venerdì 3 agosto 2018

Hereditary - le radici del male




Ellen Graham muore, portandosi con sé diversi segreti e lasciando una figlia molto particolare, Toni, che è sopravvissuta a una vita familiare abbastanza travagliata. Come se non bastasse, deve fare i conti con i due figli, la minore Charlie, che presenta degli evidenti disturbi, e il maggiore Peter, che è nella fase di ribellione dell'adolescenza. Tutto questo mentre cose sempre più strane e inquietanti, forse legate proprio alla madre morta, cominciano ad accadere...


E' innegabile che ultimamente stiano uscendo degli horror davvero validi. Sono più o meno due-tre annetti che sono passato da un laconico "vatteciava, io continuo a vardar quel che g'era negli Ottanta" a farmi coinvolgere oltre ogni mio pronostico dall'entusiasmo generale verso i nuovi titoli. E chi mi conosce sa bene che, quando ci sono gli estremi, io sto sempre nel mezzo.
Però è vero, ultimamente sembra esserci una nuova primavera - sperando che non sia di breve durata come la new-wave francese di inizio millennio. Perché se è vero che maestri come Cronenberg e Carpenter hanno chiuso baracca e burattini e che Jason Blum ha dei tentacoli fin troppo lunghi e viscidi, per ogni maestro che se ne va io sono convinto che debba arrivare fisiologicamente qualcuno a sostituirlo.
Ma quando arrivano pareri fin troppo entusiastici, io mi insospettisco sempre un po'. Tipo come quando ti organizzano un appuntamento al buio decantando troppe qualità della presunta ragazza.
«Sì, ma... è figa?»
«Fidati, simpaticissima!»
Ecco, più o meno una cosa simile.

Quando scopri che comprare la macchina bianca non ti salva dalle cacche di questi maledetti...

A tutti quelli che tirano fuori dei classiconi come L'esorcista per fare paragoni, come diceva Santo Stefano dico di andarci piano coi sassi. Al di là di tutto il battage pubblicitario che si è creato - mi viene da chiedermi quindi perché mi sono dovuto fare mezz'ora di macchina per andare a vederlo... - a visione effettata Hereditary ne esce parecchio ridimensionato, e non solo per il titolo aggiuntivo davvero inutile, perché non è il capolavoro detto dalle varie markettate ma è sicuramente un film davvero notevole, che non sfigura insieme ai nuovi titoli nominati poco fa.
Ecco, come quasi tutti i nuovi cult-horror, vedete a tal proposito The witch, Babadook o It follows, è un esordio. Non fosse che valuto il film come opera a sé senza fattori esterni, questa è una grandissima nota di merito. Perché Ari Aster per essere un novellino di trent'anni tondi ha una maturità di scrittura e di regia davvero notevole. Basta solo la prima scena, peraltro presente di stralcio anche a inizio trailer, per farti capire che il tizio o è un dritto oppure un grandissimo sborone. E che questo film rischia di essere una supercazzola micidiale oppure qualcosa che, dietro l'apparenza horror, porta con sé un messaggio, come tra l'altro tutti i titoli che gli fanno compagnia fra queste parole.
Nota di merito alla pubblicità che gli hanno fatto, perché la deriva che prende dal trentesimo minuto in poi io proprio non me l'aspettavo.

Ricordatevi che il direttore della fotografia ha fatto i compiti

Aster ha visto i film giusti e ne conosce bene i meccanismi, però sembra volersi prendere il suo tempo. Non sbraca nella durata, che è grossomodo canonica, però è innegabile che la prima metà del film sia notevolmente diluita, tanto che ho sentito alcuni addirittura lamentarsene.
Diciamo che non accade molto ma, al contempo, accade tutto. C'è fin troppo materiale - oltre a una scena che con l'horror ha davvero poco a che fare, ma che mi ha fatto davvero star male - che se ne sta sottopelle, è lo spettatore che deve metabolizzarlo insieme ai personaggi. E ce ne sono di cose! Quello più evidente è il senso di colpa, che si sviscera attraverso diverse schematicità, ma in mezzo a tutto questo troviamo anche l'unità familiare, la distruzione di un equilibrio, il passato che ritorna a galla in diverse maniera e il rapporto madre-figlio. Ecco, se vi lamentavate che accade poco o nulla, pensate a questo a poi ne riparliamo.
Perché i problemi ci sono.
Ma ironicamente, non stanno in questo.
Perché nonostante il battage pubblicitario davvero assurdo, Hereditary non è un horror particolarmente fruibile. Anzi, a tratti non è nemmeno un horror tout-court, perché qui, come nella miglior tradizione, il genere è usato come mezzo e non come fine. Questo è un film che consiglierei a chi cerca qualcosa di interessante, non a uno che vuole un film dell'orrore, perché il secondo molto probabilmente ne rimarrà deluso. Aster conosce il genere e ne usa a tratti i trucchi, ma per una gran parte lo sviscera per fare altro.

Picnic violento

In molti hanno detto che perde sul finale, che la prima parte è la migliore e che la seconda finisce per essere deludente. Qui ci tengo a dire la mia perché, sì, il film può essere diviso in due parti e avrete due cose totalmente diverse, la prima è drammatica con dei piccoli ingressi felpati nel paranormale, mentre la seconda è smaccatamente horror. Non credo si possa dire che una è migliore dell'altra, semplicemente perché prese singolarmente sono davvero ottime entrambe per motivi opposti, la prima per essere una cosa a sé e la seconda per l'ottima rappresentanza che ha saputo fare.
Piuttosto, è il raccordo a essere debole.
Perché queste due metà sono tenute insieme in una maniera davvero rozza, forse davvero l'unica cosa aspramente criticabile del film, e che inevitabilmente vanno a ripercuotersi sul proseguendo.
Quei passi che ci fanno addentrare nel mondo del paranormale diventano poi delle scarpate che finiscono per sporcare per terra e nessuno ha lo sbattimento di dare una passata con la ramazza, ergo ci teniamo il corridoio sporco. Aster finisce per dire troppo, quello che poteva essere solo suggerito diventa poi detto in maniera fin troppo esplicita tanto da far storcere il naso. Tutto quello che accade dopo, con qualche dettaglio in meno, poteva davvero finire per essere molto più affascinante e malato - e comunque, già così il nostro buon Ari Aster sembra uno che il sabato sera sa a quale spacciatore rivolgersi.

Non era più salutare darsi a Warhammer?

Se proprio vogliamo fare il gioco dei paragoni, più che al caposaldo di Friedkin mi è venuto da pesare a Kill list di Wheatley, non tanto perché è il più recente, ma proprio perché l'ultima sequenza ha molto a che spartire con la pellicola dell'inglese, anche se quest'ultimo aveva un feticismo per la violenza molto più sentito.
Scene belle toste come non ne vedevo da un po'.
In ambo i casi.
Aster però dimostra di essere davvero uno che la sa lunga perché pur sfociando nel mero film di genere - che come abbiamo detto, non è quello ad inficiare la pellicola - utilizza sì i classici jumpscare di rito, ma in realtà non è tanto la tensione che accompagna la visione. E' il disagio.
Perché sì, è inutile negare che nella delirante mezz'ora finale sia proprio il disagio a farla da padrone. Perché quelle strane apparizioni, le reazioni dei personaggi, quel tono dimesso che sembrano adottare tutti mano a mano che la fine si avvicina e quella fisicità a tratto davvero ripugnante e ostentata con quella fotografia che sa davvero fare il proprio lavoro, lasciano un po' di senso di sporco addosso e in maniera davvero poco piacevole.
Forse tutto è un semplice esercizio di stile per far vedere quanto ce l'ha lungo, oppure il discorso, al netto delle semplificazioni che rendono tutta la seconda parte un po' più fiacca e canonica, è davvero sfaccettato più di quello che sembra. Resta il fatto che gli indizi sono sotto gli occhi di tutti, basta solo fare attenzione.

"Ma che minchia scrive questo?"

Il genere dell'orrore ebbe modo di svilupparsi in Germania verso metà Ottocento, per poi propagarsi in tutto il mondo. Lo scopo era quello di parlare delle paure del presente attraverso una metafora. Nel cinema, la più grande metafora sociale è forse quella degli zombi di Romero. Hereditary non spiega nulla della nostra società, che rimane quasi estraniata dal contesto, è piuttosto uno di quegli horror che punta a sondare l'animo umano e le sue sfaccettature, le difficoltà della vita.
Inutile sottolineare quanto i modellini di Toni siano un po' la sintesi dei personaggi, guidati da una forza oscura che nemmeno sapevano esistesse, oppure un discorso meta-cinematografico su come il regista possa guidare gli attori e le loro interpretazioni (ok, qua manco io credo a quello che ho scritto...), resta il fatto che questo rimane un signor film, una storia servita su un piatto d'argento e narrata al meglio delle possibilità che il mezzo cinematografico offre.
Effettacci ridotti al minimo, tutto giocato sulla performance degli attori e sui loro volti, sulla loro fisicità, sulla quale si dovrebbe aprire un articolo a parte.
E per quanto ridimensionato dal clamore mediatico, davvero, è uno spettacolo che vale la pena di essere visto. O di farvi spendere otto euro in sala. In questi tempi di franchise che ripescano dal passato e dove dei poveri gonzi sono stati messi in regia per eseguire ordini a caso, un film che ha una personalità dirompente come questo è una vera manna dal cielo. Del cinema in mezzo a tante serie-tv sul grande schermo.

Cosa succede a un vero cinefilo quando legge Recensioni ribelli...

Viene da chiedersi un po' il senso del piano del demone col nome da Digimon, ma davanti a tutto questa voglia e capacità di raccontare è un problema che non h nemmeno tanta voglia di pormi.





19 commenti:

  1. Nonostante il pasticcio sia dietro l'angolo nella seconda parte, è piaciuto molto anche a me. Una carica tragica notevolissima e interpreti, fra la Collette e Wolff, splendidi. Ci sono cose che non dimenticherò in fretta, e non parlo soltanto dell'orrida visione sull'asfalto: tipo lo sguardo di lui, in macchina, che non sa bene cosa fare dopo. E per questo, irrazionale ma umano, non fa niente e basta.

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    1. Quella scena lì, effetto-palo a parte, mi è rimasta davvero impressa. Molto umana e delicata, incredibile come è stata realizzata.

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    2. (Mi procuro Killing List, intanto, che non ho visto. Di questo qui, se ti va, ho scritto qualche giorno fa. ;) )

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    3. Infatti sono passato dopo la pausa-pappa, risparmiavo la lettura per dopo la visione ;) quello è DAVVERO strano forte, lì o lo ami o lo bolli come supercazzola definitiva.

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  2. Uccidere un volatile e' il nuovo trend dei film horror-thriller (Von Trier ci dilettera' con il massacro di una papera). Non l'ho visto, mi inquieta troppp!

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    1. How to kill a mockinduck…
      Ok, la smetto.
      Ti dirò, lì lo trovano già morto, ma non ho mai notato questa cosa.

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    2. Von Trier invece darà a quanto pare una scena madre alla papera da farci uscire dalla sala col magone. Diventeremo tutti vegani? XD

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  3. Ciao Jean! :)
    Il film sembra ottimo, me lo tengo per l'autunno magari

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    1. Mah, col caldo qualche brivido può essere utile ;)

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  4. Anche io ho pensato subito a Kill List e a The Witch... ottima recensione davvero, la penso come te praticamente su tutto

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    1. Noto che qui sul blog si sono uniti gli estimatori, mentre su Facebook i detrattori ^^' ad ogni modo, un film che nel suo piccolo sta davvero dividendo. Io poi sono uno dei pochi a cui è piaciuta la seconda parte...

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  5. A Kill List non c'ero arrivata, a me ha ricordato molto Babadook nella prima parte e The Witch nella seconda me effettivamente, per come il "destino" gioca coi personaggi, condannati fin dall'inizio, anche il filmozzo di Wheatley è perfetto come fonte di ispirazione!

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  6. D'accordo su quasi tutto ;)

    lo sai, sono uno di quelli che, raccordo fatto male a prescindere (e hai ragione) trova la seconda parte, anche presa a sè, molto più debole

    e non parlerei di durata canonica, dura più di due ore! :)

    per il resto concordo su tutto, e ottima recensione ;)

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    1. Grazie :D mah, io se presa separatamente e come mero horror, la seconda parte l'ho trovata ottima, nel suo insieme. Certo cozza con la prima, che ha comunque dei piccoli problemi, per me.

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  7. Non leggo più le recensioni prima di vedere un film ma ormai Heredity è stato visionato. Quindi ho letto e, che dire: siamo molto in sintonia se non fosse che quella seconda parte più horror a me è piaciuta sicuramente meno della prima più drama. I finali così sono anche un mio problema però, dato che stesso effetto mi fece, ad esempio, Babadook. Solo che lì si tratta degli ultimi minuti, qui quasi di un'oretta. Comunque piaciuto molto anche a me, gli darò una nuova visione a mente più fredda per mettere insieme un po' di pezzi mancanti.

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    1. La seconda parte l'ho apprezzata più di altri proprio per quello che hai scritto nella tua recensione. Quei dannati vecchiacci mi hanno spaventato più del resto ^^'

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    2. Ma c'è anche una persona che vola, nella seconda parte.... Dai, vola 😨

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U