martedì 12 settembre 2017

It [1990]



Sulla letteratura ultimamente stanno scoppiando un sacco di discussioni, in base a quello che è lecito considerare tale o meno. Io, che sono una mente semplice, mi limito a dire che qualunque cose che sia composta da frasi, lettere, virgole e varia punteggiatura, alla fine è letteratura. Al massimo c'è buona letteratura e pessima letteratura. Si cade poi in litigi di portata biblica quando si tira in mezzo Stephen King, il prolifico scrittore del Maine, idolatrato da moltissimi ma considerato un povero ebete che fa romanzi "commerciali" (ma ditemi, i libri di David Foster Wallace o José Saramago li trovate gratis?) da altri. Bene, sturatevi le orecchie... io a Stefano Re voglio un bene dell'anima, ho letto moltissimi suoi libri e, sì, per me la sua è letteratura. Avendo scritto moltissima roba, diverse minchiate sono capitate pure a lui, ma certe sue opere sono entrate a pieno diritto nell'immaginario collettivo. Una di queste è sicuramente It (a tal proposito, leggetevi il bellissimo saggio di Nicola LaGioia, se ancora non l'avete fatto), il lunghissimo romanzo del quale è in arrivo una trasposizione molto attesa. Prima del lavoro di Andres Muschietti, però, c'era la famosa miniserie del 1990, da molti considerata come un cult.

Un gruppo di vecchi amici si ritrova nella città natale per combattere il male primordiale che avevano già affrontato da ragazzini, in una battaglia all'ultimo sangue...

Recitava il vecchio adagio: c'è del brutto che piace e del bello che schifa. Che può riassumersi in un sempreverde "i gusti son gusti" - al quale io aggiungo, per sicurezza, "e i miei son quelli giusti". Questo per dire che è legittimo farsi piacere delle cose brutte, lo dice uno che ama i film di Snyder e nei periodi di stress non può fare a meno dei cingolati dei Transformers, però bisogna sempre mantenere una certa obiettività che renda possibile prendere le cose per quello che sono. A me i tormentoni estivi non danno fastidio, ma ammetto la mia immensa ignoranza musicale e non mi erigo a paladino della gran parte dei miei ascolti, quello lo lascio fare a chi la musica l'ha studiata - spesso manco quello basta, però - e sa vederla con una certa obiettività. Tutto questo per dire che la miniserie di It, poi riassunta a un unico film che supera le tre ore, altro non è che una schifezza colossale. Certo, va bene farsela piacere per il gusto del trash, va bene apprezzarla perché ha generato una generazione di coulrofobici, ma sempre prendendola per quello che è: una vaccata. Se quindi apprezzate questa versione a prescindere e siete sicuri della sua qualità... beh, fossi in voi non lo direi a voce troppo alta. Se invece avete letto il libro e la apprezzate ugualmente, allora mi spiace, ma non capite una fava, e lo dico senza supponenza ma come dato obiettivo. Perché aver letto il mattone di King e metterlo sullo stesso piano di questa roba vuol dire non saper riconoscere la Nutella da qualcos'altro che ha la stessa consistenza e colore, e questo non solo per le differenze che le due opere presentano (chi legge queste pagine sa che delle fantomatiche differenze col libro raramente mi importa) ma perché proprio quelle differenze sono l'esempio lampante di cosa rende una bella storia tale. Quello che è considerato il capolavoro di Stephen King non era solo una storia horror, la parte orrifica era solo una scusante per raccontare qualcosa di molto più profondo e radicato: la crescita. Le fattezze da pagliaccio assunte da Pennywise erano solo un avatar come un altro (poteva essere un palombaro come un pescivendolo), perché la vera natura di quell'essere era legata a giochi di potere molto più profondi e studiati, senza contare tutta l'evoluzione che devono affrontare i losers per poterlo sconfiggere. La grandezza di It sta proprio nel raccontare il superare l'infanzia e come i bambini di oggi saranno gli adulti del domani (detto in parole molto spicce), e se togli quello alla fine rimane solo la storia di un gruppo di sfigati che deve combattere contro un'entità, la quale si manifesta con le sembianze di un clown. Che detto fra noi, è una storia che sembra scritta da un demente. Se It fosse stato solo questo, allora tutti i detrattori di King avrebbero ragione. La miniserie di Tommy Lee Wallace, purtroppo, si concentra solo su questo aspetto, elimina tutta la base che rendeva il lavoro di King così meritevole e ne fa uno sfracello. Va detto che quelli erano altri tempi, che all'epoca le serie-tv non godevano della popolarità che hanno oggi, che il budget era quello che era ed è proprio da quel periodo che la parola "televisivo" assume, nel gergo cinematografico, un'associazione dispregiativa. Questa miniserie porta con sé tutto questo, da una stesura della sceneggiatura che sta insieme con lo sputo, una regia ai limiti del dilettantesco che si arrangia come può, specie nella gestione degli effetti speciali, e un gruppo di attori che fanno capire che il doppiaggio italiano in realtà alle volte sa fare davvero dei miracoli. L'unica cosa salvabile rimane Tim Curry, che nei panni del maledetto pagliaccio (o pagliaccio maledetto?) ruba la scena a tutti, apparendo buffo e inquietante con un minimo accenno, un'interpretazione davvero magistrale e che in questo contesto appare sprecata come non mai. Lui è davvero l'unico motivo per il quale questa mini merita di essere vista, tutto il resto dimenticatelo. Davvero, non ne vale la pena, e ancora adesso mi chiedo come faccia a esistere gente che promuove questa roba.

Se proprio non vi convincono le mie parole, pure il Re ha bocciato questo progetto fin dagli albori. E se lo capisce persino uno che è famoso per non essere un fine cinefilo...


Voto: ★ ½

23 commenti:

  1. Posso comprendere il tuo punto di vista: IT, nella miniserie del 1990, viene svuotato di tutto ciò che è. Ne resta l'impalcatura horror, a uso e consumo del pubblico generalista.
    Ma ci sta, appunto erano altri tempi.
    Tim Curry superbo (la sua interpretazione non è dissimile -iconograficamente parlando- da personaggi dell'epoca come KILLER BOB o il Joker di Nicholson).
    Io gli do un voto più alto, anche per quello che ha rappresentato^^

    Moz-

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    1. Onestamente, continuo a non capire cosa ha rappresentato :/ e il fatto che si continui ad averne un buon ricordo è un mistero degno di Voyager...

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    2. Specie per la nostra generazione, e parlo di noi italiani, è stato qualcosa di particolare: un horror trasmesso in prima serata, era qualcosa di non così consueto nei primissimissimi anni '90. Insomma, è diventato un'icona^^

      Moz-

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    3. Questo esula dai suoi meriti effettivi e porta su altri binari il discorso.
      Pure il film di "V for vendetta" è diventato un'icona, ma si tratta della mediocrità allo sbaraglio...

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    4. Icona per i cinquestelle XD

      Moz-

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  2. Ho iniziato a leggere It una paio di settimane fa ed è davvero straordinario. Come hai detto tu, è molto di più di un horror. Ho letto diverse recensioni di questa miniserie e più ne leggo e meno è la voglia di guardarla. Però la presenza di Tim Curry devo dire mi tenta molto.

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    1. Guarda, risparmiatela senza remore 😂 prima goditi il libro, poi per incompletezza se vuoi dacci un'occhiata.

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  3. Totalmente d'accordo con il tuo pezzo, mi è capitato di rivedere questa miniserie qualche tempo fa (per altro devo ancora scriverne, dannato tempo!) con la mia wing-woman che non lo aveva mai visto. Mi sono ritrovato a raccontare le (abbondanti) parti mancanti della storia, perché visto così, specialmente la seconda metà è un film senza senso. Si salva solo il grande Tim Curry entrato nell'immaginario collettivo, speriamo davvero che il secondo tentativo di adattamento del capolavoro di Zio Stevie ci riservi più gioie e più brividi ;-) Cheers!

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  4. Perché per molti di ragazzini di allora, fu il primo vero incontro con Pennywise.
    Io per esempio, il libro lo lessi molti anni dopo.
    E' chiaro che con il senno di poi il libro è di tutt'altra pasta.

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    1. Lì ritorniamo alla questione affettiva, che ci sta. Come dire: "Ma sì, fa schifo, però ci sono legato per fatti miei e non riesco a volergli male". Un ragionamento che uso pure io con mille altre cose.
      Da qua a dire che è un bel film ce ne passa.

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  5. ...sinceramente l'unica volta che ho visto questo film (manco mi ricordavo fosse una serie, tu pensa...) mi lasciò traumatizzata al punto che mi rimase una fobia claustrofobica nei confronti dei clown... e non riuscii mai più a rivedere questo horror tratto da King

    ovviamente non sono tentata ora che esce il rifacimento a breve

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    1. Ha causato la coulrofobia a molti infanti, questo è assodato XD

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  6. Il libro ce l'ho qui e devo trovare la spinta per leggerlo. Mi sa guarderò prima il film a sto punto.
    Ad ogni modo ho visto la miniserie un anno fa per la prima volta, troppo tardi, forse, per poterla apprezzare. E infatti non capivo chi gridava al grande capolavoro...

    CervelloBacato

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    1. Il libro è davvero tanta roba. E non per il numero delle pagine.

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  7. Tim Curry straordinario, il suo Pennywise resterà nel cuore di chi vide ai tempi questa mini da bambino - me compreso -.
    Per il resto artisticamente è terribile, ma io - che non ho letto il romanzo - lo guardo sempre con grande affetto.

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    1. Che ci sta, come cosa, ho detto. Ma almeno ammetti che è un prodotto terribile.

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  8. Io ho visto solo il "film", e anche se sono d'accordo sulla qualità non proprio eccelsa del prodotto, il suddetto grazie all'attore, le atmosfere e poiché fu il primo horror mai visto, è certamente un grande cult che mi ha sempre inquietato ;)

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    1. "Qualità non proprio eccelsa"? Fa schifo e basta. Basta poco a diventare un cult, vedo...

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  9. Non riguardo la miniserie da anni ma rammento una prima parte molto carina, ancora degna di ricordo, e una seconda inqualificabile, con quel ragno finale che vabbé, è passato alla storia come uno degli effetti speciali più brutti di sempre.
    E' vero, nel cuore degli appassionati rimane l'aura di Tim Curry che secondo me obnubila la mente, considerato anche che all'epoca il 90% di coloro che oggi ne parlano erano poco più che bambini, me compresa :)

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