mercoledì 15 agosto 2018

Magic magic




Alicia vola a Santiago per andare a trovare la cugina che vive e studia là. Lei le organizza una gita in un isolotto di proprietà insieme a degli amici ma all'ultimo, per un inconveniente (sembra) con l'università, deve lasciarla sola con quei quattro debosciati per un paio di giorni. Intanto la mente di Alicia comincia a vacillare sempre di più...


Non sono mai stato uno che guarda un film per gli attori. Per "deformazione professionale", se vogliamo chiamarla così, sono spinto a vedere una pellicola per via dei registi e degli sceneggiatori. Il reparto attoriale mi può convincere a compiere una scelta simile sono in rarissimi casi e, guarda caso, dato che alla poraccitudine non c'è mai fine, per via di donne.
Sul podio se ne stanno ovviamente Marion Cotillard e Jessica Chastain, due che riuscirebbero a farmi interessare pure su un documentario che parla della migrazione dei mufloni, e poi Zoe Kazan, una che solo perché è colei che ha scritto quel gioiello di Ruby Sparks mi appare bella oltre ogni dire, anche dopo aver recitato in commediole che già dalla locandina sprizzano hipsteraggine da tutti i pori.
Poi c'è il jolly: Juno Temple.
Tra tutte queste il talento più acerbo e la bellezza più particolare. Non so perché, però, forse uno dei volti meno utilizzati del cinema moderno ma uno di quelli che ti rimane più impresso - compare per pochi minuti pure nel terzo Batman di Nolan. Eppure utilizzata perlopiù come suppellettile erotico dalla gran parte dei registi con cui ha lavorato. Non che me ne lamenti, però mi mancava il vederla in un ruolo che le permettesse di esplodere.
Contorni erotici compresi, ovviamente.

"Scusami, avrei dovuto dirtelo che c'era anche Michael Cera…"

Sì, c'è anche l'inconveniente di Michael Cera. Che non so voi, ma non ho mai capito se è capitombolato nella macchietta odiosa suo malgrado o se davvero nei film dove recita tutti organizzino dei mega-party dopo le riprese per prenderlo a legnate - tanto che pure James Franco lo fece morire subito in Facciamola finita. Comunque c'è anche lui, dato che sembra aver fatto amicizia col regista Sebastián Silva, e tenetevi in mente la cosa perché dobbiamo ritornarci.
Dovevamo parlare della nostra Juno…
La Temple. Non quella di Reitman/Cody.
Juno Temple ha finalmente il film che la vede padrona della scena ma, suo malgrado, è questo Magic magic, opera indipendente del regista cileno Sebastián Silva che in giro per i festival ha riscosso così pochi riscontri da uscire direttamente in dvd. Da noi è reperibile solo subbato e sembrano essere quattro gatti quelli a cui è piaciuto.
Io, come al solito, sono in una posizione particolare.
Sostanzialmente non ho ancora capito se il film mi sia piaciuto o meno. Perché la la Temple e la Browning alzano notevolmente il livello di gradimento, solo la presenza di Michael Cera abbassa quanto può per puro pregiudizio… ma la verità è che è proprio il film stesso a farsi carico di così tante interpretazioni, metafore, suggestioni e suggerimenti da risultare criptico e difficile da catalogare.
Particolarità che a tratti finisce per essere sia un pregio che un difetto.

"Come? Non stavamo facendo The village?"

Non è facile classificare un film come Magic magic, e la cosa davvero divertente è che tutta questa complessità che lo rende così respingente è dettata anche dal fatto che succede così poco, ma sembra esserci sempre una metafora o una sfumatura che ci è sfuggita. Basti pensare che inizia come un road movie, per quanto sui generis, prosegue come un thriller psicologico, è permeato da un' atmosfera horror annaffiata con particolari decisamente grotteschi.
Ovunque se ne sia parlato sono iniziate le totoscommesse sui possibili significati, la caccia al particolare sfuggito per risolvere l'inghippo, quindi è quasi naturale che un film così non abbia riscosso tutto questo successo, anzi, che sia stato bollato come fantozziana cagata pazzesca e apparentemente nonsense. Può ben sembrarlo, ma gli indizi ci sono, o almeno, così sembra.
Silva ha comunque l'enorme merito di riuscire a mantenere un'attenzione costante e un senso di tensione che non si smorza mai, cosa davvero notevole se pensate che non ci sono copi di scena, plot twist oppure grosse sorprese, solo questo lento discendere di Alicia in un baratro che forse esiste solo nella sua mente. Tutto è giocato sull'alchimia degli attori - uno più bravo dell'altro, state attenti che poi riparleremo di Cera - e dell'ambiente circostante, che insieme alle convenzioni del luogo è quasi un personaggio a sé.

Ehi gente, come mai quella Cera?
ba-dum *tsssssss*

Ci sono tante chiavi di lettura in questo film, che spaziano dalle più banali alle più astruse e fantasiose. La più immediata è sicuramente quella sessuale, che ci viene sottolineata già dalle prime scene, dove Alicia fa la doccia mettendosi in posizione fetale, quasi a volersi proteggere. Poi i continui ammiccamenti dei compagni di viaggio, un possibile aborto mai del tutto confermato in uno sprazzo di dialogo, l'imbarazzante incontro con un cane arrapato (proprio un canide, non è un eufemismo), quei giochini che diventano sempre più molesti e quella danza sotto ipnosi. Le possibilità sono molteplici, da quella che Alicia abbia subìto delle molestie in passato, come ipotizza persino uno dei personaggi, al fatto che sia una ragazza che senta una sessualità esplodere che non riesce a controllare e che in qualche modo si risveglia, una ragazza quasi bambina e "innocente" che viene a contatto con lo sporco del mondo e non sa come reagire anche su quella sfera.
Oppure è davvero una ragazza quasi bambina che nel venire a contatto con un mondo fatto di gente antipatica, ambigua e che non ha nessun rispetto del prossimo ne viene in qualche modo contaminata, col solo risultato che la sua mente cerca di rigettare quel morbo.
O molto più semplicemente, è una ragazza che non ha mai trovato il proprio posto da nessun parte, che nel ritrovarsi fuori dagli USA per la prima volta in vita sua, dove non parlano la sua lingua e non le vengono dette le cose, vada in tilt.

"Tranquilla. Quello in acqua è uno squalo, non Michael Cera."

Se prima Silva cerca di creare una qualche empatia con Alicia, mettendola in questo contesto così disagevole, poi sposta lo sguardo verso i suoi compagni d'avventura, che sembrano davvero preoccupati per le sorti della ragazza. Nel mezzo accade poco, ma accade in una maniera così stratificata da giustificare tutte le teorie di prima, anche se nulla sembra voler essere giustificato, pertanto ogni ipotesi rimane possibile e veritiera.
Però ci sono due scene, dilungate e riprese così a lungo che non sembrano messe lì proprio a caso e che in qualche maniera sembrano andare a braccetto.
La prima è quella del salto della scogliera, che Alicia rifiuta e che riprende sul finale. Poi la scena (doppia) dell'ipnosi, che si smentisce da sola ma porta a conseguenze estreme. Il primo risulta come un non aver coraggio, il rifiutarsi a un rito di iniziazione (basti pensare a cosa può rappresentare il salto anche nella mitologia, Ronnie James Dio fece la propria fortuna parlando di un tuffatore) che decreta l'appartenenza a un insieme, poi i comandi dell'ipnosi, magari davvero finta, ma che in quelle azioni comandate sancisce un'unione non scritta. E anche lì torna in ballo una forte componente sessuale, sempre quello. Così come quell'ultima metafora della pecora cacciata dal cane nel campo dei contadini, dove mille e più analogie rimangono possibili e da sommarsi sopra tutte le altre.
Il vero peccato è che il finale avvenga in quella maniera, in un contesto che per quanto affascinante ho trovato cozzasse incredibilmente con l'insieme e con una soluzione di regia finale abbastanza meh.

Quando si dice: essere sempre con l'uccello in mano.

E poi c'è sempre lui, Michael Cera. L'insopportabile Michael Cera. Che qui però riserva delle sorprese perché finalmente si è riusciti a usarlo a dovere, perché in quel suo persistere a fare il nerd sfigato c'era sempre qualcosa di inquietante che qui finalmente riesce a emergere in un personaggio solo apparentemente stupido e infantile, ma che riserva delle belle sorprese, il perfetto antagonista di Alicia. Due individui ambedue bambini, menomati in qualche maniera, ma spinti da pulsioni opposte. Se Brink sembra essere ben conscio di quel suo stato d'essere, anzi, sembra quasi farlo apposta, tanto che verso la fine verrà meno ai suoi comportamenti, Alicia ne è sottomessa. Alla fine tutti sono isolati e in balìa degli eventi, come sembrano suggerirci diverse riprese, resiste solo chi finge meglio, chi inventando scuse per assentarsi un paio di giorni, chi facendo la checca isterica, chi dandosi all'ipnosi e chi studiando in solitaria.
Magic magic forse, molto semplicemente, è "solo" questo. Un film sull'isolamento, su come alcuni riescano a usarlo come metro di difesa personale, mentre altri, quelli che magari hanno una sensibilità maggiore, ne vengano sottomessi.
Non ci saranno risposte quanto continue stratificazioni, senza contare che Silva instilla maggior dubbio mettendo nei titoli di coda la texture dell'ipnosi. Ma forse le cose sono molto più semplici di quello che sembrano e, forse proprio per questo, ancora più inquietanti. A quei personaggi resterà solo la consapevolezza di ciò che non hanno potuto fare.

Quando sei finalmente la protagonista, ma nessuno si caca il film...

Un film destinato a non farsi apprezzare da molti proprio per questa sua natura. Io come al solito mi metto nella comoda via di mezzo, dato che a tratti pure a me il mettere tutto troppo per metafora sembra quasi una furbata - ma non fateci caso, sono un tipo molto pane e salame - e, pur amando il senso di dubbio, voglio che mi indichi una direzione da prendere.
Però Magic magic è un film col suo fascino.
E Juno Temple è sempre un bellissimo vedere, specie adesso che domina la scena.





2 commenti:

  1. Peccato, perché Juno merita spazio, e questo nonostante il ruolo di protagonista quasi non da, tuttavia un'occhiata potrei comunque darla ;)

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    1. Entrerai nel vortice malefico delle totoscommesse sulle possibili interpretazioni XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U