martedì 11 giugno 2019

The one I love




Ethan e Sophie sono una coppia in crisi dopo il tradimento di lui. Per superare la cosa chiedono consiglio a un terapista, che consiglia loro di passare una settimana di vacanza in un cottage dove, a suo dire, molte coppie hanno trovato la pace perduta. I due non-più-innamorati si recano lì, ma a breve scopriranno che...


Preparate gli accendini perché sta per arrivareeeeee…


Ora che ci siamo tolti la cit. musicale che sarà venuta a tutti nel leggere il titolo - a proposito, un giorno vi dovrò parlare di quando furono diretti da un certo Tarsen Singh - voglio parlarvi di un film a cui sono molto legato per una serie di motivi, complice anche l'averlo visto in un periodo molto particolare (ma non lietissimo...) della mia vita.
In realtà lo avevo adocchiato da un po' prima che gli astri si organizzassero contro di me per due motivi. Il primo è il titolo e la canzone a cui ovviamente rimanda, il secondo è Elisabeth Moss. Quest'ultima l'avrete sicuramente sentita nominare per via di The handmaid's tale, per me invece è ancora oggi la Peggy di quella gran serie che è Mad men o la detective Griffin di Top of the lake - quest'ultima segnatevela, perché porta la firma di Jane Campion. Ma soprattutto è una di quelle donne non bellissime ma che ti si imprimono nella memoria, con tutti i loro difetti che portati da loro però diventano dei pregi, oltre ad essere un'attrice pazzesca. Il difetto più grande rimane l'essere diventata un membro di Scientology ma questa è un'altra storia...
Liz, salutaci John e Tom, in caso.

"Sono il patrigno del regista e vi mando dove voglio io!"

Nato da una chiacchierata fra il regista Charlie McDowell e l'attore Mark Duplass, venne sviluppato in una sceneggiatura da Justin Lader. I dialoghi però erano assenti dallo script e vennero aggiunti durante i soli quindici giorni di ripresa. Poco male, se si pensa che il tutto comprende solo tre attori (per quelle che sono un totale di cinque parti...) e una manciata di posti come location, giacché la pellicola si svolge per quasi tre quarti nel cottage del mistero.
E dire che a Duplass, con quella faccia, non daresti molto affidamento.
Invece...
Da annotare anche il fatto che per il lancio pubblicitario del film, nel trailer e in nessuna sinossi rilasciata dalla casa di produzione venne spiegato più della trama in maniera dettagliata, pertanto per rispettare la volontà di regista e produttori - e sperando che lo stesso sistema possa spingervi a recuperarlo - farò anch'io così. E vi assicuro, guardare il film con questo sistema gli dà qualcosa in più, una vera piccola sorpresa che gli farà acquistare ulteriori punti.
Non che gli servano trucchetti strani però, eh.
The one I love non è il film del secolo e nemmeno una pellicola che vi cambierà la vita. Ma sicuramente è un film indie che ha lo strano potere, al di là di qualunque valore affettivo, di distaccarsi da una celebre serie di similari e trovare una sua identità.

"Te lo giuro, nel salotto c'è Jean Jacques che si masturba leggendo le proprie recensioni!"

Di film a proposito di coppie in crisi ne è piena la cinematografia. Quel simpaticone di Woody Allen ci ha costruito sopra parte della propria carriera e così un'intera serie di aspiranti intellettuali che vogliono stupire col proprio film di nicchia. Per un periodo è sembrato che non si potesse fare un film indipendente senza che ci fosse una coppia che stesse scoppiando.
L'opera di McDowell ha tutti i crismi per rientrare nella categoria ma si differenzia da una comune massa per due elementi: un uso dell'ironia mai banale e ben calibrato e l'inaspettata entrata in scena di una sci-fi vecchia scuola, estremamente minimale, ma che è cardine e non fine dell'intero progetto. La trama e le vicende non volgono a far entrare lo spettatore in un mondo fantascientifico, ma usano il fatto stesso come punto di svolta per arrivare a tema che interessa.
Sembra poco, ma è una sottigliezza che fa la differenza fra una cosa simile e un Edge of tomorrow qualsiasi.
Il genere come tramite, mai come fine.
Anche se definirlo fantascienza rimane un azzardo, dato che predomina la parte da tragicommedia romantica. Perché per quanto i toni possano essere leggeri, sottopelle si sente sembra una sana malinconia.

# … iiiiinnamorato son! #

Chiariamoci, Charlie McDowell non è un manierismo. Il suo talento, se così vogliamo chiamarlo, è molto basilare e si risolve principalmente con delle inquadrature molto scolastiche, per quanto il ritmo e l'attenzione non calino mai più del dovuto - e non cala manco la palpebra, cosa non da poco vista la staticità della situazione.
Quello che colpisce nella sua messa in scena è come abbia saputo dosare il già citato umorismo, senza mai strafare, con l'alienazione provata dai due protagonisti. Sembra poco, ma un uso così saturo della fotografia, insieme alla limpidezza degli interni, danno quel tocco in grado di astrarre e rendere ancora più assurda una situazione già di per sé non semplice. E' un regista che preferisce fare un passo indietro, lasciando ad attori e tecnici di mettere mano alla sua visione, in modo da lasciare che siano i personaggi e la vicenda a parlare.
E se hai due attori come la Moss e Duplass, allora stà senza penzier.
Ma di cosa vuole parlare, alla fine, questo film?
Di amore, sì. Forse il tema più abusato e discusso di sempre. Di un amore al termine, di una coppia sull'orlo del lasciarsi e su tutto quello che sta in mezzo alle due cose.
Un mezzo che inizia con il replicare una trasgressione di gioventù, senza però con gli stessi esiti, senza scatenare casini. Il mondo invecchia e noi invecchiamo con lui, e invecchiando viene meno anche il nostro entusiasmo. Invecchiando insieme, poi...

"Ehi, tu! Levale le mani di dosso, porco!" - cit.

Quante coppie conoscete? Quante di loro vi sembrano stare insieme perché lo vogliono davvero e non per abitudine, paura di rimanere da soli o di rimettersi nuovamente ancora in gioco? E quante di queste giungono a compromessi pur di non perdere il partner?
The one I love prova a illustrare tutto questo, senza emettere sentenze, cercare di stravolgere le coscienze o inventare qualcosa di nuovo. E' una storia semplice che fa perno su concetti complessi, non li sviscera con la mannaia ma ce li mostra. Riesce in tutto questo con una semplicità disarmante e, quella frase finale, ancora oggi la ricordo benissimo.
Lì è dove tutta la leggerezza dell'ora e mezza precedente ha smesso di esistere e si è trasformata in un macigno.
Certo, non tutto è infallibile. A tre quarti la trama inizia a ruotare su se stessa e una trama che si basa su così poco stenta a reggere la durata totale di un lungometraggio, senza contare che il lasciare sul vago tutto il mistero apre una parentesi a proposito di un terzo (o quinto?) incomodo che forse avrebbe meritato di più, ma sono tutti difetti secondari per un film che non fa perno sulla struttura da sci-fi ordinario.
Conta quello che mostra.
E quell'inquietudine che rimane alla fine.
Poco male per quella che doveva essere una commedia romantica da Sundance.

"Gli avrei dato la mia vita… ma pensava solo a quel blog!"

Sono conscio che nel mio caso molto sia basato sulla componente affettiva per un film che per me è importante, ma mi piacerebbe che molti possano scoprire questo gioiellino passato inosservato qui da noi.
E pure io ho scoperto solo ora che McDowell ha diretto un nuovo film poco tempo fa…
Sì, insomma, uno di cui sentiremo parlare in futuro.
Forse...





4 commenti:

  1. Mi era piaciuto molto. Purtroppo devo recuperare Mad Man, ma nel Racconto dell'ancella lei è assolutamente strepitosa. Guarda la prima stagione, finisce dove finisce il romanzo della Atwood, e poi basta.

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    1. Agli ordini! 😉 Ho in libreria che aspetta pure il romanzo, poi seguirà la serie. "Mad men" assolutamente da recuperare, serie magnifica e da noi passata troppo in sordina.

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    2. La Moss, lì, è di una potenza sconcertante. Perfino mia mamma, per dire, che non è una spettatrice attentissima o una cultrice, è rimasta sconcertata da quanto parli lo sguardo di lei.

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    3. Ci credo. Ruba la scena anche quando fa parti di contorno...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U