domenica 26 agosto 2018

Le nostre anime di notte - Our souls at night




Nella cittadine di Holt vivono Addie Moore e Louis Waters, entrambi vedovi. Una sera lei va a casa di lui per fargli una proposta: farle compagnia durante la notte. Unicamente per dormire, parlare e raccontarsi la loro vita. Inizia così una storia d'amicizia e amore platonica...


Non sono mai stato un integralista, in quanto a cinema. Per quanto mi piaccia il buio della sala e il gigantismo del grande schermo, gran parte delle mie visioni, sia per questioni tecnologiche che materiali, le ho recuperate su altri supporti. A questo poi aggiungeteci anche una distribuzione che sembra cercare apposta i film che più mi interessano per non metterli sul mio territorio, costringendomi a rimandare il tutto di mesi.
Detto questo, confesso che non riesco nemmeno a vedere Netflix come il male assoluto a differenza di voci decisamente più influenti ed esperte della mia. L'unica cosa che mi lascia abbastanza perplesso è se l'avere così tanti titoli a disposizione fin da subito, facendoli "alloggiare" su una piattaforma a conti fatti inesistente, a differenza di quanto non sussista con la sosta cinematografica, non contribuisca a creare una certa disaffezione che sento ormai prevalere nel cinema in generale - seriamente, da quanto tempo un film non diventa un caso com'era stato a suo tempo Il cavaliere oscuro?
Confesso anche che ho fatto l'abbonamento a Netflix solo adesso per due motivi: mi è stata regalata una carta prepagata per due mesi (mi pesano le chiappette, che ci volete fare…) e il poter vedere questo Our souls at night. E il fatto che proprio questo film mi abbia spinto vi fa capire quanto sono vecchio dentro...

Quando una tipa ci prova con te e non riesci a crederci...

Se solo dieci anni fa mi avessero detto che mi sarei innamorato di un libro che parla di due vecchi che dormono assieme, probabilmente mi sarei messo a ridere. Eppure Le nostre anime di notte è forse una delle letture che più consiglio, spesso venendo preso per un maniaco gerontofilo, ma credo che non si possa comprendere la bellezza di quelle pagine senza averle lette. La cosa ancora più sorprendente fu che Kent Haruf scrisse quel libro pochi mesi prima di morire, sapendo quale fine lo attendeva.
Ecco, io di solito non sono uno che vuole sapere a tutti i costi vita e miracoli dei singoli autori, ma quell'ultimo particolare è proprio un valore aggiunto. perché sapere che Haruf è riuscito a trasmettere quella pace e, a suo modo, quell'amore per il mondo e la vita pur versando in quelle condizioni... sono cose che non si possono spiegare.
E' questo a rendere quel libro così bello. Un romanzo composto da uno stile asciuttissimo, dove non accade quasi nulla ma dove sono proprio quei dialoghi a raccontare tutto. A parlare della vita, a far parlare della stessa degli individui comuni che l'hanno attraversata con tutte le sue sfaccettature. Forse un libro che solo chi la vita l'ha provata e subìte realmente poteva partorire.
Da una parte quindi tanto di cappello a Netflix per aver acquistato i diritti ed aver finanziato la trasposizione di un'opera simile, decisamente lontana da un ipotetico appeal commerciale e soprattutto dal genere di pubblico che si è creato.

"Addie, questo vino è buonissimo. Quanto è invecchiato?"
"Quanto noi…"

Però... c'è sempre un però… 
Perché sì, tante grazie a Netflix per tutto il pesce (cit.) e soprattutto per aver pubblicizzato come si deve questa produzione, ma purtroppo non bastano due divi in grande spolvero per portare a casa il risultato. Soprattutto da un libro così, forse un'opera che nella sua semplicità non si presta a trasposizione alcuna, perché è così radicata alla propria natura d'origine e alla voce dell'autore da vanificare qualsiasi sforzo.
Diciamo che se alla regia chiami Ritesh Batra non puoi neppure avere pretese.
Sarò di parte, ma al secondo film il regista indiano conferma tutti i demeriti che si poteva tirare dietro dopo il suo esordio. Perché non gli è bastato adattare, anche abbastanza malamente, un libro come Il senso di una fine di Julian Barnes (che poi, off topic, ma perché qui da noi è stato distribuito col titolo L'altra metà della storia?), ma conferma la propria passione per i libri brevi e si butta su Haruf, sbagliando lo sbagliabile, e rendendo quella che è forse una delle storie più cupe, disilluse ma anche piene di speranza degli ultimi anni come un qualcosa di banale, sciatto e anche abbastanza zuccheroso. Pertanto, se il libro è forse una lettura che si può comprendere appieno solo dopo una certa maturità, questo è, molto semplicemente, il classico film per vecchietti.

"Ragazzi, ve lo dicevo che quel Jean Jacques è un sozzone!"

A parte i due interpreti, che recitano insieme per la quarta volta cinquantun'anni dopo A piedi nudi nel parco (tra l'altro, l'autore della commedia da cui è tratto è morto da poco), del film marchiati Netflix c'è davvero poco da salvare. Batra riprende pedissequamente gli avvenimenti e i dialoghi dal libro, aggiungendo delle derive personali che cozzano incredibilmente nell'insieme, forse i momenti più stucchevoli di tutti. Ma soprattutto è un film che non ha una propria coesione, ha una regia estremamente televisiva - segno che forse la piattaforma ha una padronanza eccelsa della serialità ma non del mezzo cinema - che non riesce a dare lo spessore drammatico che una vicenda simile meriterebbe. Perché ciò che rendeva uniche quelle pagine era proprio il dare così tanto peso a una semplice chiacchierata.
Non si tratta di un mero confronto fra l'originale e il film, cosa che sapete non mi interessa minimamente, ma proprio di evidenziare come non si sia riuscito a dare il giusto peso ai temi messi in scena attraverso il mezzo predisposto. Sembra incredibile che siano serviti due sceneggiatori per adattare un simile lavoro, così come sembra assurdo che un regista, che già aveva messo mano su un altro titolo importante della moderna letteratura, non abbia imparato come riuscire a gestire il materiale. Perché nel suo esordio, al di là del risultato, si vedeva che un minimo s'era impegnato.

Il compagno Bob fa le scarpe a tutti noi giovani, in quanto a charme.

Il risultato è quindi un film statico, senza mordente, che vorrebbe mettere in scena una storia delicata ma che riesce unicamente ad apparire distante, distaccato e poco interessante, non riuscendo neppure nell'intento di evitare il cliché del bambino odioso.
Haruf aveva capito perfettamente che non esistono cattivi, ma solo vittime. Qui Batra sembra ribadire che le cose succedono, trattando il caso esistenziale con una sommarietà abbastanza irritante e quella sua smania di alleggerire ogni cosa da non lasciar percepire quella che è la vero proporzione del danno fatto a quanto già gli era stato servito.
Abbiamo quindi di fronte a noi la tombola delle grandi occasioni sprecate o un'operazione che non si sarebbe mai dovuta fare per come il testo era stati gestito. E quello che nelle pagine di Haruf appariva come uno spiraglio di luce in mezzo alla cupezza di una vita che sembra regalare solo dolore e affanni, qui è un po' un teatrino dell'assurdo che nulla dà e nulla toglie a quanto già mostrato prima. Solo un confondere quella che è una "vita comune" con una vita poco interessante, o almeno, raccontata da un narratore che sembra quasi fregarsene altamente.
Poco male per quello che doveva essere uno dei titoli di punta di Netflix...

Comunque… si ride e si scherza, ma sfido chiunque ad arrivare alla loro età così.

Da vedere quasi unicamente per completezza, se siete dei super fan di Haruf. O per i due splendidi protagonisti, vero mattatori della scena.
Ma anche perché il buon Bob ha annunciato che si ritirerà dalle scene.
Certo, i motivi interni per concedergli una visione sono invece davvero pochi.





4 commenti:

  1. Veramente fiacco. Glamour, laccatissimo, con due protagonisti che (bravi e tutto, per carità) mettono in scena più sé stessi che i loro personaggi.

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    1. Laccatissimo neanche tanto, a mio parere. Più che altro statico e televisivo nel peggior senso del termine. Una storia così o sai come raccontarla o diventa una noia bestiale, come in questo caso, e tutta la profondità che poteva esserci va a remengo.

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  2. Indubbiamente il confronto con il libro è impietoso: ma come dici giustamente, aldilà di questo resta comunque un prodotto meramente televisivo che non raggiunge certo vette altissime di profondità e spessore. Nonostante tutto però devo dire che la sufficienza gliela dò, perchè quando si hanno due grandi attori così è sempre un piacere vedere le loro performance. Certo, resta il rammarico per quello che avrebbe potuto essere nelle mani di un regista "vero"...

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    1. Questo mestierante per la seconda volta rovina un libro che ho amato. Altro che Bay e Snyder...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U