mercoledì 16 gennaio 2019

Unbreakable - il predestinato




David Dunn è una guardia giurata dalla vita disastrata, in procinto di divorzio e di trasferimento in un'altra città, con gran dispiacere del figlioletto. La sua vita ha uno scossone quando diventa l'univo superstite di un incidente ferroviario, cosa che porta su di lui le attenzioni di Elijah Price, collezionista di fumetti con una fragilità ossea e convinto che lui sia un supereroe...


Avevo quattordici anni. Ero un ragazzino vagamente più disturbato della media e avevo due passioni: il libri e il cinema. O almeno, erano le uniche due passioni nelle quali potevo "sfogarmi". Tra i miei registi preferiti c'era questo strano tizio indiano che aveva fatto quel film molto figo, Il sesto senso, ma più che altro era uno dei miei registi preferiti perché era uno delle nuove leve che potevo seguire con una certa costanza.
Un giorno in offerta in un supermercato vidi Unbreakable - il predestinato in dvd a doppio disco e scoprii che era di questo signore indiano molto simpatico. Un film di quel tizio che mi manca? A dieci euro, poi? Wow! Ovviamente il film mi piacque ma, a dirla tutta, la vera sorpresa fu il dvd bonus, quello coi contenuti extra, che visto il tema del film conteneva delle interviste ai maggiori realizzatori di fumetti e una certa biografia sulla nona arte americana.
Inutile dirlo, mi convertii al mondo dei balloon.
Poi quell'anno al cinema uscì Sin city della premiata ditta Miller-Rodríguez-Tarantino e la frittata fu fatta definitivamente.
Da allora quel simpatico signore indiano, Manoj "Night" Shyamalan, ha avuto degli alti e bassi clamorosi, tanto che ormai la rete lo soprannomina Shallallero - io ho optato per il politicamente corretto Shalalalapolly. Però per quanto sia bello ridere è tutto quanto, credo sia sbagliato dimenticare tutto il bene fatto prima.

Non si vede il suo entusiasmo?

Rivedere questo film a quasi due decadi di distanza fa un certo effetto, perché allora i fumetti erano ancora qualcosa di nicchia. Certo, in America estremamente diffusi e responsabili di un immaginario pop non indifferente, ma la Marvel non era ancora il colosso cinematografico di oggi dopo l'oscura alleanza con la Disney e non ci capitava un film di tutinari ogni mese. Di Nolan poi ancora nessuno ne sapeva nulla.
E' per questo che un film simile, che diventa omaggio, parodia, decostruzione e analisi del supereroe allo stesso tempo finisce per risultare così strano propri in un momento storico (cinematograficamente parlando, almeno) come questo, in un'epoca dove i produttori chiedono ai registi di non usare troppi piano-sequenza perché il pubblico non li capisce - storia vera.
Shyamalan poi era reduce dal suo successone internazionale col bambino ghostbuster (il sue terzo lavoro da regista, ma dato che i primi due film risultano attualmente introvabili è considerato all'unanimità un esordio) e doveva confermare una presa di posizione verso un certo modo di fare cinema ma, al contempo, compiere un'evoluzione del proprio stile.
L'adesione al mondo dei fumetti quindi sembrava un passaggio obbligato, specie da uno che sembra conoscerli così bene, pur sapendone mantenere le distanze. Qualunque velatissima punzecchiatura verso un certo tizio che ama i ralenty è puramente casuale. 

A seconda dell'anno astrale, pure Shallallero è una sicurezza.

Ho sempre detto che cinema e fumetti, per quanto similari e veicolati dall'uso dell'immagine, sono due media molto diversi. Il cinema usa l'immagina in movimento, quindi si basa sul tempo; il fumetto invece le vignette, quindi si basa sullo spazio. Se quindi qualcuno viene a dirvi che un film è brutto perché è diverso dal fumetto, dovete semplicemente rispondergli: "Certo, brutta testa di minchia, perché un film non lo sguardi sulla carta!"
Sull'effettiva riuscita del film non mi pronuncio, invece.
Però viene da pensare quando si dice che i migliori film di supereroi siano quelli che portano sullo schermo una storia a sé stante, inventata ex novo o attingendo solo largamente dalle fonti principali - pensate agli Spider-man di Raimi o agli Hellboy di Del Toro - quando, in realtà, quella dei supertizi è solo un pretesto per lasciare a un autore la voglia di raccontare la sua storia come la vuole lui, con i suoi movimenti di macchina, le atmosfere che aveva in mente.
Shallallero rimane comunque un autore, un autore he ogni tanto ti tira fuori delle robe improponibili, ma comunque sempre un autore che qui, nel creare quella che in gergo è una storia delle origini totalmente avulsa da quello che è ogni universo fumettistico, trova nuova linfa con cui far evolvere il proprio stile.
Cos'è poi una storia delle origini?
Lo dice lo stesso nome, una storia che racconta la genesi del supereroe, quella che ti spiega come ha ottenuto i poteri e tutto quanto. Insomma, l'ennesimo film che ti racconta come hanno ucciso i signori Wayne nel vicoletto.

"Lo voglio regalare al mio bambino Jean."

Fondamentalmente, a Shyamalan dei supereroi non gliene è mai sbattuta una mazza e la cosa è palese. Lui è indirizzato sul registro dei thriller dal risvolto drammatico-paranormale e per grandissima parte della sua durata questo film potrebbe pure esserlo, ma soprattutto, come tutti i film dell'indianone, è una pellicola legata allo stato emotivo dei suoi personaggi. Perché anche nei suoi film peggiori, non si può dire che Shyamalan non ami i personaggi di cui scrive e che non sappia dare loro una dimensione molto sfaccettata.
Shyamalan ha sempre raccontato di solitudini e di persone che devono trovare il loro posto nel mondo dopo averlo perso, di legami (quelli meno scontati, tra l'altro) che uniscono e del passato che bussa sempre alla porta. Tutto il resto, elemento soprannaturale compreso, gira intorno a tutto questo, che è l'elemento cardine delle sue opere.
Qua è lo stesso. Lo è per David Dunn, che vede la sua vita disintegrarsi e ricostruirsi dopo l'incidente ferroviario, e lo è per Elijah Price, che il mondo ha dovuto sempre viverlo sotto una bolla di vetro per via della sua malformazione.
Shyamalan fa gravitare tutto il film su due personaggi simili - inutile dire chi, per appeal di scrittura e capacità recitativa rubi la scena - e il risultato non può che essere fantastico, ma stiamo parlando del suo periodo d'oro, anche se durò in tutto quattro film. Sono due opposti che si attraggono e che fanno vedere i due rovesci della medaglia.

Le scene che - una volta - ti facevano innamorare di Shallallero.

La vera evoluzione si vede soprattutto nello stile registico che, nel doversi approcciare ai fumetti, trova finalmente l'uso definitivo dei colori. Se nella nona arte però i colori sono sgargianti perché cromaticamente trovati più attraenti dagli uomini (mi rivolgo a quelli dei supereroi) e ricalcano un principio di forza inconscio, qui Shallallero riesce a dosarli per calibrarli sui personaggi, ognuno non solo con un proprio motivo musicale (James Newton Howard ambient non lo abbiamo più sentito...) ma anche con una predominanza cromatica.
Dunn è verde, così come verde è la sua divisa, il colore degli armadietti e, ironicamente, l'erba dei campi da football; Price invece è incentrato sul blu/violaceo, così come lo è il colore della sua divisa, del suo bastone di vetro, degli interni della sua macchina e dell'icarto con cui sua madre gli regala il primo fumetto - ma anche del colore del vestito di lei che apre la magnifica scena allo specchio, l'inizio del film.
Quella scena, poi…
Quasi tutta giocata sulle prospettive e sul centrare l'immagine in uno specchio. Così come si apre poi con Dunn all'interno di un vagone. Personaggi intrappolati dentro un contesto, così come i supereroi dei fumetti sono intrappolati dentro una vignetta. Proseguendo, vedremo come tutto sia giocato su questa dicotomia, su questo liberarsi "dai margini" per scoprire la propria vera essenza.

La cosa che mi preoccupa è che ormai conosco TUTTI i titoli esposti...

E il plot twist, poi...
Shyamalan è famoso per i suoi finali. Sono il suo marchio di fabbrica, i finaloni ad effetto, quelle rivelazioni che capovolgono tutta la visione della pellicola, che fanno cambiare prospettiva e danno il vero senso dell'opera tutta, oltre alle dinamiche umane che si svolgono al suo interno. Ma un finale simile, davvero, il nostro indiano non ha più saputo replicarlo.
Questo non rende Unbreakable il suo film migliore, ma quello con il colpo di scena meglio costruito e che, da solo, riesce a collegarsi con tutta l'umanità che persegue in tutta la sua durata. La disperazione, la sofferenza, e il senso di sconfitta unito a quella che è anche - a suo modo - un vittoria sono sensazioni che non mi si sono scrollate più di dosso e ancora oggi, ammetto, prendo il dvd solo per rivedermi quell'ultima scena, che da sola vale la visione di tutto il film.
C'è tutta la grandezza di un personaggio in quella frase finale.
Oltre al velato perché i cattivi sono i personaggi migliori.
Non più un finale a effetto che fa molto figo, ma un finale a tutti gli effetti, su tutti i punti di lettura possibili. Qualcosa che ti fa sentire l'inevitabile fine per tutti, la fine di un legame che dà inizio alla faida eterna tra bene e male. Ma è un male molto umano e che, quasi, ci assomiglia.

Oddio… mi si bagnano tutti i fumetti!

Possiamo perculare Shallallero Shyamalan per tanti motivi, e anche a ragione, ma dobbiamo ricordare che film così forse non ci riuscirà mai di farne.
Manco a lui, purtroppo…
Ma li ha fatti. E' questo che conta.





4 commenti:

  1. Anche se lo hai recuperato in DVD, mi confermi che questo film è uscito sotto traccia, quasi in sordina, per me quella scritta che parla di fumetti all’inizio del film mi ha conquistato da subito. Ora è facile provare che questo film era avanti di dieci, anzi quasi vent’anni, ad amarlo ai tempi eravamo pochini e sapevo di poterti contare tra questi ;-) Lo trovo ancora un film fantastico, con quel suo finale anti climatico primo vi azione, ma emozionatissimo. “Glass” non potrà pareggiare perché non ci sono più le condizioni, al massimo potrà giusto dare qualcosa di diverso, si spera buono. Cheers!

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    1. Io voglio essere fiducioso, ma arriva con troppo tempo di ritardo e in un periodo di saturazione... o forse proprio per questo potrà essere diverso, chissà. Resta il fatto che rimanere al passo di un film così avanti sarà quasi impossibile.
      Però voglio crederci, come diceva un altro franchise.

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  2. Devo rivederlo anche io perché 19 anni sono troppi per ricordarsi tutto bene , però ricordo bene che rimasi molto colpita da questo film in quel periodo dove, come hai ricordato tu, la Marvel non si era ancora lanciata ai ritmi attuali.

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    1. Io conservo ancora la meraviglia del me quattordicenne, quindi non sono indicato 😅 però quel finale mi mette ancora oggi i brividi...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U