mercoledì 24 luglio 2019

Contratiempo - the invisible guest





Adrian Doria è un giovane imprenditore che, dopo un travolgente successo, viene accusato dell'omicidio dell'amante Laura, dopo essere stato trovato col cadavere di lei in una stanza d'albergo. Ha così un incontro con l'avvocato Virginia Goodman, con la quale cercherà di trovare una strategia in grado di dimostrare la sua innocenza, ma la storia ha molti più sotterfugi di quanto si pensi…


Quand'è che definiamo un film bello? E quando effettivamente lo è?
Che tra l'altro, pure il termine figata ha un senso a sé.
Una cosa che poi non ho mai sopportato, e che diventa ancora più irritante nel confronto coi cinefili (non tanto dell'internet, quanto della realtà), è l'elitarismo che si tende a dare a certi generi a dispetto di altri. Tipo la fantascienza, per dire. Snobbata dai "cinefili che contano" ma che poi a tempo perso li trovi in bagno a smandrupparsi su Blade runner e Solaris.
Ecco, a me del genere importa poco - così come della presenza o meno di effetti speciali. Credo che un film di fantascienza o un thriller possano darmi le stesse emozioni di un film drammatico, a patto che il genere di appartenenza sia un tramite e non un fine.
Non credo siano per forza necessarie storie iper articolate o plot twist shyamalaniani (sempre ben accetti, comunque) quanto dei personaggi che possano fare un percorso in grado di lasciare un messaggio o un loro processo di evoluzione. Che per questo si debba usare la fantascienza, il thriller o altro, mi importa poco. Ecco perché tramite. Non mi interessa vedere un film perché nasce come horror, western o altro.
Tutto il resto, quando ben fatto, è una figata.
Credo di essere stato chiaro.

"Ma sto Jean, trovarsi un lavoro… gli sembra brutto?"
"Il bello è che ne ha pure uno…"

Contratiempo è una figata.
Su questo non ci piove. Sia per i suoi meriti, sia per quanto detto prima.
E' un film che dura abbastanza, si lascia guardare fino alla fine e non offre mai un attimo di riposo. Non richiede sforzi particolarmente elaborati, ma quanto basta per tenere a mente tutti gli avvicendamenti, gli intrighi, le cose dette durante l'arco delle quasi due ore di durata.
Si tratta di un film che non rivoluziona per nulla quanto già detto sul tema ma che, se si pensa che il regista Oriol Paulo è solo alla sua seconda pellicola, ha dell'impressionante, oltre che per il risultato finale, anche per come è riuscito ad amalgamare una sceneggiatura irta di meccanismi e una regia che la accompagna più che egregiamente. Due aspetti che non è facile far combaciare in maniera così fluida - specie quando si è agli inizi.
Perché oltre a una serie di concatenazioni che si incastrano molto bene, Paulo ha il merito di fare un film estremamente classico, ma di dargli una veste che riesce a reggere una sceneggiatura molto arzigogolata dando fluidità ad ogni sequenza, con diversi punti di vero genio registico - il bicchiere lanciato nella fontanella che si trasforma nella macchina affondata, chi l'ha visto capirà. Il tutto rimanendo molto patinato, con una fotografia fighetta e una strizzata d'occhio alle opere più hollywoodiane, senza però risultare stucchevole o preconfezionato, ma lasciando momenti di grande cinema e uno stile che cattura per forza l'attenzione.

Thumbs up per Barbara Lennie 💓<3 td="">

Che poi lo ammetto, per me solo la presenza di Barbara Lennie (la femme fatale di Magical girl) basta a renderlo un film sopra la media a prescindere. Ma non toglie che anche senza di lei e i miei relativi occhi a cuoricione sarebbe un film notevole.
Ho parlato così tanto di regia e sceneggiatura perché sono gli aspetti più evidenti del film e perché meritano davvero due discorsi a parte per come sono state gestite.
Può sembrare una sciocchezza, ma tutti i generi, se spinti oltre i loro estremi, hanno delle dovute complicazioni. Un thriller, come in questo caso, porta con sé delle complicazioni di causa-effetto che si ripercuotono sui personaggi, sulle indagini e su tutta la prospettiva che dobbiamo avere di una vicenda. Quello che un thriller deve fare è dare allo spettatore una visione di una vicenda per poi smentirla a ogni passaggio di trama, mettendolo sempre in dubbio e offrendo solo alla fine, se le finalità artistiche lo richiedono, la vera soluzione. In mezzo a tutto questo bisogna costruire dei personaggi credibili e, se necessario, anche dei dialoghi.
La riuscita perfetta è la completa adesione di questi elementi. Soprattutto quando le indagini devono fondersi col vissuto del protagonista, in modo che indagando faccia i conti coi fantasmi del proprio passato.
Ecco, forse è proprio questa l'unica critica, forse la più importante, che mi sento di fare al film di Paulo: l'essere così concentrato sui fatti da finire per dimenticarsi quasi dei personaggi.

"Ho sbagliato! Dovevo ammazzare Jean Jacques!"

Più che sul cambiamento dei personaggi (o del personaggio), Paulo mira a farci scoprire la sua vera natura del protagonista attraverso questo infinito dialogo fra Doria e la Goodman, dove vengono divelte le varie realtà e si avrà un'immagine finale totalmente diversa a quella che ci era stata offerta a inizio pellicola.
Si tratta di una scelta rischiosa perché finisce per essere, come già detto, più ancorata ai fatti e al loro svolgimento che sulla maturità dei vari personaggi, che rimangono figure abbastanza bidimensionali e fini a sé stesse, sempre che non si conti la cosa come un attacco alle classi agiate e ai favoritismi che vengono fatti loro - ma mi sembra abbastanza fallace come cosa.
Un limite, vero. Ma va anche detto che portare avanti quasi due ore di film unicamente con questo non è da tutti, soprattutto se riesce senza annoiare e a mantenere la tensione costante. Tutto da attribuirsi alla bravura degli interpreti, alla riuscita della sceneggiatura e, soprattutto, della regia.
Avevo detto che avremo parlato anche di quella.
Paulo è solo alla sua opera seconda, dopo quel El cuerpo che lo ha fatto conoscere ai più. Proprio per questo il risultato è ancora più incredibile, almeno dal piano tecnico, perché tenere sempre la tensione altissima con gli elementi presenti è ancora più encomiabile.
Di certo una buona regia, per quanto possa eccellere, non può rendere completa un'opera 

D'altronde, nell'alta società c'è sempre stata molta neve…
Ba-dum tsssss!

Non che Contratiempo - dopo averlo visto, il titolo appare estremamente inquietante, ancor più di quel The invisible guest internazionale - sia un film da denigrare per questo ma, come già detto all'inizio, ci sono tante cose che possono influire sul giudizio finale di un'opera.
Il film di Oriol Paulo è sicuramente molto bello.
Una figata, davvero.
E' la prima cosa che ho pensato una volta arrivato ai titoli di coda. Il problema è quello che ti lascia una volta che ci hai dormito sopra. E cosa altro rimane una volta che le notti diventano sempre più.
Rimane il ricordo di una narrazione serratissima e di una sceneggiatura pazzesca, di quelle che ti viene da chiedere come abbia fatto Paulo a tenere a mente tutti i pezzi. Resta un gran stile, perché l'occhio dietro la macchina da presa è uno di quelli che riesce a valorizzare ogni passaggio pur rimanendo alla portata di tutti. Ma si sente sempre qualcosa che manca, se siete le persone che pensano che il genere sia un tramite e non un fine.
Perché se la vostra intenzione era quella di guardare un thriller, andate sul sicuro. Forse Contratiempo è uno dei thriller più emozionanti visti di recente e, come tutte le cose che meritano, da noi ha avuto pochissimo risalto - è stato distribuito direttamente su Netflix dopo solo un anno e ha goduto di un paio di passaggi in Rai.

"Fai poco il figo, che Scamarcio a breve prende il tuo posto."

Oltre a Netflix, da noi in Italia è passato anche attraverso un remake, ovvero Il testimone invisibile di Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio e Miriam Leone - le controparti femminili stanno particolarmente a cuore, in questo tipo di film.
Non l'ho visto.
Ma me ne hanno parlato abbastanza bene.
E siccome ha anche avuto un discreto successo di pubblico, credo sia meglio indirizzarvi sull'originale, oltre che per avere un'idea di "da dove tutto è partito", perché credo che le cose sconosciute, quando meritano, vadano fatte conoscere.





2 commenti:

  1. Sono d'accordo sia sulla tua introduzione, a me se piace un film è a prescindere dal genere, sia sul film in questione, davvero bello, anche se la "maschera" finale è un po' troppo..

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    1. Sì, la veridicità deve molto alla sospensione dell'incredulità, ma per me e stato di grande effetto ugualmente :)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U