giovedì 19 aprile 2018

The void - il vuoto



Il poliziotto Danny Carter, che ha dovuto affrontare di recente la perdita del figlio più piccolo, durante il servizio notturno trova un ragazzo ferito e in stato di shock sulla strada. Lo porta all'ospedale più vicino, che però è in via di smantellamento a causa di un incendio, ironicamente lo stesso dove lavora l'ex moglie. Ma strani fatti cominciano ad accadere...


Ultimamente sto guardando e parlando di horror più del normale, ma col genere ho avuto un rapporto abbastanza conflittuale. Senza tanti snobismi che non mi appartengono, diciamo che ho sempre fatto fatica a trovare cose che mi piacessero.
Ciò non vuol dire che non ci siano horror che adoro.
Per dire, ho iniziato ad amare Cronenberg proprio perché scoprii il suo periodo horror. Però davvero, è un genere che soprattutto nella prima adolescenza, con le visioni a rutto libero con gli amici dementi, mi ha portato a vedere titoli abbastanza dimenticabili, fino a raggiungere un'overdose involontaria a un certo punto della mia esistenza che me l'ha fatto quasi abbandonare.
Sotto sotto, spero sempre di trovare un horror che mi piaccia e che sappia far valere quello che è insito di natura nella parola orrore, spesso però con risultati abbastanza trascurabili.
Ogni tanto però, a differenza di quello che dice un meme internettiano che è tanto bello usare a sproposito, una gioia c'è.

I miei pigiama-party sono differenti.

The void nasce come progetto indie e, proprio nel periodo in cui tutti sembrano essere indie pur riempiendo gli stadi e andando a Sanremo, in quanto tale è stato realizzato con pochi soldi. Tanto pochi che i fondi mancanti sono stati raccolti attraverso una campagna-crowfunding di Indiegogo.
Le menti dietro questo progetto sono quelle di Steven Kostanski, make-up artist cinematigrafico, e di Jeremy Gillespie, essenzialmente un graphic designer - ehi, pure da voi ultimamente tutti si stanno improvvisando grafici? Due ragazzoni canadesi (e già qui vi si devono essere rizzate le antenne) che si sono voluti mettere in gioco dopo il corto nella raccolta comune Astron-6, dando il lancio a quella che è la loro carriera dietro la macchina da presa.
Un inizio che mi ha fatto ricordare i resoconti di mie cugina quando aveva sette anni e tornava da una gita con la scuola: mi raccontava così tante cose in una volta che alla fine mi limitavo ad annuire perché non avevo capito una fava.
Ecco, con questo film si capisce tutto fin da subito, tanto è lineare e chiaro, ma l'effetto è più o meno quello.
Merito o demerito?
Ironicamente un po' di entrambi. Succede, con le opere prime. Ma francamente, avercene di esordi effettivi - e di hororr tout-court - come questo, a una certa. E la piccola nicchia di appassionati che ha saputo ritagliarsi ne è una conferma.

Com'era il detto della pagliuzza?

La premiata ditta K&G dimostra di aver fatto i compiti, di aver letto i libri giusti e di amare i registi che più hanno dato a questo genere. Si possono notare delle belle sprizzate di Carpenter nelle scene d'assedio e nella gestione della paranoia, che gridano a gran voce The thing, insieme al Cronenberg degli inizi per quanto concerne le mutazioni che le varie pedine sacrificabili avranno lungo il corso della pellicola. Ma aggiungeteci anche Romero, una perversione latente alla Barker e quanto di meglio uscito dalla nouvelle vague dell'horror d'oltralpe agli inizi degli Anni Zero.
Ma soprattutto, è l'aspetto che rivela già la locandina a colpire.
Perché The void altro non è, o si trasforma nel suo raggiungere i minuti finali, che un puro omaggio a una certa letteratura di inizio secolo che ha proprio in H.P. Lovecraft il proprio simbolo principale e dell'autore di Providence prende proprio Il ciclo di Cthulhu, riportando una linfa che sembrava ormai assopita all'orrore cosmico, quell'ibrido fra l'horror e la fantascienza che attraverso l'evocazione di figure arcane e ancestrali apre la finestra su mondi oscuri che affiancano o sono paralleli al nostro.
Tutto questo sicuramente fa bene alle singole parti... ma a film intero?
Ecco, torniamo al senso di confusione che dicevamo prima, perché credo che nessuno possa non dire di essere stato prese in contropiede da metà film in poi. Perché la sensazione di essersi persi dei dettagli che possano portare a quel delirio finale c'è e non abbandona manco dopo giorni dalla prima visione.

L'ultima volta che ho organizzato una serata-film a casa mia è finita così...

Va detto che i due canadesi non sono sprovveduti.
Già l'incipit basta per tenerti incollato allo schermo. Una scena brutale e violenta, ma realizzata con una tale classe e perizia tecnica che ti fa venire voglia di proseguire. Poi seguono dei titoli di coda affiancati da una fotografia così bella che, no, che questo sia un film fatto da due esordienti e realizzato con una raccolta fondi non ti sembra possibile.
Già qui volevo promuoverlo.
Ed erano passati cinque minuti.
Poi va e, nonostante qualcosa inizi a scricchiolare, è tutto così visivamente bello che non ci badi. Arrivano anche i mostri e ne arrivano in quantità, ed è allora che il budget risicato si fa sentire, ma ha tutto un tale gusto di artigianato che ti fa soprassedere davanti a molte altre cose.
E' così che arrivi a metà film e ti accorgi che non solo la trama non evolve, ma che pure le cose sembrano accadere un po' a minchia canide ed è tutto sorretto da quella messa in scena così bella che, si ok, bella la foto della scollatura ma prima vorremmo vedere anche la faccia, per capirci.
The void si fa guardare e in certi punti gli si vuole un bene davvero smisurato, ma a lungo andare ci si rende conto che continuare a portare avanti una storia che non brilla proprio per originalità - non che sia un male - e che vive di quelle che sono pesanti eredità passate non è abbastanza. Perché per quanto la tensione sia gestita bene, basta poco per divenirne assuefatti e rendersi conto che il rapporto fra i prigionieri all'interno dell'ospedale non mostra tutte le disparità che hanno fatto la storia di un certo cinema di reclusione.

Quando tua madre ti dice di riordinare camera tua e tu non puoi darle torto...

Eppure nel mezzo c'è una tematica così importate, quella della perdita e dell'elaborazione del lutto, che da sola basta a far venire paura, a ringraziare gli Innominati o chi per loro per non averla mai dovuta affrontare.
Quello doveva essere il tema cardine, ma è proprio su quello che i due autori non riescono a far valere la forza cinematografica di questo film, relegando i personaggi a una caratterizzazione abbastanza sommaria e a una gestione del loro tormento che poco aggiunge o toglie a quanto annunciato all'inizio quando li si presenta, lasciando le motivazioni del villain su un vago così esagerato da rasentare il ridicolo. Non che da un film simile mi aspettassi una storia particolarmente innovativa, ma davvero, a un certo punto viene da chiedersi dove voglia portare con queste situazioni portate al limite e a un certo punto davvero difficili da digerire.
Tutto ricade sul supporto visivo che, però, rimane un orpello, una decorazione che ammalia per bellezza ma poco restituisce come contenuto. Anche tutto quell'inferno che cercano di ricreare sembra essere gestito in maniera piuttosto casuale e le informazioni che i personaggi scoprono nella loro indagine non portano da nessuna strada. Come il background culturale degli autori, il film prende da tutto ma non conduce da nessuna parte.
A questo punto resta solo una cosa da fare.
Sollevare l'asticella...
E' così che K&G prendono un bel viagra registico e spingono su quello che riesce loro meglio. E mo' so cazzi.

La storia di un ragazzo che voleva solo un bacetto...

E' verso la fine, quando cominci a pensare che il sottotitolo italiano sia un giudizio dei distributori sul contenuto, che The void mostra quello che è realmente, la sua natura di orrore cosmico, il suo palese ispirarsi a Lovecraft non solo per i tentacoli sulla locandina. E' proprio su quel finale che l'assurdo a cui avevamo assistito poco prima diventa lampante e si spinge oltre i limiti, imbastando una scena così bella, così apparentemente nonsense nella sua struttura e tanto evocativa da riscattare qualunque mancanza di scrittura. E si continua a domandarsi come una film in grado di portare in scena un momento simile sia costato così poco.
Restano sempre i dubbi, le cose senza senso continuano a esserci e le tematiche sono affrontate con una superficialità quasi bambinesca, senza contare che la costruzione di quel mondo lascia così tante porte aperte che si rischia di prendere una polmonite per gli spifferi. Ma davvero... se amate anche solo un minimo il cinema e quello che può rappresentare, ammetterete che da sola quella scena dà senso di esistere all'intero film e riscatta di mille estati passate a vedere titolacci che si è finiti col dimenticare già il giorno dopo.
Qui si gioca pensante, si fanno i trick degli esperti sullo skateboard e si finisce pure per sbucciarcisi di brutto le ginocchia. Ma è quel salto che per un attimo ci fa sentire vivi e ci fa sperare, guardando i più esperti da terra, che un giorno ce la faremo anche noi.
Io sono sicuro che con un inizio simile, Kostanski e Gillespie potranno darci grandissime cose in futuro.

Quando non capisci se stai guardando una figata cosmica o una cagata immane...

Un film che è così tante cose da finire per esserne una molto confusa e strabordante, nonostante la durata ridotta all'osso. Ma sta a voi se dare importanza alla forma o unicamente al contenuto.
Nel dubbio... godetevelo.
Non guarderete più le piramidi come prima. Ve l'assicuro.





8 commenti:

  1. Jerry & Steve, sono due dritti, quando si tratta di effetti speciali vecchia scuola sono talmente bravi che viene voglia di abbracciarli (“Manborg” da questo punto di vista era una piccola gioia), secondo me sono ancora tanto, ma tanto legati ai loro maestri, quando riusciranno ad emanciparsi questi due si prenderanno il pianeta, ne sono certo.

    In compenso sono due che amano i film giusti e i registi giusti, che mi citano impunemente Giovanni Carpentiere e Lucio Fulci, cosa gli vuoi dire a due così? Niente, per questo sono ancora i due nomi più caldi tra quelli da tenere occhio, il tuo paragone sui trick da Pro skater mi sembra azzeccatissimo, ma non sei The Genius mica per niente. Skate or die! ;-) Cheers

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    1. Il bello è che non sono mai salito su uno skateboard XD

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    2. Nemmeno io, ma ormai ci siamo calati nei personaggi ;-) Cheers

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  2. Non male ma secondo me alla fine i due registi hanno voluto farla un po' fuori dal vaso e il film risulta un mezzo pastrocchio. Peccato perché fino a metà film la tensione si taglia col coltello!

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    1. Ma la fanno fuori dal vaso più di una volta durante il percorso, per me. Ma quella sena finale da sola, con tutti i suoi difetti, merita la visione di tutto il film. Anche se si corre il rischio di uscirne abbastanza confusi...

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  3. Molto, molto, moltissimo interessante, anche se spero non sia una cagata pazzesca ;)

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    1. Diciamo che "dipende come lo guardi" 😜 però il finale è molto interessante.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U