lunedì 20 maggio 2019

Hyena




Michael Logan fa parte della polizia inglese antidroga ma, insieme a una cricca di amici di merende, tende a fare dei favoreggiamenti o a usare parte della merce confiscata per sollazzo personale. Quando si barcamena in un affare ben poco legale, rimarrà invischiato con una gang albanese in espansione e...


Ci sono film nati per destabilizzare, farsi notare, entrare nella stanza calciando la porta e facendo l'elicotterino col pipo, tutto questo accompagnato da un signorile rutto che è la ciliegina sulla torta per l'attenzione altrui. Gli alternativi invece se ne stanno in un angolo, fanno i discorsi che la loro figura da outsiders volontari comporta e pure loro rimorchiano un poco di pubblico.
Poi ci sono gli altri.
Quei film che hanno un po' tutte le caratteristiche dei sopracitati, ma non così spudorate. Quelli che qualcosa da dire lo hanno, ma lo fanno in una maniera così sottile, poco pronunciata e violenta solo fra le righe da non farli esplodere come vorrebbero o meriterebbero. Non per nulla Hyena non è mai stato distribuito qui da noi, non ha avuto una distribuzione degna di questo nome in generale ed è reperibile solo sottotitolato.
Pare anche che lo conoscano solo pochi appassionati, eppure non ha nulla da invidiare a titoli ben più blasonati.

Incontri ravvicinati dello sbirro tipo...

Anche la carriera del regista e sceneggiatore Gerard Johnson non è delle più floride. Questo suo secondo lungometraggio arriva sei anni dopo il suo esordio avvenuto con Tony, altro titolo passato pressoché in sordina e quasi sconosciuto anche alla cricca più appassionata dei cinefili. Eppure il ragazzo - anche se non è proprio giovanissimo, da quel poco su di lui che sono riuscito a racimolare in rete - ha talento da vendere, ha un occhio che fa valere ogni colpo ma, soprattutto, un disgusto totale del genere umano che gli permette di rimanere così sul pezzo.
Perché quello che colpisce del suo Hyena, oltre a tutte le qualità che chiunque potrebbe elencare, è proprio l'umanità che ne viene ritratta.
Sono palesi i suoi rimandi a un certo tipo di cinema e letteratura crime, tanto che ne contengono tutti i topoi. Abbiamo lo sbirro sporco quanto la gente che deve combattere, i colleghi che non sono da meno, la costruzione di un sottobosco criminale che diventa quasi un mondo "normale" nella sua ferocia, le scene violente e una moralità sempre in bilico, anzi, quasi assente, fra tradimenti, cose non dette e scelte da compiere per il proprio bene.
Ci sono pochissimi personaggi positivi in questo film, e caso vuole che siano due donne, che si muovono (o fanno muovere) in un mondo maschile che avanza con prepotenza e inganni.

Un poliziotto che sognava di essere Totti.

Esplicativa in tal senso è proprio la scena iniziale, che mostra un raid fatto dal protagonista e dalla sua cosca. Fotografato benissimo e in un ralenty che alimenta solo il senso di oppressione e stortura del tutto - ecco, Snyder, impara! - mentre una violenza, seppur più contenuta di quella che seguirà, ha modo di esplodere, ci fa vedere un branco di persone che si intrufola nel territorio nemico per assoggettarsene.
Un branco di animali, quasi un branco di iene, coma suggeriranno le risate e gli scherzi che seguiranno, fattisi uomini e che negli ambienti degli umani si muovono, passando da una tana all'altra e vivendo in una giungla urbana dove le varie "specie" cercano di imporre il loro dominio.
Si muove soprattutto Logan, personaggio cardine dell'intera vicenda, verso il quale il regista non si risparmia. Violento, tossicomane, poco incline a seguire le regole e sempre in combutta per lucrare ulteriormente tramite il proprio lavoro. Johnson non le manda a dire e ci mostra quella che è veramente una merda d'uomo che verrà invischiato in una faccenda molto più grande di lui, nella quale dovrà tirare fuori le palle e far valere i conti che le famiglie criminali reclamano.
Nel mezzo sangue, merda, omicidi, doppigiochi, conti dal passato e altre simpatiche cosucce che caratterizzano ogni storia appartenente al genere. E tutte queste persone che, come animali, appunto, si scannano, ma coi mezzi inventati dagli uomini.

"Io devo lavora' qua, mica sto a gioca'!"

C'è una dicotomia animalesca suggerita dal titolo che rende il succo di tutto il film, che lo spinge fuori dall'essere un'ordinaria storia di criminali e malfattori a un film sopra la media, anche se lui stesso sembra quasi dimenticarsene a tratti.
Ma poi arriva quella scena che ti porta dritto nel centro dell'azione, quella scena che fa partire il film e che ti mostra di che pasta è fatto. Anche se è stato osannato da Refn - per quel che è potuto servire... - il tutto non arriva in una maniera così enfatizzata come l'esordio americano del danese. L'eleganza qui è andata sulla statale a incontrare certe signorine, ma non è mai troppo ostentata, anche se si possono vedere gli effetti senza troppe censure.
L'eleganza è qualcosa che è stata dimenticata in questo mondo.
Siamo in mezzo alle botte e ai grugniti e, a tal proposto, è essenziale la scelta degli attori, nessuno dei quali ha una faccia furi posto. Un lavoro di casting pazzesco. Perché alla ferocia sempre suggerita degli uomini (a tal proposito, una scena di sesso sarà molto più difficile da guardare dei vari omicidi) resta quella delicatezza rigida delle due sole donne protagoniste, forse l'unico barlume di positività. Ma anche lì, tutto è giocato su un filo molto affilato che non lascia scampo alcuno.
Restano solo uomini intenti alla loro scalata al potere e in tutto questo Logan deve cercare di fare qualcosa di buono, quello che il suo lavoro dovrebbe comportare ma che a lui sembra così estraneo.

Omaccioni… sangue… altri omaccioni… siamo in un film di Snyder?

Anche se mascherata da poliziesco di strada, Hyena non è altro che la storia di un uomo che cerca di redimere se stesso, forse con l'unica azione buona della sua vita - o da molto tempo da quella parte. Una redenzione che passa fra locali dalla dubbia reputazione gestiti da famiglie dalla nomea certa, che fra feste kitsch e rituali d'appartenenza muovono traffici.
Tutto fila in maniera esemplare nel film di Johnson, ci sono così tanti rapporti di tradimento e di causa-effetto sulla trama che il fatto che tutto sia bilanciato con così tanto equilibrio risulta un mezzo miracolo. Ma soprattutto, è quella notte, così buia, così pesta, che si fa sentire più di ogni altra cosa, persino più degli arti mozzati con il machete.
Non ci suono buoni e cattivi.
Ci sono solo un pugno di personaggi che si sbracciano per non affogare e galleggiare nel fango, un fango che ormai li ha impregnati e fatti schiavi.
Johnson riesce a mantenere uno stile asciutto ed essenziale, ma la sua grande capacità è proprio questa, quella di farti avvertire il marcio fin dentro alle ossa. Col passare dei giorni dalla visione si potranno dimenticare i fatti meno salienti o alcuni degli intrighi, ma quella sensazione non vi abbandonerà per molto tempo.
Fino a quella scena finale.
Quella più dolorosa.
Quella che nel non mostrare nulla sembra suggerire che non può esserci redenzione alcune per nessuno, in un mondo dominato dal male.

"Dio, ti prego… fa che questa recensione finisca in fretta!"

E' difficile parlare di film così, che hanno tutto al loro interno ma l'umiltà di regalarlo un poco alla volta. Ma spero che possa ricevere tutti i meriti che gli spettano.
Prima o poi.
Forse…
Anche se quel finale sembra essere quasi auto-profetico.





2 commenti:

  1. Ma almeno il protagonista in una scena lo dice: «Chiamami Hyena?» perdonami, dovevo chiederlo ;-) Niente male, sembra brutto, sporco e cattivo il giusto, mi piace quando tiri fuori questi titoli! Cheers

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    1. Sporchissimo e cattivissimo! In maniera inaspettatamente sottile, poi...
      Purtroppo no, ma sarebbe stato epico 😂

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U