martedì 18 giugno 2019

Gummo




La cittadina di Xenia, in Ohio, è stata colpita da un forte tornado che ha causato un sacco di danni, lasciando molti bambini orfani e uno stato di degrado un po' ovunque. In tutto questo seguiamo la giornata-tipo di due ragazzini, Tummler e Solomon...


Nella carriera di ogni cinefilo arriva, prima o poi, il momento del film strano. Sì, parlo di quei film che ti sembrano fatti da uno che si sia appena tirato una striscia di quelle allungate con lo stucco e che ha avuto il coraggio - e il culo di trovare dei fornitori - di metterle su celluloide. Poi però realizzi che con tutti i film esistenti sei andato a vedere proprio quello e quindi la battuta sui finanziatori forse è anche un poco ipocrita.
In pratica, sei ancora alle superiori e ti fai consigliare dai tuoi amici fattoni, arrivando così a scoprire per caso questo Harmony Korine. Che non è che ti ispiri chissà cosa, e vorrei vedere da uno che ha il nome di una serie di romanzi rosa, però avevi sentito parlare di questo Gummo su una rivista di settore e tutto fa cultura. Il fatto che circolasse per la tua scuola grazie a un dvd masterizzato di cui nessuno conosceva il vero proprietario e con la custodia sporca di materiale non ancora conosciuto, rendeva il mito ancora più grande.
Ognuno ha lo sverginamento, pure cinematografico, che merita...

Te con l'amico fattone.
Guardarlo è un po' come ammirarsi allo specchio...

Parlare di un film di Harmony Korine è sempre un'impresa abbastanza ardua - a parte per uno - perché è un regista… diciamo… ecco, diciamo che mi ricorda Calcutta. Uno che non sai perché lo ascolti tutte le volte che lo passano alla radio, ti compare a sorpresa sulla playlist, a tratti gli riconosci pure una certa intelligenza, ma per la maggior parte del tempo non capisci se ci fa o se sta prendendo per i fondelli tutti quanti - tu nel dubbio speri di non dovergli mai dare troppa confidenza di persona.
Stiamo comunque parlando di un tizio che esordì ufficialmente a diciannove anni, sceneggiando il Kids diretto da Larry Clark e che divenne il germe per quella che fu la sua futura poetica da cineasta, fatta da un voler essere strano a tutti i costi, un senso di sporco perenne e una divertita derisione dell'America e dei suoi lati più lercissimi in tutte le maniere possibili.
O diventava regista, quindi, o si ritrovava a condurre Unti e bisunti.
Che poi a Korine le droghe piacciano molto è stato pure reso noto da James Franco e David Letterman che raccontarono come, durante una puntata di quest'ultimo, fu sorpreso dirigersi nel camerino di Maryl Streep per rubarle i soldi e passare dal "pasticcere" a comprarsi altre paste.
Credo sia uno dei rari esempi di come l'artista si riconosca in pieno in quello che crea, questo al di là di ogni possibile ed eventuale giudizio in merito al suo privato.

L'unica certezza di essere un appassionato di cinema da adolescente?
Che loro non guarderanno nessun film con te.

Gummo fu il suo esordio ufficiale dietro la macchina da presa, a soli ventuno anni. E rischiò anche di essere l'ultimo, perché del milione di dollari che servì per realizzarlo ne incassò manco un ventesimo. Ma davvero, distribuire un film simile, che era così sfacciatamente di cattivo gusto e gioioso della perversione che metteva sullo schermo, era difficile aspettarsi dei ritorni considerevoli, oltre che una distribuzione adeguata. Era già tanto trovare il regista sobrio, stando ad alcune dichiarazioni.
Lasciò parecchio freddini anche i critici specializzati di mezzo mondo, ma invece fu molto osannato da registi come Gus Van Sant e Werner Herzog (che divenne un suo assiduo collaboratore), divenendo col tempo un vero e proprio cult e ottenendo una (non rapidissima) rivalutazione in positivo, trasformandosi nel manifesto del nuovo cinema weird di fine Nineties.
Valutare film simili, sia perché sono considerati imperdibili da un certo sottobosco sia perché guardare qualcosa di così assurdo "fa figo", non neghiamolo, è sempre un'impresa, perché davvero, è proprio con titoli come questi che la sensibilità personale la fa da padrona e cercare di convincere qualcuno del parere opposto diventa inutile - sempre che ci sia un'utilità in tutto questo.
Resta a voi se un gruppo di disperati che si dividono fra tossicomani minorenni che cacciano gatti e pagano per andare con una prostituta con la sindrome di down, ragazze che vogliono esplorare il sesso nella più clandestina delle maniere, naziskin e individui poco raccomandabili che provano approcci omosessuali con nani di colore faccia per voi...

Da una parte me, dall'altra qualsiasi altro recensore dell'internet.
Se per voi cambia poco... tranquilli, è normale.

Gummo non ha una vera trama. La prima cosa che pensai nel guardarlo - e lo pensò anche Vincenzo Buccheri - era di guardare una serie di strisce dei Peanuts disegnate da uno Schultz sotto acido lisergico.
L'intento di Harmony "o' famo strano" Korine non era quello di raccontare una vera e propria storia, ma di mostrare un lato dell'America nascosto, quello che a detta sua conosce bene, più degradato e lontano dai riflettori che ci mostrano gli States nelle immagini da cartoline, quelle periferie urbane lasciate a se stesse dove lo squallore quotidiano la fa da padrone.
Girato con attori non professionisti, se si esclude la partecipazione di Chloë Sevigny, lascito del Kids di Clark, mostra spezzoni di una città lasciata in balìa di se stessa, dove la legge non sembra esistere e gli abitanti vivono arrangiandosi come possono. Un far west metropolitano privo di figure di riferimento, segno di quello che è il vero volto del paese stellestrisce e di un'umanità lasciata in preda ai propri istinti.
Quella di Korine è una poetica, se così la possiamo definire, che vuole usare il marcio, esasperandolo, per provare a raccontare la visione distorta della sua realtà, la perdita dei valori di una società che solo nell'apparenza se ne fa portavoce salvo poi lasciare i suoi figli allo sbando, preda di tempi che non sanno gestire. Non c'è un personaggio o una situazione positiva, l'unica cosa che sembra rappresentarla compare all'inizio, viene pestata lungo il corso del film e, nella scena finale, si adeguerà all'insieme per sopravvivere. Non c'è spazio per la purezza e l'innocenza nel mondo di Korine. Forse nella realtà non c'è mai stata, sembra volerci dire.

Qui persino io pensai che avessero oltrepassato il limite...

Come ho già detto, per valutare un film simile bisogna fare i conti con se stessi e la propria sensibilità. Credo che non esista una maniera univoca nel giudicare un film e che tutto dipenda da varie esperienze insite nello spettatore, tranne in quei lobotomizzati dei fan del MCU - ok la smetto. Una pellicola come Gummo si può far amare da un certo tipo di pubblico e altrettanto meritatamente odiare da qualcun altro, che non dovrà sentirsi in colpa nell'ammettere ciò.
Pure io a tratti non ne sono uscito totalmente a posto e mi stavo chiedendo se era davvero necessario portare avanti per novanta minuti, visto quello che si voleva dire, tutto questo. Certo, è lo stile di Korine. Certo, la sua poetica è fatta così, ma quando si ferma la poetica e inizia un auto-compiacimento anche abbastanza gratuito? Quand'è che il cattivo gusto non è più una scelta stilistica ma solo un fragoroso inciampo?
Non posso negare che Gummo mi sia piaciuto, così come sarei ipocrita a dire che ne ho apprezzato ogni singola sfumatura e metafora facilona. Certo, su di me il marcio fa presa, quando ben orchestrato, ma una bella idea portata avanti per troppo tempo alla lunga stufa, specie se il messaggio è già stato dichiarato fin dai primi minuti e appare subito così lampante.
E non è buonismo o incapacità di saper andare oltre. Ma è anche il domandarsi se un'opera prima di un regista così giovane non abbia avuto bisogno di più autocontrollo per non sbragare troppo.
Ma così fosse, nessuno la ricorderebbe ancora, credo.

Ancora oggi faccio fatica a mangiare spaghetti - storia vera...

Se il vostro stomaco è in grado di reggere tutto questo, andate sicuri. Non posso dire che sarà qualcosa in grado di piacervi, ma sicuramente il mondo di Korine è qualcosa che somiglia unicamente a se stesso e che ha fatto da apripista per qualcosa che ancora adesso non si sa definire.
Di certo, vi auguro solo di poterlo vedere in condizioni più igieniche di quanto feci io con quella maledetta scatoletta unta.
Anche se, a ripensarci, visto il tipo di film era molto appropriata.





7 commenti:

  1. Non credevo ne parlasse qualcuno! Gummo, uno dei miei guilty pleasures.
    Complimentoni.
    Film disturbante, assurdo, a tratti anche lucidamente atroce.

    Moz-

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    1. Eheh, un film che nel bene e nel male non dimentichi.

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  2. Ho visto “Kids” svariate volte, e sentito parlare di “Gummo” altrettante, ma con Harmony Korine mah, ho dei problemi anche con il suo film più famoso “Spring Breakers”. Da quando l’ho visto mi sono ripromesso di recuperare i film precedenti del regista, poi però ripenso a James “Look at my shit!” Franco e boh, passo ad altro. Un giorno vorrei provarci, perché a me John Waters piace, e nemmeno poco, ma credo che qui manchi l’ironia acida di Waters. Se non altro il tuo post è perfetto per mettere in guardia tutti ;-) Cheers

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    1. Diciamolo che il suo volere essere strano a tutti i costi è il suo pregio ma anche il suo più grande difetto.
      Il film delle stelline Disney, per dire, mi è sembrato una democristianata assurda...

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  3. Son sicuro di non aver mai visto questo film, e sinceramente credo che non farò mai..

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    1. Non lo consiglio a cuore libero... Ma casomai cambiassi idea, ti avevo avvisato 😅

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