venerdì 14 luglio 2017

Logan


L'altro ieri ho realizzato che sono ormai due anni che sono uscito dal mondo dei fumetti. Non che abbia abbandonato inchiostro e balloon del tutto, qualche graphic novel (termine che, come sapete, odio, ma è per chiarirsi...) la leggo ancora, ma la lettura di cose seriali e magari anche accanita non fa più per me. Ovviamente i primi titoli a cui ho detto addio sono quelli a tema supereroi, siano essi Marvel o DC, perché non ho più l'energia mentale per stare indietro a tutti i cambiamenti che Terra1 o l'universo 616 stanno avendo. E ne hanno pure troppi, per i miei gusti, per tornare poi sempre al punto di partenza - e lo zio Ben sembra l'unico morto stabile del mondo dei comics, a questo punto. Al richiamo di certi personaggi però è duro resistere, specie dopo che un certo titolo che pensavi di snobbare per passate delusioni viene improvvisamente incensato da tutti.

Anno 2029. I mutanti sono sull'orlo dell'estinzione perché da un quarto di secolo non nasce più un bambino col gene X. Logan si guadagna da vivere facendo il tassista e prendendosi cura, insieme al mutante reietto Calibano, del malato Professor X. Quando però viene contattato dall'infermiera Gabriela, le cose prendono una piega inaspettata...

Se devo scegliere i miei personaggi dei comics preferiti, nel sacro gruppo ci sarebbero sicuramente Spider-man, Batman, Wolverine e il Punitore - e in extremis, pure Deadpool. A Wolvie poi ci sono affezionato per motivi personalissimi, quindi il trattamento che ha avuto sul grande schermo mi ha semrpe ferito, pur senza toccarmi con l'adamantio. X-men - le origini: Wolverine era sicuramente qualcosa di pasticciato, Gavin Hood spadroneggia i titoli di testa per poi procedere su uno script decisamente superficiale che, nonostante la giusta dose di tamarreide, si fa dimenticare in fretta anche sul versante più ludico; molto peggio è andato con Wolverine - l'immortale di James Mangold, talmente anonimo che non ricordo una scena che sia una, giuro. Quando ho saputo che l'autore della trasferta nipponica del nostro avrebbe diretto un'altra pellicola sull'artigliato canadese, ecco che ho perso l'entusiasmo, pure se nel trailer c'era una certa canzone di Johnny Cash (ironico, se pensiamo che Mangold ha diretto pure Walk the line) che aveva alzato la scimmia un po' a tutti. Nulla di più sbagliato perché, incredibile ma vero, Logan è davvero un buon film. E la sua riuscita sta proprio nel prendere totalmente le distanze da quanto fatto in precedenza, conducendo il personaggio su nuovi binari e, finalmente, lasciando totale libertà al regista di creare qualcosa di diverso, seppur inserito nella continuity delle avventure mutanti - anche se con tutte le variazioni temporali sto cominciando a fare un po' di confusione. La cosa è evidente già dalle prima scena, violenta e sporca quanto basta, come se il realizzatore avesse voluto dire: "Ok, abbiamo cazzeggiato finora, adesso però vi faccio vedere che le cose iniziano a farsi serie per davvero", dando quelle mutilazioni che ogni vero fan del ghiottone ha sempre desiderato vedere sul grande schermo. A dimostrazione che il genere puro è morto e che la vera maniera di creare interesse è la contaminazione, Mangold veste il suo Logan non con una tutina gialla ma con l'ottica dello spaghetti western, facendo muovere Hugh Jackman, appositamente imbolsito per il ruolo, in scenografie sporche, sabbiose, con una fotografia desaturata a sufficienza che favorisce il passaggio dal cinema di frontiera alle atmosfere più noir. E proprio sulle tematiche prettamente western ricalca il personaggio, che qui deve attraversare una storia di redenzione e di riscoperta dei propri valori, con una conclusione che per certi versi mi ha ricordato Sfida nell'alta sierra. Certo non stiamo parlando di un film perfetto, la sceneggiatura in certe parti tentenna (i cattivi hanno gli sgherri più idioti che conosco) e, soprattutto nella parte centrale, ha delle cadute di ritmo notevoli, oltre che a tutte le convenzioni alle quali una pellicola supereroistica ci ha abituati, ma c'è di base una certa genuinità che fa vedere questo film come un qualcosa di sincero, divertito nonostante la serietà e in grado di far provare apprensione per il protagonista, oltre che una certa commozione per il finale - a mio gusto troppo rapido, ma la lacrimuccia è scesa ugualmente. E non è solo nell'azione abbondante quanto basta, nella violenza spinta e in una cattiveria non indifferente di alcune scene, è proprio nel fatto che finalmente dopo molti lungometraggi che sembravano più che altro episodi da due ore di una serie tv, hanno fatto del cinema, hanno creato qualcosa di specifico con una sua anima che, timidamente, si ritaglia un suo spazio nella produzione di un filone, formando un discorso preciso e riuscendo a creare certe emozioni che solo la settima arte, anche quella più di consumo, riesce a dare. E poi è la fine della love story fra Hugh Jackman e il personaggio che gli ha dato la fama, pure questo è un fattore da non sottovalutare.

Visto con un ritardo colossale ma, a posteriori, ne è valsa davvero la pena. Un film che per un poco mi ha fatto mancare certe storie che ho abbandonato.


Voto: ★ ½

9 commenti:

  1. Puoi togliere un uomo dai fumetti, ma non la passione che si porta dentro ;-) Dici bene, scena iniziale che ti fa fare pace con lo zio Logan cinematografico, e scena finale che parla dritto al cuore degli appassionati di western. Se ti capita, guardati “Logan: Noir” stessa cosa ma tutto in bianco e nero, se possibile diventa ancora più decadente e malinconico ;-) Cheers

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    1. Ci credi che come versione, invece, non mi attira per nulla? :/ magari a vederla chissà quanto mi piace, ma detta così non mi sconfinfera più di tanto.

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    2. Anche a me sapeva di operazione acchiappa polli, invece ti assicuro che stranamente funziona. Per andare fuori tema un attimo, invece sappi che dalle mia parti trovi una coccarda per te. Cheers!

      http://labaravolante.blogspot.it/2017/07/liebster-award-2017-ricchi-premi-e.html#more

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  2. Non amo il genere, di X Men ho visto i primi tre e di Wolverine, forse, giusto il primo, ma qui tanti tanti feels.
    Patrick Stewart commovente.
    E poi Hurt, vabbe', mi concilia.

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    1. Davvero un buon prodotto. «Finalmente!», vien da dire...

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  3. Ma solo a me sto film a fatte cagare? Davvero, l'ho trovato un trascinarsi continuo. Non voglio fare paragoni con l'opera cartacea (visto che ne prende bene le distanze) ma sul serio l'ho trovato pesante, con quel tentativo continuo di dare profondità a un qualcosa che alla fine è sempre la solita storia con i soliti cliché. Non ho trovato pathos. Non ho trovato "dramma". Non ho trovato ritmo. E non lo vedrei nemmeno come un difetto se non fosse che questi tre elementi li cerca continuamente.

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    1. Noto che ha davvero diviso, in certi casi 😶 io l'ho preso per quello che è, lungi il dire che è perfetto o un capolavoro, ma non concordo sul 'sentito'. Per me Mangold ci teneva a fare qualcosa di buono e la cosa traspare.
      Ma ovviamente tutto è soggettivo 😉

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  4. Un buon prodotto, crepuscolare e malinconico, ma non il filmone che in tanti hanno osannato a mio parere esagerando.
    I Guardiani della Galassia Vol. 2, rimanendo in tema supereroi, se lo mangia.

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    1. Una certa esagerazione l'ho notata anch'io, infatti ho cercato di prendere le distanze - per quanto mi abbia entusiasmato.
      Il secondo dei Guardiani purtroppo mi manca ancora 😢

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U