'identità sconosciuta, uso perlopiù relativo ai cadaveri non identificati. John Doe è anche un fumetto molto figo ideato da Roberto Recchioni e Lorenzo Bartoli per L'Eura editoriale, del quale ho recuperato quasi tutti i numeri alle bancarelle dell'usato, ma questa è una endeiana altra storia. Il suo corrispondente femminile è ovviamente Jane Doe, il che ci riporta al titolo di questa pregevole pellicola horror che, come detto da altri, non inventa nulla di nuovo ma è uno spettacolo più che dignitoso in quello che è ormai il saturatissimo panorama horror. Il film porta la firma di Adré Øvredal, ragazzone norvegese che si era fatto notare col mockumentary (finto documentario) The troll hunter e che qui, al suo debutto a stelle e strisce, opta per una canonica storia horror. Il film fa perno proprio sul cadavere che dà il titolo alla pellicola e la sua forza sta proprio in questo, un deus ex machina totalmente sconosciuto per la sua completa anonimia, che non spiccicherà una parola per tutti gli ottanta minuti di girato e godrà solo di qualche inquadratura fatta di primi e primissimi piani, ma proprio per tutto quello che succede fra una scena e l'altra il volto ci apparirà sempre diverso, mentre invece a un confronto (sì, sono stato così malato da farlo...) non mostrerà alcun cambiamento. Se una tecnica così basilare funziona, vuol dire che questo claustrofobico horror fa il proprio dovere, anche se la bella Olwen Kelly che presta il proprio corpo alla nostra Jane mi sarebbe piaciuta vederla in tutto il suo splendore in altri contesti. Pochi jump scare, ancor meno gore e un uso della grafica computerizzata ridotto all'osso, per un film che si basa tutto sull'inquietudine e l'atmosfera dell'opprimente set. Non ci sono discorsi metatestuali e nemmeno approfondite esamine sui due protagonisti, che presentano peraltro delle personalità tagliate con l'accetta e davvero poco interessanti, essi sono solo delle vittime sacrificali per il mistero che Jane Doe presenta e sono in totale balia delle scoperte che effettueranno tagliuzzando qua e là, ma in così poco tempo e con le risorse fornite dal plot credo che non ci sarebbe stato lo spazio necessario - anche se con quattro mani alla sceneggiatura qualche sforzo in più poteva essere fatto. Per me Øvredal ha voluto tastare il terreno con un progetto piccolo ma in grado di dimostrare le sue capacità dietro la macchina da presa e, pur non facendo gridare al miracolo, come tutto il film del resto, ha dimostrato quello che è in grado di fare. I difetti ci sono e sono pure lampanti, a parte per il poco interesse che i protagonisti offrono c'è anche una seconda parte che risulta davvero poco interessante e uno sviluppo della matassa che appare quasi ridicolo, ma dove lo script è carente gioca tutta l'atmosfera, e tener botta anche per così poco tempo con questo materiale credo che non sia da tutti, specie se non si ricorre ai classici trucchetti faciloni e si prova a fare del proprio meglio senza fare uno sfoggio egoico ma neppure una trashata fatta e finita. Il norvegese quindi vince la sfida, con un prodotto magari esile nella struttura ma davvero solido nelle giunture, che magari fa ondeggiare la costruzione ma le impedisce di cadere miseramente. E verso la fine, sicuramente lascerà ai più uno strano senso di disagio. Poi ovvio, se volete Cronenberg e Carpenter (o anche Jennifer Kent, a dirla tutta, pur con una sola prova - al momento) a tutti i costi, forse  meglio che cercate altrove.

In un periodo di magra orrifica, un film così ci voleva. In attesa dell'ennesimo mock, magari il solito della Blumhouse, che a breve invaderà le sale.


Voto: ★★★

12 commenti:

  1. Nessuno è come Carpenter e Cronenberg, i difetti nel film ci sono, ma dura 90 minuti, per una buona porzione ti incolla al suo mistero, si sfilaccia e si riprende, per essere l’opera con cui un Norvegese ha aperto al grande pubblico poteva andare di molto peggio, sono contento che ti sia piaciuto ;-) Cheers

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    1. Infatti, non ti fa rimpiangere il tempo che hai impiegato a vederlo, anche se dura molto poco ;)

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  2. Se non fosse per il finale, che fa troppo horror di serie B, bella sorpresa. Mi ha divertito e l'idea di base ha un grande fascino.

    Una curiosità: l'ho visto il giorno di Natale. Ahhh, quanto amo le feste.

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    1. Ahahahah! Questa è una vera chicca ;)

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  3. ho apprezzato molto la prima parte ... poi si perde un po'

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    1. Tener botta per tutto quel tempo era difficile, ma nel complesso hanno fatto un ottimo lavoro.

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  4. Non mi ispira, è che somiglia a molti altri film, tutte cose che ho evitato perché non sono da questo genere di horror.

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    1. Sono partito con aspettative basse e sono state mantenute. Piacevolmente, almeno. Come ho scritto, se vuoi qualcosa di innovativo gira al largo, ma se vuoi una sana e onesta visione dalle una chance a questa povera Jane ;)
      Per dire, per me è molto meglio di robetta come "The conjuring".

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  5. Buon prodotto, di grande atmosfera nella prima parte e comunque interessante nella meno efficace seconda.
    Fossero tutti così, gli horror, noi appassionati saremmo molto più felici. ;)

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    1. Concordo. Aspetto che Øvredal a breve faccia il colpaccio :3

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