lunedì 22 luglio 2019

Ricordi?




Paolo e Ginevra (ma viene mai detto il loro nome?), professore universitario lui e insegnante lei, si incontrano e vivono la loro storia d'amore. Il film ci offre un excursus mnemonico nella loro relazione, dagli inizi fino alla brusca interruzione, attraverso i ricordi...


Che il cinema italiano da qualche anno a questa parte stia avendo una sorta di rinascita lo si sta dicendo un po' ovunque. Il sentore c'era dall'uscita de La grande bellezza di Sorrentino ma la vera consapevolezza giunse con Lo chiamavano Jeeg Robot, che quell'anno fece doppietta con Non essere cattivo (Marinelli è come il prezzemolo...), senza contare che poi si contarono titoli come la trilogia di Smetto quando voglio, Perfetti sconosciuti, Gatta cenerentola e Suspiria. A riprova però che in quanto a casting ci manca fantasia, vanno aggiunti il fenomeno mediatico Sulla mia pelle e il kolossal Il primo re. Ok, forse più che del cinema italiano è il trionfo di Borghi e Marinelli, ma tant'è.
Resta il fatto che finalmente il cinema italiano è variegato e, pur rimanendo fedele a se stesso, racconta le stesse identiche cose con un'ottica diversa, senza paura di osare e lanciando (finalmente!) dei titoli che possono invogliare alla visione anche gli under 50.
Perché sì, solo dal trailer mi veniva da chiedermi per quale cacchio di motivo io, ragazzo ventenne degli Anni Zero, dovessi essere interessato a vedere certa roba.
Un film come Ricordi? poteva uscire solo in tempi come questi.

Ciao Linda Caridi. Tu non mi conosci ma un giorno ci sposeremo...

Il regista Valerio Mieli aveva già fatto parlare di sé ben nove anni fa col suo esordio Dieci inverni, film sul quale volevo scrivere qualcosa ma che avevo trovato così inutile, a differenza di tutti, da perdere la voglia - ma io sono quello che cassò Chiamami col tuo nome, non faccio testo.
Di entrambi però ricordo benissimo le protagoniste.
Isabelle ragonese nel primo, Linda Caridi qui.
Due bellezza da cinema che  non si possono dimenticare.
Intanto Mieli in questi nove anni di assenza dietro la macchina da presa ha mangiato molte bistecche, si è fatto qualche capello bianco e, soprattutto, è riuscito a farsi valere come fotografo con la mostra Orsi, pesci, marziani e altri solitari. Nel mezzo ha anche scritto la sceneggiatura di questo film e poi lo ha realizzato.
Ecco, credo che l'aspetto fotografico non sia da sottovalutare.
Perché non solo l'aspetto visivo di questo film è molto (fotogra)fico, ma parte da una cura maniacale del dettaglio che permette a Mieli di usare l'immagine a tutto tondo, facendo tanti tasselli di un puzzle che a memoria cinefila non si vedeva da parecchio tempo sugli schermi nostrani. E si abbracciano tutte quelle sfaccettature che compongono l'immagine, cose come il colore, il senso di profondità, la luminosità e il montaggio sonoro.
Tutto questo per fare non tanto un film sulla memoria, quanto sui ricordi. Due cose simili ma che invece presentano delle sostanziali differenze.

"Ma non dicevi che ti scappava?"
"..."

La memoria ci permette di riprodurre nella mente le esperienze passate e, soprattutto, di localizzarle in un tempo e in un contesto specifici. Il ricordo invece è qualcosa di più immediato, estemporaneo, che varia in base a come, quando e chi lo pensa. Dello stesso accaduto, tutti coloro che l'hanno vissuto lo racconteranno con qualche differenza più o meno grossa perché sì, spesso si ricorda anche quello che si vuole ricordare.
La vera ambizione di Mieli col suo Ricordi? è infatti quella di legare una storia neanche chissà quanto articolata (lui e lei si incontrano, si piacciono, stanno insieme, pucci-pucci con altre cosacce più interessanti, poi crisi e infine #ciaone con incontro riepilogativo) al ricordo che ne hanno i due protagonisti. Si è scomodato più volte Eternal sunshine of the spotless mind ma, dove la premiata ditta Gondry-Kaufman prendeva i ricordi veri e indissolubili della mente di Joel, qui Mieli fa la spola, avanti e indietro in maniera del tutto anarchica e anti-cronologica, attraverso la visione che le due parti di questo gioco hanno avuto.
C'è quello che ricorda Paolo e quello che ricorda Ginevra. La stessa scena riproposta in due modi differenti, dove non cambia la sostanza ma tutto il contesto che gravita attorno. O dove un dettaglio fa cambiare tutto, un gesto appena accennato sottolinea un'azione che forse esiste solo nella nostra testa e via dicendo. Dove i colori si mischiano per poi invertire la loro tendenza in base a quello che dei due si voleva offrire.

Per una volta, gli unici "attori cani" sono gli animali.

La grandezza del film andrebbe incensata solo per questo non trascurabile particolare. 
Senza contare che oltre il film con Carrey e la Winslet, Mieli ha pure come maestro ispiratore un certo Terrence Malick. Del texano dagli occhi pallati il nostro ha appreso la gestione di un comparto tecnico di prim'ordine per portare avanti questa non-storia in una maniera così particolare, con questa rincorsa al dettaglio e alla perfezione stilistica.
E qui ci ricolleghiamo ai tempi propizi…
Perché sì, Ricordi? poteva uscire ed essere fatto nel nostro strambo paese solo in questi tempi, tanto è particolare la sua forma e così stratificato il suo modo di porsi al pubblico. Perché gran parte della sua magia sta anche nell'essere un film colto, come direbbero alcuni, ma rivolto a tutti, anche se richiede ugualmente una grande attenzione non tanto per seguire una storia - che è già annunciata fin dall'inizio - quanto tutte le sfumature della stessa che riesce a restituire.
Perché forse questo film non è solo una storia d'amore, ma quanto la somma di tutte le esperienze che fanno diventare una persona quello che è, dando anche la consapevolezza di esserlo anche attraverso le esperienze meno piacevoli. "E' finita quando è cominciata" dicono a un punto. Ma ogni vita, così come ogni relazione, non finisce non appena si nasce? Nascere non equivale anche a morire, un poco?

"Ma 'a maschera?"
"Luca, ebbasta con 'sto Jeeg Robot!"

Ricordi? è un'esperienza fiume. Forse non è un caso che l'acqua ricorra con così tanta frequenza. E' un film che si deve guardare per immergersi nelle sue atmosfere, nel suo andare avanti e indietro, nella sensazione che lascia mano a mano che la visuale e la visione cambia.
La sensazione che può lasciare nel finale, la parte più importante quando si chiude una storia, era quella di un clamoroso grande capo Estiqwaatzy, perché far sfociare un'operazione simile in un mero esercizio di stile è facilissimo. infatti è proprio nel finale che insorgono i primi problemi...
I due protagonisti hanno modo di incontrarsi di nuovo per diverse volte, tutte che possono caratterizzare quel che sono diventati, come sono cambiati dopo la loro separazione e le nuove consapevolezze che hanno acquisito a proposto di se stessi. Sarebbe bastato quel finale sul mare (sempre a proposito di acqua) per dare un taglio netto, quasi agrodolce, che di per sé sarebbe stato perfetto.
Mieli però prosegue.
Lo fa con un ultimo incontro che nulla aggiunge a due personaggi che hanno già detto tutto e si conclude con una trovata grafica che inserita in un contesto così sbagliato diventa unicamente una cafonata. Perché è vero che nella melodia perfetta la parte solista si fonde con l'accompagnamento, segnando l'essere indivisibile dei due elementi, ma così, inframmezzata a un discorso del menga, sembra uscita dalla testa di un adolescente strafatto.

Nuova copertina per il prossimo album di Levante.

Per non parlare poi dell'assurdità di quasi qualunque opere che cerchi parlare dell'amore di coppia che possa arrivare a tutti prendono due fotomodelli piazzati in un mondo ideale e idealizzato. Sembro l'unico a esserne infastidito, ma davvero, a tratti proprio non me ne capacito.
Da quando in qua tutti sono come Marinelli e la Caridi?
Quanto di voi sono cresciuti in ambienti così culturalmente stimolanti, avevano genitori artisti e amici artistoidi che non si sono persi a metà strada nei loro deliri, come più sovente accade?
Questi sono i due difetti culmine (facciamo uno e mezzo, che l'ultimo è una cosa che disturba unicamente me) di un film che, altrimenti, potrebbe essere quasi perfetto e che, soprattutto, si offre in una veste originale. Si dice sempre che in un'opera conti più il come lo dici anziché il cosa. Mieli ci dà una morale forse già sentita, ci spinge ad apprezzare il presente perché forse non si sa mai come si evolverà e ad apprezzare soprattutto quanto successo, facendo un inno alla vita sui generis, ma con una verve e una voce molto personale.
"Lo sguardo alle volte può farsi carne, unire due persone più di un abbraccio", diceva Dacia Maraini. Mueli ci ha dato il suo sguardo sui ricordi di questi due personaggi e per quasi due ore ci ha uniti a loro, pur con i nei elencati.
Ma spesso non conta dove si vuole arrivare, ma il viaggio...

"Comunque Jean Jacques scrive bene, eh…"
"Sempre detto che fu il tuo umorismo a farmi innamorare."

Il viaggio che ci ha fatto fare Vincenzo Mieli mi ha saputo catturare, stregare e a tratti essere orgoglioso del nostro cinema, perché in più punti possiamo parlare di assoluta bellezza.
E la Caridi…
Se non vi interessa il film per il tema o per altro, almeno guardatelo per lei.





4 commenti:

  1. Finale a parte, un gioiello.

    Al cinema eravamo in tre ovviamente.

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  2. Per lei certamente, ma anche per lui, uno degli attori italiani che più mi piacciono ultimamente ;)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U