martedì 4 aprile 2017

Cane di paglia


Uno dei miei film del cuore, definizione che non lo fa coincidere con "uno dei miei film preferiti", credo che sia proprio questo film di Sam Peckinpah. Incredibilmente non ne parlo molto, non lo cito spesso e, cosa ancora più assurda, credo che l'avrò visto sì e no due-tre volte in tutta la mia vita. Si tratta di una visione così piena, pregna di marciume che non me la sento di replicarla spesso, "merito" che non tocca a molti film. Pertanto no, Straw dog non è uno dei miei film preferiti, non ha avuto quel qualcosa che me lo ha fatto amare così tanto, ma lo ho amato alla mia maniera. Se ne sta rannicchiato in una parte di me a sedimentare le proprie radici, in attesa di qualcosa, credo. Perché sfido chiunque a non dire che si tratta di un film immenso, grandioso, in grado di far provare emozioni contrastanti e dare una visione totalmente disincantata su diversi temi, entrando spesso in diverse polemiche in merito, che però trovo così scontate da non voler dedicare ad esse ulteriore tempo. C'è già molto da dire sul film e sul suo regista, in verità, e questo film è il suo simbolo.

David Sumner è un giovane e brillante matematico che, dopo aver ricevuto una borsa di studio dalla sua università, si ritira in un cottage nel paese natale della bella moglie Amy. Dovrà sopportare però gli sfottò degli abitanti del posto, fra i quali si nasconde pure l'ex di Amy, fino a che le cose non degenereranno nel sangue...

Sam Peckinpah è sicuramente uno dei grandi del cinema statunitense, anche se uno dei più sfigati. Quasi sempre in crisi e conflitto coi produttori, che intervennero ripetutamente su diverse sue opere (rieditate solo dopo la sua morte), ha condotto una vita molto travagliata, segnata dall'abuso di alcol e droghe (più alcuni episodi di autolesionismo), non ricevendo mai tutto il successo che avrebbe meritato. Fu colui che fece della violenza un marchio di stile, ricevendo il soprannome "Bloody Sam", riportando in auge un genere ormai sovraesposto come il western, al quale rimase sempre legato a doppio filo. Straw dog, tratto dal romanzo di Gordon Williams, fu la sua prima pellicola senza cowboy, quella della vera e propria maturità artistica, che nel bene e nel male divenne il suo portabandiera artistico, nonché quello che universalmente è ritenuto il suo miglior film. Non c'è un elemento fuori posto nelle disavventure di questo mite matematico, ma non è un film che mi sento di consigliare a tutti perché i più sensibili non credo possano rimanere intoccati da tutto il marciume che, nella sua semplice linearità, la pellicola è in grado di offrire. Il titolo non a caso è preso da un verso del Tao Te Ching, il "libro della via e della virtù" scritto (si suppone) da Lao Zi, e indica come anche la persona più paziente possa arrabbiarsi e sprigionare il fuoco della violenza, proprio come un cane di paglia. Ma il discorso della violenza e dei cani abbraccia un po' tutti i personaggi, perché è proprio la natura animale dell'essere umano che viene richiamata in questa storia, in una maniera che in più di un punto mi ha sempre disturbato parecchio. Tutto parte dal personaggio interpretato da Dustin Hoffman (anche qua, fenomenale come hanno imbroccato la fisicità di ogni singolo attore, una delle prove di casting più belle e integrate che abbia mai visto) e dalla sua apparente debolezza, quel suo essere un uomo di mente in un posto che sembra essere dominato dalla forza bruta e dall'ignoranza, con quella moglie così bella e bambinesca che però non riuscirà a resistere alla bestialità dei comprimari, fino alle conseguenze più drammatiche, che vengono rappresentate con quel marciume che solo una mente come quella di Peckinpah poteva mettere in scena. E si prosegue fino al bagno di sangue finale  dove David dovrà difendere la sua casa dai bifolchi impazziti (che hanno più di un motivo per assalire la sua abitazione), divenendo il cane di paglia del titolo e trasformando il film in un survival da manuale che mette a dura prova anche lo stomaco più forte. E' proprio nella mezz'ora finale che il film ha il suo apice, tutto quello che lo ha preceduto era solo l'antipasto, la lenta metamorfosi che porta gli uomini a trasformarsi in cani, bestie vestite, mettendo in gioco così tanti fattori che sembra incredibile che una sola pellicola, peraltro così lineare, riesca a mantenerli tutti senza strafare o eccedere in un qualunque verso. Eccede solo nella violenza, ma è una cosa voluta, perché anche dove non viene spillata una goccia di sangue c'è quell'atmosfera così grigia e sporca a compensare quel vuoto. Tanti hanno accusato il film di essere maschilista per come viene trattato il personaggio di Susan George (non smetterò mai di dire che è bella in una maniera che ti fa quasi sentire colpevole) ma alla fine, in quel ritorno alle origini animali e istintive, lei rispetta solo il volere del branco e la sua necessità di dover conquistare il maschio più forte; non c'è alcun maschilismo in tutto questa, ma solo una programmazione istintiva che qui viene gestita in maniera impeccabile come solo un grande narratore può fare. E mentre assistiamo a quell'esito, inevitabile, a quel cerchio che si chiude perfettamente, viene naturale porgersi diverse domande su se stessi e la propria natura. La nostra parte animale se ne è mai andata? E la nostra società è così civile come vogliamo credere, o segnata dalle dinamiche del branco?

Grandissimo film, senza se e senza ma. Molto meno incredibile il remake di Rod Lurie, non brutto, ma decisamente parco di mordente.


Voto: ★★★★★

10 commenti:

  1. me lo segno, ho sempre voluto vedere un film di Sam Peckinpah ^^

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    1. Questo è sicuramente un ottimo inizio ;)

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    2. allora andata, lo guarderò ^_^

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    3. Ciao, sono Theresa Williams. Dopo anni di rapporti con Anderson, mi ha interrotto, ho fatto tutto il possibile per riportarlo indietro, ma tutto era inutile, lo volevo tornare così a causa dell'amore che ho per lui, Gli ho pregato con tutto, ho fatto delle promesse ma lui ha rifiutato. Ho spiegato il mio problema al mio amico e lei ha suggerito che dovrei piuttosto contattare un incantesimo che potrebbe aiutarmi a lanciare un incantesimo per riportarlo indietro ma sono il tipo che non credeva mai in magia, non avevo altra scelta che provarlo Inviò il cinguettino e mi disse che non c'era nessun problema che tutto andrà bene prima di tre giorni, che il mio ex tornerà da me prima di tre giorni, lancia l'incantesimo e, sorprendentemente, nel secondo giorno, era alle 16.00. Il mio ex mi ha chiamato, sono stato così sorpreso, ho risposto alla chiamata e tutto quello che ha detto era che lui era così dispiaciuto per tutto quello che è accaduto che voleva tornare a lui, che mi ama tanto. Sono stato così felice e sono andato a lui che è stato come abbiamo iniziato a vivere insieme felicemente felicemente. Da allora, ho promesso che chiunque conosco che abbia un problema di relazione, sarei d'aiuto a tale persona, facendogli riferimento a lui o lei all'unico vero e potente cronometro che mi ha aiutato con il mio problema. Email: drogunduspellcaster@gmail.com potrai inviarlo via email se hai bisogno della sua assistenza nel tuo rapporto o in qualsiasi altro caso.

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  2. Difficile che questo sia uno dei film preferiti, è durissimo, un calcio in bocca dato con gli anfibi, “Bloody” Sam Peckinpah è uno dei miei preferiti, il tipo di regista controverso che mi piace. Però come fa a non essere uno dei film del cuore? Perfetta la tua distinzione.

    Non ci sono buoni e cattivi in senso assoluto, ognuno ha le sue colpe, anche i buoni, cane mangia cane (di paglia) mentre tutto si consuma e si trattano temi grossi (la violenza e i suoi effetti, la follia del branco etc) senza dare giudizi ma al massimo spingendo a pensare, cosa che è sempre positiva, meglio ancora quando è il cinema a farlo. Si merita tutte le stelle, te ne presto se vuoi aggiungerne ;-) Cheers

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    1. Come al solito siamo allineati 😍

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  3. Questo è un film che ho amato molto.

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    1. Impossibile non amarlo nella sua maniera malata.

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  4. Peckinpah spacca i culi. Sempre.
    Grande film davvero.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U