lunedì 4 settembre 2017

Dunkirk


La verità non è quella che canta Brunori, ma il fatto che ormai io ho quasi paura di Christopher Nolan. Ho paura quando un suo nuovo film sta per uscire perché ormai nell'era di internet, dove tutti possono dire ogni cosa quando ne hanno voglia, è quasi impossibile districarsi fra tutti i commenti che vengono fatti su di lui. Il che da una parte mi fa felice, perché insieme a Tarantino sembra essere l'unico cineasta al mondo in grado di smuovere così tanto l'attenzione, solo che imbattersi in continue litigate fra chi lo considera un genio assoluto e chi un perfetto coglione, se inizialmente diverte alla lunga finisce per annoiare. Quindi per l'uscita di questo Dunkirk mi sono preparato nella migliore delle maniere: fregandomene. Non ho letto recensioni (inutile, dato che c'è stato un embargo che manco fosse il nuovo segreto di Fatima), ho evitato le varie diatribe cinefile internettiane, in modo da arrivare in sala vergine. Solo con la consapevolezza che avrei visto il film di un autore moderno sicuramente importante e in grado di far discutere sempre. Ah, l'ho visto in un normalissimo cinema, niente Imax.

1940. Dopo l'invasione della Francia da parte della Germania nazista, trecentomila uomini inglesi vengono evacuati sulla spiaggia di Dunquerque, in attesa che Churchill li riporti indietro.

Se vuoi raccontare una storia, puoi colpire lo spettatore o il lettore in due punti: alla pancia o alla mente. Bisogna essere bravissimi in ambo i casi, ma è più che mai necessario tener conto che sono due sistemi che implicano delle funzionalità narrative diverse. Per colpire alla pancia bisogna essere diretti, facendo leva sugli istinti basilari e quasi animaleschi del pubblico che vuoi colpire (in politica, è quello che scambia Samuel L. Jackson in vacanza per un immigrato che fa shopping coi 35 euro al giorno che gli diamo), mentre per colpire alla mente devi lasciare che sia lo spettatore stesso ad arrivarci, attraverso una lettura multipla che a una visione meramente superficiale di sicuro non arriva. In questo caso Nolan fa il solito prestigio che lo caratterizza, perché dopo essere stato abilissimo a giocare con ambo i punti di cui sopra (uno che riesce a rendere interessante a un pubblico variegato la storia di un milionario che si veste da pipistrello ha a prescindere il mio rispetto) a questo giro invece gioca a un livello intermedio. Non so nemmeno io come definirlo, fatto sta' che Dunkirk non vuole colpire né la pancia né la mente dello spettatore, rimanendo in un limbo che all'inizio mi ha stranito ma che poi, nel pensarci lungo tutto il week end, mi ha convinto che quello che ho visto è stato sicuramente un grande film. Non un capolavoro assoluto come hanno detto alcuni, che i vertici di un 2001 - odissea nello spazio il nostro Cristoforo ancora se li sogna (ma ce n'è veramente bisogno, alla fine?), però una di quelle pellicole destinate a far parlare di sé, ponendo un nuovo modo di trattare il genere bellico dopo il seminale La sottile linea rossa di Terrence Malick. Anche perché Dunkirk non è un film di guerra, quanto un film che parla del tempo, quello effettivo e quello storico, dove nel mezzo c'è anche il secondo conflitto mondiale. Già, il tempo, tematica che ossessiona il regista inglese dai tempi di Memento e che sembra il deus ex machina di quasi tutti i suoi film (condiviso in Inception, alterato in Interstellar) e che qui ci viene offerto seguendo tre linee temporali diverse per raccontare il medesimo avvenimento secondo diverse prospettive. Ed è qui che le cose si fanno interessanti, perché queste prospettive alla fine sono quelle di persone comuni, appena abbozzate, tanto da non avere neppure un background solido alle spalle - anzi, è assente - mentre il nemico a malapena si vede, se non per gli effetti degli sparti e delle bombe, quasi una presenza invisibile alla quale sanno dare solo un nome. Nolan rinuncia a qualunque tipo di violenza estrema - niente interiora che escono alla Salvate il soldato Ryan, quindi, tanto per citare un altro titolo bellico che ha fatto scuola - per raccontare solo l'ansia e lo sgomento dei suoi personaggi, affidandosi solo all'ausilio della telecamera e a un uso degli effetti speciali ridotto al minimo. Rimane solo l'Uomo immerso nel caos della Storia, definita proprio per dare un'idea di contesto all'insieme, per un risultato coraggiosissimo in quelle che sono le logiche produttive cinematografiche recenti. Resta solo un'umanità disperata, spogliata di ogni orgoglio e gloria, per dimostrare tutta la sua piccolezza davanti all'incessante scorrere del tempo e degli eventi, mentre ogni aspetto retorico, pure il discorso di Churchill, è lasciato fuori campo a dispetto di ogni logica hollywoodiana. Dunkirk non parla di gloria e patriottismo, anzi, l'evento di Dunquerque è ritenuto tuttora come uno dei più grandi smacchi ricevuti dall'esercito inglese nella sua storia, e quello che Nolan vuole fare è parlare di una sconfitta a tutto tondo, umana ancor prima che bellica, come ci fanno intuire le ultime due occhiate lasciate dai personaggi principali - e qui, Tom Hardy immenso come sempre, solo lui riesce a bucare lo schermo rimanendo mascherato per tutto il tempo. Da soli sopravviviamo, ma uniti forse abbiamo una speranza, per quanto la perdita e la sconfitta sembra essere iscritta nel nostro codice, forse proprio nel voler vedere eroismo e gloria proprio dove non dovrebbero essercene.

Però ammetto che è divertente leggere di gente che definisce un film inglese, di un regista inglese, con cast interamente inglese e che parla di eventi inglesi, come un'americanata.


Voto: ★★★

14 commenti:

  1. Per me, al momento, il miglior film dell'anno. Rigorosissimo,eppure emotivamente forte.
    Capolavoro

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    1. Per me emotivo solo in parte. Nolan ha sempre una certa freddezza di base che, se per certi film è il punto di forza, per altri è un piccolo neo.
      Grande film, comunque, lì non ci piove.

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  2. Per tutta la sua durata non ho visto un film di guerra, ma ho vissuto la guerra. Mai successo che al cinema io mi coprissi le orecchie o sobbalzassi una volta uscito per ogni minimo rumore. Meraviglioso. E chi dice che il finale è un'americanata alla Spielberg non so che film ha visto.

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    1. Me lo chiedo pure io. Ansia davvero palpabile, ma non era un bel palpare... proprio per questo bellissimo film.

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  3. Sono davvero curiosa ed il pensiero di dover aspettare fino a sabato pomeriggio mi uccide xD

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    1. Guarda, ammazzare l'hype è il.sistema migliore, Nolan o non Nolan. Io non avevo nessuna idea e me lo sono goduto.

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  4. Proprio per il fatto che NON è un'americanata (e che nel cast non c'è nemmeno un americano) TEMO che non riceverà la pioggia di Oscar che meriterebbe

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    1. Da una certa meglio. Se ignorano la fotografia però sono da denuncia...

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  5. I tipici difetti dei film di Nolan si vedono meno, ma non è che non ci sono. Detto questo mi è piaciuto molto, con qualche dialogo in meno sarebbe stato ancora meglio, visivamente praticamente impeccabile. Cheers!

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    1. Nolan è il classico individuo rovinato da un amore sbagliato... solo che lui ama se stesso, è questo che lo fa sbagliare XD

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  6. Anche per me tra i migliori film dell'anno anche se, prima della fine del 2017, ne vedremo ancora delle belle probabilmente...
    Zimmer, con quel ticchettio assordante, ha fatto centro!

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    1. Dopo un periodo dove cominciava a ripetersi (celebre la battutona di Ortolani in merito 😂) ha cominciato a trovare delle soluzioni davvero geniali.

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  7. Film splendido ma come al solito a Nolan manca qualcosa per coinvolgermi del tutto. O, meglio, prima ce l'aveva quel qualcosa ma da Inception in poi l'ha perso, ahimé.

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    1. Per me la faccenda sta nel fatto che lo hanno osannato per la roba minore, facendo partire a sproposito paragoni con Kubrick, ed da allora è affondato nel suo ego. Qui per fortuna ha provato a fare qualcosa di diverso, anche se il mancato coinvolgimento credo fosse voluto.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U