domenica 7 gennaio 2018

madre!



Un poeta vive la sua vita insieme alla giovane moglie nella propria casa in campagna, ristrutturata dopo uno spaventoso incendio. Lì spera di ritrovare l'ispirazione perduta, ma l'improvviso arrivo di un gruppo di estranei sconvolgerà l'equilibrio...


Si è detto praticamente di tutto - e con toni non sempre signorili - su questa ultima fatica di Darren Aronofsky, a cominciare dalla sua presentazione al Festival del Cinema di Venezia, dove i titoli di coda sono stati accompagnati da urla, fischi, sputi ed emulatori di Caifa che hanno preso a stracciarsi le vesti dallo sdegno. E le chiacchiere sono continuate anche a Festival finito, con tanto di gente intenta a dire e a ribadire che il nostro si era letteralmente fottuto il cervello.
Dura verità, pubblico capra, oppure un'astuta mossa pubblicitaria per far concentrare maggiore attenzione su questo progetto? A questo solo il tempo potrà rispondere... per ora, limitiamoci al film, sul quale di cose da dire ce ne sono in abbondanza.

Se fate di nuovo paragoni con Sensualità a corte vi brucio!

Personalmente, non posso considerarmi né un fan né un detrattore di Aronofsky. E' sicuramente un regista con un proprio stile particolare, cosa che apprezzo sempre e che mi spinge a vedere con una certa curiosità la sua produzione, ma non posso proprio dire che smanio dalla voglia di vedere qualcosa di suo. So che esiste, che lavora e che ogni tot fa uscire qualcosa, tanto mi basta.
Sono quasi certo però che sia un individuo dall'ego abnorme, cosa palese dalla messa in scena dei suoi film, eppure quando è riuscito a contenerlo ha prodotto quel The wrestler che personalmente è il suo lavoro che preferisco, mentre altre volte gli è toccato soccombere alla propria ambizione creando dei pastrocchi come The fountain e Noha, due film che per quanto poco riusciti risultavano almeno visivamente interessanti.
Non pervenuto Il cigno nero, pellicola idolatrata da quasi tutti, che a me però ha dato l'effetto di una donna bellissima ma senza charme. Sì, bello, ma non mi ha catturato.
Tutto il contrario a questo giro, invece...

"A proposito di donne... Jean, vieni qui e vedi come ti faccio dimenticare la Cotillard!"

mother! (scritto proprio tutto in minuscolo e col punto esclamativo) è sicuramente un film nato col desiderio di shockare, come dimostra la primissima immagine, e in questo riesce sicuramente. Anzi, posso dire che è un film che sconsiglio nella maniera più assoluta a tutti coloro che hanno uno stomaco fin troppo debole per la morbosità e la crudeltà di certe scene, che verso la fine arrivano a dei livelli decisamente insostenibili per chiunque. Tutto questo però facendo rimanere il film coerente col proprio stile, accompagnando questa follia in un crescendo continuo, a favore di una linearità che sembra volgere sul nulla ma che alla fine porta a casa un discorso specifico.
Certo, il fatto che Aronofsky stesso abbia dovuto dare la chiava di lettura del film per fuggire dalla lapidazione mediatica toglie molto a una visione sicuramente difficile ma fascinosa, eppure la chiave per decodificare il tutto è lì a portata degli occhi di chiunque, basta solo saper cogliere i segnali che il regista vuole fornirci.
Ma quindi, alla fine della fiera, questo mother! è un bel film oppure una fantozziana cagata pazzesca?

"Ué guagliò... bello stu libr!"
"Sicuramente merita più di questa recensione."

Non è sicuramente un film perfetto e su questo credo che siano d'accordo molti. Ma la perfezione, diciamolo, è sopravvalutata. Il più delle volte porta con sé una freddezza che, a mio avviso, finisce per far allontanare lo spettatore, oltre a dare un senso di artificioso decisamente fuori luogo. mother! non è un film perfetto e nemmeno vuole esserlo. Quello che Aronofsky ha messo in scena è una crudele e cruda espressione rabbiosa, un urlo della durata di due ore che traccia proprio quel dolore che porta con sé il processo creativo. E' un racconto fatto di getto e che nell'essere espulso in questa maniera cerca di aggrapparsi dove può coi propri artigli, ferendo qualunque cosa gli capiti a portata di zampa.
No, non è perfetto.
Assolutamente.
E' qualcosa di meglio.
E' un film che non lascia indifferenti, o uguali a quando lo si ha iniziato. Nessuno toglierà le chiappe dalla sedia senza provare una strana sensazione, forse spiacevole, ma che dovrà assimilare a proprio modo.
Scusate se è poco...

Questa immagine è un po' la sintesi della mia vita...

C'è forse troppa carne al fuoco, in questo film. Abbiamo lui, una divinità creatrice in senso stretto, non solo come poeta e artista, ma proprio come divinità de facto, che unendo il Dio del Vecchio e Nuovo Testamento gode dell'adorazione. E poi lei, la Madre Terra, vessata e stuprata dagli uomini adoranti mentre il suo compagno sembra avere solo occhi per le preghiere a lui rivolte. Aronofsky ci accompagna nel suo delirio mistico per illustrarci una visione della fede distorta, estremizzata ma incredibilmente potente. Ma anche un'allegoria incredibile dell'atto creativo e del senso della donna nel mondo, anzi, LA donna per eccellenza.
Non poteva che parlare di donne questo film, dato che l'attrice protagonista, Jennifer Lawrence, è stata sua compagna per un anno - i due si sono lasciati dopo le pernacchie veneziana, e visti i risultati con The fountain è meglio che il povero Darren stia single per un bel po' - e sembra quasi che la macchina da presa la inquadri con una insolita umanità. Perché che fosse figa non c'erano dubbi, ma vederla così bella, sottile differenza, anche quando è pesta, ustionata e sporca di sangue... quello solo l'occhio di una persona innamorata può farlo.
Oltre che a regalarle la performance della vita, quella che la leva dalle solito produzioni hollywoodiane che l'avevano vista trionfatrice assoluta sugli schermi per una più intima e coraggiosa. E' anche grazie a lei e alla sua disperazione, documentata da una macchina da presa che le cammina a manco mezzo metri di distanza per tutto il film, che il risultato diventa così claustrofobico e opprimente.

"Amo', ma hai letto che scemenze scrive questo?"
"Sarà, ma io da domani ritorno a fare Hunger games!"

Chi sono le frotte di gente che invadono la casa, alla fine? Siamo noi. Aronofsky stilizza e ritrae l'umanità tutta e il suo fanatismo con un'allegoria così' semplice e diretta da essere quasi impossibile da tradurre a una prima visione. Non c'è nulla di puro in questo film. Ogni cosa è sporca, macabra, destabilizzante e senza rimedio, tanto da condannare persino l'unico personaggio positivo del film: Lei. Ma sempre da Ella è possibile un nuovo inizio, perché la donna non è solo la depositaria della vita, ma dell'amore stesso.
Quell'amore che Dio cercava e che può ricreare solo da lei.
Qualcosa di così ambizioso per me vince quasi a prescindere. Pur con i suoi momenti evitabili, pur con le sue pacchianate, pur con l'indugiare troppo su certi particolari... perché ormai, in un mondo di prodotti preconfezionati e di eroi che si confondono gli uni gli altri, film di questa potenza sono rari come la gemma stessa che rappresenta l'amore della Madre Terra.
Bravo Aronofsky!
Un film difficile da dimenticare e che fa male, in più di un modo. E me lo immagino il nostro Darren, nel guardare il pubblico sgomento a una certa scena, prima che i fischi iniziassero, che se la ride sotto i baffi per quello che è riuscito a fare.


Ecco, appunto.
Che poi, donne, un giorno dovrete spiegarmi come fate a trovare Javier Bardem bello. Non discuto sull'immensa bravura, però per il resto...

PS: ah, a tutti quelli che sfottono Darren per la rottura con la Lawrence... beh, vorrei far notare che lui, a differenza nostra, c'è stato insieme un anno. Ad ogni modo, ha vinto su tutta la linea.





12 commenti:

  1. Io direi anche che chi lo ha preso per il culo per questo film dovrebbe ripensarci ;-) Mi piacciono molto le didascalie e anche questa volta siamo sulla stessa pagina, ho il commento in rampa di lancio dalle mie parti, in ogni caso filmone, mi è piaciuto un sacco! ;-) Cheers

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    1. Ahahah! Come al solito non deludi, bro! ^^'
      Certamente, se questi sono i film per cui essere presi in giro, allora siamo davvero alla frutta. Lunga vita a chi ha ancora le palle di fare qualcosa di così audace e di osare - o perire nel tentativo...

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  2. A me Il cigno nero è piaciuto, e anche se non l'ho visto tutto, The Fountain mi aveva affascinata... Comunque, Mother! l'ho perso al cinema, ma vorrei vederlo,alla fine i film imperfetti, ma che fanno pensare, sono meglio dei capolavori!

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    1. Al di là del risultato finale, "The fountain" aveva dei momenti che presi singolarmente erano bellissimi.
      Qui più che pensare (le elucubrazioni non mancano) si finisce la visione frastornati. L'ho amato per questo ~

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  3. Il cigno nero l'ho detestato quasi quanto ho amato The Wrestler e il suo finale. Mother è bello, brutto, kitch, sublime, polanskiano, esagerato, meraviglioso, esagitato, un film fuori di testa (soprattutto l'ultima mezz'ora) che si fa vedere e rivedere dal primo all'ultimo minuto e che ha molte chiavi di lettura. Adorato!

    P.s. Bentornato ;)

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    1. L'ultima mezz'ora è stata una botta clamorosa! Mi ha davvero shockato come poche altre cose...

      P.s. Denghiu 😬

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  4. Bardem non è bello. E' affascinante, come Benicio del Toro e Vincenzo Cassola.
    Detto questo, madre! è uno dei film che mi ha sconvolta di più quest'anno, più per le immagini deliranti che per il sottesto metaforico.

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    1. A me per entrambi. L'ho "sentito", più che "visto", in una maniera particolarissima.

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  5. Non è facile sintetizzare la Storia dell'Uomo in meno di due ore e ancor più complicato è usare l'allegoria e il surreale per contestualizzare una narrazione senza tempo.

    Non è un capolavoro ma è un film destinato, tra trent'anni, ad entrare nella storia del Cinema.

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    1. Questo solo il tempo lo potrà dire, mi sa. Al di là di tutto, già solo per il fatto che sia riuscito a far parlare così tanto di sé - anche in negativo - vuol dire che merita attenzioni.
      E lo sforzo narrativo è già un'ambizione che giustifica la visione.

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  6. Indubbiamente, il Tempo giudica sempre saggiamente.

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    1. «Il tempo è galantuomo», diceva mia nonna 😉

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U