venerdì 18 gennaio 2019

Split




La problematica adolescente Casey Cook viene invitata per pena a una festa di compleanno. Peccato che, subito dopo i festeggiamenti, venga rapita da uno strano individuo insieme a due ragazze molto popolari. Questo tizio è Kevin Wendell Crumb, affetto da disturbo multiplo della personalità, nel quale convivo ben ventitré identità differenti. Quando una ventiquattresima, chiamata la Bestia, sgomiterà per uscire, saranno uccelli per diabetici per tutti...


Succede che sei un ragazzone indiano che si chiama Shyamalan e, al di là di tutto, non sei timido e i classici Disney li pronunci correttamente. Succede che il tuo nome esplode a Hollywood grazie a un film intitolato Il sesto senso, che promuove il sesto senso dei produttori, il quale ti lancia una carriera fiorente e ti fa diventare l'idolo di un allora giovanissimo Jean Jacques - questo il merito più rimarchevole di tutti. Succede poi però che la tua buona stella non durò solo un giorno come le rose, ma quasi una decade, salvo poi restituirti una decade intera di insuccessi e film poco riusciti che ti hanno ribattezzato in Shallallero.
Quando ti davano tutti per bollito, esattamente dopo aver sottostato ai capricci della famiglia Smith con After Earth, ecco che Jason Blum ti prende sotto la sua ala protettrice e con la mancia delle feste della nonna ti fa realizzare quel The visit, che poteva essere l'ennesimo found-footage ma che al di là di un paio di momenti involontariamente comici sembra riportare a galla la tua antica verve.
Resta chiaro a tutti che le grandi produzioni non fanno per te e che quindi è meglio farti rimanere nel cinema indie, nella speranza che tu non diventi il Calcutta indiano - lol - e quindi il sodalizio con la Blumhouse prosegue.
Questo Split già dalla trama rilasciata fa sperare nuovamente i tuoi fan, perché sì, Shallallero ritorna a essere Shyamalan e sembra aver trovato una sorta di lucidità, anche se forse solo apparente...

"Bestia? Non sarà mica una capra…"

In realtà un progetto similare era in ballo da tempo.
Da noi il pasticciaccio brutto non è molto noto, ma l'America di fine anni Settanta fu sconvolta dal caso di Billy Milligan, criminale affetto da disturbo dissociativo dell'identità, reo di aver rapito, violenta e ucciso tre studentesse universitarie (e non necessariamente in questo ordine...) e dentro il quale convivevano ventitré personalità, più una ventiquattresima, chiamata Il Maestro, ovvero la fusione di tutte le cose apprese dalle altre personalità, in pratica il vero Billy.
Tale caso, oltre alle ovvie particolarità, è molto particolare in quella che è la storia legislativa americana perché fu la prima volta che un criminale, pur essendo riconosciuto colpevole dei reati commessi, venne assolto in quanto riconosciuto incapace di intendere e volere, riconoscendo il disturbo dissociativo della personalità come una vera e propria patologia e non come una semplice nevrosi.
Per tutti quelli interessati alla sua storia, c'è il libro Una stanza piena di gente (Editrice Nord) scritto dal giornalista Daniel Keyes. A voi basti sapere che una storia simile aveva irretito diversi studi, ma tutti i progetti non uscirono mai da quella stanza. Ci andò vicino James Cameron, che voleva scegliere per il ruolo di protagonista Leo DiCaprio o Joaquin Phoenix, ma per le solite 'divergenze artistiche' con la produzione il progetto non andò mai in porto.
Era destino che Shallallalapolly si ispirasse a quella storia per ufficializzare il suo rientro in grande stile, in un film che grossomodo è riuscito a convincere più o meno tutti.

Da fauno pedofilo a maniaco rapitore il passo è breve...

E convinse anche me, tra l'altro. Se the The visit, il film coi nonni che schiumano, mi aveva sorpreso in positivo nel suo piccolo, questo sembrava confermare un ritorno del nostro se non proprio ai suoi fasti, su una (più che) buona media in grado di dimostrare tutto quello che mi era sempre piaciuto nei suoi film: una trama interessante, personaggi ben descritti e il plot twist finale d'ordinanza.
Poi c'è anche dell'altro, ma ci arriveremo.
Perché Shyamalan avrà ancora dei momenti dove zoppica un poco e sono ben presenti pure in questo Split, ma è uno di quei casi dove i pregi superano i difetti e si chiude pure un occhio. E' interessante tutto il lavoro fatto sul personaggio di Crumb, come l'attore James McAvoy riesca a diventare tutt'uno con la sua creatura e a dare una sfumatura diversa a ognuna delle personalità che affiorano, sempre su quel labile confine che lo separa dal ridicolo involontario ma che lo proietta in una prova d'attore che si è giustamente fatta notare.
Ma è comunque un bel personaggio. La faccenda delle personalità è anche il sunto minore, l'arricchimento che deve rendere più interessante un ritratto piscologico nella norma cinematografica ma arricchito da dei brevi passaggi che, da soli, valgono più di mille altre scene. Sempre realizzati con quel tocco e quella classe registica che, anche nelle opere peggiori, separa Shyamalan da qualunque altro mestierante.

"Ci credi ai giganti?"

Perché sono i momenti, le sfumature, che rendono la bellezza di un personaggio. La scena in cui Crumb lascia i fiori alla metropolitana per me batterà qualunque sviolinata pseudo-psicologica, così come i flashback della controparte femminile danno il vero sunto di quella che alla fine è la storia di due solitudini.
Ecco, sempre lì.
Shyamalan ha i suoi demoni e sa come trattarli.
Il regista indiano alla fine ha sempre parlato di individui soli e che non riescono a trovare il loro posto nel mondo. Lo diceva l'uomo di vetro di Samuel L. Jackson, era solo lo psichiatra infantile del suo non-esordio, era solo in balìa dei suoi dubbi Mel Gibson in Signs e pure nel tanto ingiustamente viturperato The village c'era chi sceglieva la solitudine come ancòra di salvezza, salvo creare altre solitudini al suo interno. E c'era anche un'impossibilità di incasellare nelle stanze di quel condominio certi personaggi pure in Lady in the wather, così come incompresi da un mondo che li vuole adulti troppo in fretta erano i bambini del suo precedente lavoro. E combattere un nemico che non puoi vedere, come succede in E venne il giorno, non è altrettanto straniante?
La cinematografia di Shyamalan è racchiusa tutta in questo concetto. Nel mezzo ci sono fantasmi, alieni strani, donne di altri mondi, supereroi in incognito e creature misteriose. Ma sempre di persone sole parla. Split non fa assolutamente eccezione.

Ma... e lo split screen, allora?

Certo, ci sono pure diverse magagne.
A voler fare i puntigliosi, ci sono tutte le nozioni dette dalla psicologa che, per quel poco che me ne intendo, non hanno riscontro in alcuna letteratura psicologica. Ma onestamente, non guardo un film per l'esattezza delle nozioni, fintanto che queste non stravolgono ai limiti della fantascienza e portano la sospensione dell'incredulità a livelli osceni e qui sono vagamente amalgamate al contesto. Non si capisce però il calcare la mano su questo aspetto, con tanto di riunioni, se poi la veridicità lascia così a desiderare.
Così come non si capisce il reiterare il numero di entità presenti in Crumb se poi alla fine sono solo quattro (più una) quelle principali, relegando a tutte le altre una veloce comparsata che nulla dà e nulla toglie, anzi, lascia solo una sensazione di non approfondimento e vago, tanto materiale che non sapevano come mettere.
Ci sono poi anche diversi passaggi di sceneggiatura abbastanza ingenui, uno su tutti il modo in cui placare la Bestia, che poteva essere applicato da un personaggio che inevitabilmente viene fatto schiattare per esigenze di scrittura in maniera abbastanza scema per dare al villain principale il motivo di esplodere.
Piccole imperfezioni che un poco minano il film, ma che non lo fanno tracollare. Ma se sulle nozioni di psicologia passo volentieri sopra, a certe cose che la semplice logica e coerenza narrativa potevano ovviare, beh, quelle mi hanno fatto storcere il naso.
Ma per riprendersi dalle sbronze ci vuole sempre tempo. E Shallallero ne ha avuta una molto grossa, nell'ultima decade.

Quando volevo fare il fumettista.

Resta quindi il finale, e i finali sono da sempre il punto forte del nostro. Pure qui non delude, forse non è potente come ci si sarebbe aspettati, ma ha la sua logica, fa trasparire tutta l'umanità che c'è nelle sue storie e tutta la sua verve nel raccontare.
Poi c'è quella sequenze prima dei titoli di coda, semplice, essenziale: le varie entità di Crumb parlano davanti a degli specchi e ognuna si rivela in base a come la telecamera si muove, ogni superficie e riflesso dà spazio a una di loro. Nella sua semplicità, di una raffinatezza e talento unica. Quel tipo di cinema che solo chi ha davvero qualcosa da raccontare riesce a ricreare.
E sì, poi l'easter egg.
Quel rivelarsi un collegamento con il cult Unbreakable e l'inevitabile seguito, quel Glass che stiamo attendendo tutti con un po' di trepidazione, la conferma dello shyamalanverse che speriamo non risulti una ciofeca cosmica, anche se il doversi ricollegare a qualcosa fatto quasi venti anni prima lascia il sentore di ultima spiaggia per ritornare totalmente in auge. Anche perché, non so voi, ma sono uno di quelli che ama i film come opere a sé stanti, il più delle volte, ma sono sempre disposto a lasciarmi stupire, pur von tutte le riserve del caso.
A far questo, molte volte Shyamalan è stato bravissimo.
Certo che il budget notevolmente lievitato (venti milioni contro i nove di questo) visti i precedenti dovrebbe dare i veri brividi. Ma almeno ho potuto bullarmi con me stesso per essere stato l'unico in sala ad aver colto quel collegamento, e dovrebbe far strano che un filmone come quello a proposito di David Dunn sia ancora così poco conosciuto.

Come diceva Yotobi: stringete i denti.

Alla fine, un (quasi) ottimo film sulle persone sole e che hanno sofferto. E quanto ci si può sentire soli e sofferenti dopo dieci anni di pernacchiamenti a destra e a manca seguiti a un periodo d'oro?
Ok, la smetto.
Mi preparo per Glass.
Sperando che la delusione non mi crei un dissociamento, di qualunque tipo.





4 commenti:

  1. A parte il finale (la parte finale della Bestia), questo è un film davvero bello, anche grazie a due attori talentuosi ;)

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    1. E ti dirò, a me anche la parte finale - nonostante delle forzature - è piaciuta 😬

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  2. Sono d'accordo al 100%. Anche io ero stata l'unica in sala a capire il finalissimo :-D ansai le risate a sentire i commenti altrui!!.. Andro' al più presto a vedere Glass

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    1. Spero di vederlo il più presto possibile pure io 💪

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