lunedì 22 ottobre 2018

Swiss army man - un amico multiuso




Hank è un naufrago che si risveglia su un'isola deserta. Con lui solo un cadavere, che chiamerà Manny, con delle capacità molto particolari e col quale instaurerà una strana amicizia...


Nella vita - quel poco che ho vissuto, almeno - mi sono ritrovato spesso a fare cose che fino a poco prima avrei ritenuto assurde.
Fino alle medie ero nella modalità "che schifo le ragazze", poi con l'inizio delle superiori ne sono stato letteralmente succube. Alle superiori invece ero nella fase "heavy metal o morte", poi ancora prima dei miserandi vent'anni sono sceso a molti compromessi, imparando poi a fregarmene. E a compromessi sono sceso anche col cinema, concedendomi quando necessario anche quelle sane cazzate che sono necessarie per preservare una parvenza di sanità mentale. Figuratevi che l'altro giorno, in barba a tutte le mie convinzioni di metallino, sono pure andato in una discoteca molto #tunzatunza e mi sono pure divertito, la classica cosa molto divertente che non farò mai più, citando Wallace.
La passione per Zack Snyder non me la spiego ancora oggi, invece.
Nella vita si cambia sempre e chi resta sempre il se stesso di un determinato periodo è destinato a non crescere mai, anche nella regressione. Se ho imparato una cosa è proprio a lasciare aperta una porta ad ogni possibilità.
Certo, il pensare che mi sono emozionato e commosso per un film che parla di un cadavere che scoreggia mi lascia ancora molto perplesso, devo dire...

La cosa assurda è che siamo appena all'inizio...

Avevo già sentito parlare di questo Swiss army man (stendiamo un velo pietoso sul sottotitolo italiano Un amico multiuso) e non c'è da stupirsene. Questo è un film fatto per farsi notare e che da una certa non nasconde manco per un micro-secondo questa sua spudoratezza, giocando pericolosamente più di una volta con questo voler essere strano e assurdo a tutti i costi.
Pertanto, vai di premi a tutti i festival indie del momento, Sundance in primis, tanto che mancava che ci fosse solo Calcutta a consegnare di persona tutti gli award di questo mondo mentre scriveva una canzone sull'autodromo di Bisceglie (?), e da quelli il naturale passaparola. E si sa che quando tutti parlano di qualcosa io perdo automaticamente interesse.
Forse è l'atteggiamento più indie che posso permettermi…
Però prometto che le cose prima o poi le vedo e, siccome su questo sono peggio di un Lannister, alla fine le promesse le mantengo.
E quindi ho visto questo benedetto Swiss army man. E come è successo a molti, ne sono stato rapito in una maniera che non saprei spiegare. Perché il film dei Daniels (Daniel Kwan e Daniel Scheinert) sa fare leva su corde che non si sanno di possedere e in una maniera così fanciullesca che viene da chiedersi se non sia tutta una perculata suggerita da un Hideaki Anno ancora più in botta del solito.
L'unica certezza è che quei due dietro la macchina da presa devono avere scorte di roba molto buona.

Fino a questo punto è la miglior interpretazione di Radcliffe

Tra l'altro, è un film che inizia con un tentato suicidio.
Conosciamo Hank, il naufrago. Non ci viene detto nulla su di lui, i Daniels ci mostrano solo la sua disperazione e il suo gesto, conseguente dopo un naufragio. Con lui solo quel corpo morto del cui passato non sapremo mai nulla. Sarebbe stato un corto se poi quel cadavere non avesse preso a... scoreggiare.
Già, avete letto bene.
Fin qua è il meno.
Perché poi il nostro Hank usa quel cadavere come motoscafo per andare in tutt'altra parte, un'altra isola, scoprendo che quel pezzo di carne un tempo viva può riservare molte funzioni. Swiss army vorrebbe dire multiuso, un coltellino multiuso umano. Ma multiuso alla propria maniera, con la bava che diventa acqua, il pene che si tramuta in bussola e le già summenzionate scoregge che prendono la direzione opposta per fare da lancio del rampone - vedere per capire.
Per un po' il film va avanti in questa maniera, con un Daniel Radcliffe che si barcamena nei progetti più assurdi per far dimenticare la passata esperienza del maghetto quattrocchi (illuso...) e che in questo vede il film più folle, anarchico e vicino al baratro possibile. Perché essere così volutamente kitch e risultare un pastrocchio da imbarazzo vita imperitura era semplicissimo, ma questi due Danieli dimostrano di avere la situazione sotto controllo in ogni singolo momento, piazzando la macchina da presa sempre nella posizione giusta, giocando in ogni momento e riuscendo pure a dire qualcosa di profondo.

"Yu-uuuuuh, sono un blogger in botta!"

Ho sempre pensato che a essere profondi facendo i seri sono un po' capaci tutti. Esserlo facendo i cazzoni è indici di vera abilità ed è lì che si vede la vera intelligenza delle persone, perché a farla fuori dal proverbiale vaso è un attimo. I due Danieli potevano incappare nel rischio in un qualsiasi momento e in un punto ci vanno davvero vicini, ma la loro abilità sta proprio nel riuscire a dare un senso compiuto a tutte queste assurdità.
Swiss army man è la storia di due vite finite ma che, ironicamente, la vita la riscoprono. E' finita la vita per Manny, che è morto, ma lo è anche per Hank, che invece è morto dentro. E' un uomo giovane che si rifugia in una timidezza, lascito di un vissuto particolare ma non ostentato, che lo tiene lontano dai rischi, dall'imprevisto, dall'ignoto. Dal farsi male, anche, e quel dolore finale che voleva procurarsi non è altro che la fine di ogni cosa.
Si può essere morti in più modi, quello più terribile forse è la maniera che ci impedisce di sentire qualcosa, sia anche il dolore.
Ed è così che Hank è costretto, nel sopravvivere, a ricordare a questo cadavere che ora inizia a parlare e ad accennare dei movimenti cos'è (era) la vita. E ci regala forse quella che è la scena più bella, quel pulmino ripieno di pupazzi fatti alla bell'è meglio che improvvisamente diventa reale.

Ma che ne sanno i Duemila di quando non c'era Internet...

E' un film giocato sui toni della favole, in un registro che fa la spola fra la commedia e il grottesco, ma lasciando fra le righe un'infinita tristezza. Perché come tutte le cose ridanciane parla di due individui molto tristi.
Un vivo e un morto redivivo.
C'è qualcosa di più triste della vita, per certi versi?
E' anche una storia d'amicizia molto particolare e, strano a dirsi, più sincera di molte altre, proprio per il completarsi dei due personaggi.
Ma non sapremo mai nulla di Manny.
Sempre che questo sia il suo vero nome.
Ed è questa forse la vera grandezza di un personaggio che fa di tutto per non esserlo, il suo poter essere qualunque cosa. E' un elemento sfuggente che non sa nemmeno lui il perché della sua esistenza così assurda e così poco attraente per quel mondo normale col quale finiranno per scontrarsi alla fine, è qualcosa (qualcuno?) che esiste per dare la vita agli altri. Perché dare il coraggio di buttarsi nell'ignoto equivale a crearne, specie se quella vita che già esisteva da quel vuoto voleva sfuggire perché non aveva il coraggio di riempirlo, anche a costo di fallire - o proprio perché temeva un fallimento.
Quindi se ce la fa un cadavere, con un po' di coraggio forse siamo noi a poter essere ciò che volgiamo. O più semplicemente, delle persone che vivono davvero, anziché sopravvivere, su un'isola deserta o in città che sia.

"Avanti Manny… indica sul pupazzo dov'è che ti ha toccato Jean Jacques."

Credo sia impossibile parlare di questo film, dopo aver decantato il talento dei due registi, senza parlare degli attori.
Su Daniel Radcliffe c'è poco da dire. Non mi è mai piaciuto e di tutti i tentativi di lasciarsi la saga della Rowling alle spalle apprezzo più la costanza che il risultato effettivo.
Su Paul Dano, invece, lo stesso, ma in positivo. Oltre a essere il fidanzato di Zoe Kazan, aka la donnadellamiavita (sì, tutto attaccato), è anche uno degli attori più talentuosi della sua generazione. Mai esploso a livello mainstream, dove è relegato a fare da spalla ai vari divi, ma spadroneggia senza pudore nei film indie come o con la sua dolce metà. Forse solo Sorrentino, anche se col contagocce, ha saputo valorizzarlo davvero. Qui riesce a mettersi sullo stesso registro dei due autori, stando a cavallo tra il tenero e il patetico con la sua mimica e la capacità di rendere credibili anche le scene più assurde che avrebbero messo in imbarazzo chiunque altro.
Parlando di imbarazzo, non oso immaginare quello dei due Danieloni nell'andare a proporre ai produttori una cosa simile. Una scommessa, che magari poteva essere persa in partenza, ma che hanno avuto il coraggio di portare avanti. Con una scoreggia che esplode come un tuono e però non imbarazza.

"Au revoire, babbani!"

Dal canto mio, non ho ancora avuto il coraggio di consigliarlo a nessuno, anche perché non saprei come fare.
Già immagino i discorsi…
"Oh tizio, ho visto Swiss army man. Molto bello, te lo consiglio."
"Ma di che parla? Di un ex marine che inventa uno shampoo?"
"No, di un tizio su un'isola deserta che incontra un cadavere che scoreggia."
"Ma mi prendi per il culo?"
"Sì, usa proprio quello."





6 commenti:

  1. Lo avevo amato moltissimo, scoprendomi prima stranito, poi emozionato dalla follia e dalla dolcezza del tutto. Per me, uno dei migliori della sua annata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, sentivo l'odore di furbata "alternativa" lontano un kilometro e... beh, mai stato così felice di sbagliarmi ^^'

      Elimina
  2. Escono mille mila film ogni settimana, poi stringi stringi, quelli come si deve sono pochi, quelli che si ricordano ancora meno. “Swiss army man” che si gioca un Harry Potter morto e scoreggiante è uno di questo, lo adorato e sono molto contento che tu ne abbia scritto con tanta sincerità, consigliarlo è quasi impossibile, ma se inizi a guardarlo un film così, si rischia di apprezzarlo. Anche solo per il fatto di aver messo in chiaro per sempre il fatto che il tema di John Williams per Jurassic Park è la canzone dello stupore e dell’emozione definitiva ;-) Cheers

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahahah! Come non essere d'accordo!
      E sì, da come me ne parlavano ammetto che avevo molte remore a vederlo. E invece...

      Elimina
  3. Ne ho sentito parlare tantissimo anch'io, e anche solo il fatto che sembri prendere spunto da weekend con il morto mi spinge a recuperare presto ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non credo sia proprio corretto dire che predi spunto da quello...

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U