lunedì 30 luglio 2018

Hostiles - ostili



1892. Il capitano Joseph J. Blocker, a un passo dalla pensione, riceve un ingrato compito: accompagnare il pellerossa Becco Giallo, tenuto prigioniera da sette anni insieme alla sua famiglia e divorato da una malattia terminale, nella sua terra natìa per morire in pace. Pur riluttante, è costretto ad accettare. Sul percorso incontrerà Rosalie Quaid, una donna la cui famiglia è stata sterminata da dei ladri di cavalli Comanche...


A riprova che i tempi stanno cambiando del tutto, basti pensare che il western, quello che è stato definito come "il genere americano per eccellenza", è in netto declino dall'inizio degli anni Ottanta. Anzi, si può dire che passano interi anni senza che una pellicola sulle grandi praterie venga prodotta e quando avviene non accade sotto scrosci di applausi o con incassi stratosferici, segno che l'interesse è andato proprio scemando.
No, non nominate Django unchained.
Quello si trascina dietro tutti i fanboy di Tarantino e, ironico a dirsi, non è un western, quanto un blackexploitation mascherato da western. Drive di Refn apparteneva molto di più al genere, anche se non si vedeva manco un cavallo, e non sto scherzando.
Diciamo che il western, più che morto, è andato evolvendosi in qualcos'altro, lui che si è evoluto in tanto altro - basti pensare a quelli di John Ford, agli spaghetti di Sergio Leone, fino alla deriva ultraviolenta di Sam Packinpah. Quando però ai giorni nostri si ha modo di fare un western tout court sono sempre felice.

Gli inizi in grande stile.

A dirigerlo e scriverlo stavolta c'è Scott Cooper - attingendo al manoscritto mai pubblicato di Donald E. Stewart, morto di cancro a sessantanove anni nel 1999 - e innaffiandolo con la poetica tipica del suo cinema freddo, crepuscolare e fortemente distaccato.
Detto fra noi, io non ho mai saputo come prendere Cooper come regista. Il suo esordio, Crazy heart, mi ha sempre lasciato abbastanza freddo, mentre al secondo giro, Out of the furnace, sono uno dei pochi a esserne rimasto entusiasta nonostante la prevedibilità della trama. Black mass l'ho mollato dopo mezz'ora, invece, ma dato che è stato girato su commissione non l'ho mai considerato del tutto pervenuto, per quanto inerente alla sua poetica.
Quattro film tutti diversi fra loro, ma che però mettono in risalto quello che è il tema cardine di ogni fatica di questo autore: i losers americani che hanno solcato la storia del Paese e ne hanno accompagnato la scia del presente, specchio di un'America coi suoi sogni di gloria che si trova spiazzata davanti alla fredda ruvidità della realtà.
Il western, soprattutto nella sua accezione più moderna, è il genere adatto per un paese che vuole fare i conti coi fantasmi del proprio passato e far pensare alle ipocrisie del presente.

Dai Batman di Nolan alla pubblicità della birra Moretti il passo è breve...

«Nella sua essenza, l'anima americana è dura, solitaria, stoica e assassina. Finora non si è mai ammorbidita», è con queste parole di D.H. Lawrence, il famoso autore de L'amante di Lady Chatterly, che si apre il film.
Spicca soprattutto quell'assassina, a mio parere.
Non credo di dire nulla di nuovo o di fare torto ad alcuno dicendo che l'America è un paese nato sulla violenza, una terra strappata ai veri proprietari e che è stata saccheggiata dai veri invasori. Su quella violenza, i racconti di frontiera e il cinema western degli inizi hanno costruito la loro poetica, mettendo alla luce un nuovo concetto di epica da applicare ai propri eroi. Vennero poi gli spaghetti western di Sergio leone, che a differenza da quanto fatto da Ford non misero confini così netti fra buoni e cattivi, mettendo in scena un mondo sporco e dei protagonisti borderline che non potevano essere così facilmente incasellati, fino al revisionismo che ne seguì, ad opera anche di quel certo Clint Eastwood che del mito western ha visto l'alba del proprio successo.
Hostiles da questo punto di vista non dice nulla di nuovo, gioca perfettamente con gli stilemi del genere - il tramonto di un'epoca, il senso di inadeguatezza di un mondo cresciuto ai margini, il viaggio, il feticismo per il paesaggio - ma la sensazione è quella di una grandissima casa vecchia che cigola in continuazione e che a tratti ondeggia sotto il proprio stesso peso.

Scott Cooper, profumo d'intesa

Messa così, Hostiles sembrerebbe il film dei miei sogni.
Vecchi paesaggi della frontiera non ancora toccati dalla locomotiva, personaggi in crisi, violenza, un senso opprimenti di fine e un viaggio che ha il sapore della redenzione. In tutto questo, anche la sfacciata teatralità e ipocrisia della cosiddetta "operazione Becco Giallo", che nel far morire nella propria terra il capo indiano ha il mero scopo di mettere la sua famiglia in una riserva, le stesse riserve che poi diventeranno territori circoscritti in cui far crescere gli indiani, qualora non li trasportino per fiere come fenomeni da baraccone - cosa che successe al capo indiano Geronimo, per dire.
Ostili poi non sono solo i personaggi e la terra su cui si muovono, ma tutto il contesto che li attornia. Ed è così che oltre a un film di lunghi silenzi, diventa anche una pellicola dove tutti i personaggi hanno una loro funzione diegetica a tal scopo, raccontare come è stato lo scorrere degli eventi ad aver influito su di loro e sulla loro esistenza.
La cosa ironica è che sono proprio le azioni e i silenzi a funzionare meglio di questi confessionali da Grande Fratello, che per quanto non siano scritti male, non brillano ma rallentano davvero molto la pellicola, che anziché due ore e qualcosa poteva benissimo durare un po' meno senza nulla togliere a nessuno. Anzi, si sarebbe di certo evitata la schematicità di certi eventi e la prevedibile decimazione della compagnia di ventura.
Avete presente quel «Zitto e bevi!» de Gli spietati?
Ecco, funzionava e diceva più di mille altre parole, alcune fin troppo articolate per dei personaggi che sono cresciuti fra le schiere degli ultimi.

"Eravamo io, zio Sam, il capo indiano e un fenicottero rosa…"

Cooper è un autore che segue tutto con un certo distacco e ogni tanto la cosa gli paga bene e altre volte un po' meno. E' un regista che aveva sempre avuto una certa strutturazione western dalla sua (il decadimento di Bad Blacke, la rivalsa nella zona in ombra di Russel Baze e relativo passaggio al 'lato oscuro' della legge) quindi il trovarsi a dirigerne uno dovrebbe fargli provare un certo sollievo, ma è proprio in questo che si vedono i maggiori problemi. Si vede che l'omonimo del figaccione leonesco ci crede molto, anzi, forse un po' troppo, ma proprio per questo ogni tanto gli capita di farla un po' furi dal vaso e quello che poteva essere sicuramente un capolavoro viene ridimensionato a buon film.
Si parla troppo, specie per un'epoca dove erano più le pistole a discorrere. E si dice troppo. Lasciare le cose sul vago non è sempre un male, ma entrare eccessivamente nei particolari spesso è come guardare un quadro puntinista da vicino. Si dice più del concesso, non si lascia che sia lo spettatore a completare la cosa ed è come arrivare al dolce saltando il secondo.
Ne subisce maggiormente il personaggio del capitano Blocker, che da inizio a fine film ha un cambio troppo netto, per quanto quel duello finale lasci il fantasma di quello che era. Un uomo che ha vissuto nella violenza e, da come dicono alcuni, in certe occasioni aveva proprio felicità nell'applicarla, ma fondamentalmente un uomo buono, per quanto ostile. Cooper segue Bale con distacco, dandoci l'occasione di vedere il mondo come lo vede lui, con gli indiani cattivi e il mondo come un ammasso di carne morta, ma è proprio questa redenzione così esagerata che fa sentire quello che poteva essere un salutare distacco come un senso di estraneità al contesto. Tanto che quella coltellata finale non viene recepita così come dovrebbe.

"Ti sfido! Prova ancora a dire che non ti piacciono i miei baffi!"

Un film di paesaggi e personaggi. Questi ultimi sono quelli che nel mettersi troppo a nudo magari riserbano le maggiori pecche, ma rimangono comunque dei bei personaggi, abbastanza vivi da farti sentire il messaggio del film.
Bale, anche ora che deve solo farsi crescere i baffi e non perdere chili, rimane bravissimo, sembra che debba esplodere da un momento all'altro riesce a dare un'austerità marziale al suo Blocker. Ma è Rosamunde Pike che diveggia un po' su tutti, con un personaggio femminile forte e che offre una vera chiave di svolta all'insieme, qualcuno che ha perso tutti come i suoi compari di sventura - forse più degli altri - ma che, anche rimanendo ancorata a processi logici del periodo, riesce ad ottenere una certa rinascita, per quanto difficile. Il rapporto che si crea fra i due è davvero bello e sentito, era facile cadere nello scontato ma, pur con qualche punta di retorica, Cooper ha il dono di una delicatezza davvero rara nel trattare le fila delle proprie pedine.
Purtroppo, però, non è abbastanza.
Hostiles è un bel film che merita tutti i suoi minuti di visione, ma rimane comunque "solo" un buon film. E la sensazione che avremmo potuto trovarci di fronte un nuovo capolavoro è onnipresente in ogni situazione mancata. Non si tratta di essere fuori tempo, tematica perfettamente western, ma di non aver saputo gestire meglio il materiale di partenza.
Che c'è, si può cogliere ed è trattato con estremo garbo.
Ma certe volte ci si aspetta un po' di più.

E Claudia Cardinale mutaaaahaha!!11!!1!1!

Anche se l'ho perso al cinema e non ho potuto vederlo con mio padre, sorte che riservo a quasi tutta la totalità dei western che guardo - le uniche visioni che ci accomunano - vedere una pellicola ambientata nelle grandi praterie ha sempre il suo fascino.
E se ci raccontano di come visti da vicini i "nemici" finiscano per assomigliarci così tanto, soprattutto in periodi bui come questi, ancora di più.





4 commenti:

  1. Nonostante il cast, mi ispirava troppa pesantezza.
    Lascio passare un po' di tempo (ma non troppo), ché la pigrizia dell'estate poco si presta al genere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più che altro da me fa così caldo che ho iniziato a vedere i pellerossa uscire dallo schermo 😅 pesante forse no, ma lascia un forte senso di incompiuto...

      Elimina
  2. Hai centrato svariati punti, tipo che il film ricalca stilemi noti (comunque un bene) ma anche che con una mezz’ora buona in meno, la storia sarebbe stata chiara lo stesso. Mi è piaciuto ma non mi ha conquistato, sarò per questo che devo ancora convincermi a scriverne anche se di chiaro ho solo il titolo che darei al post, sono molto contento lo abbia fatto tu, anche questa volta siamo molto d’accordo. Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. D'accordo come al solito 😜 più che altro ha le sue indubbie potenzialità, ma mi ha dato l'impressione di un film che "vuole" essere bello, anziché esserlo effettivamente...

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U