lunedì 21 agosto 2017

La cura dal benessere


Lo spettatore medio non se lo chiede, ma essere registi deve essere una bella rogna. Perché, per quanto alle persone più fini e intellettuali di me piaccia dire che la vera arte non giunge a compromessi, io ammetto che alla fine anche stare dietro la macchina da presa è un lavoro e che i cineasti, non molto diversamente da un commesso o da un muratore, devono pagarsi le bollette. Per questo esiste il cinema commerciale, per avere grossi incassi e intrattenere il pubblico ma, tenetevi forte perché qui si vola, non credo che i blockbusrter siano la morte del cinema. Così come non dico che ad ammazzare il cinema sono i cinecomic, quanto il fatto che per ordine contrattuale debbano essere realizzati al pari di una serie tv, con relativo annullamento della personalità dei registi (chi ha nominato Edgar Wright?). Ecco, fare i registi deve essere una bella rogna, perché devi anche fare la scelta di sapere come accontentare il pubblico (e i produttori) senza che la tua personalità venga del tutto annullata.

Un giovane broker di Wall Street viene mandato dai suoi capi a ripescare un dirigente, la cui firma è necessaria per una fusione fra aziende, che però si è rifugiato in una SPA nelle alpi svizzere. Peccato che in quella clinica sia molto facile entrare ma ben più difficile uscire...

Ho sempre voluto bene a Gore Verbisnki. Perché per quanto non abbia realizzato film destinati a cambiare il corso della cinematografia, riducendo il proprio operato al mero ruolo di "mestierante" degli studios, è sempre stato un mestierante che ha fatto vivere quelle pellicole di luce propria. Pensate alla prima trilogia di Pirati dei Caraibi che, oltre a Johnny "attore più sopravvalutato di sempre" Depp, viveva proprio grazie al suo stile visivo, tantoché quando ha abbandonato la barca (ahah!) è affossata su se stessa con dei seguiti dei quali si poteva fare a meno. Anche una comedy come Un topolino sotto sfratto era pregna di un'energia tutta sua e, udite udite, il suo Ring credo che sia forse l'unica conversione stellestrisce di un horror nipponico degna di essere vista proprio per l'aura con la quale ha saputo rivestire l'intero progetto, al netto di tutti i difetti che quel film aveva. In sintesi, Gore Verbisnki è un genio tecnico che però non ha mai saputo trovarsi la sceneggiatura giusta, perché nelle sue mani lo script perfetto potrebbe riservare delle faville notevoli. Sarà per questo che, dopo quel flop clamoroso che è stato The lone ranger (costato circa 200 milioni di dollari, ai quali ne vanno aggiunti altri 150 di campagna promozionale, ne ha incassati 'solo' 260), ha deciso di scrivere insieme all'amico Justin Haythe il soggetto del suo prossimo film, ovvero questo A cure for wellness. Un progetto piccolo (un budget che si aggira sui 40 milioni di dollari, in parte forniti da uno speciale fondo artistico tedesco), tutto incentrato sull'atmosfera e a continui rimandi all'horror che fu, a partire da Fulci fino ai film della Hammer, nel quale ha saputo giocare sui toni che gli sono più congeniali e con l'intenzione di fare quello che forse è il suo film più personale, quello dove smette di essere un mestierante e diventa un autore a tutti gli effetti. E per un po' ci riesce pure, perché è innegabile che già da quella prima scena, con quel treno che si riflette su se stesso e la fotografia plumbea che sembra cristallizzare tutto in un'atmosfera onirica, regge benissimo, giostrandosi su un plot apparentemente semplice ma che gioca in maniera sapiente con le atmosfere e le suggestioni. Non capisci subito dove vuole andare a parare, ma è un po' come viaggiare su un Freccia: il viaggio è così comodo che per un po' ti basta quello. Poi iniziano a subentrare i primi temi, la ricerca forsennata del benessere della nostra cultura occidentale e il distacco dagli affetti, così a una certa inizi a convincerti che qualcosa da dire questo film lo ha eccome. Poi tutto svacca, ignominiosamente. Scene senza senso, momenti di ridicolo involontario o che finiscono per far ridere tanto sono assurdi, un momento gore (no, non il regista, proprio gore nel senso splatter) del quale si poteva benissimo fare a meno, specie se fra pochi giorni dovete andare dal dentista come il sottoscritto, disseminati in una durata che supera le due ore e che risulta quasi fatale per un film che alla fine si dimostra sconclusionato, incapace di gestire le proprie tematiche, tutte asservite all'ego del regista. Perché se la fotografia e la regia rimangono sempre ottime, alla lunga sfociano nel puro onanismo, proprio per il fatto che non sono neppure un mero esercizio di stile, ma proprio a supporto di una storia abbastanza pretestuosa che però non riesce a reggersi sulle proprie gambe. Fino a che non arriva il finale con una deriva horror nel senso più stretto del termine, così kitsch e di cattivo gusto che non ha manco la beota ignoranza volontaria del trash, finendo per essere un campionario di pessima scrittura così elevato da diventare qualcosa da far vedere nelle scuole di cinema per capire cosa non fare in una storia. E a una certa sfido chiunque a terminare la visione senza sentirsi un po' preso per il culo come spettatore.

Gore caro, purtroppo a questo giro ti è andata davvero male. Hai provato a pisciare più lontano che potevi, ma per quanto il getto sia stato bello lungo, alla fine ti sei bagnato le scarpe.


Voto: ★★

6 commenti:

  1. A treatti sembra due o tre film in uno, il finale è fatto davvero a tirar via, eppure non mi è dispiaciuto vederlo, ha quel gusto da horror anni '70, peccato sia spezzezzato da morire. Cheers

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io intanto continuo a confidare in Verbinski...

      Elimina
  2. Era stata una grande delusione. Una fotografia stupenda sprecata in questo modo...

    RispondiElimina
  3. quando passava il trailer al cinema, avevo gli occhioni a cuore...
    poi la durata, unito alle recensioni, mi ha fatta desistere
    sicuramente, quando passerà su Sky me lo vedrò, senza eccessive aspettative

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aspettative ASSENTI, mi raccomando. Perché gli occhi a cuoricione li avevo pure io...

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U