lunedì 23 luglio 2018

Starry eyes



Sarah Walker sogna di diventare un'attrice. Per tirare a campare lavora in uno squallido fast-food e, non appena può, fa provini su provini, che però finiscono puntualmente male. Un giorno una grossa casa di produzione che rinasce da un periodo buio le propone una parte per il film horror The silver scraem… ma, ovviamente, le cose non sono proprio quello che sembrano.


Anche se i telegiornali non stanno più raccogliendo le varie testimonianze (e con poca sorpresa, il tema dei migranti non passa mai di moda, ma riaffiora nella peggiore delle maniere...) credo che tutti noi ricordiamo il non ancora del tutto archiviato Caso Weinstein.
Per chi nell'ultimo anno fosse vissuto su Marte, il tutto può riassumersi con una dichiarazione di massa ai danni del produttore Harvey Weinstein, reo di aver molestato e aggredito sessualmente molte donne, famose e non. Da questa vicenda e dal mal comune che è riuscito a raccogliere è nato il movimento #metoo che però, come quasi tutte le cose, è sfociato in un'isteria di massa perdendo anche gran parte di tutta la positività iniziale - che tra l'altro ho sempre sostenuto, di mio.
Sulla questione io mi sono sempre espresso in una maniera: a valutare una persona c'è anche dove posa lo sguardo, se alla fonte o alla foce. E aggiungo, senza erigere nessuno a martire (che per me, non esistono) che certe cose non dovrebbero esistere per principio. In tutto questo però mi piacerebbe però vedere le donne fare vera unione, quello sì.
Ironico però che prima di tutto questo macello sulla figura "dell'attrice che deve darla al produttore per lavorare" si arrivava persino a scherzare, vediamo a tal proposito la prima puntata di Boris.

E voi che pensavate di avere un lavoro di merda...

Tutta questa pappardella introduttiva perché è impossibile non pensare a questi avvenimenti (involontariamente, dato che il film è del 2014) nel vedere questo Starry eyes, opera seconda dei registi Kevin Kölsch e Dannis Widmyer - che d'ora in poi chiameremo Pinco e Panco per comodità. Due tizi che in realtà fanno cinema da quasi vent'anni ma che hanno sempre ricevuto poca gloria, ma con questo film sembra esserci una sorta di svolta.
E dire che l'inizio è stato dei più sfigati.
Anche qua, come è già successo per altre produzioni, i due avevano curato lo scritp ma mancava quello che sganciava la grana. Si sono così affidati a santo Kickstarter come i colleghi Gillespie/Kostanski per realizzare un altro horror molto fighetto e patinato, arrivando a ingraziarsi poi la Dark Sky Films che pensò a completare il tutto coi due euri mancanti.
Da lì in poi una raccolta di successi e consensi a quasi tutti i festival dell'orrore ai quali è stato mandato, riuscendo a ritagliarsi una piccola nicchia di appassionati entusiasti un po' in tutto il mondo.
Indovinate però dove non è uscito?
Dai, chi c'azzecca vince un provino per un film…
Nah. Troppo facile.
Comunque sì, da noi risulta ancora inedito - persino per l'home video - e quindi se volete vederlo dovete pupparvi i sottotitoli per forza.

"Ciao a tutti… vorrei propormi per quel biopic su Anna Kendrick…"

Starry eyes è sicuramente un film notevole sotto molti punti di vista ma, in tutta onestà, per ammettendone le qualità non riesco proprio a unirmi alla massa di appassionati che ha saputo raccogliere negli anni. Il che non inficia di certo il valore in sé dell'opera, c'è molta soggettività nella cosa, ma mi è sembrata una pellicola che dopo una partenza davvero fantastica, che prometteva tutto e nulla, è andata a schematizzarsi un po' troppo fino a diventare fin troppo lineare, perdendo quell'aura di mistero con la quale all'inizio riusciva a giocare così bene.
Ma quando funzione… porca vacca!
Dalla sua ha di certo l'aver saputo ritrarre con uno spietato cinismo il mondo dei giovani artisti dei quali si circonda la protagonista. Dei suoi coetanei che oramai non sono più ragazzini da un pochetto, per quanto non ancora adulti, ma che al fare preferiscono le chiacchiere, il dire di voler fare anziché impegnarsi sul serio.
Le chiacchiere in questo film, poi, sono importantissime.
Ed è quasi assurdo che oltre all'atmosfera a dare maggior straniamento siano discorsi superficiali, di una orrifica ordinarietà, che però fanno davvero capire cosa voglia dire provare a far diventare la propria passione un lavoro. Perché in mezzo a tutti quei discorsi su progetti campati in aria c'è anche la vita vera, quella fatta di bollette da pagare e impegni da rispettare, e a tal proposito diventa parecchio emblematica la figura del capo di Sarah, con quel suo discorso a proposito di impegni e priorità.

"Jean, telefonami ancora alle tre di notte per dirmi oscenità e ti denuncio!"

In mezzo al racconto di una ragazza con un sogno e che vuole far di tutto per emergere, viene messa in discussione proprio l'ambizione. Cosa si è disposti a fare per raggiungere il successo? Ci sono gradini che non andrebbero mai superati o in guerra e in amore tutto è lecito? Pinco e Panco non emettono mai giudizi, si limitano solo a seguire Sarah nei suoi provini, creando un personaggio che nella sua ordinarietà presenta delle sfaccettature mai troppo esplicite che la rendono più interessante che mai, specie perché il confronto con quelli che sono la sua ghenga diventa verso la fine il vero epicentro del film.
Va detto che gran parte del merito spetta anche all'attrice Alexandra Essoe (voi tenetela d'occhio, non solo perché è molto carina), una perfetta sconosciuta che però dimostra una bravura davvero sorprendente. Leggenda vuole che in una scena abbia davvero vomitato delle larve per rendere il tutto più credibile, ma sull'aspetto gore ci ritorniamo più tardi.
Quello che conta è che il suo è un personaggio che emerge a piccole dosi e lei ha il fisico e le capacità perfette per valorizzarlo. Così quella che era una storia semplice, anche abbastanza scontata, si trasforma con lo scorrere dei minuti, partendo come un thriller fino a mutarsi in un cancer movie. Ed è proprio lì che iniziano i problemi più grossi...

E Stanlio Kubrick muto!!!

Se fra una citazione più o meno volontaria a Żuławski e al suo Possession il film regge bene, è proprio quando l'aspetto più faustiano ha modo di emergere che i problemi di cui sopra si palesano in tutto e per tutto. Il che non lo rende brutto da seguire, Pinco e Panco riescono addirittura a sorprendere in quanto a messa in scena, ma è proprio questo dire troppo fin da subito che gli toglie parte di quella magia malata che aveva al suo inizio, mentre l'aspetto sull'ambizione e le cose disposte a fare per essa sbraga totalmente, fino all'esagerazione, lasciando però un finale che per gli amanti del gore sarà una vera manna dal cielo.
Gore (non Verbisnki, eh) comunque mai gratuito, ma pure prevedibile negli sviluppi e nelle intenzioni, anche se un paio di scene sono davvero in grado di far distogliere gli occhi pure all'uomo della strada.
Ma sarà proprio in quel mannaiamento finale che si vedrà la vera Sarah, quella potenza fra le righe che rende il personaggio così interessante. Alla fine, fra lei e i suoi amici, chi era peggio? Fra lei che ha rinunciato alla sua anima per arrivare al proprio fine e loro che bivaccavano, chi ha fatto la scelta peggiore?
Come sempre, nessuna risposta. Solo questo inquietante interrogativo appena espresso e che aleggia sull'ultima sanguinolenta sequenza. Resta la sensazione che non ci sia salvezza o alibi per nessuno, che per avere successo sia davvero necessario vendere l'anima al diavolo - o chi per lui - altrimenti si è condannati all'eterno anonimato. O peggio, accontentarsi della propria mediocrità.

Provate voi a fare le gnocche senza trucco alle sei di mattina...

Tra scelte di mercificazione e paura, arriva la consapevolezza del proprio vero io, magari sempre presente oppure plasmato da un mondo, riconosciuto nell'alta borghesia, che ha contribuito a renderlo sempre peggio.
Fa arrabbiare per diversi motivi, questo film, e viene da chiedersi quanto ci possa essere di autobiografico in quelle scene. Fa arrabbiare vedere quanto il mondo sia ormai diventato popolato da pseudo artisti e quanto sia difficile emergere nonostante il talento e i compromessi che si devono accettare.
Fa anche arrabbiare anche per lo schematismo accettato, perché un film simile poteva essere molto di più, ma paga la sua linearità e, diciamolo, anche la prevedibilità del tutto, l'essere troppo esplicito senza suggerire mai. Ma c'è molto dolore, anche. Non solo quello che Sarah mostra nella sua metamorfosi, ma perché chiunque abbia avuto in vita propria delle ambizioni si sarà riconosciuto in quel personaggio, nel suo male iniziale, sicuramente realistico e accessibile, in quella disperazione e nella sua paura di essere solo un numero nel mondo, una cameriera costretta a vestirsi aderente così i clienti possono guardarle il culo.
Anche in virtù di questo, Sarah ha fatto le sue scelte.
In cambio è diventata il simbolo che le era stato detto ed ha guadagnato gli occhi luccicanti del titolo, quelli di un'entità ultraterrena e non di questo mondo.
Ma a prezzo della propria umanità.

E questo non è ancora nulla.

Certo però viene da chiedersi come mai nessuno decida di mandare Sarah all'ospedale mentre diventa sempre peggio di minuto in minuto…





8 commenti:

  1. Perché i personaggi non vanno mai all’ospedale, queste è quasi una regola non scritta degli horror ;-) Ottimo ripescaggio, ai tempi mi era piaciuto, il post è puntuale, nel senso che ci ricorda che intanto il mondo è impazzito (o impazzito ancora di più) ed ora non si può più scherzare su niente, quindi nel tuo arrivare ora su questo film, forse sei arrivato proprio al momento giusto. Cheers!

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    1. Come sempre, ottimo commento :D soprattutto sulla questione temporale. Sì, il film ha i suoi bei momenti, voglio vedere anche i corti di questi due adesso.

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  2. Beh, dopo aver visto Contracted la trasformazione della Essoe è una passeggiata di salute, che non necessita di ospedale XD
    Scherzi a parte, io sono una dei "sostenitori" del film, che all'epoca mi aveva discretamente folgorata, non tanto per la parte horror quanto per lo squallore e la vacuità dell'ambiente descritto nel corso della pellicola.

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    1. Se è così allora devo segnarmelo ^^'
      Quello sì, è proprio il tessuto sociale intorno a Sarah che ha il sopravvento su tutto.

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  3. Se non sbaglio è in uscita tramite la Midnight Factory (santi e benedetti) un'edizione in dvd e blu-ray anche di questo. E come al tuo solito mi hai incuriosito XD

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    1. Ho controllato e sì, è uscito a poco! Poco male, ma una visiona in lingua originale è davvero consigliata, data la bravura dell'attrice :)

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  4. Non so che pensare, solo vedendolo potrei avere un'opinione, perciò me lo segno e poi si vedrà ;)

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    1. Qui possiamo solo dire che merita. Poi ci faccia sapere ;)

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