lunedì 17 giugno 2019

Non essere cattivo




Ostia, 1995. Cesare e Vittorio sono amici da una vita e, sempre insieme, si dedicano a vari tipi di attività illegali e al consumo di stupefacenti. Dopo un trip particolarmente allucinogeno però prenderanno strade diverse, con risultati altrettanto differenti...


Se c'è un eterno perdente mai abbastanza riconosciuto nella storia del cinema italiano, quello è sicuramente Claudio Caligari.
Per chi non lo conoscesse, è la mente dietro a due cult nostrani come Amore tossico (film-verità sulla vita di due drogati di provincia con drogati veri come attori e, last but non least, primo film italiano ad avere una bestemmia scritta direttamente nel copione - ma se la gioca con Novecento di Bertolucci) e L'odore della notte, pellicola molto bella ma dimenticata con una facilità che ha dell'incredibile e passata su qualche canale Rai a orari improponibili.
Tre film in trentadue anni di carriera, una cosa che inizialmente faceva gola a Terence Malick ma che in questi termini assume toni grotteschi perché l'occhio e il talento c'erano tutti. Ma passare anni su un'idea che poi non gli veniva accettata e nn accettare a sua volta compromessi di sorta vista la sua idea di cinema, ha portato a questo risultato.
L'ideale ironia della vita sta anche nel fatto che realizzò questo film a sessantasette anni, poco dopo aver scoperto di avere un malore, e morì poco dopo le riprese.

"Aò, ma semo in un firm o in un video dei thegiornalsti?"

Pure questo Non essere cattivo non ebbe vita produttiva facile. 
Nato dalle ceneri dell'ennesimo progetto non partito del regista, vide luce grazie all'intervento di Valerio Mastandrea, attore lanciato nelle vesti di performer drammatico proprio da Caligari con L'odore della notte, che scrisse una lettera a Martin Scorsese (chiamato per l'occasione Martino) chiedendogli aiuto per supportare il progetto del regista morente.
Scorsese non rispose mai all'annuncio, motivo per cui d'ora in poi lo chiameremo Scortese, ma il fine ultimo di Mastandrea era quello di sollevare un piccolo polverone mediatico che per l'appunto venne e permise a Caligari di realizzare il suo canto del cigno.
Canto del cigno di cui riuscì solo a realizzare un montaggio preliminare dopo le sei settimane intense di riprese e che, una volta uscito, riuscì ad accaparrarsi una grossa fetta di pubblico nata dopo tutti gli interventi televisivi e non fatti proprio da Mastandrea ma che, purtroppo, uscì a mani vuote ai David di Donatello e non riuscì nemmeno a farsi inserire nella short-list delle pellicole candidate all'Oscar come miglior film straniero.
Resta un successo di pubblico che senza tutto il casino mediatico non ci sarebbe stato, così come non ci sarebbe stato anche un film che altrimenti non sarebbe mai stato realizzato e che al giorno d'oggi sembra essere stato anche dimenticato in fretta.

Beviamoci su...

Certo, i film vanno valutati per quello che sono e senza tener conto di tutto quello che c'è stato intorno alla loro uscita. Ma se prendendo solo il film per quello che è il risultato è davvero bello, a pensare che tutto questo è stato realizzato da un regista morente prossimo ai settant'anni, allora molti suoi colleghi più giovani dovrebbero defecarsi in mano e prendersi a sberle più che possono.
Non essere cattivo non è un film che offre molta innovazione. Anzi, è una pellicola nelle tipiche corde del regista aronese che però, nel girare molti documentari verso la fine degli anni Settanta, riuscì a incasellare e conoscere un'umanità disperata alla quale ha voluto dare il giusto riscatto nelle sue (tre) pellicole.
Chiaramente esplicita la matrice pasoliniana, se Amore tossico era un ideale seguito di Accattone, questo suo ultimo lavoro è una continuazione, pur con altri personaggi, del proprio film d'esordio. E sembra strano come, pur ambientando il tutto vent'anni fa, in quegli anni che tanto conosce, e avendo una propria idea di cinema che a una certa è impossibile cambiare, la pellicola risulti modernissima, perfettamente in linea coi tempi in cui uscì, tato che sembrava essere girata da un trentenne e non da uno che aveva più del doppio degli anni - e che per di più era stato costretto a stare fermo per la metà del tempo.

"Ce serve più de 'na pasta per sopportà Jean e il suo blog…"

Caligari si muove nei territori a lui affini mostrandoci il quotidiano di due amici sbandati e il loro tentativo di ripresa di una vita che possa definirsi normale. Per i ruoli di Cesare e Vittorio si affida ai volti di due star nascenti del nostro cinema, quell'Alessandro Borghi che poi diventerà una conferma assoluta con Sulla mia pelle, e Luca Marinelli, che nello stesso anno esplose grazie al fenomeno Lo chiamavano Jeeg Robot, sancendo un'annata che sembrava annunciare la rinascita del nostro cinema.
Annata che, con la lentezza che ci caratterizza, sembra continuare con buoni risultati e vedendo sempre i due come protagonisti - basti pensare a film come Ricordi? e Il primo re.
Quindi se la regia ci mette molto del suo a mostrare un crudo realismo che però non è sacrificato alle esigenze cinematografiche, con uno stralcio che sembra preso a un Fellini sotto trip più del solito, i due attori vestono i panni di questi due borgatari con estrema naturalezza, caratterizzandoli con poco ma con un'umanità che ci fa affezionare subito a loro. Perché a una prima occhiata potranno sembrare grotteschi, assurdi e quasi sgradevoli, ma sono innanzitutto persone con le loro storie. E Caligari le sa raccontare più che bene.
Una storia di gente che cerca di riprendersi la sua vita in mano, ma il richiamo a quella che è la nostra natura, oltre a quell'unica che abbiamo potuto conoscere, certe volte è più forte di noi.

"Ma che me frega! Ma famme magnà!"
"... hai sbagliato film…"

La vita ogni tanto è simile a una grossa sbronza. Ci sono i momenti di folle adrenalina, quelli che racconti agli amici quando ti riprendi (se riesci a ricordarteli...) e poi tutti gli altri, quelli comuni e quasi noiosi, che il più delle volte si tralasciano o dimenticano. Spesso il cinema e la narrativa agiscono così, prendono i momenti salienti e utili al racconto e li propongono in tutto il loro splendore, in modo che possano imprimersi nella memoria. Credo che la vera abilitò di un narratore però stia anche al risalto che riesce a dare a quei momenti marginali, più dimenticabili, dove il personaggio rimane da solo in balia di se stesso e del suo tempo.
E' quello che si riesce a vedere in questo film, ad amare personaggi che faremmo bene a trovare disdicevoli proprio grazie a momenti che si potrebbero anche saltare in una narrazione convenzionale. Ma la magia di una bella storia, anche quando sembra girare sul nulla, è anche questo, specie quando è composta di moto, dei personaggi che la compongono, anziché di vuote parole.
E la poesia sta anche in una frase molto pacchiana scritta su un orso di pezza.
Non essere cattivo, appunto.
Ci pensa già il mondo a esserlo.

La poesia del comune quotidiano.

Nella mia vita credo di aver visto film di ogni tipo.
Ho visto film bellissimi. Ho visto dei capolavori e delle schifezze improponibili. Ho visto puttanate assurde che si prendevano con estrema serietà e film leggeri che però sapevano lanciare dei messaggi non da poco. Quell'anno non solo vidi un supereroe dei poveracci che riuscì addirittura a commuovermi e a farmi fare pace col nostro cinema, ma vidi una pellicola che sapeva mettere in scena il marciume più assoluto della nostra realtà e a farmi provare un vero e proprio atto d'amore per i personaggi che si muovevano al suo interno.
Non voglio improvvisarmi fanboy di Caligari perché ora come ora sarebbe troppo facile, per quanto nessuno fu profeta in patria. Però, al di là di ogni facile eufemismo e semplificazione, va da sé che fu un regista che seppe imprimere nella memoria collettiva una realtà spesso ignorata e che il più delle volte ci voltiamo per non vedere, forse perché più vicina a noi di quanto possiamo pensare.
Caligari, che nel suo giro fu un ultimo, riuscì a dare voce a questi ultimi e, soprattutto, dignità.
E a fare dei bellissimi film, anche, il che non fa mai male.

A' Federì, mo' ce divertimo con te.

Un film che va assolutamente recuperato e un nome che necessita di essere conosciuto soprattutto dalle nuove generazioni cinefile nostrane.





4 commenti:

  1. Caligari, un maestro. Grandissimo film! Uno dei migliori italiani degli ultimi dieci anni.

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    1. Decisamente! Quella fu un ottima annata per il nostro cinema 😍

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  2. Apprezzato tanto, più di quello che mi aspettavo, e senza aver visto Amore tossico ;)

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    1. Infatti è un film a sé stante 😉 e anche un film che all'apparenza promette poco ma in realtà offre molto.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U