martedì 26 giugno 2018

Gatta Cenerentola



L'inventore Vittorio Basile sta per realizzare un progetto incredibile: rilanciare la città di Napoli, la sua città, grazie alla Megaride, la nave super tecnologica da lui inventata, per stanziare lì il Polo della Scienza. A infrangere il suo sogno è Salvatore Lo Giusto, detto O' Re, piccolo trafficante di droga che, in combutta con la futura moglie di Basile, ammazza l'inventore. Non hanno però fatto i conti con la figlia del magnate e col suo (ormai ex) assistente alla sicurezza, così quindici anni dopo...


Tempo fa una mia amica campana, parlandomi della città di Napoli, mi disse: "Sono sempre molto cinica nei confronti della mia città e spesso penso di dovermene andare… però posso dire con certezza che non esista nel mondo un posto come Napoli. E' come una donna che un tempo è stata ricca, bellissima e corteggiata da tutti, per poi ammalarsi e imbruttirsi, perdendo ogni cosa, anche la ricchezza, così in massa hanno cominciato a stuprarla, deriderla e umiliarla. Eppure, anche in mezzo al degrado, si riesce a vedere la bellezza passata."
Per me, ragazzetto del Trentino che da quando ha sedici anni la smena a destra e a manca su quanto gli piacerebbe poter levare le tende, anzi, che odia in tutto e per tutto la città dove vive, queste parole hanno avuto uno strano effetto.
Senza entrare in facili stereotipi - che qui al nord le battute sui meridionali si sprecano - ci sono città, come Roma e Napoli, che non se ne vanno mai via da chi le ha abitate. Questo, oltre alle parole della mia amica, me lo ha fatto capire anche quel gran dritto di Alessandro Rak.

Per certi versi è fantascienza… cartoni animati in Italia, e pure belli!

Al nostro simpaticone non gli bastava essere riuscito a fare il suo piccolo trionfo con L'arte della felicità, che per quanto non avesse convinto tutti e si sia reso spoglio di una particolare memoria era qualcosa di unico nel panorama italiano - che negli ultimi anni sta dando diverse sorprese. No, a qualche anno di distanza torna con la sua opera seconda e fa il vero botto.
Lo dico senza problemi… Gatta Cenerentola è un capolavoro.
E voi sapete quanto odio che questa parola venga usata a sproposito.
Ma qui siamo davvero di fronte a qualcosa che, se nel mondo ci fosse una vera forma di giustizia, sarebbe destinato a mettere un nuovo metro di paragone nel posto in cui viene realizzato.
Perché non scimmiotta nulla e nessuno, crea qualcosa di unico nel nostro panorama e, soprattutto, non se ne stacca minimamente. Questo film non è altro che l'urlo di rabbia di un gruppo di napoletani (oltre a Rak, è stato diretto a otto mani anche da Dario Sansone, Ivan Cappiello e Marino Guarnieri) che nel ritrarre quanto la loro città possa essere sprofondata, sia nei fatti che nei luoghi comuni, auspicano in una rinascita "dal basso" che ne può far emergere la vera bellezza, quella che Lei e la sua gente hanno sempre avuto.

Chi ha detto che solo gli anime danno belle atmosfere?

Tutto ha origine da Lo cunto de li cunti, l'opera omnia di Giambattista Basile - anche qua, splendido l'omaggio nel nome dell'inventore della Megaride - che raccoglie le cinquanta fiabe della cultura napoletana, delle quali Michele Rak, zio del regista, fu anche traduttore. Quella di Gatta Cenerentola è poi la prima versione trascritta della favola di Cenerentola, tanto che quella di Perrault la seguì di qualche decennio, ma a darle lustro nel paese a forma di scarpa fu l'adattamento teatrale di Roberto de Simeone, al quale Rak si ispira.
Ma non si tratta di una semplice trasposizione.
Sarebbe stato quasi banale e, per certi versi, superfluo. Approfittando della commistione che la sua vecchia carriera di fumettista gli permette, Rak, insieme ai compagni di merenda, crea un amalgamarsi di generi che incuriosisce, spiazza e, qui sta il vero miracolo, trova un perfetto equilibrio nell'insieme. Perché fondere la fantascienza, la derivativa denuncia sociale d'obbligo, i drammi interiori dei protagonisti, una sottotraccia crime e annaffiando il tutto con quanto la tradizione campana permette… non so voi, ma io sulla carta l'avrei definito un progetto fallimentare sul nascere.
E invece no.
Lo ripeto: è un capolavoro. Su questo non voglio sentire obiezioni, per quanto sicuramente non può farsi amare da tutti proprio per la sua particolarità.

# Neomelodico violento #

A differenza del suo esordio, c'è più linearità e compattezza. Soprattutto, una trama degnamente strutturata e meno manierismi di stile - non che il suo primo lavoro vada denigrato per questo, anzi. Quello che quindi poteva diventare un limite preimposto, viene compensato adeguatamente da tutto il contorno, dalla follia dirompente dell'ambientazione, da quella nave che nelle mani dell'animatore nostrano diventa tutto e di più. Quegli ologrammi non sono semplicemente tali, il significato che possiedono va al di là, come ogni cosa in questo film da ottanta minuti o poco più.
Ci sono la voglia di riscatto, c'è il sapere del marcio in cui si vive, la criminalità e come la popolazione stessa viva in una sorta di ignavia. Da questo punto di vista è fortemente importante la componente musicale, con gli adattamenti delle canzoni di Enzo Graganiello, sulle quali spicca Erba cattiva, magnificamente interpretata da O' Re. Canzoni che cantano tutto quello, ma che diventano stravolte dall'ottica di una popolazione che alla bruttura sembra essersi abituata tanto da prenderla come vanto.
A tal proposito, una piccola chicca: Ilaria Graziano, la voce femminile che canta quasi tutti i pezzi, l'avrete sicuramente sentita qualche anno fa su MTV con Come, i nippofili però ricorderanno la sua voce per la collaborazione con la compositrice Yoko Kanno per le colonne sonore degli anime Wolf's rain e Ghost in the Shell: stand alone complex.

Per gli studi d'animazione napoletani, comunque, deve girare roba buona.

Ma è soprattutto nei personaggi e nella loro scrittura che gli autori riversano tutto il loro amore. Ne peccano in minima parte i protagonisti, i "buoni", anche se alla gatta del titolo riservano un trattamento di una cattiveria inaudita, rendendola così goffa, fuori posto, tanto avulsa dalla società umana da renderla quasi "handicappata". E quel poliziotto, che persiste nel portare a termine la sua missione, si riserva verso la fine un dialogo che, nella sua semplicità, sa essere di una bellezza quasi struggente.
Come al solito, però, sono i cattivi a dare il meglio.
Perché O' Re brucia la scena con sorprendente umanità, con una crudeltà quasi reale ma che è figlia del suo stesso ambiente. E Angelica Carannante, femme fatale in più di un senso, rimane forse il personaggio più tragico di tutti, quello che si erge su tutto il film. E sembra davvero spaventoso quanto un personaggio possa offrire in così pochi minuti di minutaggio, surclassando la stessa protagonista. Ma vederla verso la fine, cantare quella canzone in quello scenario, mi ha fatto dimenticare gran parte dei film visti di recente. Un'umanità che raramente ho visto in un film, resa magnificamente, tanto da far sembrare le animazioni più vere di tante altre pellicole ben più blasonate.
Perché sono i personaggi a muovere una storia e loro lo fanno con una modesta spavalderia che ha dell'ammirevole. E raccontano da soli più di quanto mille elogi possano fare. Ma davvero, la drammaticità che comunicano, la coscienza del bello che esiste in tutto quello che comunicano, nonostante la cenere onnipresente, è qualcosa di assolutamente raro.

La vera grande bellezza...

Sarebbe troppo facile prendere in giro Gatta Cenerentola e si peccherebbe di una disarmante pochezza. Perché sì, non sempre le animazioni tengono botta, ma è costato diverse decine di volte in meno di un qualsiasi cartone americano o nipponico, e quell'accento che a tratti può dar fastidio ne è il vero punto di forza, perché ha un senso come ogni cosa.
Così come l'assurdità della storia.
Una storia assurda e apparentemente nonsense a chi è abituato a cose più canoniche, con una fantascienza approssimativa, ma la tecnologia non è il vero scopo del tutto. Il vero scopo è l'umanità, è il prendere un pugno di disperati e farli diventare il grido di tutti e, attraverso il loro dolore e la loro lotta, far capire che la bellezza c'è e possiamo farla. Che l'amore non c'è nel senso più scontato, ma in senso lato, e qui ce lo mostrano senza semplicismo o buonismi di sorta - e sfociare in quello era un rischio facilissimo dal quale si corre ben distanti.
Alla fine in quel salto finale verso la salvezza ci siamo tutti noi.
Ma c'è soprattutto una città come Napoli, con la sua bellezza, la sua bruttura e la sua contraddizione. Ma soprattutto, la sua voglia di emergere e gridare a pieni polmoni tutto il bello che ha dentro di sé.

# musica dei Foja in sottofondo #

Sarebbe davvero stupido bollare frettolosamente tutto come una "terronata", come ho sentito fare da molti. Io dico solo che ho visto qualcosa che mi ha reso fiero di essere italiano.
Al di là che si parli di nord o sud Italia.
Questo solo l'arte può farlo. E Gatta Cenerentola è un'opera d'arte.






13 commenti:

  1. Piaciuto molto anche a me, ma forse un po' al di sotto delle mie (elevatissime, complice il Festival di Venezia) aspettative. Affascinante, ma ho trovato la scrittura troppo frettolosa, non sempre all'altezza. Vedasi il salto finale, scolpito con l'accetta.
    La Calzone magnifica.

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    1. Sicuramente nei cartoni di un certo tipo i costi influiscono sul minutaggio e sull'eventuale scrittura, ma qui ho trovato tutto molto omogeneo, ti dirò.
      E quel salto...

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  2. Altro giro, altra ottima recensione e per me altro titolo da recuperare, segno! Grazie per il consiglio ;-) Cheers

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    1. Recupera assolutamente! Qui c'è il vero orgoglio italico!

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  3. Le sue cinque birrette mi hanno convinto non poco, dovrei eliminare ogni tanto il mio pregiudizio sul cinema italiano moderno. Altro Blu-ray da ordinare allora XD

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    1. Brutto pregiudizio. Negli ultimi anni sta davvero stupendo 😉

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    2. Dopo la visione posso solo ringraziare. Una vera sorpresa che meritava più attenzione (in particolare dai cretini come me XD).

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  4. Ho girato quasi tutta l'Italia in largo e in lungo, eppure incredibilmente non ho mai visto Napoli: mi piacerebbe andarci, starci e percorrerla come si deve, per capirne lo spirito. Certo che grazie a questo film (insieme ad "Ammore e Malavita" dei Manetti Bros.) il desiderio aumenta vertiginosamente...

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    1. Da Roma in giù manca quasi totalmente pure a me, ametto.

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  5. Non proprio entusiasta, tuttavia un'occasione quando capiterà gliela darò ;)

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    1. Devi! Ti perdi una gran perla, altrimenti.

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  6. <3 per il film e per la recensione

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