domenica 6 gennaio 2019

Irréversible




Un uomo, dopo quello che sembra un amplesso omosessuale, rivela al compagno di notte di essere stato in carcere per aver avuto un rapporto con la figlia. Nel frattempo, un'ambulanza porta fuori da uno strip club i corpi di due uomini, ripercorrendo a ritroso la loro odissea notturna…


Successe, verso la fine degli anni Novanta, che il cinema fu invaso da un mezzo scandalo targato Festival di Cannes, dove Cannes non è dove si svolge l'evento ma ciò che si consuma fra una proiezione e l'altra. Tutto per merito di un regista argentino (dell'Argentina, non perché fan di Dario Argento), naturalizzato francese, che da piccolo non doveva aver ricevuto abbastanza attenzioni dalla mamma e che quindi tende a sgomitare per farsi vedere a tutti i costi.
Stiamo parlando di Gaspar Mosé.
Anzi, no... Noé.
Faccio sempre molta confusione con le figure bibliche.
Il nostro si era fatto notare con dei corti abbastanza al limite, fino a che non riuscì a fare un seguito di uno di questi, Carne, facendo conglomerare i suoi sforzi nell'assurdo Seul contre tous, che ho affettuosamente ribattezzato Pierino contro tutti. Distribuito alla vattelapesca, in barba a tutti gli sforzi produttivi, la gente che conta inizia a capire non solo che il nostro è fuori come un balcone ma che se gli lasci la macchina da presa in mano ed i mezzi adeguati qualcosina di buono può farlo.
E' così che ha l'occasione per fare il suo secondo lungometraggio e stavolta tra il cast ha addirittura due superstar: Vincent Cassel e Monica Bellucci.

Giusto per la cronaca… inizia così.

L'unica cosa di cui non avevano tenuto conto è che Mosé Noé è davvero fuori come un balcone e non solo nel senso simpatico del termine. Dargli carta bianca per un film vuol dire vedersela macchiata di rosso e marrone, sangue e merda. Non per nulla fu lui stesso a dire che quelli sono gli unici elementi cardine della vita e che il suo è un cinems du corps, un cinema dei corpi, il che va tutto a uso e consumeo che l'occhio dello spettatore può vedere.
Irréversible fu uno scandalo annunciato già durante i primissimi giorni di programmazione, tanto che si vociferò di ambulanze messe fuori dai cinema per i sensi di malore avvertiti dagli spettatori (ma è da L'esorcista che la leggenda si ripete), persone indignate che ne chiedevano la cetriolatura in pubblica piazza e persino la moglie del reverendo Lovejoy reincarnatasi in una barbona fuori da un supermercato.
Stando a quello detto da alcuni, doveva troncare la carriera di tutti coloro che vi avevano partecipato, ma Cassel e la Bellucci hanno continuato a lavorare (anzi, pare che sia stato il film che suggellò il loro amore) e Noé, anche se con vari alti e bassi, continua tuttora a fare film e pure videoclip.
Insomma, il nostro cercava il botto definitivo in grado di farlo scoprire al mondo ed è riuscito a ricrearlo. Irréversible può piacere o meno, ma sicuramente è una di quelle cose che o ti fa amare del tutto oppure ti fa guadagnare un pubblico di fedelissimi, magari pure malati come lo sei tu stesso.

"Scusa... mi avevano detto che era un bel film…"
"Scemo tu a fidarti di Jean Jacques."

Noé non fa nulla per nascondersi, motivo per cui lo apprezzo sempre. Rivela sempre la sua vera natura da erotomane, sadico e narcisista, cosa che gli salvò addirittura la faccia in un dissing contro un critico che lo accusò di omofobia per come aveva ritratto i mondo omosessuale. Il regista si giustificò dicendo che nella scena al gay club, la stessa della prima gif, se si guarda bene sullo sfondo lo si può vedere masturbarsi insieme alle altre comparse perché "non credo di essere in alcun modo superiore a un gay".
Ho avuto pure il coraggio di controllare ed è vero. C'è.
In tutto questo, lui riempie il film delle peggio cose possibili. Il suo ego è tanto illimitato da collegarsi col primo film, mettendo proprio il macellaio senza nome a introdurre le vicende dei due Gianni e Pinotto parigini, per poi portarci in una storia che prosegue a ritroso.
Dopo aver lasciato la stanza dei due sporcaccioni, ci porta nel club gay e mostra una delle mattanze più disgustose a memoria di cinefilo, con teste schiacciate con gli estintori, braccia spezzare, il tutto circondato da omini in calore che si spippettano come scritto poco sopra. Dieci minuti che riassumono quasi perfettamente il film, il suo discendere nell'inferno più becero, degradato e squallido, per di più facendolo al contrario.
Avete presente Memento di Nolan?
'Na roba simile, solo con la benzodopamina. Quindi se volete provarci con una hipster non proponetele mai quetso film.

Stando alla leggenda, ambo gli attori ebbero una crisi di nervi a scena finita.

Col film di Nolan però ha solo il tema del tempo e della sua gestione, perché gli intenti sono diametralmente opposti.
Se Nolan usava il tempo per far vedere come agisce sulla nostra memoria, dando così una diversa verità della faccenda, Noé non nasconde o maschera nulla, ma agisce direttamente su quello che è il climax di una storia. Se il suo inizio, il bordello nel bordello (ahiahiahi, mi è scappata...) in una storia normale rappresenterebbe il momento di tensione massimo, qui apre le danze a tutti gli altri deliri e, riallacciandoci al discorso fatto dal macellaio senza nome proprio nelle prime scene, ci porta in una Parigi sconosciuta fatta di stupratori, maniaci, poliziotti negligenti e trans che nascondono strani traffici - non, non in quel senso.
Per creare un senso di tensione opprimente il regista opta per un unico piano sequenza, ancora prima che Sokurov e Iñàrritu lo rendessero di moda, con una telecamera ondeggiante che sembra correre insieme ai personaggi di Cassel e Dupontel, ingegnandosi alla meglio per gli eventuali cambio-scena che non danno manco una pausa al film. La pausa è proprio quell'inizio, quel confermare fin da subito che allo sfacelo non c'è mai fine e che qualunque tentativo di rendere la nostra vita bella e degna di essere vissuta è vano.
Perché se è vero che la situazione si presenta già estremamente tragica, può solo risultare peggiore se vediamo come inizia. E metti caso che quella giornata avesse potuto esordire col coronamento di un sogno, magari…

"Avanti, confessa!"
"Giuro che Recensioni ribelli non l'ho mi letto!"

A quasi nessuno, spero, è mai toccata una nottata simile.
Il cinema di Noé con questo secondo lavoro mette fin da subito in chiaro come stanno le cose con la sua cinematografia. Delle pellicole, sporche, cattive, che non vogliono lasciare speranza se non sensazioni disagio perenne e che spesso lo hanno fatto odiare - non proprio a torto - per questo, per questa sua voglia di provocare ad ogni costo e con tutti i mezzi.
C'è da dire che io lo adoro proprio per questo.
E nel loro essere al limite, parlare della vita per come la intende lui.
Non riesco a definire però Irréversible un film perfetto, anche se contiene tutte quelle cose che mi fanno amare un film. E anche la sua natura provocatrice, dinanzi a una moraletta così scontata e già reiterata in un passaggio della pellicola che la precede, alla lunga perde la propria forza e dimostra di essere a tratti quasi un esercizio di stile. Anche se uno stile grandioso, fatto con poco ed estrema inventiva, ma scene come quella nella metropolitana, dove una coppia insieme all'ex di lei fanno dei paragoni abbastanza fastidiosi sulla loro vita sessuale sanno di troppo e di poco necessario.
Forse perché essere fastidiosi e poco necessari è in fondo la nostra natura e quello che è capitato ai tre gonzi di questo film poteva succedere anche alle migliori delle persone. No, i personaggi di Noé non sono mai lindi, non lo sono ancora prima che il sangue inizi a scorrere. Sono esseri umani, semplicemente.

Ogni volta che sfotto Cassel perché brutto, penso a questa scena...

Tutto questo è arte?
Per me sì, al di là del giudizio che se ne possa dare personalmente. Ma qualunque cosa per me lo è, resta solo da classificarlo i buona o pessima. E dal canto mio, mi limito a dire che un film che non ti fa staccare gli occhi per tutta la durata, ti tiene col fiato sospeso per tutto il tempo senza lasciarti pause fino a farti maledire la vita una volta che il segreto finale viene rivelato, merita di essere definito tale
Al netto delle sue imperfezioni.
Al netto di tutti quei momenti ricreati da Noè per gridare la sua presenza e far vedere al mondo che esiste con la sua prepotenza. Che ripeto, è il motivo per cui lo amo, anche se a volte mi fa star male. Tipo quando mette la macchina da presa a terra e filma per nove lunghi minuti la Bellucci che viene violentata analmente da Jo Prestia, una scena che sfido chiunque a trovare piacevole anche nella più perversa delle maniera, anche se prima ci ha mostrato la stessa attrice in delle riprese di tale bellezza che la Bim le ha più volte riportate nella auto-pubblicità prima di ogni dvd. O quando i due 'el ti portano in una Parigi notturna abitata da disperati che, per quanto il film ti sembri assurdo e volutamente sopra le righe, sai esistere sul serio.

Belle immagini a danno avvenuto…

Noé, io spero davvero che tu non perda mai la tua follia anarchica.
Certo però, ragazzo mio, meglio che ti dai una calmata con la droga eh...





8 commenti:

  1. si non è male, ma è costruito apposta per fare scandalo, ci credo che dopo la scena dello stupro la bellucci e l'attore hanno avuto una crisi di nervi xD

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    1. Io so solo che l'ho adorato ^^' non scende alle bassezze di "A Serbian film", almeno.

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  2. In effetti è un film che fa esclamare: Mosé Noé ogni tanto un po’ di tabacco dentro mettilo.
    Le scene di stupro mi fanno sempre friggere sulla poltrona, quella di questo film è uno schiaffo in faccia, ma la morale lo frega, preferisco film che non moralizzano, questo è pensato per andare sopra le righe e turbare il pubblico, con il risultato che alla fine, forse ci riesce meno di quello che avrebbe voluto, ma forse è solo gusto mio. Il paragone con il film di Nolan ci sta tutto! Cheers

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    1. Più che altro è la morale così schiaffata in faccia - la scrivono pure... - che toglie potenza. Se su un'opera prima a ristretto budget poteva starci, adesso che grida «Mo' famo sul serio!» molto meno.
      Pure a me fanno sempre impressione, con lo sporco e il disagio (suoni inclusi) dati da Noé alte vette dello schifo.

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  3. Bello ma non chiamatelo assolutamente capolavoro, e Noé non chiamatelo maestro ;)

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    1. Regista con uno stile unico e riconoscibilissimo, mai sceso a compromessi. Non sarà un maestro, ma davanti al piattume imperante film come i suoi sono una manna e vanno diffusi - poi ci sta che non piacciano.

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  4. Ciao di Noé di recente ho visto LOVE su Netflix...per sbaglio.
    E leggendo il nome del regista ( visto che ne sentivo parlare da un pò da Armellini de il Buio in sala), mi son convinto a guardarlo.
    Pensavo dal titolo fosse una romantica storia d'amore ahah!
    Dopo averlo visto mi son chiesto dove sta il confine tra pornografia e quello che ho visto..? ;)
    E' un film senza compromessi , come piace a me.
    Anche A Serbian film non è male (visto che ne parli su un commento sopra)....ma forse (ipotizzo)il film di Noè da quello che scrivi usa la violenza non con lo scopo principale di scandalizzare attraverso la sua spettacolarizzazione ( come succede in Serbian , secondo me)
    Sapevo di Seul contro tutti ma no che IRREVERSIBLEche fosse pure film suo.
    A suo tempo ricordo che parlarono del film quasi solo per la lunga scena di stupro della Bellucci....ma da quello che scrivi cè molto di più.
    Lo devo recuperare.
    Ciao

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    1. No, proprio non lo paragono col film serbo, quella una vero porcheria. Noé, nella sua voglia di scandalizzare a tutti i costi e nel suo farla continuamente fuori dal vaso, è elegante. "Love" ad esempio è quello suo che mi è piaciuto meno, ma è anche un tema che pochi hanno saputo affrontare degnamente.
      Fammi sapere poi :)

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