lunedì 1 aprile 2019

Scappa - Get out




Chris, giovane fotografo afroamericano, si appresta a conoscere i genitori della bianchissima fidanzata Rose. Ma quello che doveva essere solo un noioso e formale incontro rivelerà dei macabri segreti nascosti...


Per quanto Internet sia una delle mie principali valvole di divertimento e informazione, sia per quanto concerna le mie passioni che per l'attualità, non posso dire che ultimamente sia un luogo parecchio lieto e di completa estraneazione, quella poca che ci può essere concessa.
Si dice che Internet sia pericoloso... ma la realtà è che esso, da solo, non fa nulla. Sono le persone a usarlo e, a loro modo, a smuoverlo. E la realtà non mi sembra abitata da tante belle persone. Non persone cattive, non ho mai creduto nell'esistenza di una vera cattiveria insita, quanto incapaci - o non educate - a puntare lo sguardo oltre alla risposta più facile ed accessibile. Che molti abbiano marciato su questo e non abbiano portato rimedi adeguati, come confermano molte riforme scolastiche, è un dato di fatto, ma che lo sfogo della propria rabbia nel prossimo sia diventata un'ancora di salvezza continua a sembrarmi un ossimoro.
Sì, sto parlando del razzismo.
E' ormai inevitabile non venirne a contatto direttamente, specie usando i social. E non me ne voglia la buon anima di Umberto Eco, ma i social non hanno rincoglionito la gente, hanno solo dato maggior diffusione a tutti quei discorsi stavano prima nelle bettole. Perché non si siano scelti rimedi effettivi alla cosa, anziché limitarsi ad appellare i commentatori come webeti qualsiasi, rimane un mistero.

"Poteva andarti peggio. Potevi essere in Italia."

Che ormai una certa insofferenza generale sia palpabile, complice la crisi e quant'altro, è evidente in tutto il mondo, non solo in un paese a forma di scarpa. Lo è anche in America con il governo Trump, che ha saputo accaparrarsi i voti di tutta quella fascia di popolazione che prima era stata ignorata, quella dell'America più rurale, lontana dai grandi grattacieli e da tutti quegli stereotipi culturali che possono venirci in mente parlando degli USA. Ma se da una parte molti hanno pensato di trovare l'uomo dei miracoli, dall'altra è venuto a crearsi un grande allarme globale che ha avuto il suo inevitabile riscontro anche nell'arte e nell'intrattenimento.
Non è un caso che la Marvel abbia finalmente deciso di sfoderare il suo Black Panther (e anche lì, la frase "In tempi di crisi solo gli stolti elevano muri" non sembrava messa a caso...), uno dei molti esempi che si possono fare in merito. E anche nell'horror, o presunto tale, il genere che da sempre raccoglie le paure del presente, sono avvenute delle incursioni.
Lo ha capito Jason Blum, proprietario della Blumhouse, che dopo la palese virata anti-trumpiana effettuata con la saga The purge ha deciso di produrre l'esordio alla regia dell'attore Jordan Peele.
E siccome la Blum del capo non ha mai un pssssst nella gomma, anche stavolta con il suo occhio di lince ha saputo attirare l'attenzione su di sé e ad avere il massimo risultato col minimo sforzo. Parrebbe che con un budget di 4,5 milioni di verdoni abbia avuto un incasso globale di 175 milioni, oltre che la nomination come miglior film, vincendo però la statuetta per la miglior sceneggiatura.

Nella mente di un certo tipo di elettorato...

Allora gente... io non amo fare il bastian contrario ad ogni costo... o meglio, in realtà mi ci diverto pure, ma davvero, ogni tanto viene da chiedermi cosa ci sia di così bello in certi film perché proprio non so spiegarmelo.
Get out non è assolutamente un brutto film. E' "un semplice" film. Jordan Peele ha giocato su strade ben rodate, così come fa spesso la Blumhouse, per un film che punta dritto al suo bersaglio, lo fa con semplicità e un certa immediatezza, ma davvero, il miracolo io proprio non l'ho visto.
Ma andiamo con ordine.
Il film dentro di sé ha molte cose buone, questo sia chiaro. Innanzitutto, nonostante sia un esordio a basso costo, si vede che Peele è a suo agio dietro la macchina da presa e già la scena iniziale ce lo fa capire senza troppi problemi, con un piano sequenza nella sua semplicità davvero ben giostrato e con quello stacco finale che fa capire subito su che toni vorrà diramarsi l'intera pellicola. Poi prosegue, facendoci fare questa carrellata non stop nei componenti nella di lei famiglia e mostrando quelli che sono i veri colpevoli del tutto: i liberal.
Per chi non lo sapesse, sono gli appartenenti al Liberalismo americano (si può tradurre come liberali), quella frangia che ama definirsi avanguardista e progressista, ma molto attenta a quelle che sono le libertà e i diritti individuali. La definizione che se ne dà qui è molto più vicina all'italiano detto "cuore a sinistra ma portafoglio a destra", che sicuramente sui social, per allacciarsi a quanto detto sopra, avrete letto un po' ovunque.

Siamo "fatti" così.

E' chiaro quanto Peele si sia ispirato a The wicker man e, mentre gli Iron Maiden iniziano a strillare nelle orecchie, va da sé che se da un lato la cosa fa piacere dall'altra lo azzoppa non appena si capisce l'antifona per la prevedibilità dello svolgimento. Perché sì, bella la regia, notevoli un paio di scene, ma sinceramente questo non basta. Fa piacere vedere come la causa del razzismo non sia, molto banalmente, il bifolco in salopette e col fucile in mano o Cletus de I Simpson, ma proprio quella classe agiata che ci tiene tanto a farsi vedere progressista quando in realtà è la prima a favorire quel tipo di mentalità e a immolarsi nel peggio a dispetto delle belle parole… ma una volta finito questo, che viene già ampiamento sviscerato nei primi quaranta minuti di film, cosa resta?
Poco, duole dirlo.
Peele ha gittata breve e tutto ciò che di buono riesce a costruire all'inizio, ad eccezione di diversi dialoghi davvero poco credibili, alla lunga subisce una inevitabile stanca per quanto viene dilungata. Manca la morbosità, manca un vero senso del weird che sottolinei quello che lo spettatore ha già capito da un pezzo (e anche su questo...) e alla lunga tutto diventa una strana riproposizione di quanto già detto sul tema in precedenza, in attesa di una deflagrazione che non avviene mai. Ricorda molto The invitation di Karyn Kusama, ma senza quella classe - ho detto che c'è un umorismo latente abbastanza irritante? - e il senso di oppressione onnipresente. Anzi, qui tutto viene alleggerito proprio dove non dovrebbe.

"Aspettate... ne so una bella sui neri!"

Se c'è una regola d'oro nella narrativa che riguarda la tensione, è quella di farla salire per gradi, attraversando con ogni passaggio un livello successivo, cosa che qui avviene con qualche zoppicamento. Perché ogni passo mosso da Chris non sembra portare a molto di nuovo, ma solo a un addentrarsi reiterato di quanto già vista in precedenza, fino a quella che è la vera rivelazione. Che sì, è una bella idea, ma proprio la mancanza di morbosità che sembra rivestire tutta la pellicola la smorza in potenza e anche a quello che sarà il revenge finale manca di tutta la rabbia che un'azione simile dovrebbe mostrare.
E' come se Get out dopo quella magnifica introduzione battesse la fiacca di minuto in minuto, ammucchiasse per un'ora e venti delle aspettative che poi vengono risolte nei due decimi finali, che consistono in una semplice scazzottata con spargimento di sangue random, manco molto splatter ma non è questo che ci importa.
Importa che se un The void, fatto con ancora meno soldi e con uno script che sta insieme con lo sputo, riesce a imprimersi nella memoria meglio di te e tutto questo senza lanciare alcun messaggio, allora forse era quasi meglio pestare quel piede sull'acceleratore molesto e dare una bella spinta di elettrocardiogramma dove richiesto.
Perché il thriller, specie quando sconfina nell'horror con queste trovate sui generis, ha bisogno di una spinta. E' quello che l'ha sempre caratterizzato. E se vuoi attingere così tanto all'horror, devi essere pronto a prendere a mani nude le nostre paure più ancestrali e di sbattercele in faccia. Qui abbiamo solo una blanda ramanzina.

"Tutto sommato un intero pomeriggio su Canale 5 è meno peggio di Recensioni ribelli."

A detta di Peele, la sua ispirazione è stata il romeriano La notte dei morti viventi, primo horror ad avere un nero fra i protagonisti e ad aver fatto involontariamente nascere la leggenda che nei film dell'orrore il nero alla fine muore sempre, se non per primo. Ma scomodare Romero...
Davvero, non ho afferrato l'entusiasmo.
Perché Get out ha tante cose belle al suo interno, questo sia chiaro, ma non dà la sensazione di un racconto compiuto. Una bella idea come la puoi sentire raccontata da chiunque, ma che personalmente non mi ha colpito come avrebbe dovuto. Un accumularsi di buoni propositi per più di un'ora che alla fine non dà l'effetto sperato, lo scossone che ti aspetti da una storia simile.
Fa pensare, quello sì. Perché un mondo dove si ha bisogno di ribadire quanto il razzismo è una cosa sbagliata e che a perpetrarlo sono nuove fonti, allora è un mondo che non va dove dovrebbe. Così come fanno pensare le stoccatine messe qua e la, piccoli aneddoti che ci colpiscono un tutti a livello storiografico e culturale, anche nella civilissima America dei benestanti, delle ville col giardino e la limonata in salotto portata dalla servitù. E che sia strano l'assodamento di una servitù di colore solo quando deve servire un ragazzo nero, allora è la riprova che c'è proprio da lavorare su questo mondo.

# Volevo solo soffocare in un abbraccio #

Fa comunque pensare che, alle porte del 2020, ci sia da ribadire che il razzismo è sbagliato, dopo tutte le lotte che si sono fatte in merito. Così come mi fa specie che si debba lottare per impedire che i diritti vengano tolti alle persone.
Ecco, tutto questo mi rende ancora più perplesso di un film che non sa sfruttare appieno il proprio potenziale.





12 commenti:

  1. Finale a parte, lo trovai carinissimo ma inspiegabilmente sopravvalutato.

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    1. Stiamo andando troppo d'accordo, ultimamente...

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  2. Io invece sono tra quelli che lo aveva trovato ben scritto, specchio perfetto della realtà malata in cui viviamo e anche parecchio inquietante.
    Infatti aspetto con ansia "Us" *__*

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    1. È riuscito a cogliere un buon punto di vista e a non offrire un concetto banale, quello sì. Però è stata un'intuizione non supportata adeguatamente, per me.
      "Us" lo attendo anch'io 😬 anche se non so quando riuscirò a vederlo 😅

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  3. Un film, a mio avviso, più importante che bello: è, in pratica, il remake di "indovina chi viene a cena" in salsa horror, ed ha il merito di puntare il dito verso l'America bianca, classista, razzista, apparentemente liberale ma in realtà ultra-conservatrice (in una parola: trumpiana). Aldilà del lodevole significato politico, però, è un film abbastanza scolastico (l'oscar alla sceneggiatura vinto battendo "tre manifesti a ebbing" grida vendetta) e direi prevedibile, nonchè alquanto ruffiano. Comunque si lascia vedere...

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    1. E direi che la pensiamo uguale in tutto e per tutto ✨

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  4. E' un film semplice? senza dubbio, è un film importante? senza dubbio, ma nonostante ciò me lo sono goduto e mi è tanto piaciuto ;)

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    1. Ma ci sta che piaccia e pure molto, eh. Purtroppo io l'ho colto in questa maniera. Ma il cinema, come tutta l'arte, è in gran misura puramente soggettivo.

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  5. Purtroppo la penso come te e dico purtroppo perché l'ho guardato avendo aspettative decisamente troppo alte.

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    1. Beh,è stato accolto così bene che era impossibile non venire travolti dalle aspettative.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U