domenica 19 agosto 2018

SPECIALE #1: i dieci film che più non sopporto



Ed eccoci quindi al primo "speciale" del blog.

Un simpatico intermezzo che avrà una cadenza codice:QMMP (Quando Minchia Mi Pare) e che esordisce proprio oggi perché… beh, perché oggi parto per le ferie e quindi non potrò aggiornarlo con regolarità. Ma fra reset completo per il rilancio, impegni vari e via discorrendo, la discontinuità da queste parti l'ha fatta da padrona. E siccome sono una persona ammodino ci tenevo a salutarvi con un minimo di decenza.

Volevo stilare questa classifica proprio per loro, i film che non sopporto.

Non necessariamente dei film brutti, ma delle pellicole che proprio non riuscite a digerire anche se sono osannate da tutti, quindi anche dei possibili capolavori. Oppure dei lungometraggio che vi urtano a pelle, perché magari quello del catering era lo zio di un ex compagno di classe molto stronzo.

Io ne ho dieci. E sarei molto curioso di sapere i vostri :)

Quindi, partiamo…



La vita è meravigliosa, di Frank Capra


In realtà il Natale e le sue atmosfere mi piacciono, anche se lo spirito natalizio non lo sento da una decade abbondante. Ma ogni 25 dicembre la mia paura più grande è beccare in tv il Piccolo Lord o questa roba strappalacrime di Frank Capra.
Sarà perché mal digerisco la retorica o perché una mia catechista mi costrinse a vederlo per tre volte di fila come punizione, ma questo è un film che proprio non sopporto. Stucchevole, zuccheroso all'eccesso e con un protagonista tanto buono da rasentare l'idiozia, da farti sperare che l'Angelo che lo salva sia Lucifero. 
Poi dai, dove diamine avete visto un'intera cittadina che si raduna per aiutare un povero gonzo?

Forrest Gump, di Robert Zemekis



Adorato in tenera età la prima volta che lo vidi, poi iniziato a sentire assuefacente per le continue repliche televisive. Adesso che le superiori le ho finite da un pochetto, invece, lo detesto cordialmente. Tanto che con quella scatola di cioccolatini ce lo strozzerei.
Nulla da dire sulla straordinaria prova di Tom Hanks o sulla regia sempre formidabile di Zemekis, ma davvero, trovo Forrest Gump di un'ipocrisia disarmante. Il paese che ha sempre segregato gli ultimi in cantina col Zed di Pulp fiction, ci mette a fare la moraletta su come vedere la vita attraverso gli occhi di un'anima semplice che per colpi di culo continui e senza meriti effettivi riesce ad arrivare dove molti altri hanno fallito.
E seriamente, anziché continuare con questa estenuante storia dei piaceri semplici, iniziate ad apprezzare anche i piaceri complessi, per una volta.

V for vendetta, di James McTeigue

Tanto ho amato il fumetto di Alan Moore, forse il più grande scrittore della nostra era in senso lato, non solo per quanto concerne i fumetti, tanto ho detestato il film di James McTeigue, assistente alla regia di George Lucas che ha avuto la bella idea di mettersi direttamente dietro la macchina da presa quando sarebbe bastato stare a debita distanza facendo "ciao ciao" con la manina.
Il risultato è questa paccottiglia pseudoanarchica che con l'anarchia vera e propria ha davvero nulla da spartire. Perché davvero, non sono le idee a essere a prova di proiettile, ma le argomentazioni. Senza quelle, c'è solo il fanatismo. E sappiamo bene quanto sia pericoloso.

Into the wild, di Sean Penn
Capisci di essere scemo quando esci con una, questa ci sta, ti chiede di andare al cinema a vedere sto Into the wild e a fine visione se ne dichiara entusiasta.
E tu che fai?
Te ne esci con un pippone assurdo su quanto sia retorico, su come da Penn di aspettavi un lavoro migliore e che non vedi proprio l'utilità di raccontare la storia del figli di due ricconi che abbandona tutto, incontrando gente che gli dà la bella moraletta, per poi morire come un demente nella stessa natura che tato amava.
Nessun commento sul vero Christopher McCandless, comunque, anche se la lettura del libro di Krakauer dovrebbe far capire che definirlo un eroe moderno non è proprio giustissimo…
Inutile dire che con la ragazza è andata malissimo. Ora vive in una roulotte.

Le pagine della nostra vita, di Nick Cassavetes
Se c'è una cosa che ho capito è che non puoi parlare dell'amore perché è qualcosa di così vasto, sfaccettato e astratto da ricoprire troppi aspetti, quindi se ne parli finirai sicuramente per saltare qualcosa o dire delle banalità. I più grandi che ce l'hanno fatta - gente come Woody Allen, Ernest Heamingway, Charlie Kaufman - guarda caso hanno premuto l'acceleratore su come sia indescrivibile ma proprio per questo, forse, necessario.
Non andate a dirlo a Nicholas Sparks.
Che non è un cattivo ragazzo. E' solo lo Zack Snyder dei romanzi d'amore. Uno che sai già che se non sei sulla stessa lunghezza d'onda ti regalerà una bella dialisi - oltre che a farti porre molte domande su come sia possibile che le donne si riconoscano negli esempi da lui descritti.
Io dico solo che su quel libro finale ci avrei scritto un bel: scemo chi legge. Ma pure chi guarda il film, eh…

Cous cous, di Abdellatif Kechiche
Tutto molto bello e profondo… ma due ore e mezza per raccontare 'sta roba proprio no.

Il grande Gatsby, di Baz Luhrman
Non sopporto di mio Baz Luhrman e quel suo stile a metà strada fra il videoclip e il tiro di coca che ti si blocca a tre quarti di setto nasale. Sapere però che aveva fra le mani un capolavoro come il libro di Francis Scott Fitzgerald mi aveva da una parte spaventato e dall'altra reso abbastanza fiducioso, perché forse era proprio il suo stile così assurdo e simile a null'altra che poteva essere in grado di raccontare il vuoto che si celava dietro lo sfarzo degli Anni Ruggenti.
Il Francis in questione doveva essere il mulo parlante, però.
Sarà che quello era il periodo in cui tutti sembravano essersi accorti di quanto fosse bravo il nostro Leo e che la fedeltà a un capolavoro spesso paga… ma sul serio, se volevo sentirmi rileggere ogni pagina andavo direttamente a pigliare l'audiolibro.

Tenacious D e il destino del rock, di Liam Lynch
Per carità, in realtà mi piace e lo trovo pure divertente. Non può che piacere a chiunque sia stato minimamente appassionato di musica rock e metal in vita propria e quando lo vidi per la prima volta avevo i capelli lunghi di sedere e vestivo solo con le t-shirt delle mie band preferite. Oddio, in realtà ora è cambiato solo che ho tagliato i capelli, ma sono dettagli. 
Poi mi ricorda sempre di quando vidi dal vivo Ronnie James Dio al Gods of Metal del 2009, dove cantava con gli Heaven and Hell. Il mio primo concerto e non poteva che iniziare nella migliore delle maniera.
Il problema non sussiste finché non ti capita di bazzicare in una compagnia di metallari che decide di vederlo almeno due volte a settimana. Che è un po' come mangiare la pizza: non dico mai di no, ma a una certa comincia a venirmi la nausea…

Una notte da leoni, di Todd Phillips
Tutti mi dicevano: devi assolutamente vederlo, è uno dei film più divertenti che siano mai stati fatti!
Ma voi avete davvero riso per 'sta roba?

Chiamami col tuo nome, di Luca Guadagnino
La mia recensione (leggila qui) si è fatta notare come l'unica negativa in tutta la blogsfera e pure in giro, insieme ad uno sparuto numero di disadattati, sembro uno dei pochi a non averlo apprezzato.
Ma ancora adesso continuo a chiedermi che cosa ci abbiate trovato nella favoletta di un moccioso figlio di ricconi che si innamora di un mezzo fotomodello altrettanto ricco che nel frattempo per non accettare il fatto di essere omosessuale va a farsi le peggio patonze.
Certo, magnifico il finale, ma due minuti ottimi non compensano due ore di nulla cosmico.

14 commenti:

  1. Ma sai che sono abbastanza d'accordo? Su intudeuaild soprattutto, ma anche su Forrest Gump, che comunque non ho MAI visto.

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    1. Di quei due film ricordo che ne avevamo parlato a Torino 😉

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  2. Credo ti farai un po' di nemici con questa lista.. :D
    E comunque io sono d'accordo su alcuni, ma su altri decisamente no!

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  3. Metti che io invece li adoro quasi tutti - Cous Cous non l'ho mai sentito nominare, sinceramente.

    Concordo con te su Le pagine della nostra vita - diciamo che l'ho trovato anche carino alla prima visione, ma ripensandoci mi fa venire l'orticaria.

    Ma soprattutto cinque altissimo per quel pippone finto filosofico di Into the Wild, forse il film che odio per eccellenza nonostante piaccia a tutti!

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  4. Come hai osato nominare tenacious D e il pletro...
    Per punizione al rientro dalle ferie, lo vedremo a giorni alterni.

    Una tua collega si corso... ������

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  5. Non ho visto "Tenacious D", per il resto... non sono d'accordo praticamente su nulla! Anzi, direi pure che tra questi film ce ne sono alcuni che adoro in modo viscerale (su tutti "Il grande Gatsby").
    Potrei anche dirti che non condivido affatto le tue interpretazioni, e che le mie sono diametralmente opposte, ma non ho voglia di dilungarmi :)
    Ti dico invece che, proprio per questo, appare chiaro che spesso e volentieri il cinema è sensazione ed emozione, conta quello che riesce a trasmetterti, è questo è sempre discrezionale.
    Quindi... non riaprirò più questo post perchè mi fa un po' male (vabbè, non esageriamo) però rispetto i gusti, come sempre.
    Alla prossima!

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    1. Ma infatti il bello anche (soprattutto) questo, la variet dei gusti :)

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  6. A parte quelli che non ho visto e un paio che detesto anch'io - Into the wild e Tenacious D - per il resto non concordo quasi per nulla, soprattutto per cose come Gatsby e Chiamami con il tuo nome, o V per vendetta. Ma del resto si sa che dai fan di Snyder non ci si può aspettare granchè! ;)

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  7. Sono tutti film che non sopporto, su tutti Forrest Gump e Il grande Gatbsy (di cui però conosco a memoria il libro). Uno davvero troppo ipocrita e un altro troppo decadente, molto meglio quello con Robert Redford più simile al romanzo come elegia!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U