lunedì 24 giugno 2019

The party




Janet è al vertice della propria carriera politica: è diventata ministro della salute del governo ombra e vuole festeggiare questo traguardo con un party in casa insieme al marito Bill e tre coppie di amici. La festicciola però, dopo un'inattesa rivelazione, porterà a galla segreti, rancori e ordinarie amenità...


Ogni paese è un po' casa, va detto. E va anche ammesso che la situazione politica mondiale sta facendo aprire gli occhi a molta classe dirigente che, tra un Martini e l'altro, nota un cambio di rotta che sta finendo per sconquassare gli equilibri prima preposti, con le ultime elezioni a dare uno strano scossone alla politica mondiale fino a far tremare quelli che erano gli antichi equilibri.
Se la cosa vi crea un brivido lungo la schiena, non preoccupatevi... significa solo che siete sani di mente.
O almeno così diceva un comprimario di Watchmen.
Non è una situazione che mi fa stare molto tranquillo e, in barba a quelli che possono essere populismi vari, era inevitabile che l'occhio della satira battesse le sue palpebre proprio su questo. Figuriamoci quindi gli inglesi con il loro humour che fa ridere solo me quando sono particolarmente stanco, come avrebbero potuto affrontare questo cambio di rotta e questa involontaria presa di coscienza della politica tutta.

"E la notizia migliore sapete qual è? Non ho invitato Jean Jacques!"

Ci pensa Sally Potter nel 2017 a mettere in scena qualcosa di simile, in quella che è la sua prima commedia dopo una serie di film al massimo della seriosità che l'avevano fatta criticare un po' ovunque per questo suo cipiglio ai limiti dell'autoriale. E per fare quella che vorrebbe essere una satira imperante dell'infighettimento della classe borghese ne viene fuori un film fighetto realizzato con quello che è il non plus ultra della fighettinaggine: il bianco e nero.
Perché diciamolo, fare un film in bianco e nero fa figo.
Ma di cosa parla questo The party, alla fine?
Oltre che di segreti e rivelazioni che ricordano molto un Le prénome che non ce l'ha fatta, anche se con quel cipiglio cinico e sottile che caratterizza gli abitando d'Albione, parla di una classe sociale dirigente sempre più lontana da quelle che sono le reali esigenze del cittadino a favore del limbo sociale nel quale si sono rifugiati.
Non a caso, la tradizione del titolo The party non vuol dire solo festa, ma anche partito. E insomma, dovrebbe essere anche che la f(i)esta nutre con piacere, non fosse che parla di una realtà molto più vicina a noi comuni mortali di quanto non possa sembrare e di una situazione che è tale non solo in Gran Bretagna, ma in tutta l'Europa e anche fuori dai confini del Vecchio Continente.
A tal proposito, avete poi notato come, in special modo qui da noi, ultimamente siano così frequenti e abusati dei termini così retrò come radical chic o professorone? Fateci caso perché è abbastanza importante per quella che è l'economia del film.

"All'assenza di Jean Jacques!"

Vanno anche spiegate un paio di cose circa degli elementi della storia e della politica inglese messi nel film per dare un maggior senso d'insieme dell'opera, perché non tutti possono sapere cosa sia un governo-ombra e cosa possa portare questo nella politica inglese del partito Laburista.
Un governo ombra in pratica è un'istituzione politica costituita dal capo dell'opposizione e dai parlamentari suoi sottoposti incaricati di seguire da vicino le attività dei ministri del governo in carica - la Gran Bretagna poi ha la particolarità che sia proprio il gruppo parlamentare a eleggere i membri del governo-ombra e che la distribuzioni degli incarichi spetti al capo dell'Opposizione.
Questo segna una significativa sconfitta per i Labours, i membri del Partito Laburista, che negli ultimi anni hanno visto un progressivo calare del gradimento popolare a favore del partito Conservatore, sancendo un progressivo allontanamento proprio da quella classe operaia che avrebbero dovuto rappresentare.
Non è un caso che la Potter decida di usare proprio quel partito e di far iniziare il film in una borghesissima casa arredata con mobili di lusso, dove una politica è sposata con un affermato professore che poteva ambire ad insegnare a Yale e che fra gli invitati al loro multi-party abbiano anche un asso della finanza.
Insomma, le persone ideali se si pensa a quello che dovrebbe essere un partito che parla di e ai lavoratori, soprattutto. E il film fighetto sembra essere proprio il modo migliore per rappresentare quella che dovrebbe essere una presa di coscienza del sistema dall'interno.

"Vuoi dire che dopo 'sta roba mi tocca von Trier?"

The party è un film che, al di là di quel bianco e nero molto a là Frances Ha che ad alcuni potrebbe dare fastidio, è sicuramente ben diretto, ha ritmo e non riesce ad annoiare. Ma durando poco più di un'ora, titoli di testa e coda compresi, credo che sarebbe riuscito ad annoiare solo se si fosse intitolato Morgenrøde, pur essendo gestito solo da sette personaggi e ambientato solo nella casa di Janet - tra l'altro, interpreti tutti bravissimi, ma visti i nomi era quasi scontato asserirlo.
Perché allora non mi ha convinto?
Oltre al fattoi che non capisco una mazza...
Diciamo che nonostante i buoni intenti, le opinioni condivisibili e tutte quelle sottigliezze linguistico-politiche che magari a noi, facenti parte di un altro occidente, possono essere sfuggite, è un film che prende parte a una polemica vecchia, già esauritasi persino nella realtà e che, inevitabilmente, finisce per arrivare quasi in ritardo, mettendo in scena un teatrino - siete avvistai, impostazione molto teatrale - di intrighi amorosi e vissuti che nulla dà e nulla toglie a quanto già detto in passato sull'argomento. Perché se alcuni dialoghi riescono a sembrare così artificiosi, un problema c'è, vista anche la naturalezza con cui si passa da un argomento all'altro anche nel mezzo della dichiarazione più choc, senza contare che quelli che dovrebbero essere degli stereotipi consolidati delle figure politiche inglesi finiscono per diventare delle macchiette anche abbastanza fastidiose.
Perché sì, in tutti questi sguardi sofferenti, mucciniani isterismi collettivi e pomposaggini linguistiche io ci ho visto solo un cinema abbastanza auto-referenziale (il che non è per forza un male) che vorrebbe parlare della realtà, o farne una satira, ma che finisce per essere solo lo specchio di se stesso.

"Sto insieme a uno che ha interpretato Hitler, quindi statte bono…"

Non c'è nulla di particolarmente fuori posto nel film della Potter ma, allo stesso tempo, su tutto aleggia un qualcosa di incredibilmente sbagliato. E non solo nell'insieme, ma proprio nei singoli personaggi, ognuno così estremizzato da divenire la parodia di se stesso, sia l'amica di Janet facente capo dell'opposizione sia il suo odiosissimo compagno new-age, che non so come possa essere stato partorito. Arrivando anche anche all'economista che pippa cocaina come se non ci fosse un domani, stereotipo che dopo The wolf of Wall Street dovrebbe puzzare di vecchio a distanza di metri.
Si affrontano molti temi in questo film, nonostante la breve durata, ma nessuno è realmente sviluppato come dovrebbe o, meglio, finisce per non avere un'adeguata cassa di risonanza. Tra drammi del paese e drammi personali, ne esce un pout-pourri abbastanza indigesto che ad alcuni potrà piacere, a me invece ha rischiato di andare di traverso più di una volta.
E personaggi uno più insopportabili dell'altro.
Ma senza dare l'idea di essere costruiti appositamente con questa intenzione, tutto sembra incredibilmente involontario, arrivati a una certa. Un "ce provemo" che però a forze "farlo strano", ma neanche troppo, non ha subìto gli effetti desiderati sul pubblico.
Ma un finale simpatico che, pur non aggiungendo nulla su quanto già detto prima su tutti i temi, ho trovato davvero inaspettato e simpatico. Ma finisce davvero lì, senza aggiungere nulla a livello argomentativo ma dando un piccolo scossone a un plot fin troppo garbato, nonostante gli intenti.

"Ma... alla fine sei arrivato?"

Tanto i cappello alla buona Sally che, a differenza di molti (troppi) partiti, ha provato a guardare in faccia la realtà e a sbeffeggiarli. Ma con me non ha funzionato.
Ma vista l'accoglienza generale, credo sia un problema unicamente mio...





6 commenti:

  1. Visto in chiusura del Flaiano, un festival che organizzano qui a Pescara, lo scorso luglio. Tanto mi era parso innocuo e già visto da non avere neppure voglia di scriverne. La Clarkson, però, è un fenomeno!

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    1. Ma un po' tutti sono bravissimi, lì dentro. Il bello è che già il giorno dopo averlo visto dimentichi alcuni avvenimenti, ma le facce… quelle no, tutte impresse.

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  2. Adorabilmente cattivo, mi era piaciuto molto. La Clarkson una spanna sopra tutti gli altri!

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    1. Sarà... Ma tutta questa cattiveria non l'ho vista 😅

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  3. Non mi è piaciuto Frances Ha. E non mi è piaciuto neppure questo. Finto dall'inizio alla fine, sempre inutilmente sopra le righe e tremendamente radical, radical, radical chic. Indigesto.

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    1. Questa storia del "radical chic" sta sfuggendo di mano... 😶

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U