lunedì 10 settembre 2018

The raid - redemption




Giacarta, Indonesia. Una squadra speciale di venti poliziotti scelti fa irruzione in un palazzo per arrestare il boss criminale Tama Riyadi, che possiede un intero condominio. Ma qualcosa va storto e il soldato esordiente Rama deve farsi strada fra trenta piani di violenza e sangue...


Sembrerà strano, ma pure quello action è un genere di tutto rispetto che nella cinematografia tutta può dare molte cose belle e - tenetevi forte perché qui si vola - pure portare avanti un linguaggio visivo o stilistico di tutto rispetto. Chi mi conosce sa bene che non faccio distinzione fra cinema d'autore o di pura evasione e riconosco la validità di ambo i settori, cambia solo l'ottica con cui si guardano le due cose, ma mettersi a fare inutili elitarismi è il primo passo per essere ignoranti e precludersi così un sacco di cose. Anzi, sono convinto che è proprio l'aura elitaria che sta intorno al mondo della letteratura che spinge molta gente a non leggere, cosa che istituzioni (forse loro sì…) e professori ancora non hanno capito…
Ancora più strano, ma le mazzate piacciono a tutti. Anzi, mi limito a dire una cosa: il mondo si divide in due tipi di persone, quelli che amano le scazzottate e quelli che mentono. Quindi non stupitevi che anche il più pippaiolo dei cinefili non si diverta a vedere due energumeni che fanno scattare bicipiti e deltoidi. Il tamarro molto spesso aiuta a salvare la sanità mentale e far pace con la propria metà tamarra è l'unica via di salvezza.

Ognuno ha l'annuario scolastico che merita...

Allo stesso modo, bollare questo Serbuan maut come una tamarrata sarebbe davvero ingiusto perché il lavoro di Gareth Evans, fosse semplicemente quello, non avrebbe goduto di tutto l'eco che la sua uscita ha provocato. Per quanto molto criticato da quel buonanina di Rogert Ebert, non proprio il primo pirla che passa, si dice che alla prima proiezione al TIFF stavano venendo giù i muri dagli applausi, senza contare tutti i premi vinti un po' ovunque e qualcuno che azzardò nel definirlo il miglior action della decade. Tutto questo "semplicemente" per la storia di venti poliziotti armati fino ai denti che devono farsi strada in un appartamento pieno di criminali a suon di pugni e pallottole.
Sembra semplice, eh…
Non l'impresa della forza speciale, quanto il poter gestire un film simile e con queste dinamiche. Che diciamocelo, non avranno comportato un grande impegno di scrittura - la sceneggiatura a tratti sta insieme con lo sputo - ma tutto il resto che gli sta intorno, nel vero senso della parola, ha fatto in modo che Gareth Evans compisse un mezzo miracolo con quel poco che aveva a disposizione.
In un mondo perfetto, tanto per citare a buffo zio Clint, uno così avrebbe dettato una nuova scuola per quello che è l'andazzo del cinema moderno, invece viene perlopiù confuso per vaga omonimia con quello che ha diretto l'ultimo Godzilla ammeregano. Lo faccio pure io, a volte. Ma dove la memoria collettiva non dà le giuste soddisfazioni, restano unicamente i fatti.

The real style

Dopo la lavorazione del film Merentau, che aveva come tema principale la tecnica di combattimento Silat, il gallese Evans (oddio, ora sembra quello che fa Cap...) rimase in contatto col lottatore Iko Uwais per un film che doveva vederlo come protagonista assoluto e, guardacaso, si trattava proprio di questo gioiellino.
Già, la storia di venti poliziotti che si ritrovano bloccati in un condominio pieno di criminali e che devono lottare per sopravvivere.
Come già detto, a livello di scrittura è quello che è. Ma va aggiunto che se da un film simile pretendete profondità di trama e dialoghi introspettivi che vi spieghino il senso della vita, allora forse il problema non sta proprio nella pellicola in sé. Serbuan maut è un film d'azione che fa quello che deve fare, offre una situazione semplice dove sono i fatti a parlare e dei personaggi tagliati con il machete - a proposito, di macheti ne vedrete parecchi - che verso la fine compiono la propria naturale evoluzione e dei colpi di scena non particolarmente rilevanti che hanno il solo scopo di portare avanti la storia in qualche maniera, giustificando lo spazio ristretto in cui è esercitata.
Accettati - ahahah! - questi termini, preparatevi a vedere forse quello che è per davvero un film action seminale per come è stata intesa e trattata l'azione, pur coi pochi mezzi disponibili.
Fun fact: Iko Uwais, prima di essere lanciato grazie a questa pellicola e diventare volto poco celebre anche di alcuni blockbuster hollywoodiani, faceva il fattorino per una compagnia telefonica.

* fuochi d'artificio *

I film d'azione, secondo l'accezione comune, sono stati pensati per un pubblico maschile fra i quindici e i quarant'anni e sono attui a richiamare quella che è la parte irrazionale che sta nell'uomo medio, fra i quali possiamo mettere il muratore così come il ricercatore universitario, con rispetto per ambo le categorie. Si tratta di un cinema che deve trascinare per la pancia e risvegliare l'istinto animale, più quello che ti spinge a lottare per la sopravvivenza che quello che cantavano i Cranberries.
Gareth Evans si appoggia quindi a tutto questo e lo fa al meglio del meglio, comunicandolo col mezzo cinematografico, il cui compito è quello di comunicare le emozioni dei personaggi e lo sviluppo di una storia proprio grazie all'uso delle immagini. Per quanto snobbato da chi si professa veramente cinefilo, per certi versi è proprio il cinema d'azione che si sposa pienamente a questo passaggio, dato che nulla più di una storia che si fa avanti a suon di cazzotti può comunicare al meglio l'avanzare degli eventi con l'ausilio delle immagini.
Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che questo regista gallese è fuori come un balcone e preme il pedale dell'acceleratore in maniera assurda, regalando quindi le sequenze più estreme che il cinema recente ricordi. E davvero, in certi casi mi chiedo se la gente non si sia realmente fatta male - vedete a tal punto il tizio che si spacca la schiena su una ringhiera.

Nemmeno io riuscivo a credere a quello che avevo visto… e non ero neppure a metà film.

Avete presente tutte le critiche che vengono fatte a Zack Snyder? Una delle principali, già al tempo degli spartani, era quello di aver creato quella fotografia così saturata e l'uso ormai iconico dei ralenty. Soprattutto questi ultimi. I ralenty esistono, fanno parte del linguaggio cinematografico e della sua grammatica, quindi vanno usati con un certo senso, tipo gli avverbi e le congiunzioni. Se un testo pieno di vadi e se io avrei sarebbe in grado di far inorridire l'Accademia della Crusca, lo stesso dicasi per i ralenty usati da Zackino bello, perché usati a sproposito e non vogliono dire nulla.
Ralenty ne abbiamo pure qui, ma sono usati nella maniera giusta. Se la macchina da presa deve essere l'occhio dello spettatore, qualunque sua distorsione (come lo zoom, per intenderci) deve sottolineare qualcosa, in questo caso l'estensione temporale serve a creare tensione, come nella scena che precede il giungere dello sfacelo, o la dilatazione di una singola immagine che sostituisce molte altre similari avvenute nel corso del tempo.
La genialità di Gareth Evans è stata proprio quello di aver saputo usare un elemento limitante, come il far coincidere tutta la storia all'interno del condominio, al proprio meglio, sapendo gestire gli spazi e dando fluidità alle scene. Sempre per stare in #snydermood, un'altra delle critiche maggiori nello scontro fra le due icone DC è stato quello di aver fatto combattere "a step" i personaggi nelle scene di massa, quando qui invece tutto avviene in maniera continua e senza interruzioni.

Potrei fare un intero articolo solo di gif...

Si potrebbero sottolineare anche i contro. Ci si potrebbe chiedere come mai questo Rama non è mai stanco e avanzi come in un videogioco di livello in livello, ma sinceramente non ne ho voglia. Il cinema è anche sospensione dell'incredulità e qui che la fa benissimo, strafacendo fino alla fine e senza vergognarsi della propria spudoratezza... ma con gran classe.
Incredibile come nel sequel si sia riuscito pure a fare di meglio!





10 commenti:

  1. Gran post Genius, per un film che è un capolavoro. Per me è il film più vicino al “Game of death” di Bruce Lee, quello che aveva lui nella sua mente, non l’orrore che hanno sfornato dopo la sua morte. Controllo totale degli spazi, ritmo micidiale, è un film radicale, perché porta all’estremo un concetto, anche solo per quello dovrebbe piacere anche ai cinefili più onanisti, per prendere in prestito il tuo concetto ;-) Cheers

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    1. Ahahah! Sapevo avresti apprezzato ;) ma la cosa ancora più incredibile è come siano riusciti a fare addirittura meglio col seguito. Certo, soldi e spazio disponibile erano anche maggiori...

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  2. Ma io questo l'ho visto, forse su Rai4... possibile?
    Perché ricordo di questi assurdi e iperpompati scontri nel corridoio, con la scena che hai inserito.
    Ma poi per il protagonista...
    SPOILER SPOILER
    SP
    O
    I
    L
    E
    R
    finiva maluccio, o no? :o

    Moz-

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    1. Possibilissimo! Lo fecero in seconda serata, a fine visione ero così gasato che persi del tutto il sonno 😅

      Comunque... no, ma nel seguito ho sofferto parecchio per lui... è una "machetiana" calamita per la m***a 😂

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  3. Questo l'ho visto, ed effettivamente sono rimasto un po' "sconcertato"...in ogni caso film incredibile ;)

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    1. Impossibile rimanere impassibili davanti a certe esagerazioni, che sono però il suo bello ;)

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  4. Per me un filmone totale. Ed il secondo è anche meglio.

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    1. Per il secondo credo che metterò come recensione una mia foto con la faccia in estasi. Ma vedrò di fare di meglio ;)

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  5. Cooooooooomunque, la GIF top sarebbe quella del tipo che vola nella tromba delle scale ed ATTERRA di schiena sul parapetto!! Ho ancora i brividi a distanza dalla visone del film (anni fa°°° u.u xD!)

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    1. Difficile rimuoverla, in effetti. Sia la scena che l'ammaccatura XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U