giovedì 29 marzo 2018

Personal shopper



Maureen vive a Parigi e di lavoro fa la personal shopper, ovvero si occupa di eseguire le mansioni quotidiane dei vip. E' anche una medium e cerca in tutti i modi di mettersi in contatto con l'anima del fratello gemello, morto a causa di una malformazione cardiaca della quale soffre pure lei...


Per come sono fatto, ho sempre pensato che la morte non sia una fine, quanto l'apripista per un nuovo inizio. Lo penso anche per le epoche che passano, che al loro volgere al termine danno inizio a delle loro similari in perenne mutamento, sia nei costumi che nel pensiero.
Quello che un po' mi inquieta dell'epoca in cui sto vivendo è anche l'essere costantemente bombardati di nozioni e informazioni, fattore che ha forse creato un certo disagio in molti miei coetanei che, nel passare un'adolescenza "vecchio stile", dove magari eravamo anche maggiormente propensi all'agire come spugne - non solo in materia alcolica - si sono ritrovati catapultati in un mondo che va avanti fin troppo veloce e al quale è difficile stare al passo. Io stesso ho dovuto vagamente rivoluzionare la mia vita per cercare un posto in questa società e mi è costata pure parecchia fatica per quelle che erano le mie vecchie convinzioni.
No, dei tacchi a spillo e delle calze a rete ne parleremo un'altra volta.
Per ora ricolleghiamoci a questo Personal shopper...

Uno cerca di non fumare, poi guarda i film...

Questa 'rivoluzione' si evince anche nel modo in cui oggi vengono guardati i film.
Mi spiego meglio...
Ricordo bene che quando uscì Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan (vi prego non iniziamo pipponi a tema!) se ne parlò per mesi, anche per un anno consecutivo. Quel film, in qualche maniera, finì per imprimersi nell'immaginario collettivo e avvenne con una certa sorpresa da parte di tutti. Andando su lidi meno mainstream invece molti di noi possono ricordarsi di titoli più di nicchia che però facevano parlare per diverso tempo, divenendo dei punti di approdo per tutti gli appassionati.
Ecco, da quanto tempo non succede una cosa simile?
Da quel che ricordo, dopo The Avengers (che era supportato da un'operazione che andava avanti da diversi anni, oltre ad essere il primo a creare un universo cinematografico condiviso) non c'è più stato un blockbuster di quelle proporzioni e dopo Birdman quasi nessun film ha avuto lo stesso impatto sugli appassionati. D'altronde, sono cambiate le logiche produttive e grazie anche alle varie piattaforme vedere un film è ancora più semplice di prima. Andare al cinema non è più un evento, siamo passati dal "Non vedo l'ora che facciano un film su quel supereroe" a "Oddio, un altro film su quel supereroe!" e cercare di far appassionare la gente a qualcosa diventa sempre più difficile.
Per esempio, 'sto film per esempio ha pure ricevuto un premio prestigioso - insieme a diversi fischi... - al Festival di Cannes e io fino a ieri manco ne avevo sentito parlare.

Gli spettatori del Festival a film finito.

Personal shopper è un film che fa nascere tutte queste riflessioni ma destinato pure a dividere, fra chi lo considera una fantozziana cagata pazzesca e chi invece un capolavorone indegno del pubblico caprone - rima. Come spesso accade, in questi casi mi piace mettermi nella solita via di mezzo, perché è innegabile che il film abbia i suoi meriti ma sarei davvero un bugiardo se facessi lo splendido dicendo di averlo capito tutto. Al che però si annovera il dilemma se è al film che manca qualcosa o se è la mia materia grigia ad essere carente.
Anche tutti e due, eh.
Olivier Assayas fa il furbone e propina un gioco di detti e non detti con lo spettatore, regalando il cinema che lo ha fatto conoscere al mondo e che non rinnega le sue formule, ma non si può dire che la ciambella a questo giro sia del tutto tonda per i motivi di cui sopra.
Sicuramente il nostro amico d'oltralpe ha occhio e il Prix per la mise en scéne è un premio più che meritato. I lunghi girovagare di Maureen non annoiano, nonostante il ritmo lento, e tutto sembra essere ambientato in un microcosmo creato ad hoc che, nonostante tu sappia che è finto, ti sembra reale e straniante proprio perché tale. Assayas riesce a ricostruire il suo mondo, a metterti una strana angoscia con delle scene comunissime e a fare un uso del sonoro sapiente che a suo modo completa le immagini, prendendo a cuore la lezione di maestri come Hitchcock e DePalma, senza rinnegare un certo cinema orientale al quale è sempre stato debitore.
Tutto molto bello, ma a una certa ti chiedi dove voglia veramente andare questo film, oltre a inseguire Bella Swann Kristen Stewart in scooter.

"Inizi a fare sul serio o dobbiamo parlare di Twilight ancora a lungo?"

Assayas riesce a creare un film sullo straniamento, su un mondo in continua evoluzione fatto di vacuità dove, ironicamente, a tener in piedi la gente è anche la concretezza del dolore. Possiamo dire che Personal shopper parli soprattutto di questo, di accettare il dolore in quanto facente parte di noi e del nostro passato (e 'sticazzi) e tramite esso anche raggiungere quelli che sono i punti estremi della nostra anima.
Il film tiene aperte due finestre, quella più animista e quella ancorata alla modernità. E se la prima avviene con una trovata che ho trovato a dir poco trash, con quel fantasma che sembra fuori posto da quanto è idiota come sviluppo narrativo e visivo, la seconda è quella che mi è rimasta maggiormente impressa. Basta poco per inquietare per davvero o per destare una sinistra curiosità e in questo caso un cellulare c'è riuscito appieno.
Certo, serve una sospensione dell'incredulità notevole, su questo e soprattutto su altri punti, ma il gioco vale la candela. Assayas se ne frega bellamente di essere credibile e se a tratti paga questo suo menefreghismo, dall'altra è proprio in questo che trova le proprie carte vincenti, nell'instillare un dubbio che a una certa non vorremmo manco venisse fugato. Ci basta quello spazio per far andare avanti un film che vive della propria ambiguità e che proprio in questo potrebbe trovare la vera grandezza, con quella messa in scena che completa un quadro clinico di perfetto straniamento nel quale è quasi piacevole lasciarsi affogare.
Che poi, a ben pensarci, la vera genialità è che in una storia che dovrebbe parlare di fantasmi questi siano più presenti nelle persone reali, incapaci di instaurare dei veri legami o delle emozioni degne di questo nome, e che si manifestino nella realtà attraverso ausili che rendono le conversazioni ancora più impersonali.

E mo' venitece a parla' ancora de Her...

Non tutte le risposte arriveranno. Il cinema di Assayas è quello che non vuole soddisfare il fiuto investigativo dello spettatore e che preferisce lasciargli dubbi e incertezze. Il che non è affatto un demerito, ma è un gioco che prevede diversi rischi. Vuoi fare il misterioso? Va bene, ma occhio a non fare la figura del paraculo.
Assayas non cadi (quasi) mai in questo tranello, ma l'impressione che sbraghi in più di un frangente è bella grossa. Perché se l'alone di ambiguità che riesce a far calare su ogni cosa è notevole, il suo insistere morbosamente su questo fa stancare del gioco, a una certa. Perché basta poco per rendere un film carico, la sequenza del cellulare e Mareen che prova i vestiti che la sua capa le ha vietato di indossare, accettando quello che è un perverso incontro con l'anima che sembra tormentarla, sono delle sequenze che da sole valgono la visione, ma più si va avanti più viene da domandarsi quanto tutto questo perseverare sia propedeutico alle funzioni del film e quanto possa essere un esercizio onanista dello stesso filmmaker.
Tutto sembra così vero, eppure ci viene comunicato attraverso diversi meta-testi, fra i quali anche un finto film visto su YouTube, tutto è al contempo falso. Ma se le immagini fanno il grosso del lavoro, quello che si nota scavando sotto la superficie lascia diversi dubbi sulla propria riuscita e sull'effettiva efficacia di ciò che il regista abbia voluto comunicare. E l'ambiguità che ha voluto immortalare si fa quasi beffe del suo stesso creatore...

Nella foto, una cinefila dell'internet che pensa al cinema orientale.

Ma poi, davvero, come cavolo fate a dire che Kristen Stewart è diventata una bravissima attrice? Che io ho abbandonato ogni pregiudizio senza timore, che gli errori a inizio carriera li hanno fatti tutti, ma proprio no...





6 commenti:

  1. L'ho visto anche io pochi giorni fa e non mi ha entusiasmata. Come hai detto, raffinatissimo, bellissimo dal punto di vista della messinscena ma poi... meh. Le riflessioni che veicola lasciano un po' il tempo che trovano.
    Quanto alla Stewart qui mi è piaciuta ma grazie al piffero, deve fare la tizia scazzata/depressa quindi è perfetta XD

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    1. Ma povera 😂 comunque sì, sicuramente non brutto ma lascia il tempo che trova. Eppure ad alcuni è piaciuto molto.

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  2. Dopo il film in cui la Stewart faceva la (credibilissima!) soldatessa di stanza a Guantanamo, ogni volta che leggo il suo nome, divento più depresso/scazzato di lei. Questo devo ancora vederlo proprio per questa ragione, ne ho sentito parlare in ogni modo, anche io sono dell’avviso “Le cazzate le abbiamo fatte tutti” (guarda il suo socio in “Tuhail’Aids” diventato per un po’ uno dei preferiti di Cronenberg), l’unica sarò prenderlo per le corna ‘sto film e affrontarlo una volta per tutte. Ti ringrazio per l’ottimo post, se non mi convinco a vedere il film dopo questo pezzo non avrò più scuse! Cheers

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    1. La sua poi è una "cazzata" fatta a inizio carriera, dove di certo non puoi essere schizzinoso. Dopo ha cercato di riprendersi, ma le capacità non sono allo stesso livello dell'intenzione, diciamo... 😅
      Guarda, tu cerca di vederlo e prova a scrivere qualcosa. Ho bisogno di un brainstorming...

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  3. Anche io ho una sensazione simile riguardo a questa overdose di informazioni, opere, prodotti. E' difficile apprezzare le cose quando ce ne sono tante. Alla fine ho deciso che non voglio stare al passo con tutto quanto e mi prendo i miei ritmi.

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    1. Diciamo che proprio perché sono tante le più meritevoli dovrebbero spiccare... invece solo brevi sprazzi di gloria.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U