martedì 2 ottobre 2018

Revenge




Il miliardario Richard si ritira con la sua bella amante Jennifer nella propria villa nel deserto. Quando però gli amici Stan e Dimitri lo raggiungono con un giorno in anticipo per la loro annuale giornata di caccia, la convivenza con la caliente lolita fa volare gli ormoni, e quando le cose degenereranno Jennifer dovrà tirare fuori una forza che non sapeva di possedere...


Non ho mai sentito parlare così tanto di donne come nell'ultimo periodo.
Fra la riscoperta del femminismo, il caso Weinstein, il #metoo, l'otto marzo che "però gli auguri vanno fatti solo alle vere donne", la nuova piattaforma porno di cui mi parlava uno in palestra l'altro giorno e la barista che ha rapito il cuore a tutti e che pare avere sempre il turno quando il sabato sera lavoro, ognuno sembra avere la sua da dire. Alcuni hanno fatto i compiti a casa, scoprendo che il femminismo non è la prevaricazione della donna sull'uomo, mentre i più tanti "oh raga, finché c'è figa va tutto bene". In tutto questo, ho pure sentito gente dire che Wonder Woman è un film femminista, perché è il primo blockbuster diretto da una donna.
Sì, proprio il film con la battuta: A che serve una panciera? Tipica domanda da donna senza pancia…
Sembrerà strano, ma in questo clima la prima domanda che mi sono fatto è stata se il rape and revenge sarebbe ritornato di moda. E a volte sono quasi più profetico di Philip K. Dick, va detto.

Quando nei test attitudinali mi chiedono: come ti vedi fra dieci anni?

Per chi non lo sapesse, quello del rape and revenge fu un filone cinematografico molto in voga fra gli anni Settanta e la prima metà degli Ottanta, nacque in America fino a spostarsi addirittura in oriente. Inizialmente catalizzato nei b-movie e nei prodotti di exploitation per la gran quantità di violenza e la trama che stava insieme quasi con lo sputo, vedeva come fulcro una ragazza che veniva violentata e, dopo il necessario periodo di ripresa, stringere i denti per fare il culo ai suoi aguzzini. Il titolo per eccellenza di questo filone fu I spit on your grave (da noi conosciuto come Non violentate Jennifer) di Meir Zarchi, rifatto nel 2010 da Steven R. Monroe.
Gli Eighties videro, in tutta la loro reganiosità, i ruoli scambiarsi, tanto da fare in modo che a vendicare la bella stuprata fosse un parente a lei prossimo, e qui casca a fagiolo una repubblicanata come Il giustiziere della notte, ma questa è un'altra storia...
Tornando al r'n'r, l'ultima volta che vidi qualcosa di simile al cinema fu ne Il racconto dei racconti di Garrone (il segmento dell'orco, per intenderci) e in tre anni ne sono successe di cose. Forse è per questo che un film come Revenge era quasi telefonato. Fosse stato però un ritorno in pompa magna di un genere che forse, per quanto fra i suoi tecnici vantasse gentaglia come Ruggero Deodato e Toshiya Fujita, aveva prodotto anche molta spazzatura, non ne staremmo qui a parlare. Il fatto è che la fatica d'esordio di Coralie Fargeat rielabora in un'ottica particolare e suggerita il tutto.

Et voilà

Abbiamo lo stupro. Abbiamo qualcosa che rende le cose ancora più difficili. E poi, ovviamente, abbiamo la vendetta.
Chi scrive non è minimamente favorevole al giustizialismo privato, così come alle ronde punitive a scopo vendicativo. Credo nella giustizia che, anche se fallibile, è forse l'unico spiraglio per un minimo di civiltà in questo mondo alla deriva. Film di questo tipo servono a liberare la nostra parte più animale che, se sfogata nell'arte, può anche essere uno di quei casi dove "la pancia" non mi spaventa così tanto, ma fuori dalla celluloide preferisco non vengano presi ad esempio.
Però, andiamo a monte...
Caratteristica dei rape and revenge era proprio quella di mettere la proverbiale ragazza della porta accanto, meglio se ingenua e anche innocente, in mezzo alla peggiore delle esperienze per poi vederla trasformata in un angelo sterminatore. La Fargeat cambia un poco le regole del gioco e la sua Jennifer (nome a caso?) non è più un esempio simile, quanto una ragazza provocatrice, perfettamente conscia della propria sessualità e che non lesina ad usarla per i suoi fini - dice senza tanti giri di parole che sogna di andare a Los Angeles per essere notata, non importa per cosa, l'importante è essere notati. Non più una laqualunque qualsiasi, ma una bestia del sesso, anche un poco arrivista, se vogliamo dirla tutta.
Sembra una cosa da poco, ma in un mondo che mette la donna in primo piano, salvo relegarla nelle sfumature della quotidianità all'ultimo posto, non è una cosa da pochissimo.

Quando il trash diventa classe

Il soggetto che per istinto verrebbe subito da condannare (ma poi, in una società patriarcale dove tutte le posizioni di potere sono state prese dagli esponenti del sesso maschile, è giusto condannare anche comportamenti simili?) diventa la vittima sacrificale che fa partire l'azione e tutto lo svolgimento del film.
Che rimane un rape and revenge, un film quindi dalla trama molto basilare infarcito di ultraviolenza. La pellicola della Fargeat rispetta in pieno questi canoni, alza un ciccinino la lista del visivamente sopportabile e poi balla la macumba coi quattro interpreti.
In più, è fatto da Dio.
Perché mi aspettavo qualcosa di notevole, da quelle poche immagini che mi sono capitate sotto gli occhi, ma a questi livelli proprio no, in special modo se parliamo di un'esordiente. La Fargeat ha una padronanza del mezzo e della macchina da presa a dir poco incredibile, pone delle soluzioni visive per nulla banali (basta l'introduzione sull'occhiale da sole di Richard, ricordatevi il particolare che poi ci ritorniamo) e finalmente offre delle scene d'azione che fanno capire cosa sta succedendo sullo schermo. Sembra una cosa da poco, ma pochi nel panorama action possono vantare qualcosa di simile, e torniamo alla solita storia che la normalità diventa un lusso.
Perché fare film d'azione non è cosa semplice. Serve un'attenzione maniacale di ogni cosa presente sul set e una soluzione di montaggio in grado di favorire la fluidità del tutto, senza dare la sensazione scattosa di persone che si menano a turno (capito Snyder?) ma, soprattutto, una lucidità perfetta anche nel caos.

Sfido chiunque a non innamorarsi

Da questo punto di vista, Revenge funziona benissimo. Prendete le scene di Mad Max: fury road e ridimensionatele nella taglia di questa bestiolina in calore e avrete un minimo accenno di cosa questa sgallettata francese è riuscita a ricreare. Quando presenti, delle botte da orbi, oltre a un'esplosione di frattaglie da fare invidia a qualsiasi anemico. In pratica la parola d'ordine è: esagerazione.
Avete presente il tizio che viene ammazzato per primo?
Scommetto che se inquadravano la sua carta d'identità, di secondo nome faceva Realismo.
Perché sì, in questa esagerazione viene da chiedersi più volte che fine abbia fatto, dato che certe soluzioni sono a dir poco inverosimili anche con l'asticella della sospensione dell'incredulità alzata a manetta. La cosa divertente però è che il tutto diverte così macabramente tanto da non farsi nessun problema in merito. Più ne vedi, più ne vuoi. E in mezzo a tutto questo campionario dell'iperbole, appannaggio prima solo machista e ora perpetrato da una donna, pure la già summenzionata tecnica di regia della Fargeat che da sola si ritaglia un posto negli action movie più belli dell'ultimo periodo, dando pure una lezione di cinema. Perché sfido chiunque a non chiedersi come diamine abbia fatto a realizzare con così tanta naturalezza un piano sequenza di cinque minuti o tutte le altre scene senza creare vittime sul set.
O a domandarsi semplicemente che rapporto abbia con la cottura delle bistecche, perché qui i personaggi sembrano avere dei seri problemi di coagulazione.

Nota di demerito: vediamo più volte nudo lui che la Lutz.

Sta proprio in questo, forse, il più grande demerito del film, nella sua natura ibrida che se da un lato spinge alla trashata più becera, dall'altro ha quel cipiglio autoriale che non vuole farlo disperdere nel comune marasma delle storie risolte a colpi di revolverate. Da una parte ci riesce con quel mare di sangue che sembra fare tsunami rossi anche con le minime cose, dall'altra con quella regia così sorprendente che a tratti sembra quasi sprecata su un film così basico. Ma è proprio quest'ultima che fa pesare così tanto i #wtfmoment che in un paio di punti la fanno da padroni, scatologia sul genere o meno.
Resta quindi (solo?) la storia di una ragazza che inizia in un modo, per poi trasformarsi nel proprio contrario. Morte, rinascita, o una strana cosa che comprende entrambe, perché fare un viaggio simile è un po' come morire dentro, dare un ultimo sguardo sul mondo che prima si conosceva, come vedere una bellissima villa coperta di sangue.
Ecco, dicevamo dello sguardo...
Curioso come tutto inizi con lo zoom out dall'occhiale di Richard e si concluda con un vero zoom su ciò che resta di Jennifer a vendetta compiuta, specie dopo quella particolare frase. E specie dopo tutto ciò che è successo nel mondo negli ultimi tempi. Come se volesse prendere a calci nell'amazzonico didietro Gal Gadot in armatura di cartapesta.

"Dovevo essere io a vincere il premio di Miss Maglietta Insanguinata!"

Una delle sorprese più inaspettate - forse perché gridato a così gran voce - di questa stagione. Un film piccolo ma con un'energia in grado di spazzare via un uragano.
Ma soprattutto, un nome, quello di Coralie Fargeat, da tenere d'occhio.





8 commenti:

  1. Solita storia, sangue in surplus, ma che stile, che regista promettente, che Matilda Lutz. ;)

    RispondiElimina
  2. Come tu abbi fatto a prevedere il ritorno del Rape and Revenge non lo so, visti i tempi rilassati avrei puntato tutto sui giustizieri della notte, ma sono felice abbia vinto tu, perché il film di Coralie Fargeat è destinato ad essere uno di quelli che ancora ricorderemo con piacere verso dicembre. Il paragone con “Massimino Pazzarello: Furiostrada” è ardito ma calzante, Coralie Fargeat e Matilda Lutz raccolgono solo cuoricini. Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eheheh, ho delle risorse segrete :-P e sì, per me se ne riparlerà ancora… almeno, lo spero, dato che ultimamente i film si dimenticano subito…

      Elimina
  3. Pecco l'ho perso al cinema :/Comunque il problema di Wonder Woman sono le Snyderate (rallenty a cazzo di cane in ogni singola scena di azione) che fortunatamente mancano qui. Motivo in più per recuperarlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti, Snyder coi suoi ralenty ha fatto più danni della peste :/ qui finalmente si dimenticano a favore di una regia davvero molto bella!

      Elimina
  4. Piaciuto parecchio, soprattutto a livello tecnico. La trama sa di già visto, ma la Fargeat con il suo stile riesce comunque a rendere il film unico.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Proprio vero. Il bello è che di primo impatto non gli avrei dato mezza lira, invece…

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U