domenica 15 aprile 2018

Ready Player One



In un futuro non troppo lontano, dopo una profonda siccità e crisi economica, l'umanità è perennemente collegata a OASIS, gioco virtuale dove ognuno può indossare i panni dell'avatar che preferisce. In questo scenario il giovane Wade Wattss è deciso a trovare un Easter Egg lasciato dal creatore del gioco prima di morire, in palio c'è il possesso e la gestione di OASIS. Ma altre forze sono interessate all'ambito bottino...


Da queste parti vogliamo molto bene a Steven Spielberg.
Se penso al cinema, penso a quando in prima elementare (quanti anni!) i miei genitori mi regalarono la VHS (quanto fa trentenne fallito dire VHS?) di Jurassic park, perché erano i Ninety e i dinosauri andavano alla grande. Il vedere che coi dinosauri si potevano fare delle storie e suscitare anche emozioni come paura, angoscia e tensione fu il mio primo passo nel mondo della celluloide, sancendo la mia prima passione. Non fu subito il cinema a diventare una mania, fu proprio zio Steve (bella zio!) e l'universo in pellicola che ha saputo creare ad ogni film.
Perché magari farà più bella figura citare Stanley Kubrick o Andrzej Żuławski per il proprio curriculum cinefilo, ma a mio parere Spielberg è quello che ha saputo fare grande cinema togliendo ogni forma di elitarismo e portandolo al pubblico più largo possibile, senza perdere il proprio tocco nemmeno nelle opere meno riuscite. Non so voi, ma per me questo è essere dei grandi su tutta la linea.
Morale della favola: ogni cosa che il nostro fa, vado a vederla.
Anche perché mi ero agitato come un Klingon nella caccia alle citazioni che era scoppiata non appena erano stati rilasciati i primi trailer di questo Ready Player One, roba in grado di far bestemmiare come Lobo anche un prete.

"Jean, hai visto la Delorean?"
"Quella vicina alla moto di Akira, dici?"

Specifico che, pur avendo lavorato nel settore, non sono mai stato un fanatico dei videgame - storia vera. Anzi, credo di aver giocato solo ai Pokemon sul Game Boy. Questo è stato l'unico tassello che mi mancava per completare la mia nerditudine, perché soprattutto nei primi anni delle superiori fra fumetti, manga, anime, giochi di ruolo e seghe saghe fantasy mi mancavano solo quelli per cadere pericolosamente nel vortice.
Andavo quindi alla visione di Ready Player One abbastanza allenato da corse pregresse, anche se già i trailer facevano notare che era pressoché impossibile riuscire ad afferrare tutti i riferimenti disseminati qua e là. Mi incuriosiva però come Spielberg, vero fautore di quello che è l'immaginario anni Ottanta, avesse potuto gestire e auto-citarsi pur mantenendo la fluidità filmica generale, specie perché il libro omonimo di Ernest Cline aveva delle soluzioni abbastanza infilmabili.
Già... il romanzo...
Salutato da alcuni come un onesto divertissment citazionista e da altri come una cacata mostruosa, per quanto la Universal avesse già acquistato i diritti prima ancora che l'autore lo finisse, per me è stato un "vorrei ma non posso" clamoroso. Non un libro brutto, solo che la smania di citare continuamente la pop-culture aveva quasi il sopravvento sulla stessa materia che si voleva raccontare, rendendo la lettura a tratti quasi noiosa e coinvolgendo lo stile in quello che sembra un manuale delle giovani marmotte nerd.
E state pronti perché pure sui nerd c'è da dire parecchio.

"Tu sei uno di quelli che ai videogame preferisce il burraco?"
"No, il bukkake."

A me questi dannati nerd cominciano a stare sul cavolo. Che poi ognuno si è definito nerd almeno una volta nella vita, ma il tutto aveva un fare giocoso, come un termine che conosci bene ma che usi dandogli poca importanza. O quella che merita, almeno. Negli ultimi tempi, almeno qui in Italia, la cosa ha cominciato ad avere un grosso peso e questo si è inevitabilmente ripercosso sul mondo dell'intrattenimento tutto. Perché una volta che stigmatizzi qualcosa, gli dai delle regole, allora la libertà - almeno creativa - cessa del tutto. Perché non puoi creare una "cosa da nerd", devi creare qualcosa di bello che possa abbracciare e farsi apprezzare il più largo pubblico possibile. Questo è il talento. Creare delle comfort zone per addetti ai lavori non porta (quasi) mai del bene. Il risultato più eclatante è il vedere a destra e a manga orde di persone incazzate perché nell'ennesima trasposizione non hanno fatto il numero di denti necessari al rastrello di Nonna Papera, mandando in vacca qualunque tipo di ideale personalizzazione che in opere di questo tipo deve essere necessaria a favore di una stilizzazione concettuale che offre solo quelle che promette a prima vista.
Avete presente quando perculano certi film del Sundance?
Stessa cosa.
Spielberg però, che non è proprio il primo gonzo che passa, riesce a fare il grande salto e a dare coesione stilista, visiva e concettuale al tutto. OASIS funziona e il film, pur proponendo citazioni e easter-egg come se piovesse, ha una sua fluidità. Bastano il montaggio e i piani sequenza della speed racer iniziale per confermare nella maniera più assoluta che dietro alla macchina da presa zio Steve ce la fa sempre, dimostrando di essere forse per davvero il più grande tecnico cinematografico della storia.
Anche se al suo minimo.

"Gandalf... is that you?"

Viene un po' naturale domandarsi come mai un autore con un'esperienza quasi quarantennale come il nostro Spielbergo (Simpson docet) debba affidarsi a elementi così basilari come un'intro e un'outro invasi da un voice over che deve raccontare per filo e per segno ogni cosa, lasciando la narrazione visiva e dei fatti quasi secondaria, e lascia ancora parecchio perplessi come la costruzione del mondo esterno sia gestita così all'acqua di rose, dando solo agli elementi citazionisti il compito di gestire la caratterizzazione dell'universo di OASIS. Per dire, persino su Facebook è venuto a crearsi il deep internet e varie azioni di truffa, sembra strano che in un'ambientazione espansa come questa che dura da quasi dieci anni tali elementi vengano quasi a mancare se non per far decollare la storia quando serve.
E non tiriamo fuori la scusa del film da intrattenimento.
Sam Raimi con la sua trilogia mancata di Spider-man è riuscito a portare degli elementi cinematografici che pure nel capitolo peggiore sono riusciti a lasciare qualcosa, Guillermo del Toro in Pacific rim ha omaggiato i kaiju-movie riuscendo a dare uno stile totalmente personale al film e dando una lettura personale anche agli sviluppi basilari dell'azione narrativa. Anche Zack Snyder, togliendo la parentesi Justice League, ha dato la sua lezione di (pessimo) cinema coi due film sull'azzurrone. Spiace dirlo, ma qui ogni cosa che esula dall'intento citazionista, per quanto ben fatta, emoziona la metà di quanto dovrebbe, e pure quando il protagonista deve affrontare delle perdite sembra che la cosa tanga minimamente lui e il pubblico.
A voler togliere il tassello dal Vettore a tutti i costi, viene da dire che si poteva accentuare maggiormente la dipendenza che un gioco come OASIS può scatenare, qui relegata a un paio di sketch che nulla danno e nulla tolgono, specie per ciò che avviene verso la fine.

Ok, faccio tanto il superiore... ma davanti alla moto di Kaneda ho esultato.

Pure l'omaggio a Shining appare un esercizio di stile abbastanza sterile, e non per le censure al fantasma della vasca, ma perché un elemento simile immesso nella realtà videoludica è completamente avulso da ogni intento meta-cinematografico. Ed è sempre l'annosa questione degli omaggi, che quando proposti come fini a se stessi lasciano davvero poco, mentre devono essere il tramite per portare ad altri argomenti attraverso le proprie passioni.
Ernest Cline aveva saputo usare la saga per eccellenza in Fanboys, sceneggiando un film comico e decisamente scanzonato che in maniera più che leggera riusciva a parlare del gap generazionale, della crescita e di come le passioni ci possono accompagnare anche nell'età adulta, cosa che purtroppo qui non avviene.
Fuori dal contesto citazionista c'è davvero poco che sappia davvero emozionare, e la morale del "non state sempre connessi e godetevi la vita reale" appare un po' (tanto) assurda in un film che per due ore e mezza ti ha martellato in maniera asfissiante con continue citazioni pop.
Certo, alla fine non ha enormi pretese, intrattiene quanto basta e non ha particolari cali di ritmo, ma da uno come Spielberg è lecito aspettarsi qualcosa di più, dato che pure un film come il GGG ha saputo offrire scene decisamente più suggestive e cinematografiche di questo. E senza citazionismi ma quasi tradendo il materiale d'origine.
Nulla da dire sul finale melenso, quella è una caratteristica della poetica spielberghiana e va accettata per quello che è. Al massimo, fate qualche battuta su quanti altri avrebbe potuto comprarne Oskar Schindler se avesse venduto la macchina.

In pratica, i porno dei nerd sono così.

Con Spielberg alla fine non è mai tempo buttato via e, nonostante per tre quarti della propria durata sia un cartone animato, gli effetti speciali sono integrati benissimo e non danno il senso di finto visto altrove. Tipo nella trilogia di Bilbo Baggins, ad esempio.
Certo però che in mezzo a due ore e un quarto di citazioni martellanti potevano mettere anche un film.






6 commenti:

  1. Non sono così negativo, a mio avviso Spielberg è l'uomo giusto per concludere questa mania ann'80 e anche la fissa dietro a tutta la questione "Io sono più Nerd di te" che è diventata fastidiosa da parecchio. Mi è sembrato il perfetto film per ragazzi, che vuole dire ai ragazzi che sarebbe pure ora di smettere di giocare ;-) Però non avendo letto il libro, forse sono libero dal peso della rappresentazione un po' schematica di OASIS. Forse per quello l'ho visto di più come un opera di un artista che parla della sua arte, che sia fare cinema o videogiochi. Cheers!

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    1. Ma in realtà non è manco una questione di differenza dal libro, è che proprio è riuscito a trasmettermi poco o nulla 😕 ma molto probabilmente andiamo su territori troppo soggettivi...

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  2. Sul piano puramente ideologico l'ho trovato un film stupendo, meno l'esecuzione plastica, anche se certi momenti sono davvero cult.

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    1. Beh, l'inseguimento iniziale è da fomento. Poi dopo il nulla - almeno per me...

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  3. Mi sento meno solo, grazie. Niente da dire, condivido tutto... anche il giudizio su Spielberg (che resta un grande regista a prescindere). Un grande regista che però da tempo non riesce ormai più a far uscir fuori la sua genialità creativa (a questo punto direi chissà se mai ci riuscirà ancora). Ovviamente i suoi film sono ancora dignitosissimi (Spielberg non farebbe un brutto film nemmeno mettendosi d'impegno) ma sono lontani dai capolavori di un tempo. Sono film scontati e didascalici, tecnicamente ottimi ma estremamente prevedibili. Questo, poi, a me pare un non-film: prese una a una le citazioni sono sublimi, ma tutte insieme mi hanno fato venire il mal di testa...

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    1. Ma sarebbe anche ridicolo pretendere la magia di un tempo. I suoi capolavori li ha fatti e gli saremo sempre grati per questo, ora può solo vivere di gloria riflessa. E avercene, di gloria riflessa come la sua!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U