domenica 28 ottobre 2018

Tore tanzt - Nothing bad can happen




Tore è un ragazzo senza famiglia e senza fissa dimora dalla fede assoluta, tanto da essersi unito a una compagnia punk-cristiana, chiamata i Jesus freaks. Dopo uno screzio col suo coinquilino, non così ligio agli obblighi religiosi, troverà rifugio presso una famiglia apparentemente perfetta ma che in realtà...


Inutile negarlo, c'è una sorta di feticismo nel guardare film sconosciuti. 
E' la versione vorrei-ma-non-posso del sempreverde "guardate tutti quanti come ce l'ho lungo", come il voler mettersi all'interno di una élite. A me le élite non sono mai piaciute, mi dànno sempre l'effetto di una sorta di hitlerjungen e sono convinto che possano irretire poche persone, rendendosi antipatiche alla maggioranza - esempio politicamente scorretto: la lettura è osteggiata anche per motivi come questi.
Ci sono però film sconosciuti che ti dispiace siano tali.
Questo Tore tanzt appartiene a pieno diritto alla categoria.
Perché nonostante il premio #certoriguardo al Festival dei pipponi di Cannes e lo scandalo/fenomenodicultotuttoattaccato scatenato in patria, fuori dai confini teutonici non ha avuto modo di circolare parecchio. Basti pensare che qui da noi non è mai arrivato sugli schermi e nemmeno per l'home video, persino in rete è difficilissimo riuscire a trovarne una versione sottotitolata. Insomma, un film che solo pochi hanno visto e non ti stupisce neanche come cosa.
Ma, ripeto, è un vero peccato.
Perché è un film che vorresti vedessero più persone possibile.

"In nome delle recensioni, del ribelle e dal santo Jean Jacques, amen!"

La giovane Katrin Gebbe firma la sua opera d'esordio ispirandosi a quello che sembra un fatto realmente accaduto ad Amburgo, romanzandolo parecchio per quella che è la sua poetica e il suo intento, e il risultato è un film asciutto ma al tempo stesso delirante, che fa vedere pochissimo ma che riesce a farti più male di uno splatter.
Sì, vorrei lo vedessero in tantissimi, ma non lo consiglio a cuor leggero.
E non per elitarismo.
Si tratta di un film estremamente crudo e crudele che, a una certa, non stupisce sia stato fatto in tedeschia. Così come non stupisce il manicheismo che sembra avere per tutta la propria durata ma che, in realtà, nasconde un'analisi molto più profonda delle persone e dei rapporti che intercorrono fra esse. E poi tutto il discorso della fede, che è sempre materia che scotta assai.
Non stupisce nemmeno il fatto che sia un film molto bello. Stupisce che la Gebbe sia al proprio esordio dietro la macchina da presa e che abbia già una simile padronanza della storia e di come raccontarla, soprattutto addentrandosi nella gestazione di un personaggio come Tore.
Sembra quasi di un altro mondo.
Non solo per come la Gebbe racconta tutto, ma anche per come riesce a gestire ogni cosa, con quella fotografia digitale bellissima, o per la direzione di un gruppo di attori dove tutti riescono a dare il meglio di sé. Tutti, nessuno escluso. Anche se vederlo sottotitolato fa pensare di ascoltare una canzone dei Rammstein.

Se manco questo serve a togliere le accise dalla benzina...

Il nostro Tore è un personaggio strano. Ha questa fede così assoluta da risultare fastidiosa, tanto da seguire alla lettera ogni comandamento - non ha mai fatto sesso perché non s'ha da fare prima del matrimonio - e sorride sempre (ciao!) con questa perenne espressione fanciullesca che, con quei suoi atteggiamenti, a un bambino lo fa proprio assomigliare.
Ah, è pure epilettico. Ma non prende coscienza della propria malattia e dice a sé stesso e agli altri che quelle sono le conversazioni che Gesù a con lui.
E' uno di quei personaggi dove non capisci se c'è o ci fa e che a tratti vorresti prendere a sberle, oppure augurargli ogni male durante tutto lo svolgimento della pellicola. Perché no, per quanto tu possa non avere nulla contro la religione e chi crede, certi estremismi ti risultano indigesti e questi personaggi così fuori dal mondo totalmente gratuiti.
Detta così potrebbe sembrare che Tore tanzt sia un film di propaganda religiosa ma, pur giocando abilmente con l'ambiguità del personaggio, la Gebbe è proprio distante anni luce da tutto ciò. Lei sottolinea, senza mai farlo con ridondanza, i problemi di Tore, mostra come lui stesso non sia conscio di come va il mondo e dei messaggi che il suo corpo gli manda, ma senza mai metterlo in cattiva luce come personaggio, nonostante tutto.
Sostanzialmente, Tore è un buono. Di una bontà che rasenta la demenza e che riesce a far sfociare solo in quella fede così ostentata ed accolta a braccia aperte, l'unica cosa che si avvicina a un'anima così candida e pura come la sua. Tutto il resto sembra essergli estraneo, viaggiare parallelo a lui senza però mai toccarlo.

"Scemo tu a prendere le paste in discoteca!"
"... ma pensavo fossero dolci, dal nome…"

Finisce così a convivere con questa famiglia, trasferendosi ospite nel loro giardino. E dopo quella che sembra una convivenza normale e quasi positiva, arriva quella violenza che poi esplode. Prima per uno scherzo troppo scemo, poi con conseguenze sempre più pesanti.
Il film entra nel vivo proprio così, con un exploit di efferatezze da parte del capofamiglia, Benno, del quale la macchina da presa indugia su quelle mani che si fermano dove non dovrebbero. Ed anche qui, dove molti avrebbero sbracato di brutto, la Gebbe dimostra un controllo della situazione davvero assurdo.
Non sarebbe corretto catalogare Tore tanzt nel torture porn. Non c'è un vero auto-compiacimento nel vedere fin dove riescono a spingersi tutti quanti, non c'è un'esagerazione volontaria, la visione della regista è molto asciutta e preferisce lasciare fuori campo tutto il male che viene fatto, pur non nascondendosi dietro a nulla. No, la tortura c'entra fino a un certo punto. E' più un film sulla natura dell'uomo, su come il più forte faccia di tutto per sopraffare il più debole in tutte le maniere che può.
Benno è l'incarnazione del male così come Tore è quella del bene, in quello che può sembrare il calvario di Gesù Cristo. E il male agisce su più versanti.
C'è quello esplicito e quasi nonsense di Benno, quello della moglie che lo asseconda e poi quello in fase di germogliazione del figlio più piccolo - non figli suoi, ma avuti dalla moglie da una precedente relazione.
Poi Tore, con la sua bontà, il suo seguire alla lettera i comandamenti cristiani e senza reagire manco per difendersi, perché la violenza non la concepisce, che torna sempre indietro, pur sapendo cosa lo aspetta ogni giorno.

Scene così belle che hanno il potere di non farti fare didascalie sceme

Tore crede di avere una missione, ha incontrato quella famiglia perché è stato Gesù a portarlo lì. E' per questo che sopporta tutto.
E poi c'è quella figlia…
Quella che sembra l'elemento più sano di tutta la famiglia, che vorrebbe quel padre adottivo morto e che si sente attratta da Tore, (forse) pure ricambiata.
A Tore viene fatto di più, in una escalation di violenza mai mostrata del tutto, ma fatta intuire pesantemente, che riesce comunque a far male come se la stessimo subendo noi stessi. E quel Tore, che iniziava a starci così antipatico, proprio per quel suo non andarsene mai finirà per arrivare dentro di noi.
Lui resta. Pura bontà contro la forza bruta di un male che intacca tutti e del quale tutti sono silenziosi complici. Resta fino alla fine, con una convinzione assurda e quasi inumana. E ance la sua fede ci sembrerà qualcosa di molto più profondo, non solo il cieco seguire i dettami di un libro sacro, ce lo dirà con quelle due dita portate al petto sulla fine, in quel contesto, in quel deandreiano amore inumato di chi rantola senza rancore.
E poi sì, quella figlia…
Quel suo penare aveva un senso.
Donare la propria anima per poterne salvare un'altra, che tanto orrore aveva visto.
E' un bel film, questo Tore tanzt, ma fa male. E il titolo di lancio internazionale Nothing bad can happen gli dona un'ironia ancora più amara.

Qua non riesco a farne per altri motivi...

Come già detto, ci sono film sconosciuti che mi dispiace siano tali. E mi spiace un sacco che molti non conoscano Tore e le sue disavventure.
Si risparmiano un gran male, ma un male che valeva la pena vivere.





4 commenti:

  1. Non faccio nemmeno finta di conoscerlo, però mi piace leggerti su questi film sconosciuti, ottima iniziativa ;-) Cheers

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    1. Eh, la "nuova politica aziendale" voleva incontrarsi proprio su questi.

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