mercoledì 14 febbraio 2018

La leggenda di Beowulf



La reggia del re danese Hrotgar è messa a soqquadro dall'arrivo del troll Grendel, al che il vecchio sovrano mette una ricompensa a chiunque riesca a ucciderlo. All'appello risponde, tra gli altri, Beowulf... ma quella che sembrava la semplice uccisione di un mostro nasconde segreti molto più profondi e morbosi.


La mia adolescenza ha avuto due interconnessione davvero strane: il metal e la mitologia norrena. Scoperta con l'ascolto dei Manowar, è diventata poi una vera e propria ossessione grazie a gruppi come Virgin Steele, Amon Amarth, Bathory, Blind Guardian e Manilla Road. L'epifania avvenne quando scoprii che al cinema sarebbe uscito La leggenda di Beowulf, che portava addirittura la firma di tre grandi autori, quindi per almeno un paio di settimane il pensiero che avrei visto quel film soppiantò quello della ragazza di turno che come al solito mi ignorava - ma la mia sfiga sull'argomento può battere in lunghezza qualsiasi poema, credo.
Piccolo problema: il film mi fece schifo.
Ma se allora uscii dalla sala col cuore spezzato, augurando con tutte le mie forze un Ragnarok intestinale ai vari realizzatori di quella schifezzona, col senno di ora posso dire che La leggenda di Beowulf non è assolutamente un film riuscito, anzi, è proprio una strana commistione di tecniche e idee che non trova una vera e propria coerenza, però forse è stato troppo spesso perculato per i motivi sbagliati, quando invece in mezzo alla nebbia dei piccoli spiragli di luce ci sono.

Ma sto guardando un film o giocando a Age of empires?

La cosa che colpisce subito è il principale cast artistico.
Alla regia c'è Robert Zemeckis, quello di Ritorno al futuro, Forrest Gump e Chi ha incastrato Roger Rabbit. Insomma, uno che personalmente non mi ha fatto mai impazzire, giacché lo trovo "bravo e basta", ma comunque una garanzia di competenza. Alla sceneggiatura invece si trova Roger Avary, uno che è famoso per essere culo e camicia con Tarantino, conosciuto mentre lavorava in un videonoleggio, col quale ha co-sceneggiato film come Reservoir dogs, Una vita al massimo e Pulp fiction. Insomma, non proprio i primi due idioti che passano.
A questi aggiungiamo Neil Gaiman.
Sì, proprio lui, l'essere umano migliore che esista insieme a Guillermo De Toro, che qui collabora alla sceneggiatura insieme ad Avary e che ad essa poteva dare una vera e propria svolta. D'altronde lui di mitologia norrena ne ha parlato spesso in quel meraviglioso ciclo a fumetti di Sandman e Odino ricorre spesso nel suo libro American gods. E già che ci siamo, se non l'avete letto, leggetelo e fatevi un piacere di quelli grossi.
Insomma, con un comparto di menti simile sembra impossibile che le cose possano essere andate così male. Il problema è che questi tre una cosa giusta che fanno, ne sbagliano dopo subito altre tre.

La tamarreide! Evviva la tamarreide!

Anche se all'epoca era stata parecchio sorprendente, la tecnica con cui il tutto è stato realizzato al giorno d'oggi appare parecchio straniante. Perché se già gli effetti speciali de Il Signore degli Anelli ormai cominciano a mostrare il fianco, un intero film invecchiato ormai di una decade e realizzato totalmente in motion capture - tecnica che Zemeckis utilizza di nuovo dopo Polar Express e che andrà a ripescare per A Christman carol - può apparire parecchio furi posto in più di un contesto, specie se deve raccontare una storia di ambientazione storica.
A questo poi si aggiunge una dimensione narrativa, oltre che stilistica, dove il film non sa in quale direzione andare. Perché se da una parte adotta la libera interpretazione, dall'altra ha dei fondamenti e degli studi così accurati che cozzano fra loro in maniera evidente, oltre che a delle virate trash davvero improponibili e un utilizzo della tamarreide che in altri contesti avrebbe potuto funzionare, ma che qui appare solo ridicolo.
La leggenda di Beowulf non è un brutto film, è semplicemente fuori posto da qualunque angolazione lo si guardi. Ma anche senza l'occhio da appassionato di mitologia o quello del tizio che per un po', nonostante tutto, lo ha bollato come guilty pleasure personale, non è totalmente da buttare, come già detto.
Bisogna fare uno sforzo non indifferente, ma di cose buone se ne trovano e pure abbastanza.

"Credeteci... Angelina Jolie è mia madre!"

Il Beowulf originale è un poema inglese ancora anonimo, del quale però non è stata trovata traccia alcuna nelle leggende norrene, che alla fine racconta le gesta di un archetipo. Il guerriero originale, molto semplicemente, arrivava da Hrotgar, sconfiggeva Grendel, poi ne annientava la madre, governava con saggezza e, alla fine del suo regno, sconfiggeva il drago - o serpente di fuoco.
Avary e Gaiman optano per una soluzione molto intelligente: creano l'inganno che domina tutta la parte centrale del film e, utilizzando poi un sottile gioco di verità dette e non dette per tutta la pellicola, si collegano al finale del poema, in modo che quello che verrà tramandato ai posteri sarà la versione che tutti conoscono. Questo permette di rendere quello che doveva essere una semplice trasposizione di una leggenda come un film imperniato sul senso di conquista, l'avidità e il livore del potere. Tutti i personaggi alla fine sono sottomessi alla loro stessa ambizione, cosa che li porterà verso una fine orribile e che li priverà della loro stessa umanità.
In tutto questo Zemeckis realizza forse quello che è sicuramente il suo film più cupo e la morbosità che avvolge ogni sequenza è davvero insolita per quello che doveva essere un film decisamente molto costoso (150 milioni di dollari) destinato ad essere un buon successo commerciale. Grendel infatti ha delle sembianze che creano raccapriccio, ci sono un sacco di particolari che emanano un senso di squallore e nessuno dei personaggi si risparmia volgarità o allusioni di sorta. Pure i momenti ironici - alcuni dei quali potevano benissimo essere evitati - fanno emanare più un risolino nervoso che una vera e propria risata.
E se la motion capture, specie se vista con gli occhi moderni, in alcuni punti risulta fin troppo artificiosa, permette a Zemeckis di fare dei veri e propri miracoli con la macchina da presa, poiché gli conferisce il controllo totale su ogni elemento. Basta solo l'introduzione di Grendel come vero esempio di puro cinema.

La motion capture sembra essere una valida alternativa alla palestra.

Eppure ci sono un sacco di cose che non vanno come dovrebbero andare.
La leggenda di Beowulf e un film d'animazione davvero insolito per i normali standard e in più di un punto ne paga lo scotto. Sembra che gli autori abbiano avuto quasi paura del materiale che andavano a intaccare e, laddove si presentano diversi spunti interessanti, lanciano il sasso per poi ritrarre la mano. E se il protagonista appare decisamente più interessante della controparte epica (che poi, solo a me sembra strano che il tutto abbia quasi unicamente due location?) non tutti i temi espressi sono rappresentati come avrebbero meritato. Pure l'idea che pone la vera differenza con la storia già conosciuta non trova un vero sviluppo e la nota a margine del tempo degli eroi che sta per finire, in netta contrapposizione con al fede cristiana che sta avendo il sopravvento, risulta un discorso troncato a metà.
Eppure è innegabile la bellezza di quelle scene.
Non solo quella formale di una regia più ispirata del dovuto, che non riesce però a sopperire diverse mancanze di scrittura, ma anche quella dove è il protagonista a parlare. Soprattutto il monologo con il guerriero frisone o l'addio alla moglie, l'unica donna che ha veramente amato, prima della battaglia finale, ma anche l'addio verso quell'ultimo mostro che rappresenta tutto quello che la brama di potere di Beowulf ha portato. Piccoli segmenti che parlano del protagonista molto più di quanto quasi tutto il resto è in grado di fare, sacrificati in quella che alla fine è solo una spettacolarizzazione del grottesco davvero fine a se stessa.

Quando sembrano aver capito che tipo di film vuoi vedere, è ormai troppo tardi...

Viene quasi naturale apprezzare un film così, che in mezzo a tutte queste scelte sbagliate ha qualcosa da dire, rispetto alla stilizzazione già preimpostata di diversi titoli ben più blasonati, ma la coerenza porta a essere obiettivi.
Due birrette sarebbe il vero voto.
Il mezzo aggiunto è quasi più per questioni affettive e ideologiche.
Ma in fondo mi spiace che un film simile sia finito così presto nel dimenticatoio, al contrario della leggenda che vorrebbe rappresentare.




6 commenti:

  1. Robert Zemeckis e Neil Gaiman, impossibile resistere. Alla fine l’unico modo per parlarne bene e pensare che tante delle “Sboronate” di Beowulf (tipo lui che nuota per chilometri) siano frutto dei suoi racconti. Purtroppo il tono dimesso della seconda parte stona con quello, come hai ben detto, tamarro, della prima, e il demone Angelina Jolie con il tacco 12 incorporato nel tallone non si può guardare, nemmeno ad essere feticista. In ogni caso ci ha regalato un tormentone, la frase (s)cult: «Io. Sono. Beowulf!» che usata a caso e fuori contesto fa ancora ridere tantissimo :-P Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quella frase è stata il mio cavallo di battaglia per molto tempo 😂

      Elimina
  2. Mioddio, devo averlo visto 100 anni fa, ricordo solo il terrificante Grendel che, invece di farmi paura, mi fece scoppiare a ridere in sala come una matta!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quando ha fatto il suo ingresso sono scoppiato in un: «Ma che cacchio sto guardando?» 😂

      Elimina
  3. Un film davvero strano, in cui davvero non si capisce cos'è e dove vorrebbe andare a parare, boh!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me ha disturbato di più il «cos'è», ti dirò. Va a parere in più direzioni ma lo fa confusamente...

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U