venerdì 16 marzo 2018

Loving Vincent



Francia, 1981. Il pittore Vincent van Gogh si è tolto la vita da un anno. In questo scenario il giovane Armand Roulin riceve l'incarico dal padre postino di portare a Theo van Gogh, fratello dell'artista deceduto, l'ultima lettera scritta dal pittore. Nel cercare di incontrare Theo il giovane Armand si ritrova ad attraversare la Francia, incontrando conoscenti del celebre artista e arrivando addirittura a indagare sulla sua morte...


Non so se lo sapete, ma mi sono diplomato all'istituto d'arte.
In realtà scoprii al terzo anno che era una scuola di grafica, ma così è la vita. Diciamo che non ero il tipico studente che marina le lezioni per fumarsi le canne ai giardini, ma il rendimento era più o meno quello. Però l'arte mi piaceva per davvero e, strano a dirsi, la studiavo pure volentieri. Spesso andavo pure a fare delle ricerche per conto mio.
Uno dei miei pittori preferiti inoltre è sempre stato van Gogh.
Inizialmente per semplice gusto personale, ero affascinato da quelle pennellate grosse e abbastanza rabbiose nel loro ordine, oltre al fatto che raggiunse quella maestria pur avendo iniziato a dipingere alla tardiva età di ventotto anni - la mia, che invece perdo tempo su un blog. Poi mi ero addirittura appassionato alla sua vita e alle sue travagliate vicende.
Si dice che i veri artisti siano coloro che soffrono, ma dubito sia necessariamente così. Credo che un vero artista sia colui che riesce a vedere le cose con una maggiore profondità, cosa che porta a soffrire. Van Gogh mi è sempre piaciuto immaginarlo così e per certi versi, pur non avendolo mai conosciuto, un po' gli ho sempre voluto bene per questo.
Ovvio che non potevo perdermi un film sulla su vita.

E mo' "dipinti in movimento" andatelo a dire dei film orientali...

In realtà me lo sono perso. Tutti e tre i giorni (più successive repliche...) che la Nexo Digital lo ha trasmesso sui nostri schermi o avevo da fare o il cinema interessato era troppo lontano, pertanto lo ho recuperato solo in tempi recenti - e non ho potuto manco fare una lamentela coerente sulla mancata statuetta.
Va anche detto che, pur avendolo atteso per un bel po' di tempo, avevo qualche timore. Non sono mai stato un grande fan dei biopic, ce ne sono davvero pochi che mi piacciono, spesso li trovo fin troppo didascalici e poco interessanti sul versante cinematografico, più utili a una visione nelle scuole che per chi ha desiderio di vedere qualcosa che porti avanti un discorso stilistico. Ecco perché quando si parla di figure storiche il più delle volte preferisco armarmi di biografie o documentari.
Questo poi aveva dalla sua la particolarità di realizzazione, che se da una parte accresceva la curiosità, dall'altra faceva da puro deterrente perché il timore che fosse una tecnica ganza abbastanza fine a se stessa era dietro l'angolo.
Avete presente il 3D di Avatar o l'invecchiamento naturale di Boyhood?
Stessa cosa.
Loving Vincent pende un poco da ambo le parti, ma fortunatamente il discorso generale è davvero coerente e ben realizzato. E sì, vedere i quadri del tuo artista preferito che si muovono e posseggono vita propria è uno spettacolo di rara bellezza, che stranamente non arriva a stufare dopo la prima mezzora.

# Van Gogh, una lama e si taglia un orecchio / io ti sento parlare, sto per fare lo stesso #

Il celebre pittore non è nuovo all'essere rappresentato su grande e piccolo schermo. Gli aveva prestato le sembianze il regista Martin Scorsese in un segmento di Sogni di Akira Kurosawa ed uno speciale di Dr Who era dedicato all'artista e ai suoi quadri - poi c'è quello sketch di Family guy che ricordo sempre perché sono un gran sadico. Ma qui siamo andati davvero oltre.
L'operazione messa in atto dai registi Dorota Kobiela e Hugh Welchman (che hanno sceneggiato il tutto insieme al poeta polacco Jacek Dehnel) è davvero ambiziosa. Grazie a una co-produzione fra Inghilterra e Polonia, con l'aiuto dei finanziamenti aggiuntivi di una raccolta fondi Kickstarter, sono riusciti ad assoldare un team di 125 artisti che hanno realizzato il primo film animato su tela, utilizzando una base reale di riprese insieme ad alcune sequenze realizzate grazie al rotoscopio. Il risultato è davvero impressionante e di grande effetto, insieme alla naturalezza delle animazioni che non sembrano quasi mai fuori posto, nonostante tutte le complicanze derivate da questa tecnica.
Il che sembra quasi naturale, dato che si parla della vita di un artista. Questo permette di immergersi del tutto nelle sue opere, nella sua arte, comprendendo cosa da essa è derivata. Van Gogh non compare mai in prima persona, ma attraverso i vari flashback, tutto ciò che ci resta è solo la testimonianza delle persone che hanno avuto modo di conoscerlo o incontrarlo.
E gran parte del film si riassume proprio in questo, nel protagonista che va alla ricerca di questo fantomatico Theo van Gogh e invece incappa in individui che gli permettono di sentirsi narrare i punti focali della sua esistenza.
Ma il vero salto il film lo fa a questo punto.

"Signorina, preferisco il conto al link di Recensioni ribelli..."

Il trucco usato per illustrare quelle che sono le vicissitudini che l'artista ha attraversato è vecchio ma efficace, dona un bel dinamismo alla storia che non assume mai i difetti tipici del biopic medio. Dove poi non arriva lo script, aiuta molto la tecnica con cui è stato realizzato. Ma proprio quando sembra che tutto sia destinato al mero ripetersi dello schema, ecco che la premiata ditta Kobiela/Welchman abbraccia l'ipotesi degli storici Steven Naifeh e Gregory Withe Smith (secondo la quale van Gogh non morì suicida, ma ucciso accidentalmente da un ragazzo che lo tormentava) dando alla pellicola una leggera venatura investigativa.
Loving Vincent non rimane quindi solo un biopic realizzato con una tecnica nuova, ma si trasforma anche in una riflessione sulla solitudine e su come spesso sia accompagnata dall'indifferenza, sul non agire che trasforma la società in un gruppo di mostri interessati solo al proprio tornaconto. Il tema della morte è preponderante, ma gli si accosta quello della vita e del modo di vederla, dello sguardo che si può dare ad essa ed alle scelte che si attuano per poter rendere migliore anche quella degli altri.
D'altronde un quadro lo si può ammirare superficialmente, oppure studiarlo per comprendere ciò che l'artista ha voluto riversare in esso.
Lo stesso può dirsi di van Gogh. Per molti un matto, per altri un genio, ma per pochissimi una persona coi suoi demoni e segnato dagli sforzi per poterli affrontare.

"Recensioni ribelli? Quella roba la farà diventare cieco, giovanotto!"

Sarà proprio su questo che Armand Roulin dovrà interrogarsi, prendendo delle scelte inerenti che per poter continuare la sua indagine. Un'indagine che non avrà mai un vero frutto, quanto una personale maturazione.
Loving Vincent non è solo un viaggio alla scoperta dell'arte, quanto della solitudine. Dell'ineluttabilità del destino e del peso degli eventi sulle spalle di una persona già provata. Il film non pone mai troppa morbosità su quelle che sono le vicende più scabrose nella vita dell'artista e mantiene una certa distanza che non si traduce mai in poca ambizione, quanto in un velo di malinconia che non abbandona ogni singolo fotogramma. E' una pellicola pregna di tristezza, ma non di rassegnazione, particolare più importante, attraversata da personaggi ben caratterizzati (e rielaborati dai quadri dell'artista) che portano avanti un discorso logico e coerente.
Non si tratta di un film perfetto, quanto trattato con intelligenza e sensibilità. La stessa che serve per comprendere, se non la vita di un uomo che si avrà la possibilità di conoscere solo marginalmente attraverso la fitta corrispondenza con l'amato fratello Theo - che morirà pochi mesi dopo di lui, roso dai sensi di colpa per non essere riuscito ad aiutarlo abbastanza - almeno quello che era il suo tormento. O di avvicinarci a quella che è la sua vastissima produzione.
Produzione, tra l'altro, premiata unicamente dopo la sua morte.
Perché spesso la morte non è unicamente la fine di tutto, ma l'inizio di un'altra via.

"Van Gogh? Aveva sempre un orecchio pronto per ascoltarti..."

Un esperimento audace che ha raccolto tutti i consensi e il successo che meritava, oltre che il plauso degli appassionati.
Io, da studente svogliato e ormai lontano che sono, me lo sono goduto un mondo.





2 commenti:

  1. Questo film me lo sono perso anche io, ora cercherò di recuperarlo

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U