domenica 12 agosto 2018

Animali notturni




Susan Morrow è un'affermata gallerista newyorkese, che vive nel lusso e nell'insoddisfazione di un matrimonio apparentemente perfetto. L'ex marito Edward, che non vede e sente da vent'anni, un giorno rompe la sua routine inviandole il romanzo che ha appena terminato e che le ha dedicato. Susan inizia a leggerlo e ricordi e fantasia iniziano a fondersi...


Credo di avervi già parlato del mio rapporto con Tom Ford.
Massì, quella roba che sembra malcelata invidia e che invece… invece nulla, lo odio a morte proprio perché ha successo in ogni cosa che fa. Tanto che mi viene da sperare che non apra mai un blog di recensioni cinematografiche perché altrimenti è il momento che mi butto da un ponte con il retorico masso attaccato alla caviglia.
D'altronde perché non dovreste invidiare uno che sembra più giovane di voi nonostante abbia superato la cinquantina da un po', che si veste benissimo, che ha costruito una carriera in perenne ascesa fino a far diventare il proprio nome un marchio di fabbrica nel settore della moda e, non pago di tutto questo, ha pure il coraggio di improvvisarsi regista e di fare due ottimi lavori.
Perché sì, il tizio qui ci sa fare anche dietro la macchina da presa. E un esordio come A single man se lo possono permettere raramente persino quelli che il cinema lo masticano da tutta una vita, lui lo ha realizzato dopo aver militato da sempre in un altro settore.

Io che penso a tutto quello che Tom Ford ha più di me...

Arrivato allo step due dopo sette anni di fermo, durante i quali non si è fatto mancare altri successi nel campo della moda e dei profumi - seriamente, quanto poco tempo libero avrà a disposizione? - il nostro Tommy si ricorda che "il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista", così, tanto per semplificarsi la vita, decide di adattare per lo schermo il romanzo Tony e Susan di Austin Wright, firmando anche la sceneggiatura.
Siccome decide di rimanere umile, finisce per vincere il gran premio della giuria alla mostra del cinema di Venezia, dove era in lizza addirittura per il Leone d'Oro, raccattando poi non so quante altre nomination nei vari festival, ma quello veneziano rimane forse l'unico premio vinto insieme al Nastro d'Argento come miglior film straniero, e questa è forse l'unica cosa a cui aggrapparsi per provare a mantenere intatto il proprio ego.
Perché poi è il film a parlare.
Già al suo esordio Ford aveva un occhio e una mano molto sicuri, ma a questo giro si è superato e realizza qualcosa che difficilmente si può dimenticare. Anche perché non ho letto il romanzo di Wright e quindi ho avuto modo di vedere (e rivedere) il film con occhio totalmente vergine, pur essendo del segno del toro.

Persino lui recita bene, non dico altro...

Una delle tecniche narrative più vecchie di sempre, che sullo scaffale sta vicino a "alla fine era tutto un sogno" e "il trucco del gemello malvagio", è quella delle due storie che viaggiano parallele per poi terminare incrociandosi, completando l'una le parti mancanti dell'altra. La difficoltà sta proprio nel sapere cosa togliere e cosa mettere ma, soprattutto se si parla di cinema, di fare in modo che le due metà vivano autonomamente pur mantenendo degli elementi stilizzanti comuni.
Sì, sembra complicato.
E lo è.
Tom Ford, in tutta la sua modesta moderazione, sceglie un racconto che gli permetta di unire due tipi di storia, una neo-noir e una drammatica, con le conseguenti ellissi temporali che di certo non aiutano. Vuol dire che ogni cosa deve essere gestita in maniera a sé stante, ma anche in modo che non si dia l'impressione che dei pezzi a caso di altri film siano stati montati in sequenza.
E un regista, qui al suo secondo lavoro, che ci aveva abituati a un film dalla fotografia patinatissima, forse un retaggio del suo passato da curatore degli spot e delle pubblicità di altri marchi (ricordate il cartellone Chi mi ama mi segua? Roba sua), riesce addirittura a stupire per la crudezza e la tensione che riesce a creare in più punti, lui che è abituato ai red carpet, alle modelle e a un mondo di astratta perfezione.
Qui invece ci piazza in mezzo allo sporco, alla polvere, alla merda e al deserto.

I parallelismi che ci piacciono

Senza farla fuori dal vaso mettendo in campo parallelismi lynchiani, mi limito a dire che Ford ha fatto i compiti a casa e riesce nell'intento alla perfezione. Non solo ti assesta un cartone alla bocca dello stomaco con quei titoli di testa a suon di vecchie grassone nude, mettendoti a disagio fin dai primi minuti (in sala ci stavamo chiedendo tutti quanti che minchia stessimo guardando), ma le due anime del film coesistono perfettamente senza sbavature.
Fosse solo qui il merito, però, sarebbe davvero poca cosa.
Non so quanto derivi dal libro di Wright, ma il colpo di genio dello stilistone resta anche nel sapere far vedere agli occhi dello spettatore come Susan legge il romanzo, affidandosi quindi alle immagini e alla locazione degli attori. Se Amy Adams (quanto è bella? Quanto è brava?) rimane solo per il personaggio di Susan, nel presente e nei relativi flashback, è Jake Gyllenhaal ad avere un doppio ruolo, quello dell'ex marito e del protagonista del romanzo, perché è quel libro in qualche modo parla di lui.
Parla di loro.
E mano a mano che tutto va avanti, i tasselli mancanti arrivano. Si riesce ad ottenere un quadro preciso delle dinamiche passate fino a che non arriverà la rivelazione. Intanto davanti a noi scorrono le immagini del deserto, i tentativi di sbrogliare la matassa, una fotografia impeccabile e la macchina d apresa che non sembra essere fuori posto nemmeno nei passaggi più semplici.

Dopo Isherwood e Wright adatterà anche Lansdale?

E' un film che va rivisto più volte non tanto per comprendere appieno la trama, quella forse fin troppo semplice in ambo i segmenti, ma per vedere tutti i particolari che Ford ha disseminato per il film per far comprendere il tutto. Senza fare spoiler, vi dico solo di fare molto attenzione al modello delle macchina, giusto per farvi comprendere come nulla sembri messo a caso. Anche se in certi momenti è lui stesso a gridare ai quattro venti ciò che sta succedendo, ma lo fa sempre in maniera raffinatissima.
Nocturnal animals alla fine è un film che parla di vendetta.
E' un film che parla di amore e di fiducia tradita su più fronti, sul non aver mai dato supporto alle persone importanti e sulla conseguenza delle proprie scelte. Il mondo in cui Susan vive, così ovattato, perfetto, asettico e di gran lusso, è un mondo vuoto, fatto di compromessi e di sentimenti negati. Noi siamo il risultato delle nostre scelte, né più né meno, e Susan ha fatto le proprie.
Sarà per questo che il passato viene a reclamare il proprio posto e a sconvolgere una vita che va avanti col pilota automatico, fatta solo di sicurezze precompilate e un agio che però fa morire dentro. Forse è un vivere più sicuro, un vivere che mette da parte i sentimenti, ma sono proprio i sentimenti che quel romanzo risveglia in maniera così feroce. E quelli sono più caldi, come i paesaggi desertici, ma alla stessa maniera sono sporchi di polvere e pieni di insidie.
Puoi fuggire da ogni cosa, dai tuoi ricordi o dal tuo passato… ma non puoi scappare per sempre dai tuoi sentimenti.

E alloraaa? Eeeh? Blink! Blink!

La vendetta è un piatto che va servito freddo, diceva un antico proverbio Klingon. Tom Ford ce la serve condita di tutto il suo glamour, come fa denotare il sempre curatissimo reparto costumi, e lo fa senza pietà.
Sembra voler rinfacciare tutta l'ipocrisia che permea il suo stesso mondo, quello delle sicurezze e della vita sicura, al contrario di chi la vita la subisce e in qualche maniera finisce per viverla realmente. Ma non è da sottovalutare nemmeno il personaggio di Susan, decisamente poco simpatico a un riscontro superficiale, ma che alla fine è una donna con le sue debolezze e un tratteggio da mano esperta, che sa quello che vuole comunicare e riesce a dirlo coi propri personaggi.
Nessuno di noi è perfetto. Viviamo solo in un mondo feroce dove le bestie notturne si aggirano per sconvolgerci l'esistenza, sia fuori che dentro di noi. Ma sono queste ultime a fare più male, a perseguitarci per un'intera vita.
Certe volte basterebbe solo guardare in faccia.
Certe volte basterebbe solo ascoltare il cuore e mettere la fredda analisi da parte. Perché forse così la vita magari sarà più difficile, si priverà di agi e sicurezze... ma almeno sarà degna di essere vissuta nella propria interezza.

La faccia di Gyllenhaal quando lo scambiano per me

Non so dire se è un capolavoro.
Come sapete, credo che sia una parola fin troppo abusata.
Ma mi è piaciuto moltissimo.
Così tanto che me lo porto dentro come è successo con pochissimi altri titoli nel corso degli ultimi anni, molti finiti ben presto nel dimenticatoio.
Tom Ford però continua a starmi antipatico, però.





12 commenti:

  1. Quanta classe, quanti attoroni.
    Aspetto l'annuncio del prossimo film di Ford, ormai, da un paio d'anni, nonostante gli avessi preferito lo struggimento (sempre controllatissimo) di A Single Man.

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    1. Due ottimi film. Qui però, a mio modesto parere, si è superato. Spero non ci faccia attendere troppo...

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  2. Bellissimo, è stato uno dei migliori film del 2016 :)

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    1. Pure per me. E pure tra i più rivisti di quell'annata!

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  3. Come saprai (forse) sono rimasto un po' freddo nei confronti di questo film, un film che innegabilmente molti alti ha, tuttavia quei pochi bassi sono stati personalmente decisivi ;)

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    1. Certo che lo so. Il maestrino dentro di me ti sta già dando la stecca sulla mani :-P
      Ma sì, ci sta. E' un film tanto particolare che muta parere in base alla sensibilità di ognuno.

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  4. Anch'io gli ho preferito "A single man", trovandolo molto più personale e "passionale", emotivamnte toccante. Però questo è un film più maturo, che denota una classe enorme per un regista che è appena al secondo film. La confezione "patinata" ed elegantissima non deve ingannare: per Ford non è superficialità ma un modo di esprimersi, che rispecchia perfettamente la sua personalità.
    Capisco benissimo la tua (nostra) invidia! :)

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    1. Qui a differenza dell'uomo single ci ho trovato una tecnica narrativa davvero superba, che su di me ha sempre una grande presa. Ma sono anche due cose così diverse che non ha senso paragonarle.

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  5. Film grandioso, uno dei miei preferiti degli ultimi anni, con cast perfetto e atmosfere glaciali... la penso anche io come te su Tom Ford, persona quasi irreale per il talento che ha saputo mostrare in ogni cosa fatta.

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  6. Io l'ho massacrato. E obiettivamente pure. ;)

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    1. Ahahah! Ci stanno benissimo anche i pareri contrario, è questo il bello dell'arte: è obiettivamente personale ;)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U