domenica 18 febbraio 2018

Valhalla rising



Un uomo muto, senza nome e privo di un occhio, è tenuto prigioniero da un gruppo di vichinghi, che lo usano come animale da combattimento in tornei organizzati con altri girovaghi. Quando il prigioniero riesce a liberarsi, uccide tutti i suoi aguzzini, fino a incontrare dei vichinghi cristiani che lo invitano a unirsi al loro viaggio in Terra Santa per combattere gli infedeli...


Con la fede ho sempre avuto un rapporto molto strano.
Non sono credente, ma non mi posso definire nemmeno ateo. Ho letto molti libri sacri di diverse religioni e, tra una cosa e l'altra, sono anche appassionato di mitologia. Non nutro nessun odio verso chi crede o le religioni in sé, ma mi danno parecchio fastidio gli ordini dogmatici e le figure di potere dentro essi. Verso i vent'anni ho capito che potevo essere agnostico, perché alle risposte ho sempre preferito le domande, e quella sembrava la posizione più adatta per uno come me.
Parlare di cose simili senza far finire tutto in rissa è difficile...
È difficile pure non passare per enorme paraculo.
Però credo siano cose che prima o poi saltano fuori, quando si va avanti a parlare di certi argomenti, quindi tanto valeva mettersi a nudo e spiegare un po' bene la faccenda, anche perché con un film simile sono discorsi che è impossibile evitare, anche solo per spiegare come la pensi sui certi passaggi.
Perché per assurdo pure il film di uno che ha una visione opposta alla tua può finire per piacerti molto, tanto che me lo porto dietro da diversi anni.
Inoltre mi ha fatto scoprire Mads Mikkelsen.

Signori e signore... ecco a voi il più grande attore vivente!

Quando Valhalla rising uscì nelle sale, il nome di Nicolas Winding Refn - da qui in avanti ribattezzato "Nicoletto" per semplicità - non era ancora così conosciuto. C'erano state diverse perle che, insieme a questa, erano circolate nei salotti d'essai pippaioli o nel circuito dei video underground, però è dovuto arrivare il 2011 col suo guidatore poco loquace per dargli lo status di autore di culto che può vantare ora. Anzi, lui deve essere nello starter-pack di chiunque voglia improvvisarsi esperto cinefilo.
Da noi è uscito direttamente in dvd, ma era stato ben preceduto dai numerosi aneddoti di altrettante persone che nel vederlo proiettato al Festival di Venezia si erano addormentate in sala, insieme a diverse critiche non molto propense a promuoverlo. Io molto semplicemente, oltre che per questo, ne ero venuto a conoscenza perché ero ancora nel periodo dove mi infognavo per i miti norreni e avevo riconosciuto nel protagonista il Le Chiffre di Casino royale.
Anche dopo numerose visioni non ho paura ad ammettere che Valhalla rising (il sottotitolo Regno di sangue, del tutto fuori contesto e aggiunto dalla distribuzione italiana, lo risparmio per principio) non è un film perfetto, anzi, è ostico, fin troppo lento e verso la fine diventa auto-compiaciuto in maniera quasi irritante, ma rimane ugualmente estremamente affascinante, anche se non condivido il discorso fatto sulla fede. Del resto la cinematografia di Nicoletto si riassume perfettamente in questa pellicola: non capisci benissimo cosa voglia dire (e magari non dice proprio nulla...) ma il modo che ha di farlo è ammaliante.
Dove non riesce lui, poi, arriva Mads Mikkelsen che guarda a caso in cagnesco.

Nicoletto ci piace anche per queste cose.

Cosa ha a che fare però Valhalla rising coi miti norreni, a parte il titolo?
Poco o nulla.
Se volete un film da guardare con i Manowar in sottofondo, allora siete fuori strada. Nicoletto realizza quella che è pura avanguardia, per alcuni magari nel senso peggiore del termine: pochi mezzi, pochi attori, pochi luoghi però tante idee su come dire certe cose, anche se forse sono quelli sbagliati.
Il discorso in fondo si riassume su come il cristianesimo abbia fatto più male che bene e su come i credenti abbiano cercato di soggiogare gli altri culti in nome dell'Unico Dio. Personalmente, trovo il tutto abbastanza semplicistico e raramente le soluzioni spicce mi accontentano, anzi, le trovo il più delle volte foriere di incomprensioni e intolleranza, specie perché il male ha diverse sfaccettature che non si possono riassumere in poche righe ma merita un discorso più ampio e sfaccettato.
Il cristianesimo - o meglio, gli uomini che agivano in nome della fede - ha fatto del male? Assolutamente, ci sono pagine di storia di qualunque culto che possono spiegare tutte le carneficine fatte in nome dell'amico immaginario di turno. Resto però altresì convinto che se non fosse stato per la religione, l'uomo avrebbe trovato un'altra "scusa", poiché questo sta in parte nella sua natura - del resto ho conosciuto persone che mi hanno quasi menato perché non ascoltavo la band giusta. Non è tanto la religione in sé a spaventarmi, ma l'estremismo ideologico e, con esso, l'ignoranza.
Del resto, ho sentito sia atei che credenti dare appellativi poco simpatici alle ragazze che vivono liberamente la propria sessualità.

"Ave Nicoletto, che sei nella celluloide..."

In tutto questo però è innegabile che il nostro danese moderno preferito ha saputo ricreare uno spettacolo visivo davvero enorme. Basta solo la fotografia di Morten Søborg, una delle più belle degli ultimi dieci anni, per farci immergere nelle atmosfere plumbee e sporche di questo universo fuori dal tempo che Nicoletto è stato in grado di creare.
Nonostante si vada a parlare di quella che è la spiritualità e il personaggio muto di Mikkelsen sembri essere proprio una versione umana di Odino, come farebbe intendere la sua invulnerabilità e l'occhio mancante, tutto è riportato a quella che è la più misera e squallida realtà terrena, intesa sia come umanità che come fango che vola e ricopre i corpi dei personaggi insieme al sangue. La forza di Valhalla rising sta proprio in tutto questo e in come alla fine, in mezzo a tutto quel marcio, si vada a riscoprire l'innocenza, guarda caso attraverso gli occhi di un bambino, in un connubio uomo-natura che se prima distrugge alla fine accoglie, dando la vera redenzione e con essa la rinascita.
Nicoletto riesce a raccontare tutto questo con pochissimi dialoghi. C'è un senso di fine opprimente e quasi distruttivo che permea tutta la pellicola, lasciando intendere come un'era stia giungendo verso la fine, lasciando chi l'ha vissuta in un baratro pieno di cambiamenti e incertezze. E' un ritratto decisamente spietato. quello di un'umanità estremamente piccola in mezzo a quella che è la vastità della terra che li ha partoriti. All'inferno non ci sono capitati, ma ci sono nati.
Raccontare tutto questo con una simile linearità e con solamente l'ausilio delle immagini, per me è la prova che siamo davanti a quella che è l'opera di un autore senza se e senza ma. Cinema allo stato puro, al di là del fatto che con una parte del messaggio non concordo assolutamente, ma per ora non si è infranto nessuno dei miei parametri morali.

Ecco come Nicoletto ha cercato di dimenticare la bocciatura veneziana...

La cinematografia di Nicoletto è quella di un esteta che cerca in maniera ossessiva la perfezione visiva, anche a discapito di quella che può essere l'empatia col pubblico, contaminandola con una violenza - estetizzata pure essa - a tratti pure eccessiva ma che in tutto quello ha una sua forte coerenza. Non è un caso forse che il suo film più conosciuto e apprezzato è forse l'unico che ha eseguito su commissione e che in seguito ha rinnegato, pur non rinnegando il successo che è riuscito a dargli.
Valhalla rising infatti giunge un po' come spartiacque nella sua produzione, cercando un cripticismo verso la fine che, dopo la a tratti estenuante sequenza sulla barca, crea una iniziale confusione in quello che vuole dire, arrivando a un finale che ai meno attenti potrà sembrare quasi demenziale, così come molti invece hanno definito demenziale l'intera pellicola.
Dal canto mio mi sono limitato a farmi trascinare dalla potenza delle immagini. Valhalla rising per me è stato un viaggio molto piacevole, anche se non richiesto, del quale mi è interessato maggiormente il proseguimento che la destinazione finale, dato che sulla fede e il credere in qualcosa ognuno ha le proprie idee. E se guardo un film, voglio principalmente questo: qualcosa che anche nell'immobilità riesca a non farmi staccare gli occhi dallo schermo.
Valhalla rising ci riesce perfettamente.
Già solo guardare dei girovaghi che si riposano o il loro drappello che avanza per quelle connine ammantate di erba e nebbia è uno spettacolo di rara bellezza.

Come mi sono sentito a fine visione.

Sicuramente il film ideale per iniziare a conoscere questo autore e che segna l'inizio della nuova via stilistica presa dal suo cinema, apparendo dopo una visione più approfondita della filmografia del danese come uno strano ibrido che affascina pure per questo.
Oppure, da prendere proprio come un viaggio.
Senza chiedere però dove porta e quanto costa il biglietto.




4 commenti:

  1. Per me, nonostante l'osticità, un filmone.
    Un viaggio vero e proprio, una sorta di Enter the void versione secoli bui.

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    1. Titolo non citato a caso. Qui poi c'è una ruvidezza in più che su di me ha grande fascino.

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  2. Sempre ripromesso di volerlo recuperare, ma ancora sono indeciso, ancor più con questa recensione, anche perché a me non bastano i paesaggi, ma soprattutto non mi piace la lentezza in questi film...comunque si vedrà..

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    1. Se la lentezza proprio non la sopporti allora lascia stare, devi essere "propenso".
      Se però vuoi farti guidare dalle sensazioni e dalle immagini allora buttati!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U