mercoledì 22 maggio 2019

The eyes of my mother




Francisca è una bambina che vive con la madre, ex chirurga che ora opera sugli animali, e il padre, in una fattoria. Le giornate passano noiose e monotone fino a che un venditore porta a porta non bussa da loro. Tutt'altro che ben intenzionato, l'arrivo di quell'uomo cambierà per sempre la vita della famigliola, già non molto sana di suo...


La cosa bella - anzi, rassicurante - di quando ero alle superiori era quella di essere giovane, anzi, giovanissimo, e avendo delle passioni artistiche potevo dire, leggendo la biografia dei miei artisti di riferimento, di essere ancora in un idilliaco periodo di formazione e che avevo tempo per seguire le loro orme. Certo, c'era il dannatissimo Xavier Dolan che aveva esordito a diciannove anni, quando io ero ancora a pipparmi sui cartoni animati, ma c'era la scusa che era "figlio d'arte".
Le cose iniziarono a cambiare quando iniziai a diventare coetaneo delle nuove leve e a peggiorare ulteriormente quando cominciai addirittura a superarli in età.
Come questo Nicolas Pesce, col quale condivido l'annata, che esordì a ventisei anni con questo The eyes of my mother, horror salutato da tutto il circuito indipendente come un mezzo miracolo e che replicò lo stesso interesse, almeno in patria, col suo secondo lavoro, Piercing.
Al momento, io sono ancora qua a guardare i cartoni animati.
E solo a leggere il titolo ho pensato al fantozziano "occhio della madre"...

Nicolas Pesce dopo un trip ispiratore...

Girato in un bianco e nero ottenuto con il solo ausilio della luce naturale, The eyes of my mother sulla carta aveva tutte le caratteristiche ideali per diventare il film perfetto: realizzato con poco, una manciata di attori, totalmente concentrato sulla protagonista, una passione per il cinema non da poco che si rivela in ogni inquadratura e una macabra morbosità che lo attraversa dall'inizio alla fine.
Io poi con le cose perverse ci sguazzo come un maiale nel fango.
E per dire, anche la linearità, che fino ad ora sembra essere l'unica critica sulla quale sono tutti concordi, non mi dà mai particolarmente fastidio quando la storia è ben concentrata ed esposta in maniera impeccabile.
Eppure...
Già, eppure... non tutto è andato come dovrebbe, con me. E sto parlando dell'impatto emotivo del film, non dei miei vari e palesi problemi di crescita.
Perché se non è nella mia natura fare le pulci all'opera di un'esordiente, nei limiti della cosa, non lo è manco da meno sorvolare su alcuni aspetti che non mi hanno convinto e che forse fanno proprio parte della poetica di un tale autore. Che non per forza deve essere un male, semplicemente, certe volte non ci si trova. Del resto, un sacco di tipe mi hanno rifiutato pur ritenendomi bello e intelligente - che poi ridessero mentre lo dicevano e un'altra storia, come scriveva Michael Ende…

"Non piangere, Jean, che la puntata di Gumball si è caricata..."

Tutto inizia con la suddetta madre che insegna alla figlia come operare chirurgicamente sugli animali, soprattutto in relazione a quello che dovette subire san Francesco - che verso la fine della sua vita soffrì di problemi alla vista. Il tutto si svolge in una campagna che, non so perché, ma basta a rendere quella scena inquietante come poche altre, grazie anche alla particolarità del volto della suddetta madre - ricordatevi questo particolare perché poi ci ritorniamo.
Sono poche scene, ma ti fanno capitombolare nell'atmosfera del film che non può che definirsi malata, opprimente, morbosa, con questo bianco e nero che richiama i vecchi film dell'orrore ma li tradisce con delle trovate di regia molto moderne che creano un connubio dei contrari davvero perfetto.
Tutto questo a un'opera prima non è da tutti. Pesce dimostra tutta la sua abilità dietro la macchina da presa, soprattutto nel non concedersi in maniera eccessiva al gore, ma anzi, ponendo attenzione sulle sue conseguenze e sulla concezione del lungo termine che avranno. Alcuni avrebbero voluto di più in termini di contenuti visivi, a me invece piace proprio questo, quindi se siete di avviso contrario vi conviene mettervi l'anima in pace con questo film.
Ma poi, diciamolo serenamente, è dai tempi di Tobe Hooper che le campagne negli horror sono quasi una garanzia sulla resa finale.

"Fa il bagno nel latte per rimanere giovane?"
"Non proprio…"

Ridotti a zero sono anche i dialoghi, il più delle volte una formalità fra i pochi personaggi che non servono a spiegare molto della trama, lasciando alle immagini e al proseguire di una storia che sarebbe potuta essere anche muta - l'unico dialogo che fa capire la reazione di un comprimario avviene a metà film, grossomodo.
Però, rimane il fatto che non mi sia piaciuto fino in fondo.
E' chiaro che il film parli alla fine di una mente disturbata - già all'inizio sembravano tutti in procinto di fare una gita per festeggiare l'ottenimento della 104 - che, in tutte le vicissitudini che ha dovuto attraversare, abbia solo voluto cercare di essere amata, forse l'unico desiderio che accomuna tutto il genere umano... ma le buone intenzioni e una cura spasmodica dell'aspetto formale non bastano quando il tutto appare così dilungato all'inverosimile.
Dura solo ottanta minuti, ma spalmati su una storia simile, che sembra più adatta a un mediometraggio, appaiono quasi troppi. Tanti momenti di cui si poteva fare a meno, molti altri dilungati all'inverosimile o reiterati nel tempo, per quella che è un'opera prima molto ambiziosa nella sua modestia, ma che - per me - non raggiunge il risultato sperato.

Ma non era guardare ma non toccare?

Ci sono un sacco di cose positive in questo film, che fanno capire tutta la maestria che Pesce possiede e che in un futuro, speriamo molto prossimo, potrà esplodere in un filmone, ma per ora c'è questa storia che punta in maniera anche molto gratuita sulla perversione fine a sé stessa. Perché alla lunga, quando il concetto è fissato già nella prima metà, diventa solo accanimento contro lo stomaco dello spettatore ed è un gioco che mi annoia in fretta.
Anche perché dopo A Serbian film si resiste a tutto.
Non brillano neanche gli attori, a dirla tutta, ma "non sono attori veri, sono presi dalla strada". Contribuiscono però anche loro alla creazione delle atmosfere del film per i loro volti, tutti molto particolari (personalmente sono innamorato di Clara Wong), tanto da rendere questo film come un qualcosa estraneo al nostro tempo, come una dimensione a sé.
Ma in mezzo a tutta quella diluizione appare tutto troppo poco incisivo, troppo reiterato e incapace di mordere come vorrebbe. E quel finale abbastanza telefonato, che per un piccolo passaggio sfiora il nonsense, lascia però il silenzio che una storia simile meriterebbe.
Solo che nel mezzo c'è sempre quello che si soffia il naso e rovina l'atmosfera.

# Non voglio ballare / voglio farmi male… #
"Farti."

Pesce mi sta simpatico perché ama farsi beffe delle convenzioni. Sfotte allegramente i dogmi religiosi, come fa intuire il cultismo malato della protagonista, e anche le istituzioni, perché Francisca altro non vuole che una famiglia, come le hanno insegnato, ma attraverso la distorsione di un nucleo che tanto a piombo non era.
Più che una storia di solitudine e di un'ossessione, quella di essere amati e di scoprire le strade per esserlo, anche un invito a non chiudersi nei preconcetti, quelli il vero male di sempre. Tutto attraverso una tizia che segrega in cantina delle persone dopo aver giocato all'allegra chirurga con loro.
Peccato che la voglia di sbeffeggiare non basti.
Certo, manca una scrittura che renda davvero solido il lavoro sui personaggi, ma Pesce sembra essere interessato più alla forma, che di certo non potrà che migliorare e che è già su ottimi livelli.
Resta solo a voi decidere se tutto questo vi basta.
O di far caso delle parole di uno che ironizza su un cognome particolare, tanto da averlo ribattezzato Giò di Tonno.

Ancora Pesce dopo i festeggiamenti per l'uscita del film.

E' nato un nuovo autore? E' la conferma che, nonostante le pecche ci saranno capitoli migliori a venire?
Non lo so.
So solo che lui è mio coetaneo, che ha già fatto un secondo lavoro ed è alle prese con un terzo per una major. Intanto, io sto scegliendo la prossima serie di cartoni animati seguire.
L'unica conferma è che questo Pesce mi sta un po' sul...





2 commenti:

  1. A volte credo che per un horror sia meglio essere malsano che fare davvero paura, hai citato Tobe Hooper, lui ha esordito con un film di quel tipo. Personalmente non ho capito la ragione di far durare tutto così tanto, inoltre ci sono film in grado di turbare con una goccia di sangue, questo utilizza macelleria varia, però mi è sembrato piatto lo stesso, ‘sto pesce mi sa che è davvero un tonno. Cheers!

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    1. È ancora giovane (moooooolto giovane, dato che è mio coetaneo 😂) quindi ha ancora tutto il tempo per migliorare. A me personalmente non ha convinto nemmeno col secondo, però è innegabile che con la mdp ci sa fare. Ha solo bisogno di uno che gli scriva i film...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U