sabato 27 ottobre 2018

Lake Bodom




Due ragazzi, augurandosi dei risvolti scoperecci, con una bugia invitano due loro compagne di classe in un'escursione sul lago Bodom, per ricostruire l'omicidio che avvenne sul posto quasi cinquant'anni prima. Però...


Se siete miei coetanei e la vostra adolescenza è stata segnata dalla musica metal, sicuramente avrete avuto l'mMP3 - santo Spotify all'epoca non esisteva ancora e ancora oggi mi chiedo come abbiamo fatto a sopravvivere - ricolmo di gruppi e gruppucoli proveniente dalla penisola scandinava.
Se avete pure la sventura di un vissuto simile al mio in quel tortuoso percorso chiamato adolescenza, il massacro del lago Bodom non dovrebbe suonarvi del tutto nuovo.
Tutto ciò per merito di un gruppo…


Proprio loro.
Non me ne vogliano i defenders.

"Occristo... siamo capitati sul blog di un poser!"

Per chi non lo sapesse, la band di Alexi Lahio and co. prende il nome proprio dal terribile omicidio avvenuto il 5 giugno 1960, dove persero la vita due ragazze di quindici anni e un ragazzo di diciotto, mentre un altro suo coetaneo ne uscì gravemente ferito - che venne arrestato quarantaquattro anni dopo con l'accusa di omicidio plurimo, uscendone innocente e contro-querelando lo stato per ottenere risarcimento economico per danni psicologici e morali.
A quello seguirono poi la confessione, scritta in una lettera che accompagnava il proprio suicidio, del proprietario di un chiosco lì vicino, che aveva avuto diversi screzi coi campeggiatori; i sospetti vennero direzionati poi su Hans Assman, tedesco che si scoprì essere un ex agente della Stasi, facendo pensare all'insabbiamento politico - persino lui confessò di essere l'esecutore del massacro in punto di morte, stavolta a un giornalista.
L'assassino non è stato ancora scoperto e questo è riconosciuto ancora oggi come uno dei più brutali assassinii di tutta la penisola scandinava. Ovviamente le teorie più fantasiose in merito si sono sprecate e, com'è ovvio che sia, è diventato una sorta di "fenomeno di costume" all'interno dell'entroterra finlandese, non solo per i nome che porta la famosa band.
In tutto questo, io mi ero sempre chiesto come mai non esistesse un film che si basasse proprio su questo fatto, dato che al macabrume non c'è mai limite.

"Senti qua, ho una band: i Rebel reviews."

Ci pensa tal Taneli Mustonen, che oltre a dare la conferma di quanto facciano ridere i nomi dell'estremo nord, è un regista che all'attivo aveva qualche commedia.
Anzi... solo delle commedie.
Commedie mai arrivate qui in Italia e che non avevo mai sentito nominare, quindi mi astengo da ogni giudizio in merito. Questo non dovrebbe presentare dei particolari demeriti su un eventuale biglietto da visita, perché da queste parti si cerca di essere il più open mind possibile e riteniamo che un autore bravo riesca a volgere la propria poetica in ogni circostanza. D'altronde, Kubrick non era quello che cambiava sempre genere?
Ok, forse meglio andarci piano coi sassi, come diceva Santo Stefano, ma era pe capisse un po' tutti...
Non che ci si illuda di aver trovato il nuovo maestro del cinema dei fiordi, ma tutti i consensi raccolti in giro facevano davvero ben sperare nella riuscita, che uno slasher macabro quanto basta, basato poi su un fatto di questa portata, fa sempre molta gola, senza contare che fa riferimento a tutte le leggende metropolitane - o boschive - nate intorno al pasticciaccio brutto di via Helsinki.
Inutile dire che, come spesso accade, si tratta di una cagatella.
E risulta incredibile come molti siano andati a infrattarsi per un film simile, che di particolarmente bello o riuscito ha solo la canotta dell'attrice Nelly Hirst-Gee, tanto da essere nominata come 'miglior canotta protagonista'.

Quando finalmente succede qualcosa.

Ok, forse siamo stati un po' troppo cattivi. Diciamo che Bodom è "semplicemente" un film, che al proprio interno ha delle cose buone, altre pessime e più in generale una rielaborazione sommaria del genere che però interesserà solo gli addetti ai lavori. O i veri pippaioli - categoria della quale sento di appartenere, in più di un'occasione.
Partendo in odine rigorosamente casuale da quest'ultima, il tutto va a riscontrarsi in quelle che sono le logiche che definiscono un genere.
Ci aveva pensato Wes Craven col suo Scream a fare un'analisi dettagliata e parodistica sugli stilemi del cinema horror e sul genere di pubblico che può richiamare e, per certi versi, il film di Mustonen saltella su quasi tutti i punti cardine, mettendo le basi per quella che vuole presentarsi come un'opera che al genere vi appartiene tout-court.
La vera svolta avviene quando le prime gocce di sangue iniziano a scorrere, mettendo una tensione sessuale non da poco fra i quattro campeggiatori, e dando via a un gioco di rivalità e interessi. Nessuno è veramente vittima o preda ed i ruoli si ribaltano continuamente, anche in mezzo alle fazioni che verranno a crearsi. Un "tutti amici e poi ti rubano la bici" dilungato per ottanta minuti, in un classico mondo horror di adulti assenti e, quando presenti, dannosi.
Il tutto giocato sulla linea della sessualità, desiderata prima, sottopelle poi, vissuta come un trauma e infine capovolta.

"Gente, fa un freddo porco. Meglio coprirsi."
"Sì. Tu però fanne pure a meno, Nelly."

Sul versante dei pregi invece si fa notare la chimica fra gli attori, tutti perfettamente in parte, insieme a un inizio ben calibrato da parte di Mustanen. Oltre alle scenografie. Che a girare nei boschi scandinavi e non usare bene gli ambienti, un po' stronzo devi esserlo, diciamolo fuori dai denti.
E' tutto il resto a fare acqua.
E non quella del lago.
Perché le dinamiche e le motivazioni che spingono alla caccia sono davvero, davvero poco plausibili e, a una certa, svaccano completamente tutto il discorso che ne sta alla base. Il danno maggiore di Mustonen è quello di iniziare bene ma per perdersi poi a metà strada, quando sarebbe il momento di tirare fuori i denti e mostrare tutta la cattiveria possibile. Invece la sua visuale si ferma quasi subito, si trattiene in più punti e pure tutti i vari plot-twist suonano abbastanza telefonati e, soprattutto, non integrati da un contesto, tematico o visivo che sia, soddisfacente.
Bodom appare per la maggior parte della durata come una puntata particolarmente cruenta di Pretty little liars, non va mai oltre un certo limite stabilito e tutto si riassume, strafalcioni di sceneggiatura a parte, come il classico compito ben fatto che vuole accontentare un po' tutti. Non inventa nulla, e manco gli era stato chiesto, ma è proprio la mancanza di efferatezza che lascia particolarmente il tempo che trova anche nella tipica visione più scazzata.
Viene davvero da chiedersi il perché di tanto clamore, specie per quello che è un battage pubblicitario che punta proprio sull'aspetto più curioso ma anche meno interessante del tutto.

Bubu… settete!

Perché diciamolo, appurato che non si tratta di un biopic molto fantasioso sul caso di cronaca, veniva molta curiosità nel sapere come avrebbero rielaborato tutte le teorie in merito... tutto si riassume invece in un prevedibile "l'assassino è ancora fra noi" che, se posso essere onesto, come risposta da parte mia ha avuto un laconico "grazie, Graziella e grazia al kaiser".
Viene quasi naturale notare che a Mustonen interessava solo parzialmente la faccenda del lago o inondare di ketchup le sue sponde, quello che il regista scandinavo intendeva fare era cercare di analizzare le dinamiche interne del gruppo e far vedere come un pettegolezzo possa stravolgere la vita di una persona. Tutto molto bello e nobile, ma con un trattamento che lascia davvero a desiderare, come già detto.
Le dinamiche fra persone sono molto più complesse e qui sono espresse in maniera poco credibile, per l'importanza che hanno. Ma soprattutto, imbastire la carneficina che segue richiede una strutturazione molto più profonda, se si esclude la pura facciata manichea, per fa risultare plausibili queste azioni. Per stare in tema acquifero, un lavoro migliore lo aveva fatto Eden lake, dicendo molto meno ma analizzando con una profondità e una cattiveria non da poco un problema che ai tempi era stato etichettato come minaccia sociale, il tutto con una raffinatezza registica non da poco.
Cosa che qui non c'è.

La sera leoni, la mattina...

Non c'è vera tensione, non c'è la capacità di inorridire con trucchi visivi degno di nota... solo una buona costruzione iniziale che alla fine cade sotto il proprio stesso peso, un accennare che mai esplode veramente e lascia tutto al caso.
E una gestazione del materiale di partenza lacunosa.
C'è ritmo, non annoia mai nonostante le varie banalità, ma in un film di ottanta minuti questo è anche il minimo.





2 commenti:

  1. Mi è piaciuto ma non mi ha proprio esaltato devo ammetterlo, proprio per questo ho sempre rimandato di scriverne, ma sono felicissimo lo abbia fatto tu, per me hai centrato il punto, poi dovrei dirti anche delle cose serie ma dopo «grazie, Graziella e grazia al kaiser» sto ancora ridendo ;-) Cheers

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    1. È il problema di film così, restano in quel limbo dove c'è poco da dire 😕 i buoni intenti c'erano tutti, però...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U