giovedì 3 gennaio 2019

Martyrs



Una bambina, che risultava scomparsa da un anno, corre seminuda e ferita per strada. Quindici anni dopo quella stessa bambina irrompe, insieme a una complice, in una casa, sterminandone gli abitanti. Quello che doveva essere un regolamento di conti contro gli aguzzini che le rovinarono l'infanzia però straborda in qualcosa di ancora più folle…


All'epoca toccò un po' a tutti, ad alcuni più piano di altri, ma l'inizio degli Anni Zero videro parte dell'Europa darsi all'horror creando delle nuove ondate che purtroppo ebbero vita breve, salvo rilasciare ogni tanto dell'eco nel corso degli anni a seguire, ma che ancora tutti ricordano.
Iniziarono gli spagnoli che, nel pieno di una indigestione di paella e crema catalana, diedero lustri a registi come Jaume Balaguerò e Paco Plaza - che poi finirono a lavorare insieme per [Rec] - insieme ad altri. Ora non è che abbiano proprio perso lo smalto, ma diciamo che quella fu un'ondata nel vero senso del termine, tanto che vennero addirittura creato lo show-tv Peliculas para no dormir, dove i suddetti più altri novizi poterono sfogare i deliri da fame chimica con budget irrisori. 
Poi seguirono a ruota i francesi.
Sì, proprio loro.
Ve li immaginate quegli intellettuali che mentre si atteggiano nei salotti letterari iniziano a ideare scene con frattaglie in bella mostra, di quelle che fanno scandalizzare gli spettatori a Cannes mentre guardano un film vestiti con uno smokin (cit.)? Ebbene sì, ne produssero una caterva e alcuni lasciarono pure una discreta scia, vuoi di sangue o di vomito, ma ce ne fu uno che proprio si impose come nuova pietra miliare del genere.

I francesi hanno una lunga storia di rave party, anche...

Pascal Laugier si fece notare all'inizio degli anni Novanta col cortometraggio Tête de citrouille niente meno che da Christophe Gans, che lo volle come assistente per Il patto dei lupi e come regista del documentario annesso alla lavorazione del film. Tutto questo lo aiutò per debuttare con Saint ange per poi arrivare, con molta calma, a questo Martyrs.
Ecco, parlare di Martyrs non è affatto semplice perché vengono in ballo diverse implicazioni. E' un po' come essere innamorati di una tizia bellissima che però si comporta come un camionista, che sicuramente ti farà imbarazzare alle cene di famiglia e sai che i tuoi amici ti guarderanno con quello sguardo che sotto sotto implica un tacito: "Ma come minchia fai?"
Martyrs è il film che passi ai fanatici di horror della domenica, quelli che l'hororr è il loro genere preferito e poi si infognano con l'ennesimo found-footage. Ecco, Martyrs è l'occasione propizia per prendere quella telecamera dispersa ritrovata chissà dove e ficcargliela su per il più intimo dei loro inesperti orifizi con forza, sventolandogli poi sotto il naso le dita con fare derisorio.
Questo film è un po' tutte queste cose.
E' anche quel film che tua madre pesca dalla tua cesta dei dvd scambiandolo per un documentario su Santo Stefano per poi urlarti, non appena rientri in casa, che non è così che ti ha cresciuto.
Ma questa è un'altra storia...

"A me e al Cavaliere Nero non c'hai da…"

Tra l'altro, è anche quel film dove un allora sconosciuto Xavier Dolan, prima di diventare l'idolo di tutte le ragazze un po' hipster, compariva cinque minuti per schiattare in maniera brutalissima subito dopo. Per alcuni rimane ancora oggi il punto più alto della sua carriera, ma non lasciamoci andare alla provocazione facile…
Dovevamo parla di Martyrs.
Un film dove la parola esagerazione è la norma e dove il termine abbastanza non è conosciuto. Abbastanza perché, per quanto Laugier prema l'acceleratore, per lui non è mai abbastanza e deve superarsi alla scena successiva, e anche per te, povero spettatore, che nel fare il tuo martirio personale nel guardarlo ne rimani schifato ma stranamente di quella violenza non ne hai ancora abbastanza. L'esagerazione invece sta in tutto quello che fa da contorno.
Facile capire perché quetso film abbia shockato così tanto
Nella mia carriera di spettatore, a esclusione di A Serbian film (ricordatevi della cosa che ci ritorniamo), dubito di aver mai distolto lo sguardo dallo schermo per così tante volte. Davvero, è al limite dell'insostenibile. Laugier fa a gara con se stesso per superarsi ogni volta e ci riesce continuamente, in un fluire di sequenze che peggiorano di minuto in minuto fino a sfiorare l'assurdo, tanto da spingerti a chiedere perché continui a guardare.
Già, perché?

You know nothing, Count Ugolino.

Sono convinto che l'essere umano in realtà sia profondamente attratto da ciò che lo disgusta e che l'arte, cinema incluso, servano a ricordargli questa sua peculiarità. Lo stesso bisogno di dar forma e voce alle proprie paure in realtà è spinto da tutto questo perché sì, la paura è un lusso che, avendo perso la nostra natura animale, combattiamo in questa maniera.
Martyrs realizza quindi un campionario di scene splatter d'antologia e le realizza tutte con un gusto estetico e cinematografico davvero fuori dal comune. Laugier dimostra di avere classe da vendere, anche nel mostrare un simile orrore, si fa prendere pericolosamente la mano in più punti ma riesce a creare qualcosa di ancora insuperato nel genere.
Fosse però solo un mostrare di frattaglie e altre sconcerie varie non credo che sarebbe ancora ricordato con tutto questo scalpore. Benché quello sia l'aspetto più ridondante e immediato, sotto la superficie c'è qualcosa di più, anche se come viene mostrato e tutte le implicazioni che porta mostrano quello che a mio parere è il più grosso limite di Laugier, al tempo stesso quello che lo eleva ma anche ciò che gli impedisce di essere quel grande regista che forse ambierebbe ad essere.
Se nella mattanza serba il regista ci spiattellava in bella faccia che lo stato ce lo mette nel culo - letteralmente - fin dalla nascita, Laugier attua una riflessione molto più subdola, scomoda e a tratti shockante nella sua semplicità. Cos'è un martire, alla fine?

Dopo questa, non ho più guardato gli scarafaggi nello stesso modo.

Quando i veri cattivi entrano in scena e tutti i misteri inerenti alla reclusione della protagonista svelati, il film inizia veramente. Il "bello" è che tutto avviene verso tre quarti dell'opera. Quanto avviene prima è solo un pretesto per farci affondare sempre di più fino a toccare il fondo, l'Inferno, e farci rimanere a lungo. Qui parte il delirio mistico-filosofico di Laugier e, dal canto mio, non sono riuscito a rimanerne pienamente entusiasta come molti.
E' buona regola che quando crei una storia non devi spiegare tutto. Ci sono autori che sottolineano ogni singola cosa, e questa tecnica assume il nome di #spiegoniallaNolan, ma secondo l'etichetta spesso devi fare in modo, con un misto di tecnica e furbizia, che sia lo spettatore a riempire un piccolo tassello. Laugier abbonda sia con la tecnica, anche perché una sequenza che poteva affossare ogni singola cosa non smorza la sua atmosfera malata o il ritmo generale, ma anche con la furbizia, allargando a dismisura quel tassello da riempire.
Qui entra in gioco la sensibilità personale ed è probabile che io sia un grezzone, anche. Ma davvero, in quel finale ci ho visto perlopiù una grande furbata. Una furbata fatta con una tecnica eccelsa e uno stile destinato a farsi ricordare, ma sempre una furbata.
Perché se è vero che le grandi opere sono quelle che pongono domande, anziché dare risposte, è anche vero che l'interrogarsi spinge la persona verso una via. Quando si apre un quesito così ampio e immenso, ogni direzione può essere quella giusta. Taluni lo vedono come un'opportunità, altri un po' meno.

# I don't want to rock, DJ / but you're making me feel so nice #

Si possono dire un sacco di cose su un film come Martyrs e tutte comprendono sia quel finale che il suo svolgimento. L'efferatezza di alcune scene potranno disgustare alcuni, così come l'ampiezza della domanda finale.
L'unica certezza è che una volta visto, difficilmente si dimentica.
Già questo lo rende un film meritevole di tutto il clamore e la fama che si porta sulle spalle - scorticate.





4 commenti:

  1. E in effetti lo ricordo ancora, anche se oggi giurerei di odiarlo. Sarà che ai tempi della visione ero piccolo, troppo, ed ero o per i bagni di sangue alla Hostel, o per gli smaccati lieto fine. Mica per le provocazioni autoriali. L'idea di rivederlo finisce nei buoni propositi!

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    1. "Hostel", ovvero un "Martyrs" che non ce l'ha fatta 😜 ottimo proposito! Sicuramente vederlo ora può portare a nuove riflessioni.

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  2. Credo proprio di non averlo visto, altrimenti me ne ricorderei, e tuttavia una visione potrebbe starci ;)

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    1. Ci sta, ci sta... non guardarlo mentre mangi, però 😅

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U