mercoledì 10 luglio 2019

Magical girl




José è un insegnate di lettere, ora disoccupato, che deve badare alla figlioletta Alicia, malata di leucemia. Quando gli viene comunicato che alla bambina resta poco da vivere, decide di regalarle il costume dell'anime Magical Guirl Yukiko, di cui lei è una grande fan, ma il prezzo è proibitivo per le sue tasche. Quando però il destino gli fa incontrare Barbara, moglie disturbata di uno psichiatra... 


Avete presente quei cartoni animat… okay, va bene, anime... tipo Magica Doremì, Mew Mew o Pretty Cure?
Mettemoce anche Madoka magica per i puristi, va'.
Poi anche Ransie la strega per i nostalgici...
Ecco, sono conosciuti anche con l'appellativo di magical girl.
Quello è il termine internazionale che sostituisce il nipponico maho shojo (o majokko), che sta a indicare quei prodotti dove ai contesti sentimentali o tipici dei prodotti destinati a un pubblico femminile, gli shojo appunto, vengono inseriti elementi fantasy o magici.
E' un genere che qui da noi ha conosciuto la fama con Sailor Moon, a sua volta appartenente al sottogenere denominato sentai mono, letteralmente "gruppo d'attacco", che nell'opera di Naoko Takeuchi aveva l'innovazione di apportarlo in uno squadrone femminile dando uno dei primi e veri scossoni a quella che era l'identità della donna nell'intrattenimento giapponese.
Cosa vi serve sapere tutto questo?
A 'na sega.
E già qui abbiamo esplicato in parte lo spirito di questo Magical girl.

La tipica allegria dei film che guardo.

Non dovrebbe stupire questa citazione al mondo dell'animazione già dal titolo. Va da sé infatti che il regista Carlos Vermut, prima di debuttare dietro la macchina da presa, è stato fumettista e autore di diverse serie televisive animate.
Alla sua seconda opera, dopo quel Diamond flash uscito solo in rete ma che bastò ad attirare le attenzioni della critica che conta, el director de cine punta ancora più in alto con un film criptico, cervellotico e che si presta a molteplici letture, oltre che visioni per capire dove minchia andrà a parare.
Ma la cosa ancora più assurda di Magical girl è, come già scritto nella prefazione, che non ha una vera e propria natura, gioca continuamente a mischiare le carte e i generi fino ad essere un po' tutto e nulla. Questo non è necessariamente un demerito - per me, assolutamente no - ma serve anche ad avvisare che è una pellicola non adatta a tutti i palati.
Si tratta di una di quelle opere che se ne sta in una dimensione sé stante, non catalogabile, basti pensare che inizia come un cancer-drama per poi proseguire sulle note del thriller grottesco, fino a un finale che punta quasi a un certo sperimentalismo.
Tutte cose che lo allontanano a quella che è la natura più famosa del cinema spagnolo o dei suoi stereotipi, avvicinandolo maggiormente a quelli della nuova scuola greca. E proprio qui sta uno dei trucchi per capire quello che si nasconde sottopelle.

Quanto è bella Barbara Lennie?

Non stupisce che quasi tutti citino il cinema greco nel vedere questo film perché sia nell'estetica fredda e geometrica così come nel tratteggiare i lati più grotteschi è palese come Vermut possa benissimo essere stato uno di quelli che, casomai l'avesse conosciuto, andava a fumarsi le cane con quel tizio strano ma simpatico che è Lanthimos.
I due hanno molti punti in comune.
Se però il greco tende all'estremizzazione di ogni particolare, facendo denotare fin da subito un entrare nel suo immaginario distorto, lo spagnolo va per gradi, facendoti fare prima l'ingresso in un qualcosa che a prima vista appare fin troppo convenzionale ma che poi, mano a mano che prosegui, si manifesta come un delirio.
Magical girl infatti inizia in maniera fin troppo canonica. Se proprio volessi trovargli un difetto, starebbe quasi unicamente nell'aspettativa che ci si può fare raccogliendo informazioni e quel suo inizio così normale, quasi documentaristico nel raccontare le disgrazie di un padre che deve far fronte agli imprevisti economici e alla malattia della figlia.
Ma anche lì, ci sono tanti dettagli…
Un sacco di dettagli (fate attenzione al ritrovamento del pezzo di puzzle, di più non posso dire) e di non-detti fra il padre e la figlia che possono aprire delle parentesi infinite per altri mille film.

"Un pezzo… uno, come il numero di neuroni funzionanti in Jean Jacques."

Poi arriva Barbara e cambia tutto.
Non solo perché la Lennie è così bella che solo con la sua presenza riuscirebbe a far rivalutare tutta la cinematografia di Uwe Boll, ma proprio perché è proprio il suo personaggio a dare una svolta totale al film, a mettere in una situazione così "normale" (per quanto una tragedia simile possa essere normale) quella nota stonata, quell'alone weird ma mai fine a se stesso, da farlo diventare tutt'altro.
Fa scatenare quel meccanismo perverso che sta dietro a quell'operazione che è Magical girl.
Che è un titolo che sta a indicare non solo l'anime fittizio creato ad hoc per il film, ma un insieme di cose verso tutte le figure femminili presenti in esso. Che possono essere Barbara così come Alicia.
Due personaggi così agli antipodi, una donna l'una e una bambina l'altra, che raccolgono anche gli estremi di due anime opposte. A loro modo due donne magiche in un mondo corrotto, senza equilibrio e valori, tanto da far pensare che siano partite entrambe dalla stessa base per poi reagire alla corruzione e alla spietatezza del vissuto.
Questa è solo una delle tante ipotesi che si possono fare.
Perché Vermut parla poco e lascia intuire molto. E se siete sulla stessa linea d'onda del regista, immaginare vi farà molto più male che vedere l'orrore. Perché ognuno porta con sé il proprio, di orrore.

"La lista dei blogger che devi uccidere"
"Ma c'è scritto solo Jean Jacques..."
"Appunto."

C'è un certo discorso fatto più o meno a metà che secondo me racchiude il vero cuore del film.
Pochi paragrafi fa, avevo parlato degli stereotipi sul cinema spagnolo.
In realtà il cinema spagnolo è in profonda crisi da diversi tempo, tanto che pure Luis Buñuel lavorò molto poco in madrepatria - eccezion fatta per i lavori di Pedro Almodovar, non gode di grandi incassi e tutti i registi che possono tendono a lavorare all'estero, come Amenábar o Balaguerò.
Ma com'è visto, in genere?
Sostanzialmente nello stereotipo collettivo si tende a guardare al cinema spagnolo come a quello del sangre caliente, si basti pensare alle virate trash dell'umorismo di Alex de la Iglesia, oltre che ai drammi del già nominato Pedrone, cosa che non è sfuggita all'occhio del cinico Vermut e che pone proprio l'attenzione di quel discorso proprio su questo particolare. A questo essere passionali degli spagnoli ma, al contempo, al non sapersi mai lasciare andare, come quello di un popolo con un'identità a metà strada.
Così come sono due le identità di questo film.
Così come sono due le stanze del mistero.
La Spagna è il paese che ha visto finire la dittatura franchista, che ha cercato di godersi la libertà finendo poi in una nuova crisi dalla quale si sta ancora riprendendo. Un paese col sangue caliente che ha rischiato di bruciarsi, con quel calore.

"Fumare non a male?"
"Sempre meglio che gestire Recensioni ribelli."

Carlos Vermut mostra poco, come già detto. Non si vede compiere (quasi) alcuna violenza, se ne possono vedere gli effetti e già quelli bastano, per lasciare lo spettatore a completare ciò che manca con la propria mente.
Quello che ha ritratto sono le ossessioni di un gruppo di persone, con quei due elementi femminili che sono i due antipodi sociali che vuole descrivere - e citati anche nel famoso discorso - e che portano a due conseguenze diverse.
Sapremo poco o nulla di Barbara, personaggio che sovraneggia su tutto il film. Non sapremo mai la verità che si cela dietro ogni aspetto, dobbiamo solo restare a decidere se lasciare più spazio alla nostra razionalità o all'umana passionalità, in un film che nella sua originale follia le ha descritte alla perfezione.
Resterà solo una certezza.
2 + 2 = 4
Questa è l'unica verità inconfutabile. Tutto il resto è interpretabile a oltranza, non ci sono verità assolute e tutto è destinato a sprofondare nel caos e nell'oblio. Anche la società. Anche i nostri desideri. Ma soprattutto, l'innocenza di chi non si lascia corrompere dalla follia del mondo e dalle sue ossessioni.

Ero otaku, ma non mi sono mai conciato così...

Il tizio ha solo dieci anni più di me, è alla sua seconda opera (la prima, se guardiamo l'esordio sul grande schermo) ed è già riuscito a ricreare un film così complesso e stratificato, pur mostrando una trama che in sé non mostra particolari guizzi o salti.
Trentanove anni e una padronanza del mezzo mostruosa.
Io invece sono qui a sfotterlo per il cognome e già questo dice tutto.





11 commenti:

  1. grande rece per un film complesso e bellissimo

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    1. Un grazie a te per avermelo fatto scoprire, piuttosto!

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  2. interessante, mi ispira molto ^_^

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  3. Non lo avevo mai sentito, ma non sembra niente male questo film, grazie per la dritta e per la spiegazione iniziale, ho imparato qualcosa anche su Sailor Moon ;-) Cheers

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    1. Nessuno dei film consigliati da Doppia C è banale o scontato, nel bene o nel male 😜 ahahah, tu pensa che ho scoperto da poco che è sposata con Togashi - "Yu degli spettri" e "Hunter x hunter" 😂

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  4. Al 100% mi manca, comunque interessante ed anche intrigante ;)

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    1. Intrigante di sicuro! La Lennie, poi... 😍😍

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