domenica 11 febbraio 2018

Enemy



Adam Bell è un professore universitario che conduce una vita isolata. Su consiglio di un collega, una sera noleggia un film e, nella pellicola, trova un attore uguale identico a lui. Deciso a scoprire l'identità del suo sosia, imbastirà una ricerca che...


Per anni José Saramago è stato la mia più grande paura letteraria. Poi a inizio 2017 ho preso il coraggio in mano e ho letto Cecità, il suo capolavoro, e... beh, per una volta quella parola non è usata a caso, perché quel libro lo è.
Al suo titolo più famoso e osannato ho fatto seguire altre letture, ma quella che mi è rimasta più vicina - anche perché lo lessi durante un viaggio molto rocambolesco e importante - è stata proprio L'uomo duplicato, da alcuni definito uno dei suoi romanzi più ironici, ma dove il tema del doppio e dell'identità, a me sempre cari, sono sviluppati col suo solito intellettualismo ma anche con una sottile ironia che me lo hanno fatto amare.
Si dovrebbero spendere pagine e pagine per parlare dei libri di Saramago, in realtà molto più semplici di quello che possono sembrare dall'alone di leggenda che permea la memoria dell'autore, ma per ora voglio limitarmi al film che Denis Villeneuve ha tratto dall'ultimo titolo citato. E visto quanto quel libro mi era piaciuto e la profonda stima che provo verso il cineasta canadese, sapevo che non sarei rimasto deluso dalla visione.
Infatti non è stato così.

"Uno passa una vita a farsi una posizione rispettabile.. e poi mi dicono che somiglio a Jean Jacques...."

Sì, dicono che ci assomiglio.
Comunque...
Enemy si pone in una posizione molto particolare nella filmografia del canadese. Infatti segna la sua ultima regia in Canada perché, nello stesso anno, diresse il suo primo film hollywoodiano, quel Prisoners che oltre al già conosciuto Gyllenhaal comprendeva nel cast pure Hugh Jackman e Paul Dano, e che ha fatto conoscere al mondo il suo talento dietro la macchina da presa. E mentre fino a poco tempo fa questa sua trasposizione da noi è rimasta inedita, tanto da essere uscita direttamente in dvd, il simpatico omonimo del pilota Gilles aveva dichiarato che questo era il suo film più intimo e personale. E da come si presenta già dalla prime scene, insieme alla complessità insita già dalla sua partenza in quanto derivante dallo scritto di un premio Nobel, non possiamo che credergli.
L'errore più comune che si potrebbe fare, sia come spettatori che come cineasti, è quello di una fedele trasposizione di quanto Saramago aveva già scritto, cosa che infatti non avviene.
Perché Enemy de L'uomo duplicato mantiene solo il canovaccio di base, ovvero quello di un professore (non più di storia alle scuole medie, bensì in una università) che in un film vede un proprio sosia e inizia la ricerca di quest'ultimo. Ciò che accade dopo e, soprattutto il finale, cambiano drasticamente per andare a raccontare tutt'altro.

"No, non sono Jean Jacques, ha sbagliato numero... tranquillo, errore comune."

Diciamolo chiaramente, fare una trasposizione di Saramago non è una cosa semplice. Il genietto portoghese aveva una sua maniera del tutto peculiare di scrivere, e non mi riferisco solo alla stramba caratterizzazione dei dialoghi, bensì a come strutturava la storia tutta. Quel fiume di parole, quelle pagine dove non si va quasi mai a capo... tutte cose che a un primo approccio possono destabilizzare, ma che una volta presa confidenza riescono a far immergere nei pensieri e nei concetti dell'autore in una maniera quasi magica. Le storie che raccontava erano totalmente asservite a quel suo metodo, pertanto da sole possono non bastare, perché le si priverebbe della loro simbologia e contenuto.
Infatti ricordiamo tutti com'è andata con Blindness ....
Molto intelligentemente, Villeneuve piega alla dimensione cinematografica tutto quanto. Fa lavorare le immagini, gioca in una maniera del tutto sua con l'atmosfera creando un mondo a sé. Un mondo tutto virato sui toni del giallo, dove l'inquinamento impedisce di vedere i colori del cielo e dove Adam si muove in questa sua stramba ricerca.
Se nel libro di Saramago il protagonista Tertuliano Màximo Afonso ci conduceva in un viaggio assurdo, dove l'imprevisto entrava nel quotidiano, nel film di Villeneuve il protagonista Alan Bell riduce la gittata, entrando in una dimensione più personale e ravvicinata che vede un uomo prigioniero delle convenzioni.
Non a caso, come fa intuire la scena iniziale, il leitmotiv di tutta la pellicola è un ragno. E cosa fanno i ragni? Tessono ragnatele. Una metafora forse troppo facile ma alla quale bisogna portare molta attenzione per capire tutti i meccanismi di un film solo apparentemente complesso, perché le chiavi di lettura sono a portata di mano fin dall'inizio. Basta solo aguzzare la vista.
O leggere fra le tele, se preferite.

Quando capisci che stai per vedere una cosa fuori di testa... e ti piace!

Enemy è sostanzialmente un film sul controllo. Il controllo che esercita un lavoro sulle nostre vite - anche qui, notare come le prime scene vengano riproposte con delle piccole variazioni e la lezione che il protagonista ripete agli studenti - ma, soprattutto, il controllo che le convenzioni sociali possono apportare al nostro stile di vita. Anche qua, la grande sottigliezza che fa intuire tutta l'intelligenza dell'autore canadese.
Non è nemmeno un caso che il film si apra in un night club, vero epicentro degli eventi, il luogo di trasgressione per eccellenza nell'immaginario occidentale. Così come non sono casuali tutti i piccoli discorsi, solo apparentemente insignificanti, che si scambiano i protagonisti, soprattutto quelli durante il cameo di Isabella Rossellini e nella scena nell'ascensore.
Adam è un uomo insoddisfatto e il suo sosia sembra essere tutto ciò che lui ha sempre desiderato. Ma quanto questa differenza esiste realmente? Quanto di quello che ci viene mostrato è vero, tra un ragno e l'altro?
I ragni. Sempre loro...
Aracnofobici astenersi.
Pochi possono avere il privilegio di essere chi vogliono realmente, perché siamo immersi in una società che ci vuole in un certo modo e ci porta sui determinati percorsi. Studia, trova un lavoro, tieni una compagna per tutta la vita e rimani monogamo, fai figli... ma quanto di quello che facciamo rappresenta realmente il nostro volere?
Quello che questo piccolo e assurdo film sembra voler raccontare è proprio questo. Ma lo fa alla sua maniera e, come spesso accade, l'originalità non fine a se stessa ripaga sempre.

Quando hai la certezza di vedere una cosa fuori di testa... e ringrazi!

Denis Villeneuve, prima della fama raggiunta con Prisoners e ancora prima dei consensi ottenuti con Arrival e Blade Runner 2049, confermando di essere uno dei pochi in grado di mantenere una propria autorialità anche di fronte a grandi cifre di produzione, dimostra di saper usare la macchina da presa come pochi. Un film che in altre mani sarebbe potuto diventare lento e macchinoso, nelle sue riesce a trovare una propria fluidità e coerenza, giocando con le immagini e facendo vivere in maniera propria la fotografia, utilizzando gli effetti visivi in maniera risicatissima ma sempre efficace.
E Jake Gyllenhaal...
La sua bravura è fuori discussione da sempre, ma qui supera se stesso, gestendo un doppio ruolo che non ha nulla da invidiare a quelli già offerti da attori come Sam Rockwell o Jeremy Irons. Lui è proprio la ciliegina sulla torta per un film che forse è lontano dalla perfezione attribuitagli da molti, ma che ti fa sembrare di averla raggiunta.
Fino a quel finale, che inizialmente si ricollega a quanto già scritto da Saramago e nell'ultima scena ti sorprende in maniera unica, solo apparentemente criptica e nonsense, ma totalmente in linea con quanto già espresso.
Chapeu!
Tanto in Canada parlano pure francese, vero?

"Quindi tu saresti il famoso Jean Jacques, presumo..."

Un film incredibile, da scoprire se si vuole scavare nella filmografia di uno dei cineasti di punta della nuova generazione, dato che si tratta del suo lavoro più personale e sentito.
Ma anche un'ottima occasione per avvicinarsi alla lettura di uno degli autori più geniali delle ultime decadi, lasciando da parte eventuali paure e sensi di inadeguatezza, perché i veri geni riescono ad arrivare a tutti.




10 commenti:

  1. Sarà che tra canadesi ci si capisce meglio, ma questo film inizia seguendo la scia di “Inseparabili” di Cronenberg, poi prende una sua deriva, il metaforone del ragno forse è un po’ tirato, ma in generale è un film che ho apprezzato molto, l’ultima scena, senza rivelare nulla a nessuno e senza rovinare la visione, è roba pronta per fare la felicità degli aracnofobici ;-) Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'ultima scena è stata un «WTF moment» allucinante, ma geniale nella sua assurdità.

      Elimina
  2. Come sai benissimo, ho adorato sia il film che il libro. Uno spettacolo.

    RispondiElimina
  3. Un film pazzesco e allucinante in tutti i sensi, fuori di testa proprio che però piace e di cui ringrazio ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, una pellicola che rimane in mente in maniera indelebile.

      Elimina
  4. Film interessante, l'ho apprezzato; però non al livello delle opere migliori di Villeneuve.
    Colonna sonora disturbante e troppo martellante

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tra quelli suoi che ho visto, per ora è il mio preferito.

      Elimina
  5. Mi sa che non potrò vederlo, se hai scritto "aracnofobici astenersi" un motivo ci sarà :-/

    RispondiElimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U