martedì 30 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome - Call me by your name



Estate del 1983 nell'Italia settentrionale. Come ogni anno, gli italo-americani Perlman ospitano uno studente straniero che viene aiutato dal capofamiglia a svolgere la propria tesi di dottorato. Oliver, lo studente designato, sconvolgerà l'esistenza del diciassettenne Elio...


Paese strano, l'Italia.
Si parla sempre di gioventù che non riesce ad emergere e di giovani che devono emigrare per realizzare i propri sogni. E in tutto questo discorso ritrovi Luca Guadagnino, autore pressoché ignorato qua in Italia ma che all'estero ha sempre ricevuto parecchi riscontri, da quando riuscì a reclutare Tilda Swinton per il suo Io sono l'amore, arrivando poi a creare con soldi esteri A bigger splash e poi questo Call me by your name. Che sì, è stato girato in Italia, ma onestamente può non essere definito, se non per la nazionalità del regista e l'ambientazione, un film italiano.
Improvvisamente tutti si sono scoperti fan di questo autore, tutti a osannarne la perizia tecnica e la capacità di muovere la macchina da presa per sottolineare le sfumature dei protagonisti.
Quando era in Italia, invece?
Aveva diretto Melissa P.
E nulla, fa già ridere così, se ci pensate un attimo.
Giusto per farvi capire, quando si parla di mancanza di veri talenti italiani, come vengono trattati taluni.

"Ammazzo o'... ma ne scrive di scemenze questo!"

Contestualizzando un attimo, però, qualcosa sullo stile di Guadagnino a mio parere va detto.
Eccezion fatta per le cento mazzate di spazzola, ho sempre trovato la poetica del regista palermitano come un qualcosa di bellissimo che gira intorno a se stesso. Mi piace come gestisce le luci, il manierismo di certi passaggi e questo suo parlare sempre di emozioni bloccate, di amori che distruggono o che, uscendo, finiscono per farsi terra bruciata intorno. Trovo anche però che tutto sia sospeso in un limbo, che sia una poetica a tratti davvero fuori dal mondo e che lo ritrae con una lente deformante. Sono sempre stato convinto che l'arte debba parlare della vita, il più delle volte però si parla solo di quella che noi conosciamo.
Quando poi, come in questo caso, si vuole parlare del primo amore giovanile, le cose si complicano. Già parlare dell'amore in sé è difficile (non se ne capisce nulla da adolescenti, nemmeno da ventenni e neppure da ottantenni), se poi vai a parlare del primo amore, quello che ti scuote per la prima volta, allora vai a mettere il deretano nelle pedate, perché o hai davvero una poetica formidabile oppure sei già troppo in là con l'età per poter ricordare bene cosa comporta.
Della serie: I'm getting too old for this shit.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la tematica omosessuale in Call me by your name è solo una parentesi, dato che il regista e lo sceneggiatore James Ivory (un quasi novantenne!) nell'adattare il romanzo omonimo di André Aciman vogliono parlare dell'amore tutto e totalizzante.
Ci sono riusciti?
A sentire i pareri entusiastici di tutti quanti, parrebbe di sì.

"Mi si nota di più se dico che è un capolavoro o se vado controcorrente?"

Sinceramente, la prima cosa che mi viene da dire è: che due palle!
No, non mi riferisco a quelle di Armie Hammer.
Guadagnino a questo giro fa un passo indietro. Evita l'eccessiva raffinatezza di Io sono l'amore (che avevo comunque trovato, al netto dei suoi difetti, molto più stratificato e interessante) e si limita a una messa in scena semplice e basilare, che accompagna gli eventi con calma. Troppa calma. Diciamo pure, senza tanti problemi, che due ore e dieci per un film simile forse sono anche troppe.
Perché se in un film - udite udite - la trama non è tutto, lo è invece quello che riesci a comunicare con le immagini, con l'atmosfera e la stessa regia. Guadagnino ha il pregio di non strafare, di mostrare quanto basta e anche più senza mai essere morboso o volgare, mantenendo anche negli atti più estremi tutta la dolcezza che quella prima passione consumata dovrebbe mantenere... ma più di questi meriti, che in altre mani magari avrebbero saputo fare la vera differenza rispetto a molta altra retorica sul tema, non possiamo dargli.
C'è sicuramente una grande alchimia e una naturalezza disarmante nelle prove dei due attori protagonisti, ma i fatti che li accompagnano li ho trovati ripetitivi e ridondanti. In tutto questo, un'Italietta da cartolina abitata da gente benestante, dove pure gli amici del protagonista più giovane sembrano usciti da un catalogo di moda.
C'è troppa perfezione in quello che si mostra. C'è un'idealizzazione di base, a cominciare da quell'Oliver che sembra più un surfista californiano che un ricercatore, che sembra quasi mettere un divario fra lo spettatore della vita reale e quella che viene mostrata nel film. Che vita vera non è, già l'artificiosità del mezzo cinematografico dovrebbe palesarlo, ma di quello dovrebbe parlare, almeno in questi casi.

"Scrivi per Recensioni ribelli? Scusa, allora è meglio fare così..."

Un film che parla di un amore omosessuale non mi scandalizza perché, ricollegandoci a quello che il film vuole raccontare, tutti possono amare in maniera diversa, ma alla fine amano. Ma come sembra volerci dire il film nelle ultime scene, il più delle volte è un'amore di facciata. Perché lasciarsi andare alle emozioni, qualunque cosa esse comportino, può portare a dei seri rischi che possono annientarti. Le emozioni sono la cosa più preziosa che abbiamo, lezione di sorrentiniana memoria che appoggia pure un anafettivo come me, ma spesso comportano un prezzo molto alto per essere provate per davvero.
Il film vuole portare a tutto questo e lo fa nei dieci minuti finali. Mi ha ricordato un po' Everybody wants some!! di Richard Linklater, che pure quello raggiungeva il fulcro del discorso alla fine (nei pochi secondi finali...), cosa che qui avviene attraverso due step.
Il finale è quel discorso paterno che sta commuovendo tutti ma che io ho trovato fin troppo didascalico, mentre l'epilogo, affidandosi solo a quel primo piano che conferisce a Timothée Chalamet un ingresso dorato nel mondo della recitazione, l'ho trovato il vero fulcro della pellicola. La passione che esplode prima, il dolore del ricordo poi. C'è forse più cinema in quella scena statica, mentre i titoli di coda passano, che in tutte quelle che l'hanno preceduta, perché anche a livello meramente tecnico questo film ha saputo trasmettermi qualcosa.
Troppo poco per ritrarlo come il capolavoro che non è.
Tutto quel muoversi, girovagare, dire, fare, baciare, lettera e testamento, non poteva che concludersi con una scena così statica e quasi immobile. Peccato per tutto quello che viene prima, che non mi ha convinto e non ha saputo trasportarmi insieme a quei due, a quel loro amore grezzo e acerbo, a quello scoprirsi e condividere.
Amare è indispensabili, essere amati è un privilegio. Onestamente io in questo film, complice anche quello che può essere unicamente un limite mio, ho visto due privilegiati, ma in tutt'altra forma.
Sarà che odio l'estate.

Quando dicono che le mie recensioni fanno dormire non scherzano...

Comunque, un giorno il nostro Guadagnino dovrà spiegarci come mai nel suo ossessivo (e legittimo) desiderio di parlarci d'amore, riesca a farlo solo con gente che nuota nei soldi.
Alla fine è questo l'aspetto che mi ha colpito maggiormente dei film.
Ma non fateci caso, sono peggio del Grinch quando mi ci metto.




24 commenti:

  1. Devo ancora vederlo, quindi ho guardato solo il voto (belle le birrette!), prometto di ripassare a leggerti dopo aver visto il film, ma siccome mi fido del tuo giudizio, mi hai confermato quello che avevo intuito a naso, ovvero che non credo che mi farà proprio impazzire ecco ;-) Cheers

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    1. Le birrette sono un tocco di classe 😎
      Dipende, sono l'unico fra i nostri esimi colleghi che non ne è rimasto incantato. In caso,mi sentirò meno solo 😂

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  2. "Comunque, un giorno il nostro Guadagnino dovrà spiegarci come mai nel suo ossessivo (e legittimo) desiderio di parlarci d'amore, riesca a farlo solo con gente che nuota nei soldi."

    Bwahahah voto VENTI per questa frase, grandissimo!
    Detto questo, a me lo stile di Guadagnino non dispiace affatto, già avevo apprezzato molto A Bigger Splash ma anche lì, gente straricca, per la miseria :P

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    1. Sì, infatti. Comunque manco la tua frase era da meno 😉

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    2. In questo caso è giustificato dal fatto che è solo riduzione cinematografica di un'opera scritta da un'altro, quindi l'accusa andrebbe fatta ad Aciman.
      Sebbene anch'io ho trovato eccessivamente romanzata la storia.

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    3. Ma il mio era un riferimento alla filmografia di Guadagnino - che negli ultimi titoli, al di là di tutto, mi piace. Il romanzo l'ho citato ma, non avendolo letto, ho eclissato ogni discorso in merito.

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  3. Non hai tutti i torti, però il film mi ha stesa come sai. L’ho trovato di una sensibilità impressionante e non ho potuto non amarlo, ma mai lo chiamerei capolavoro.
    Devo recuperare un po’ di suoi lavori perchè mi ero persa anche A Bigger Splash con la mia Tilda.

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    1. Ma sì, ognuno reagisce in base alla sua sensibilità 😉
      Quello è un remake e certe cose nel finale le ho trovate imbarazzanti. Ti consiglio maggiormente "Io sono l'amore".

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  4. Ho apprezzato lo stile del film ma non sono un fan di Guadagnino (in realtà non sono fan di nessuno), ma come hai detto tu parlare dell'amore, soprattutto quello giovanile non è facile. Però ammetto che parlare di privilegiati (a meno che non diventi una fissazione) probabilmente evita di calcare la mano sul pietismo, e questo non mi dispiace.

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    1. Il pietismo si poteva evitare in ogni contesto, a mio parere. Qui l'hanno fatto, ma per me potevano abbondare pure con altro.

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  5. Sul discorso paterno concordo pienamente: talmente nobile ed elevato da risultare inverosimile.
    Sul voto siamo lì: tu 2 birre e mezzo, io 3 tazze! ;)

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    1. Ma in sé mezza birra in più ci stava... solo che mi andava di essere cattivo e una voce fuori dal coro serve sempre 😂

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  6. L'idealizzazione c'è, ma è evidente che è del tutto voluta. E' un assioma: il razzismo è figlio dell'ignoranza, e solo la cultura, l'arte, e naturalmente anche i soldi fanno sì che l'uomo non faccia distinzioni di razza, sesso o religione. Il discorso del padre (professore universitario) a Elio è la sintesi di tutto il film. E non a caso in tutto il film ci sono riferimenti politici, a Craxi come a Grillo o Reagan, per dimostrare che più veniamo governati (e impoveriti) da governi retrogradi e conservatori, più le distanze sociali aumentano. Il fatto che i protagonisti siano benestanti non può che ricordarci una cosa, talmente banale da farcela dimenticare: se la gente fosse tutta benestante, il razzismo non esisterebbe... e menomale c'è chi (come Guadagnino) prova a ricordarcelo!

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    1. Riflessione interessante quella politica, ma quei riferimenti non li ho colti con questa importanza. Dissento invece sull'ultima frase: fossimo tutti ricchi, il razzismo esisterebbe ugualmente, ed è questa la cosa triste...

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    2. l'idealizzazione è assolutamente voluta , e ricorda molto la struttura degli idilli di teocrito, sia nel paesaggio che nei sentimenti descritti

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  7. E' interessante questo punto di vista! Anche Bertolucci ha fatto film dove si innamorano solo i ricchi, ma alla fine è i film di Guadagnino sono una spanna sopra di certi film italiani dove il riccone (o comunque il 'privilegiato' in tempi di grossa crisi) sono infelici per non offendere i poveracci che non arrivano a fine mese (e sempre meglio degli isterici di Muccino, che oltre a innamorarsi rompono pure tre quarti di minchia). E comunque, di italiano Guadagnino ci mette poco, ergo, e che parlino d'amore mentre nuotano nei soldi! :-p

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    1. Ahahah, sbraitano decisamente meno dei film di Muccino, senza dubbio 😂😂

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    2. Almeno lo fanno con un italiano corretto, a furia di 'parlare' inglese mi sono dimenticata la mia ahahah!

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  8. Molto intelligente ed acuta la riflessione di Kris, e te lo dico da persona che detesta per natura politica ed indole ribelle i privilegiati. L'ignoranza, purtroppo, genera ignoranza, e dunque anche cose poco simpatiche come il razzismo.
    Detto questo, io resto dell'idea che quando arriverà la tua estate, apprezzerai di più anche questo film. ;)

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    1. Da Kris una riflessione intelligente, anche se distante da quello che penso, è scontata 😉 per il resto la mia estate l'ho ben avuta, è proprio che in questo film ho trovato tutto estremamente scontato o già detto meglio altrove.
      Ma qui dipende molto anche dalla sensibilità di chi guarda.

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  9. Quello che davvero mi lascia perplesso, quando leggo certe recensioni, è se chi recensisce il film sa che alla base c'è un romanzo da cui è stato estratto quasi tutto, e sicuramente quasi tutte le parole pronunciate. Ergo, il monologo del padre di Elio, per quanto criticabile e finto possa essere (e qui potrei aprire una parentesi lunga quanto la Bibbia, perché implica di certo che del racconto non è stato colto granché) è da rimandare al mittente, e cioè André Aciman e non Guadagnino. Fanno un po' ridere queste recensioni in cui si punta il dito su Gudagnino sulla storia (NON su come è stata raccontata), considerando che della storia di Elio e Oliver in realtà si parla (non tanto quanto oggi, ovviamente) dal 2007. Detto questo, è la seconda recensione (italiana, guarda caso) in cui si sottolinea l'età di James Ivory, come se l'eta avanzata dovesse essere un difetto. Sarebbe stato meglio dargli dell'incompetente come regista e sceneggiatore per tutta la sua carriera che non dargli praticamente del decrepito che dovrebbe stare a casa sua a leggere l'opera omnia di Forster.

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    1. Avessi letto bene, ho ben scritto che è tratto dal romanzo di Aciman (che non ho letto, quindi non posso fare paragoni) e ad essere stato criticato è anche il modo in cui tutto è stato racco stato da Guadagnino. Quella su Ivory invece è un attestato di stima, perché continuare a fare con passione ciò che si fa alla sua età per me è sempre ammirevole.
      Take it easy, tanto per allacciarci al fatto che il film, pur essendo diretto da un italiano, è una produzione estera.

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  10. Scusa, ma "l'Italietta da cartolina" dove l'hai vista di preciso? Non capisco.
    E poi non ho capito la questione dell'idealizzazione.
    Nel romanzo (bellissimo) di Acìman, Oliver è descritto esattamente come appare nel film e il padre di Elio è un professore universitario esattamente come nel film (ma di un'altra materia). Guadagnino e Ivory hanno rispettato molto il romanzo e non è stata una loro idea, o "idealizzazione", la bellezza e il ceto dei protagonisti.

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  11. WWatch movie at m4ufree movies It made me think and remember summers of my own life. It made remember sounds and smells. I was transported. The smartness, candor and gentleness of this unexpected love story goes beyond anything I've ever seen. Luca Guadagnino is rapidly becoming one my favorite directors working today.
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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U