venerdì 5 aprile 2019

Glass




David Dunn continua la sua crociata contro il crimine, stavolta deciso a stanare l'Orda. Durante lo scontro con Kevin però viene arrestato insieme a lui e rinchiuso in un istituto mentale dove è ricoverato anche Elijah Price. Lì la dottoressa Ellie Staple comunica che ha solo tre giorni per convincerli che non hanno poteri, ma solo una deformazione mentale...


Se c'è uno che se ne intende di alti e bassi quello è sicuramente Manoj Night Shyamalan, uno che iniziò la carriera collezionando successi di critica e pubblico, venendo soprannominato il nuove re Mida dell'hororr, fino a incasellare così tante fregnacce da essere ribattezzato in più modi. La blogsfera aveva adottato nomignoli come Shabadà o Shallallero, io invece un più modesto Shallallalapolly.
Ma siccome fra re Mida ci si capisce, la sua ancora di salvezza fu proprio colui che al momento detiene la formula magica tra gli horror: Jason "massimo guadagno con minima spesa" Blum, fondatore della amata/odiata Blumhouse - a me dà semplicemente fastidio che abbia dato modo di esistere a Mike Flanagan, ma sono dettagli.
E se The visit ha fatto sperare un po' tutti che l'indianone si fosse ripreso, la conferma definitiva arrivò con Split, inaspettatamente sopra la media non solo generale, ma proprio del regista stesso, che ha saputo regalarci un personaggio giustamente diventato iconico. Poi c'era quel collegamento con Unbreakable

"Ballate. Jean Jacques non ci vede se è un film allegro."

Tutte cose che hanno fatto diventare questo Glass un film molto atteso e, di conseguenza, il film più costoso nella storia della Blumhouse coi suoi venti milioni di dollari di budget.
Ora io provo a immaginarmi Shyamalan e a come può essersi sentito. Fino a pochi anni fa tutti lo davano per spacciato poi, dopo un'inaspettata rinascita, ritrova i passati consensi e, deduco quasi per gioco, piazza a tradimento un riferimento a un suo vecchio cult. Sfido qualunque cinefilo degno di rispetto a non spippettarsi a oltranza davanti a tutto questo - io mi limitai a ballare la samba sulla poltrona della sala, dato che sono educato - e a reclamare a gran voce una conclusione di questa trilogia non annunciata.
Già da sano aveva toppato, immaginiamoci così.
Ecco, credo che il problema principale di Glass stia proprio in questo e dovrebbe ammonirci da eventuali colpi di testa che potremmo avere nella nostra quotidianità futura. Perché quell'idea che aveva destato tanto fomento alla fine è stato un sonoro auto-calcio nelle palle, bastava svegliarsi il giorno dopo per chiedersi come si potevano far conciliare due film tanto diversi in un finale soddisfacente.
Oppure una carta vincente, perché poteva dare il via a una terza opzione che stravolgesse tutto. O che, molto probabilmente, sarebbe finita nel trash più totale.
Indovinate com'è finita?

"Dal rapire ragazze allo stare fra due vecchi?"

Unbreakable (sorvoliamo sul sottotitolo il predestinato...) è e rimarrà per sempre il filmone che tutti ricordiamo. Come tutte le opere di genio, aveva portato in una veste nuova e sviscerata da ogni contesto un genere che allora non era molto presente al cinema, quello dei supereroi. Ora siamo invasi da dopati in tutina attillata ed è anche per questo che una pellicola simile, vista oggi, acquista ancora più valore, proprio per il suo aver saputo andare oltre quando la maggior parte della popolazione a malapena sapeva cosa fosse un fumetto.
Split invece è un figlio del suo tempo, un film superiore alla media comune ma decisamente non il capolavoro del nostro, quanto una sua presa di coscienza, un suo grido che voleva dire "Guardate, sono ritornato!". Un film che nasce in un dato periodo storico e che ne sposa stilemi e concezioni. Conciliare due film simili era semi impossibile proprio per la loro doppia natura, anche perché il primo chiudeva un arco narrativo perfetto che, a riprenderlo, partiva da una battaglia già conclusa e doveva riprendersi unicamente delle proprie ceneri.
Sono sempre rimasto dell'idea che le avventure di David Dunn dovessero rimanere concluse con quel finale, con la consapevolezza del male che affligge il mondo e le persone, mentre Crumb con quel finale aperto lasciava sottintendere un che di inquietante nel suo stare al mondo, una minaccia data non tanto da lui quanto da tutto il dolore che una persona poteva riversare nel mondo. Tutti potremmo essere Kevin Wendell Crumb e tutti potremmo essere David Dunn, per certi versi.

"I bambini… mi chiamavano l'uomo dei motherfucker!"

Credo che nessuno si aspettasse tutto quel successo dalla stanza piena di gente e che di conseguenza, Shyamalan e Blum in primis, ne siano stati vagamente travolti. Si vocifera poi che l'Orda fosse un personaggio presente già nella prima avventura di David Dunn…
Ecco, la soluzione sta proprio qui. Shally ha avuto tutto il tempo a disposizione per far quadrare i conti con Split, mentre solo uno-due anni per poter far coincidere trame e sotto-trame in questo capitolo finale, che parte già ambiguo per la sua doppia natura. Il risultato non è quindi un film brutto, quanto un film che parte bene, prosegue in un dilungarsi inutile e si conclude con un ammonticchiare di cose tra il geniale e l'inutile.
Ma anche qua, contestualizziamo...
Shallallero non è mai stato infallibile neanche nei film migliori, ogni sua visione richiede la levetta della sospensione dell'incredulità un minimo alzata. Quello che ha sempre reso i suoi film degni di nota - insieme al resto, poi ci arriviamo - è sempre stato l'amore che mette nei suoi personaggi, l'umanità che riesce a immettere in questo loro mondo. Non so, guardando i suoi film ho sempre avuto l'idea di una persona molto sensibile, perché il modo in cui ha saputo farmi empatizzare con la solitudine di un bambino che vede i morti, una cieca in un villaggio sperduto o, udite udite, con un pastore protestante che ha perso la fede... tutte cose che hanno elevato anche il suo film più mediocre.
E poi diciamolo, la classe registica dell'indianone tre quarti di quelle fighette videoclippare in giro per il mondo se la sognano.

Questo mi ricorda che manco da palestra da un pochetto...

Basta solo l'introduzione di Crumb, così austera - non perché il film sia scritto da Paul Auster, eh - ed essenziale da metterti una stizza sotto impressionante, oppure il ritorno della solitaria routine di Dunn, così come quel piano sequenza sui pattini e le cheerleaders legate al tavolo. Tutte scene che da sole dimostrano come dietro la mdp si nasconda un uomo che il cinema lo mastica come pochi e che, anche nelle sequenze d'azione volutamente anti-spettacolari, abbia saputo fare di necessità virtù, creando comunque un contatto ravvicinato coi suoi personaggi, da sempre il vero cuore del film.
Resta però il fatto che se il film inizia bene e in maniera piuttosto coinvolgente, per quanto non accada nulla di eclatante, a una certa inizia proprio a incespicare sui suoi piedi non appena il trittico viene rinchiuso nello stesso posto. Anzi, non appena compare in scena mr Glass, iniziano una serie di sequenze che logicamente si raccordano davvero poco - per quanto possa perdonare alla logicità una riesamina dei fumetti - e che forse il tutto va perdonato al fatto che il montaggio iniziale superava le tre ore.
Ma davvero, gira e rigira su se stesso, vorrebbe convincere personaggi e spettatore che i loro poteri siano solo nella loro mente, ma lo fa in una maniera davvero goffa. E anche le sequenze cardine appaiono quasi dilettantesche, mentre dovrebbero essere il perno di questo gioco degli specchi - o di Glass, che dir si voglia.
Tutto in preparazione allo scontro finale, volutamente anticlimatico, ma dove cose accumulate per più di un'ora e mezza vengono ammonticchiate quasi alla rifusa e dove i colpi di genio arrivano col fiato corto.

Quando capisci perché Cremonini cantava Nessuno vuole essere Robin...

A Nolan abbiamo perdonato che la polizia non struccasse il più pittato dei criminali durante l'interrogatorio, a Raimi che i tentacoli di Doc Oc cambiassero lunghezza di scena in scena e ai film Marvel manco mi pronuncio, quindi non andrò a fare le pulci a un film simile... ma davvero, troppe cose che non vengono, altre che sembrano lasciate al caso e colpi di scena su colpi di scena che si sommano l'uno sull'altro senza che quello precedente abbia esaurito l'effetto.
Dei Shyamalan-twist a metà.
Non mi aspettavo le esplosioni di Snyder, ma il vedere le solitudini di tre personaggi arrivare al proprio culmine. Ed è proprio su questo che punta il film, dato che le mazzate arrivano fuori campo, e vedere come le loro story-line si concludono per me è meglio di ogni effettaccio in CGI. Perché Shyamalan, dietro la patina di superuomini, ha parlato di esseri umani, ognuno che portava avanti il peso della propria sofferenza.
Da quel punto, il film è riuscito. E' tutto il contorno che lascia a desiderare, con associazioni millenarie che spuntano dal nulla,  raccordi coi film precedenti annunciati nel mucchio comune e un finale che tende a far rivalutare quello che, al netto delle sofferenze che lo rendevano così umano, è semplicemente uno psicopatico.
Alla fine era tutta una storia di origini. La nostra, per l'appunto. Ma come le maxi-saghe a fumetti insegnano, i finali non sono quasi mai all'altezza.

Crederci fino in fondo.

Non il film che mi aspettavo, o meglio, non il film che mi ha colpito come avrei voluto, alla pari dei due precedenti, che erano due storie che poggiavano sulle loro gambe. Rimane un Samuel L. Jackson che anche da mono-espressivo si mangia lo schermo come pochi e un James McAvoy che ci crede fino in fondo - a differenza di poor Bruce.
Ma la prova, quella mai messa in dubbio, che Shyamalan sa fare cinema.
Il problema è la differenza fra risultato e intenzioni.

PS: ma davvero… libri a fumetti?





3 commenti:

  1. Il paragone con le maxi-saghe è calzante, ma qui dalle maxi-saghe siamo passati alle maxi-seghe, visto che il film è più spezzettato delle ossa di Price. “Libri a fumetti” non si può sentire, e mi spiace più che altro per l’occasione persa, sembra che abbiano voluto sfornare “Glass” per cavalcare il successo di “Split”, quando questa trilogia si sarebbe meritato un crepuscolo per i super eroi, all’altezza dell’alba che era stata “Unbreakable”, i tempi erano matura, ma Shamacoso purtroppo no. Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Shally è troppo avanti pure per se stesso, alle volte 😅 film con momenti molto belli e spunti interessanti, solo raccordati malissimo. Un peccato...

      Elimina
  2. Ciao il tuo blog è molto interessante :-)
    Sono diventata una tua follower se ti va di passare da me io sono Il salotto del gatto libraio

    RispondiElimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U